“La gente guarda male noi in bici in città perchè la stanno educando a guardarci male” #ciclismi

Tutto nasce dall’immancabile fixedforum e dal commento al trailer del nuovo video di Lucas Brunelle. Ok, noi esageriamo, si cerca il limite per il solo amor di adrenalina, ma poi la discussione lievita e ne nasce uno degli interventi più belli che io abbia mai letto in tema di ciclismo urbano, non lo scrivo io ma il saggio Dens che è l’uomo dietro alla splendida Lodi Lecco Lodi oltre ad esser la colonna di un certo modo di intendere il ciclismo a 360° a me molto affine.

Buona lettura

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Se c’è odio verso i ciclisti è solo ed esclusivamente perchè va di moda odiare i ciclisti in certi ambienti. Io personalmente ho sentito un solo caso di ciclista che ha investito una sciura e l’ha uccisa, peraltro sul marciapiede sto coglione. Però ogni giorno nella tua città come nella mia come in tutte le città del mondo molte, moltissime persone muoiono in incidenti stradali, anche oggi sai? Oggi sotto una macchina è morta più gente che in guerra lo sai? L’ISIS in confronto è un gruppo di scolarette che si divertono a fare le punk.  La gente guarda male noi in bici in città perchè la stanno educando a guardarci male, se la gente reagisse ai fatti bisognerebbe aver paura del linciaggio ogni volta che si sale su un’auto. Quindi non temere verrai odiato o amato come ciclista in base a quello che decidono i media e le mode. Mettiti il cuore in pace stiamo sul cazzo a FIAT, GM, BMW ecc. ecc. E comunque stai commentando il video di gare ed eventi tipo i Rallye o il TT dell’Isola di Man o roba così, nei video di Brunelle non c’è la realtà ciclistica mondiale, la realtà ciclistica è fatta di scassone, bici con il cestino o sciuri attempati sulla full-carbon da mille mila euro e una notte. 

I ciclisti sono belli bravi fighi e fanno l’amore lungo lungo, in questa merda di guerra mediatica questa è l’unica tesi che mi sentirai difendere su un mezzo di informazione e se sei furbo e vuoi diventare bello, amato e alla moda ti conviene fare come me altrimenti, indipendentemente da come ti comporterai, o ci comporteremo vivremo in un mondo dove le automobili sono sicure ed ecologiche e i ciclisti sono criminali e pericolosi.

Non penso assolutamente che tu voglia difendere chi ammazza decine di migliaia di persone all’anno guidando io penso che tu ciclista che vive in una delle città più rispettose in cui mi sia capitato di pedalare (Londra) abbia una percezione assolutamente esagerata di un problema che non c’è e temo che questa percezione sia causata da un lavaggio del cervello martellante che si sta verificando in tutto il mondo. Stiamo parlando di che cosa? Di qualche giovincello scalmanato che fa “le penne con il booster davanti agli sbirri e gli sbirri muuutiii” il problema della pericolosità dei ciclisti non esiste, eppure in tutte le città del mondo ormai non si parla di altro. Vacca puttana per 7 morti in più a New York e escono gli articoli sul giornale, 7 morti in più in un anno cazzo. E’ morta più gente attaccata al frigorifero o scivolando sulle scale ma non  ho visto articoli che titolavano “Frigoriferi assassini!” o “Le scale della metro sono diventate un problema di ordine pubblico!”. La verità è che nonostante qualche ragazzetto pieno di ormoni che fa gli skid al semaforo non sta succedendo nulla, migliaia di persone in più ogni anno usa la bici al posto dell’auto e questo sta portando vantaggi, questo sta salvando vite, nonostante non si usi il casco, nonostante si giri brakeless. La cosa che mi spaventa è che la tesi della FIAT e del gruppo General Motors è riuscita a penetrare fino a qui sul forum, fino ai commenti su un video dove Chas  si scartavetra per terra. Se un pochino ci credi pure tu a questa balla colossale vuol dire che siamo nella merda.

Se vogliamo ragionare sulla pericolosità di certi atteggiamenti ragioniamo sui fatti e sui numeri, ragioniamo su casi concreti. Mi viene da ridere a pensare ai ciclisti londinesi come indisciplinati, vacca boia fatti un giro ad Amsterdam e guarda come girano gli Olandesi in bici, una città zeppa di scassone che se ne sbattono dei semafori, che girano con un solo freno inefficiente, che trasportano lavatrici su improbabili carretti su cui io e te non ci fideremmo a caricare una cassa di birra, un traffico ciclistico pazzesco e clamorosamente anarchico eppure è una delle città in assoluto più sicure al mondo per quel che riguarda la strada.

