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La nuova stagione 2013 del #velodromo Coppi di #Torino @motovelocoppi #pista

I tempi sono maturi, una serie di dettagli è stato da poco chiarito e soprattutto la stagione è alle porte, nonostante il meteo provi ancora a dirci il contrario.

pic. by Mattia Ugrotto

pic. by Mattia Ugrotto

Anche quest’anno Torino ci offre una risorsa per poterci allenare, ma direi anche una bella occasione per poterci conoscere, pedalare, migliorare e scambiarci esperienze e storie che fanno del piccolo movimento della pista uno di quei classici “bei posti dove stare”, sentirsi a casa anche senza i muri intorno ed il soffitto sulla testa, ma circondati da un anello bianco e sinuoso, e sopra si noi la vista sulle colline torinesi.

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La possibilità di accedere alla pista da qui a fine ottobre 2013 è come di consueto legata a noi  nell’impegno con la società di gestione nel garantire una base di utenza per la copertura delle loro spese fisse, la società che gestisce l’impianto è privata e senza partecipazioni pubbliche del Comune, pertanto questo resta di fatto un punto non negoziabile.

Veniamo alle buone notizie. la pista già oggi è stata pulita e lavata, chi ha girato si ricorderà della patina nera sotto le piante che così poca fiducia dava al lanciarsi sulle paraboliche. Questo è già stato sanato e sin dal primo giro le nostre sottili gomme avranno un supporto in più, la scorrevolezza già è ottima, basti pensare alle condizioni del fondo a Dalmine per poterne esser più che contenti della pista Torinese.

Ulteriore buona notizia sono gli interventi di ristrutturazione profonda al quale la pista verrà sottoposta. Non si tratta di semplici riparazioni di buche, ma di vere e proprie sistemazioni delle zone ammalorate, con conseguente nuova pitturazione finale anche delle linee regolamentari, tutto ai fini di un allenamento più proficuo e, perchè no, delle belle simulazioni di gara alla quale prometto di dar qualche spinta io stesso, infondo basta poco: dei corridori, le regole classiche delle discipline, un traguardo e la voglia di misurarsi!

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Quanto scritto qui sopra potrebbe avere qualche ripercussione sulle giornate di accesso durante i lavori ma, altra buona notizia in via di conferma, il mese di agosto al posto della chiusura totale dell’impianto per 30 giorni, la pista sarà aperta e disponibile agli allenamenti per chi, come probabilmente molti di noi, non avranno in programma grandi viaggi e simili in agosto dato che, come si dice “c’è crisi”.

Per i tanti motivi che avete letto, qui si tratta di avvicinare quanta più gente possibile e fare in modo di impegnarci tutti per avere a disposizione quello che tutte le altre città d’Italia ci invidiano, un velodromo dentro il tessuto urbano, aperto e fruibile a tutti. Avremo quindi a disposizione un “open day” in pista per giovedì 18 aprile, dove potremo conoscerci, ritrovarci, scambiarci informazioni e soprattutto pedalare, insieme e forte!

Di seguito riporto le nuove regole per la campagna abbonamenti e gli eventuali conseguenti ingressi singoli:

  • L’abbonamento annuale costa € 105,00 ed è valido per 365 giorni e da’ diritto all’utilizzo della pista ed ai servizi (spogliatoio, doccia), mentre non sono inclusi i box per il rimessaggio, ad es. della bicicletta, che devono essere richiesti e pagati in direzione.
  • Gli orari di utilizzo della pista sono: dal Lunedì al Venerdì, dalle 09.00 alle 18.00.
  • A raggiungimento del 25° abbonamento, l’orario del GIOVEDI’ verrà prolungato fino alle 20.30 per l’utilizzo della pista, e alle 21.00 per permettere di fare la doccia e cambiarsi. A raggiungimento del 45° abbonamento, l’orario serale verrà esteso a due giorni alla settimana.In caso di illuminazione insufficiente, verranno accese le luci senza costi aggiuntivi. In caso di inutilizzabilità della pista per pioggia, la serata verrà ricuperata il Martedì della settimana successiva.
  • Per poter effettuare l’abbonamento, occorre essere tesserati per una qualunque Federazione che abbia quindi richiesto una visita medica. Qualora non si fosse tesserati per nessuna società, occorre dotarsi di una certificazione del proprio medico curante che attesti lo stato di buona salute per l’attività sportiva NON AGONISTICA. Occorre inoltre produrre tre fototessere.
  • Per i non tesserati è possibile avere anche la copertura assicurativa con ulteriori 10€ da sommare al costo dell’abbonamento (a mio avviso conviene pensarci molto seriamente a questo aspetto, a fronte del minimo incremento della quota annuale).
  • Hanno accesso alla pista sia, naturalmente, le biciclette da pista, sia le biciclette da strada che le biciclette reclinate. Con la bicicletta da strada è obbligatorio girare al di  sotto della riga azzurra. E’ FATTO OBBLIGO TASSATIVO L’UTILIZZO DEL CASCO PROTETTIVO e il rispetto delle regole della circolazione su pista.
  • E’ previsto, a raggiungimento di 25 abbonamenti, l’ingresso singolo al costo di € 10,00. Lo so è aumentato rispetto al 2012, ma considerate che è compreso l’uso di bagni, spogliatoi e docce calde (mica come a montichiari…). in fondo una lezione di spinning costa 15€ e ti fa divertire molto molto meno, inoltre 10 ingressi fanno un abbonamento, quindi valutate voi la convenienza sin da ora.
  • PER IL PAGAMENTO DELLA QUOTA è preferibile effettuare un bonifico bancario: il codice IBAN vi verrà dato su richiesta via mail a rikvolpe(at)gmail.com. Nella causale del bonifico occorre indicare chiaramente la voce ” abbonamento al Motovelodromo 2013”, il proprio nome e cognome ed un indirizzo di posta elettronica, al fine di poter ricevere conferma dell’avvenuta ricezione del denaro. SI RICHIEDE DI PAGARE CON QUESTA MODALITA’, AL FINE DI PERMETTERE UN IMMEDIATO CONTROLLO, DA PARTE DEL COMITATO “AMICI DELLA PISTA”, DEL RAGGIUNGIMENTO DELLE 25/45 QUOTE. Chi volesse può anche pagare tramite un accredito Paypal, specificando la causale come “donazione” di modo di non incorrere in tariffe aggiuntive, i dettagli vi verranno forniti sempre via mail rikvolpe(at)gmail.com
  • Poichè il Motovelodromo è scoperto, per ovvie ragioni di sicurezza non si può utilizzare la pista quando è bagnata.
  • Per qualunque informazione aggiuntiva che si desidera ricevere, è possibile contattarmi qui attraverso il blog o inviando una mail all’indirizzo rikvolpe(at)gmail.com o su facebook, mi trovate come Riccardo Volpe.

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Scarpe da #ciclismo #urbano: @DZRShoes vs. @ChromeBagsSF

Dopo un po’ d’uso intenso mi sento abbastanza sicuro nello sbilanciarmi e tentare una comparativa chrome – dzr, spero di far cosa utile…

Pedalare in città è conveniente, si arriva a lavoro prima, più contenti ed all’uscita dalle inumane 8 ore è un attimo fare una capatina in centro, legare la bici di fronte al bar per una veloce birretta con un amico (impensabile farlo in auto). Se poi uno fa del ciclismo il proprio sport ecco che entrare in contatto con i pedali a sgancio rapido è una di quelle rivoluzioni copernicane che è anacronistico pensare di poterne fare a meno…ecco che proprio per noi una serie di aziende ha pensato di proporre delle scarpe “portabili” tutto il giorno, ufficio compreso, le quali siano anche predisposte e pensate per poter pedalare con i pedali da mountain bike (impensabili quelli da  strada, ma questo voi già lo sapete. Ecco allora la comparativa tra questi due “best seller”;

più in particolare le dzr ovis:

DZR Ovis urban spd shoe

e le chrome kursk:

Chrome Kurks pro – red sole

stesse condizioni d’uso, stessa bici, stesso pedale, il candy di crank brothers

candy3

 

Per comodità  di lettura divido nei due principali argomenti: 

Camminata e “giù dalla bici” in genere

Trovo le dzr decisamente più morbide e piacevoli da indossare, la pelle (o quello che è) della tomaia è davvero ottima, e benchè non siano un modello espressamente waterproof se la cavano bene anche nelle giornate piovose (senza esagerare). La tacchetta nella dzr è un filo più dentro, quindi tocca un po’ meno. Anche con le chrome non tocco, ma considerate che ho la tacchetta in ottone della crank che è leggermente più sottile della classica spd shimano.

La chrome un po’ più legnose nella camminata ed essendo anche basse noto qualche leggero sfilamento del piede dal tallone, questo indipendentemente da quando strette io le possa allacciare, non c’è verso, scappano un po’. Anche la tomaia benché telata (ed il vero test saranno i 30°C quest’estate) la trovo più rigida mentre le dzr vestono meglio il piede, dopo 9-10 ore con le scarpe addosso le dzr sembrano un po’ più accomodanti.