Il 99,9% degli incidenti causati da ciclisti si risolve con l’acqua ossigenata e siamo qui a parlare di atteggiamenti pericolosi. Figa, è più pericoloso lavorare! Cosa facciamo una campagna contro il lavoro? Diamo fuoco a tutti i cantieri edili?

Dai, siamo seri e usiamo il cervello.

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Vi racconto delle mie bici – puntata 3 di 7: +ferriveloci+ modello B road #menridesteel

Come si suol dire, passione chiama passione… ed alla fine quello che per due ragazzi dinamici ed intelligenti era solo una passione poi diventa un lavoro.

Come al solito le cose non succedono mai per caso. Lo spazio web di fixedforum, in mezzo a ritrovi, opinioni e risate ha anche l’immenso pregio di far crescere le persone. Da quella comunità nasce il progetto ferriveloci: dalla volontà di Paolo e Gianmaria di creare un qualcosa di fresco e dinamico, seppur legato alla grandissima tradizione telaistica italiana. Uno dei loro pregi è quello di aver iniziato con umiltà, seguendo orme ed insegnamenti del maestro Mario Camillotto, ma nello stesso tempo il loro obiettivo è non solo quello di essere i custodi di tale arte, ma di rinnovarla, di osare  e di dare vita ad un nuovo marchio che faccia guardare a se non solo i conoscitori della bici classica in acciaio ma anche, anzi soprattutto, chi cerca sia una bici performante, sia un oggetto personale, unico e dal valore che va al di là del puro prezzo commerciale.

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Così inizia la loro avventura, partendo dalle bici da pista. Poi accade che, parlandosi e confrontandosi, la voglia di fare un telaio da corsa è tanta. Loro non si tirano certo indietro per questa nuova sfida, ma come è logico le incognite non sono poche e si fa strada da subito la necessità di passare per un prototipo da poter testare, stressare e porre come base per le prime produzioni.

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Ed ecco che entro in gioco io. Una delle mie fortune, oltre ad essere di fatto nel posto giusto al momento gusto, è andare in bici da molto ma anche l’esser andato tanto in moto, che mi ha fatto sviluppare un po’ di sensibilità in più della media rispetto alla sensibilità di guida e, di riflesso, di riuscire a portare abbastanza vicino al limite (parlando di amatori) una bici in discesa, di modo da capirne ed interpretarne le caratteristiche proprie.

All’atto pratico, inoltre, mi ritrovavo con un telaio da corsa un po’ datato, pur essendo un buon Dedacciai di quelli ancora costruiti in Italia, ma con una buona componentistica come gruppo strada (un immancabile Campagnolo, nella fattispecie un Centaur carbon) e con un discreto parco ruote, di modo da aver la possibilità di capire anche se ci fossero dei cambi di comportamento a seconda del set utilizzato.

2279La mia unica richiesta ai ragazzi di ferriveloci fu ovviamente la misura, una classica 54 quadra, stante la mia corporatura media. Detto fatto e si misero subito al lavoro. Base di partenza la serie di tubi Columbus EL che era ancora in loro mani benchè la produzione di tale set fosse da tempo cessata. Io chiaramente non stavo nella pelle per avere anticipazioni, anteprime e tutto quello che potesse alimentare la mia fantasia e le mia voglia di averlo, montarlo e provarlo.

 

Il risultato è stato strabiliante. Nasceva un telaio da corsa, ma aggressivo come un telaio da pista, con gli storici angoli da 74° sia sul tubo sterzo sia sul verticale, con il movimento centrale alto 1.5cm in più del normale ed una distribuzione dei pesi unica, per una bici unica.

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Il bello di collaborare con un telaista (in questo caso una coppia) è che non solo conosce le tue misure antropometriche ma conosce le tue caratteristiche come ciclista (non oso scrivere corridore, quelli sono altri) e fa sì che si faccia interprete dello stile di pedalata e crei, nel vero senso della parola, un vero e proprio prolungamento del tuo corpo, esaltando le tue caratteristiche fisiche ed appianando i difetti. Personalmente mi piacciono i giri corti e tirati, i cambi di ritmo e i rilanci proprio come nelle criterium a scatto fisso. In più amo alla follia la salita, in ogni sua forma e dimensione: dalla montagna over2000 affrontata con rispetto in lunghe ascese a ritmo costante, fino agli strappi collinari: brevi, intensi e da affrontare al meglio per non finire con le gambe in crisi ancora prima di arrivare alla meta. Questo è stato magistralmente tradotto in un telaio non solo bello (a mio parere, ma anche secondo persone più autorevoli come mr. CycleExif) ma soprattutto agile, pronto, nervoso e da domare ma che una volta capito sa dare emozioni a chi lo pedala.

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Ho sperimentato il più possibile di situazioni e percorsi con tutte le ruote a mia disposizione: dalle alto profilo in carbonio, passando per le medio profilo rigide e con pochi raggi, fino al bassissimo profilo leggero ed improntato alle scalate. Devo dire che ad ogni cambio ruote si rivela un carattere molto diverso della bicicletta, come una donna che puoi incrociare al parco con le sue scarpe da running e poi rivedere la sera in tacco 12, è sempre la stessa ma cambiano tante cose in lei, nel suo portamento e nel suo stile.

2431Così questa ferriveloci modello B sa essere gentile e perdonare qualche errore di traiettoria con le basso profilo, oppure farti viaggiare sul filo del rasoio alla media dei 40 orari sfidando i tuoi compagni di allenamento, che sì sa che ogni allenamento è una gara, ma ogni gara è un allenamento.

Nelle discese tecniche e nei cambi di direzione è fulminea come una supermotard; l’anteriore resta granitico e fedele alla traiettoria impostata, per contro bisogna saperla impostare a modo per avere il suo pieno appoggio: le incertezze non piacciono nemmeno a lei. In salita sa farsi amare, è reattiva ed accompagna la scalata come non pensavo fosse possibile per un telaio in acciaio, materiale che ancora oggi si rivela con delle potenzialità incredibili in campo ciclistico.

Ho ancora molto da sperimentare e provare con lei, mi mancano uscite oltre le 5 ore e gare in linea di quelle da “coltello tra i denti”, ma sono sicuro che ci sarà da divertirsi, d’altronde ci conosciamo da nemmeno un anno e di strada da fare ne abbiamo entrambe molta!

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Vi lascio con le belle foto che il mio amico Matteo Zolt ha fatto nella splendida cornice della strada panoramica di Superga qui a Torino.

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riky76:

I ragazzi di casbah ciclo club sempre sul pezzo: ottimo report della #zombiecross #cxss #scis1415 #ciclismi

Originally posted on casbahcicloclub:

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Vi racconto delle mie bici – puntata 2 di 7: la Colnago super del ‘78, solo per passione…

Questa è, numeri alla mano, la bici che pedalo meno nel corso dell’anno, e nasce prima di tutto dal mio amore per la storia e la tradizione ciclistica italiana e per tutto quanto prodotto da Campagnolo, infatti è una bici nata alla rovescia…

Sì perchè solitamente le persone dotate di senno prima acquistano, o per lo meno identificano,  il telaio. Poi man mano arrivano i componenti da abbinarci. Invece no, qui la scintilla iniziale fu scoccata da un annuncio su di un mercatino online che recitava semplicemente: “gruppo super record completo” e da lì a non resistere, visto anche l’ottimo prezzo, il passo fu brevissimo!

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!ByHoCrw!mk~$(KGrHqYOKkIEwQNZwOpIBMQcJ8di0w~~_3Appena arrivato a casa il sospirato pacco, mi soffermai diversi giorni a rimirare la bellezza meccanica di quegli oggetti, una vera sintesi di ingegneria meccanica. Ogni componente è la perfetta unione dei concetti base di forma e funzione, senza fronzoli, concepiti ancora da Tullio in persona, che non credo badasse alle sciccherie quanto più al supportare con prodotti eccellenti i corridori di mezzo mondo e a quell’epoca obiettivamente Campagnolo non aveva rivali.

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Iniziai quindi a ricercare un telaio di pari epoca e soprattutto che fosse in buone condizioni e della mia misura. Tutto subito pensa ad un Olmo, nobile telaista e corridore in quel di Celle Ligure. Il tutto era anche un bel dejavù visto che da piccolo andavo al mare proprio in quella cittadina della riviera e mio nonno, lungimirante, spesso mi portava a vedere le vetrine del loro negozio (oggi dovremmo chiamarlo flagship store, ma ci siamo capiti..).