C’è da dire poi che i lacci delle dzr son molto molto lunghi. L’unico modo che ho trovato per gestirli dignitosamente è quello di fargli fare un giro attorno alla caviglia e poi legarli; con doppio nodo alla scarpa destra (meglio evitare rischi che entrino in contatto con catena e corona…). Hanno anche il classico elastico sulla linguetta per fissare i lacci una volta legati, ma senza il giro sulla caviglia son comunque ingestibili e con il giro fatto non arrivano al laccetto. Nelle chrome il laccetto funziona alla perfezione ed i lacci sono di lunghezza ideale e di buona tenuta. Resta pure vero che i lacci volendo si cambiano e si trovano quelli più consoni.

 

Aggancio e pedalata.

Qui la situazione un po’ si inverte, ma alla fine nemmeno troppo, ora vi racconto meglio.

Stante che, come precisato all’inizio, la prova è con stessa bici e (soprattutto) stessi pedali, una delle cose importanti è la velocità e confidenza nel agganciare (stante che no, non ho mai imparato come si deve a fare surplace e questo fa di me un ciclista “peggio”..). Bene, con le dzr lo si fa proprio ad occhi chiusi, c’è una maggiore sensibilità nel mettere il piede sul pedale e far scattare la molla del sistema di aggancio, viene proprio istintivo ed automatico mentre per le chrome qualche volta tocca ripetere o correggere il tiro.

Nella pedalata però le chrome sono fantastiche, quello sfilamento del tallone di cui parlavo nella camminata svanisce completamente (e non lo pensavo). La scarpa è un perfetto tutt’uno con il pedale e si avverte proprio una buona spinta, con tutta la suola che lavora assecondando il piede, davvero un gran feeling, a volte mi tocca controllare giù per vedere che non abbia messo per errore le scarpe da mtb e non quelle per la città, qui il voto è proprio 10 e lode, considerando anche qualche accelerazione tanto per divertirsi un po’ a sorpassare le macchine. Chiariamo comunque che le dzr non vanno certo male, anzi, avendole avute per prime (ormai da più di un anno) sono state una vera e propria rivelazione dopo anni di piedi nelle gabbiette. Il controllo è comunque buono ed ottima la sicurezza anche in fase di rallentamento/skid (ma al giorno d’oggi si skidda ancora?), quindi promuovo anche loro benchè in questo frangente siano lievemente sotto le chrome. Soprattutto si evidenzia in giri più lunghi dove dopo oltre un ora a spinger sui pedali la maggiore deformabilità di suola mostra il fianco ed il piede ne soffre un po’. Per concludere direi che con le dzr non ci correrei un alleycat (e infatti non l’ho mai fatto) mentre magari potrei tentarla con le chrome, in luogo delle mie solite scarpette da mtb che uso in quelle garette (sono delle vecchie axo, ma ormai in anni han preso la forma esatta del mio piede!).

Cosa comprare? Beh, dopo quello che avete letto la scelta sta a voi e spero vi sia tutto un po’ più chiaro. Di mio aggiungo che in entrambe i casi, l’avere una scarpa con l’attacco rapido il luogo delle classiche e diffusissime gabbiette (per lo meno in ambito dello scatto fisso), rende la pedalata in città estremamente più redditizia (vi stancate meno) e soprattutto più sicura (ad esempio sui tratti in pavè l’avere i piedi veramente ben agganciati ti fa sentire più sicuro e andar ben più veloce e questa dritta me l’hanno passata proprio gli omini verde/nero che solcano tutti i giorni il pavè meneghino!)

 

(un soldino a chi indovina chi è il famoso personaggio qui sopra che sta pedalando su di una “celebre” bici a scatto fisso…)

Buone pedalate!

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it's an 'Italian fixed Modena' affair

Ribloggato da Federicaville:

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There is something about belonging to a team. It's a feeling of family mixed to camaraderie that is difficult to find anywhere else except with the ones you share the
"falling and rising" of an every-day adventure, lifestyle and lots and lots of kilometers on the road.
And this feeling of unity and comfort it's even stronger if the team-mates are Italians and the common link among them it's a "two-wheel full-carbon, 5grams fixie entirely costumed-made in a small city up in the hill(lacking) part of Italy."

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ok, ora è proprio ufficiale, l'Italia ha una vera e grande squadra per le criterium in fissa... pronti a scalare le classifiche di tutto il mondo!

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mantelline.