_MG_0480Poi d’improvviso una folgorazione: su quel mercatino del tanto chiacchierato fixedforum e preciso che non sono solito passare il rassegna quella sezione, ne preferisco l’aspetto di comunità e di incontri agli eventi. Ma fattostà che sembrava aspettarmi, taglia perfetta, condizioni perfette, un Colnago super di razza e su tutte quel colore strepitoso, riassumibile nel classico “carta da zucchero” ma con una tonalità ancor più particolare che in un attimo mi fece dire: “sì, sei tu!”. Qualche malpensante utente del forum stesso potrebbe anche dire che forse ho salvato quel telaio dall’esser sabbiato, riverniciato fluo, amputato dei passacavi e riassemblato come bici a scatto fisso modaiola, giusto per andare agli aperitivi. Beh, non lo sapremo mai, ma pochi giorni dopo il telaio era insieme al gruppo, mancavano solo qualche dettaglio e poi il quadro sarebbe stato completo e pronto per il montaggio finale.

Per alcuni dettagli mi venne in aiuto il buon Pietro detto “pogliaghi” e non a torto vista la usa infinita conoscenza nel campo del ciclismo d’epoca unita ad un garage che per me è stato come quando ho visto Gardaland la prima volta… quindi dissigillammo insieme un paio di cerchi Nisi bruniti a 36 fori, perfetti per i mozzi record, in più trovo pipa e piega manubrio pantografati Colnago, in modo da rendere tutto davvero perfetto.

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Una menzione la merita la sella, è una Brooks B77 ma non è frutto di commercio, mi fu regalata da mio zio Paolo, il primo ad instillarmi la passione del ciclismo e quella stessa sella fu da lui usata per anni e migliaia di chilometri, quindi non solo è una sella bella, comodissima e perfettamente rodata, ma è anche un ricordo ed un omaggio a chi per primo mi ha fatto conoscere la bellezza della bicicletta.

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Assemblato il tutto, la prima impressione è stata da subito splendida: è insospettabilmente leggera per essere in acciaio, molto stabile nella guida, specialmente in discesa e soprattutto, anche in raffronto alle bici moderne, è silenziosissima: senti solo un lieve fruscìo e lei scorre che è una meraviglia nonostante sia una bici di quasi quarant’anni! La prova del nove è stata usarla sia nel tragitto quotidiano per andare al lavoro dove si dimostra molto fruibile, sia (soprattutto) nel suo ambiente naturale ovvero in quella Eroica che per tre volte mi ha dato emozioni incredibili e sempre diverse di anno in anno.

_MG_0479Una piccola menzione anche ai tanto sottovalutati tubolari. In primis una delle classiche fonti di foratura, la cosiddetta “pizzicata” è scongiurata alla fonte, poi nonostante abbia montato (anzi, imparato a montare) dei semplici Vittoria rally si sono dimostrati assolutamente eccellenti, sia in scorrevolezza e tenuta, sia, soprattutto, in una eccellente resistenza alle forature, quindi mi permetto comunque di consigliarne l’uso anche per una bici da tutti i giorni.

Vi lascio con le splendide foto che il mio amico,anche lui grande appassionato di ciclismo, Angelo Ferrillo ha fatto di questa Colnago super.

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Vi racconto delle mie bici – puntata 1 di 7: la Zino #cx #001 per le gare nel fango e non solo…

Un po’ per fare ordine, ora che il numero ed il tipo di bici si è stabilizzato all’interno del mio garage ed un po’ per condividere e far sapere, come e soprattutto in questo caso, quanto lavoro e dedizione ci sia dietro un semplice telaio, inizio oggi la mini serie di articoletti riguardanti le bici che mi tengono compagnia e che vengono tutte (ci tengo) regolarmente pedalate.

004 (2)Così dopo quasi un anno di corteggiamento alla disciplina capitano di quelle occasioni che non si possono lasciar scappare. Il mio amico Zino dei 10Cento si è messo a far telai, ovviamente ha iniziato con i pista/scattofisso ma ha l’impressione di starci stretto in questa definizione, giustamente. Così in un inizio inverno del 2012 se ne esce con una frase del tipo: “riky, se mi trovi una buona forcella da cross il telaio mi ci metto e lo facciamo, così vediamo come va!”. Detto fatto, neanche a farlo apposta il mio amico Giovanni Fausto vince qualche settimana prima una forca Columbus da cx in una gara in Romagna, il prezzo è ottimo, il progetto prende vita.

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Fortuna vuole anche che, dopo un cambio del gruppo sulla bici da corsa, mi ritrovi in garage fermo un ottimo Campagnolo Veloce, di quelli ancora belli, con guarnitura ultra torque e tanto solido alluminio ovunque. Le ruote ci son pure loro e per le gomme una ottima occasione su fixedforum mi fa accaparrare una golosa coppia di Challenge Grifo in versione open tubolar, il top in pratica.

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columbus zonaZino si mette al lavoro, lui tratta solo acciaio ed io amo quel materiale, così carico di storia ma anche dal grande potenziale in chiave moderna. Optiamo per la serie di tubazioni Columbus Zona cx, perfetto per lo scopo.

 

 

 

 

 

004Il lavoro non è comunque semplice, anche se dall’esterno sembrano solo “otto tubi saldati” (cit.) c’è dietro tanto lavoro, dato che a saldare son capaci (quasi) tutti, a fare un buon telaio molti molti meno.

 

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014_1Infine il telaio vede la luce, splendido, solido, nato per correre. Ma soprattutto seguito e conosciuto passo per passo da me che poi lo andrò ad utilizzare e questo credetemi fa davvero molto la differenza, diventa per sempre la tua bici e non un telaio comprato e basta, per quanto competitivo sia, c’è un qualcosa di più che rende fieri il possederla ed ancor meglio il pedalarla.

 

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Anche se il metallo a vista è bello da far paura, visto l’impiego in ambiente umido e fangoso ci voleva una verniciatura…e allora via al toto-colore:

nero: sai cheppalle

bianco: elegante, ma un po’ banalotta, e con il fango stacca troppo ;)

blu: non si può, che a torino il telaista che usa il blu già c’è

marrone: nein, poi si confonde col fango e sempra sempre pulita (o sempre sporca)

verde: troppo british e non mi piace

arancione: mica è una KTM?

rosso: non mi piace

…..

giallo, mi garbava, con i componenti neri ci prende bene, fa anche da base per la bandiera delle Fiandre, patria del ciclocross… e poi una bici nera e gialla fu la mia prima bici…. sicchè  giallo segnale sia RAL 1003 (ottimo il 3 finale).

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Poi un capitoletto va speso a quanta energia e professionalità ci hanno messo i ragazzi di M2 ad allestire la corona da 44 specifica. La campagnolo stessa non la produce, ha in catalogo solo la 46, ma la mia gamba e la mia propensione all’agilità non mi permette una dentatura così alta. Così dopo tanto studio, lavoro al CAD e prototipi, Michele e Morgan hanno tirato fuori questo capolavoro, che dopo un’intera stagione di duro lavoro si conferma perfetta in tutto, e pensare che era la loro prima esperienza con una corona non singlespeed/pista, quindi se il buon giorno si vede dal mattino la officina Mquadro avrà ancora moltissimo da dare in tutti i campi del ciclismo!

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Qui di seguito la lista degli attuali componenti ed un po’ di foto statiche del buon neo-australiano Matteo Zolt, e dinamiche in qualche garetta.

Ci si vede domenica!

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Gruppo: Campagnolo (e cosa sennò) Veloce 10v del 2008

Freni: kore cross con pattini da v-brake del decathlon (perfetti)

Ruote: mavic cosmos (ma le alterno con delle ksyryum SSL strepitose)

Gomme: challenge grifo ot (ma anche schwalbe cx pro quando c’è molto fango oppure dei semplici michelin transword quando il fondo è molto duro e scorrevole come nelle gare gravel)

Reggisella: crank brothers iodine 2

Sella: fizik arione kium (strepitosa nel cx ma anche su strada ottima)

Pedali: crank brothers egg beater SL (un must nel cx, provare per credere)

Serie sterzo: crank broters cobalt xc

Stem: crank brothers iodine 3 (sciccheria, ma sono un fan della casa)

Manubrio: deda rhm01 (semplice e perfetto)

Nastro: fizik (ottimo anche dopo tante infangate e lavaggi)

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Dovrei raccontare di #Eroica ma mi serve più tempo…

Ancora una volta di ritorno da quel paradiso che è il Chianti, ancora un volta con la mente e l’anima carichi di ricordi ed emozioni per aver percorso quelle colline, sempre uguali eppure sempre diverse… L’urgenza di fissare le immagini mentali ed i ricordi di tutti e cinque i sensi si scontrano con l’esigenza di dare una veste più organica a tutto quello che è l’Eroica. Con qualche nube all’orizzonte ma anche molte speranze, sto iniziando a scrivere sulla lunga distanza, non più un semplice articolo qui. C’è così tanto nell’Eroica che, a differenza degli anni passati, non riesco più a contenerlo in un racconto da pausa caffè. Ci spostiamo allora sul divano, magari con un bicchiere di vin santo, e del tempo da dedicare all’approfondire l’universo del ciclismo.

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Man mano pubblicherò qualche estratto, qualche bozza a tinte colorante, tanto per anticiparvi quale direzione sta prendendo… che sia un libro vero e proprio o una serie di puntate di un racconto più ampio ancora non lo so dire, ma come si dice, l’importante alla fine non è la meta raggiunta, ma il viaggio percorso.

Parto ora, vi scriverò strada (bianca) facendo…

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come se fosse il GP di Monaco, ma sono su di una bici, ed i freni non ci sono. #critdeiponti

Oramai nel bene e nel male son considerato il “vècio” delle criterium dato che ho avuto la fortuna di esser dentro questo mondo sin dal primo giorno. Questa volta sono stati proprio gli amici di sempre a sorprendermi e ad organizzare una gara che mi è rimasta dentro, ora ve la racconto.

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Le cose cambiano, come si dice, ma le persone restano. Qui e oggi questa frase si rende ancora più profonda nel suo significato e si associa ad una delle cose che più mi piace fare in sella ad una bici: le criterium a scatto fisso.

Eh sì, perchè le menti dietro alla criterium dei ponti, sono i ragazzi della Brianza, quelli che dalla preistoria di questa disciplina di nicchia sono sempre stati attivi a correre e ad organizzare una marea di eventi, sempre belli, genuini e divertenti come dovrebbero essere sempre queste gare (o garette, che è meglio). E allora dopo i km violenti, le Milano-Pavia, le alleycat anche loro hanno avuto la voglia, l’ambizione e la capacità di organizzare una criterium in grande stile prendendo a prestito, diciamo così, le strade centrali di un intero paesino del milanese, Pogliano.

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Come sempre non arrivo con grande anticipo, le strade sono già giustamente tutte chiuse al traffico con un notevole ed encomiabile sforzo organizzativo, di fatto senza precedenti a mia memoria eccetto la redhook, ma con un budget di meno di un ventesimo, occhio e croce… Ai gazebo ritrovo gli amici di sempre questa volta siamo ancora più mischiati e variopinti il che ci tiene a distanza siderale dagli eventi del ciclismo ufficiale dove ogni squadra ha il suo “recinto”, qui invece i confini non ci sono, ci si riconosce a naso e dall’esterno capiscono l’appartenenza solo per le maglie indossate prima di entrare nel circuito, bello bellissimo, non abbiamo bisogno d’altro se non di noi stessi per correre, facciamo la differenza anche agli occhi curiosi degli abitanti del posto a cui per oggi togliamo un po’ di libertà di movimento ma doniamo i nostri colori.

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Il percorso è subito pronto per esser testato, mi muovo con un po’ di circospezione insieme ad altri compagni di corsa. Devo essere onesto, la prima sensazione è pessima: zero vie di fuga nelle curve, tracciato veloce e tutto tra muretti, tratti in pavè, cordoli rialzati ovunque… Siamo in un dedalo di vie in un piccolo paesino, avendo in mente quali saranno le velocità in gara non riesco a star tranquillo e ad avere una buona concentrazione per la prima batteria di qualifica che da lì a qualche minuto mi vedrà impegnato. L’organizzazione ha fatto di tutto per mettere in sicurezza il tracciato, ma è la sua morfologia che lo rende estremamente tecnico e delicato.

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Nonostante tutto mi schiero al via della batteria, ho un vantaggio però, conosco praticamente tutti quelli con cui correrò, e sono tutti ragazzi di esperienza che sanno come si guida una bici da pista pura dentro un circuito del genere. So già fin da subito che non giocheranno brutti scherzi nell’impostare curve e traiettorie durante i 10 giri a venire. Non mi sbagliavo.

Appena dato il via dal direttore di gara ci sgraniamo subito al meglio, le curve scivolano via sotto alle nostre ruote, una dopo l’altra e man mano che i giri scorrono capiamo esattamente fin dove poter osare, fino a dove poter mettere millimetricamente le nostre esili impronte dei battistrada delle gomme e fare vere e proprie “barbe” a cordoli e muretti. Dieci giri scorrono veloci e conservo sufficiente lucidità per contare quanti siamo ed esser certo della mia qualificazione in finale, provo anche a risparmiare un po’ di gamba che poi la gara avrà di sicuro un altro passo imposto dai funamboli dello scattofisso.

Dopo la gara podistica sul medesimo tracciato (non ci si fa mancare nulla noi) ecco che, al solito, inizia a salire la vera tensione pre gara, quella che chiude lo stomaco, tende i muscoli “a vuoto” e dà quell’impressione di muoversi al rallentatore, come dentro quei sogni fastidiosi dove si cerca di correre fuggendo e non ci si riesce a muovere. Ma infondo è una delle cose che fanno delle corse quella strana cosa che crea dipendenza una volta che le si prova ed anche qui il copione si ripete, sempre uguale eppure sempre diverso.

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La partenza è subito a tutta, il gruppo benchè piuttosto numeroso (siamo in quaranta) si sgrana subito bene e dopo pochi giri si delineano gli inevitabili tronconi che faranno ognuno la sua gara: i ragazzi davanti, quelli che seguono ma a buon ritmo, chi arranca e chi prova comunque la sensazione di essere dentro una corsa vera. Io mi ritrovo con amici vecchi e nuovi a battagliare nel secondo gruppo di inseguitori, siamo in 6 ed il ritmo è comunque elevato e non ci si risparmia, anzi si aumenta progressivamente che le gambe entrano in temperatura e man mano che le traiettorie vengono interiorizzate da ciascuno di noi, ognuno la sua ma tutte armonicamente insieme.

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Ed è qui che mi viene inevitabile la sensazione di trovarmi dentro il più folle, insensato, anacronistico e storico circuito della Formula1, in quel Montecarlo, dove a farla da padrona non è la pura velocità ma il coraggio e la perizia dei piloti nel pennellare i muri ed i cordoli, curva dopo curva, giro dopo giro. Il tratto prima dell’ultima curva poi è davvero perfetto, interamente attorno alle case, con l’asfalto che termina esattamente contro i muri, dando la possibilità di stare ad un soffio dagli ostacoli per fare meno spazio possibile ed arrivare all’ultima curva in posizione ideale.

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La gara scorre veloce, la trance agonistica fa in modo che nessuno sia lì a risparmiarsi ma tutti a loro modo collaborino per tenere il ritmo il più alto possibile, senza tatticismi dato che qui tutti stiamo inseguendo il gruppo che ci precede, ma ancora di più stiamo inseguendo la nostra voglia di andare sempre più veloce, sempre più vicino al limite di piega che gomme e pedali ci consentono. Verremo “destati” a due giri dalla fine dalla moto di sicurezza che ci segnalerà l’arrivo del gruppo di testa che si approssima a doppiarci. Poco conta, leggo in tutti gli occhi che incrocio l’emozione e la soddisfazione per aver fatto ancora una vota una gara al meglio delle proprie possibilità, ognuno a suo modo.

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Oggi non ci sono stati come nel circus della Formula1 i rombi di motore, è stato tutto silenzioso e rispettoso dei timpani degli spettatori, ma non meno emozionante e carico di adrenalina. Questo è quello che traspare anche sentendo post gara i commenti di quelli capitati lì per caso a vedere questi ciclisti così diversi dal solito. Corridori con bici che oltre a non avere i freni devono essere senza qualche rotella nella testolina, probabilmente devono essere gli ingranaggi interni che trasmettono timore e cautela alle gambe, quell’informazione lì proprio non riesce a propagarsi nè in me nè in quelli che mi ritrovo accanto, sul filo dei 45 orari tra i muretti di un sonnolento paesino milanese che oggi ha visto questo strano circo approdare sulle sue piccole strade.

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PS: le bellissime foto sono di Silvia Galliani ed Emanuele Barbaro

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