Ribloggato da edp:

Siamo noi il popolo delle mantelline, quelli che arrivano tardi a riunione e cercano un posto per gocciare, quelli che la gente asciutta ci guarda strani ma che lo sappiamo che noi siamo più belli, e ci chiedono come facciamo a non ammalarci mai, e ci sentono distanti ma li vedi che hanno invidia perché noi ci divertiamo, e si vede.

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beh, la gonna non ce l'ho, ma tutto il resto è proprio uguale uguale, compreso il posto auto negato dall'azienda (e che in fondo nemmeno ci interessa)

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150km (circa) #senzasmetteredipedalare la mia #MiTo2013 @ciclistica

non è per fare la retorica ed agiografia al movimento dello scattofisso, ma era davvero due anni tondi che aspettavo questa giornata, e di nuovo la piccola magia si è avverata…

flyer

Questa volta la domenica è prenotata da tempo, nessuna scusa, meteo o eventuali scioperi dei treni… no, questa volta l’obiettivo è chiaro e lampante: si va da Milano a Torino, più precisamente dal velodromo Vigorelli al motovelodromo Coppi. Poche regole, una bici a scatto fisso, con un freno, il casco e via per qualcosa intorno ai 150 chilometri, giocoforza senza mai smettere di pedalare e magari senza mai fermare la bicicletta, che tanto alla fine sono meno di cinque ore in sella, roba che per un pro del ciclismo passa come allenamento di media intensità.

Ma qui è tutto diverso, non è una gara vera e propria, anche se davanti è una vera guerra, non è una gita, ma se ti fermi a metà in trattoria per un filotto di primo-secondo-caffè-ammazzacaffè non ti può dire nulla nessuno. Insomma, ognuno la può vivere a suo modo certo del fatto che esserci diventa il vero motivo di prestigio e varcare il traguardo di Torino diventa una qualcosa che ti ricordi per sempre, nemmeno ci fosse un tatuaggio sulla pelle a fartelo presente per tutti i giorni successivi.

yeah

Arrivo in treno, ormai soluzione collaudata, la differenza è che questa volta al Vigorelli ci so arrivare quasi ad occhi chiusi, stante ormai il mio rapporto con la Gotham-Milano-city. Dalla stazione in poi guido il gruppetto dei torinesi con una certa sicurezza e l’aria frizzantina ed il fruscìo delle bici già mi fa stare maledettamente bene: vado a fare a mio modo una piccola impresa e lo faccio intorno a gente che condividerà con me gioia, passione e sofferenza nel fare quello che più ci piace, pedalare.

partenza2

Poco tempo per chiacchierare da fermi, l’ora è giunta e in un baleno mi ritrovo nella pancia del gruppo a percorrere quegli impersonali vialoni che portano fuori città, verso ovest, verso Abbiategrasso, dove forse qualcuno inzierà a scoprire le carte. Invece complici un po’ di nebbia e un certo freddo/umido, si resta ancora abbastanza serrati, anche consci del fatto che la strada è ancora molta e soprattutto con il passare delle ore il sole farà il suo dovere, diradando la nebbia e scaldandoci al punto giusto per portare i nostri “motori umani” in temperatura. E’ infatti non appena varcato il Ticino che si rompono gli indugi ed i soliti noti (nonchè amici veri) iniziano a fare selezione a base di allunghi e progressioni senza troppa cattiveria, che non è una criterium, ma mano a mano che la strada scorre veloce sotto le nostre striscette di gomma siamo sempre un po’ meno, anche se nessuno è ancora a gas aperto.

percorso

Poi la musica cambia. Dopo una sosta non troppo simpatica, per sincerarsi delle condizioni di un ragazzo caduto, si riparte consapevoli che da qui in poi, nell’ultimo terzo di strada, non si fanno prigionieri: o si tiene e si va davanti a tirare secondo il proprio turno o si resta indietro. Complici le gambe ancora fresche ed un rapporto indovinato non ho particolari problemi a stare con loro, benedico anche le prolunghe da crono, che servono poco, ma quando servono capisci che ne valeva la pena, si riesce anche a cambiare lo stile di pedalata, interessando qualche muscolo diverso che ha ancora qualcosa da dare.

Il sole ormai è alto, sembra di essere davvero sospesi nel nulla tra le due città, qualche raro indizio che il mondo anche oggi sta comunque andando avanti, ma noi siamo lì, sospesi tra la strada fatta e quella da fare, con la concentrazione alta perchè abbiamo già visto che ogni distrazione si paga cara (perdendo il gruppo) o carissima (finendo a terra).

Arriviamo a Chivasso (aria di casa) che fa la figura di un piccolo Aremberg, con un tratto piuttosto lungo di pavè, per altro pedonale e ci capitiamo guarda caso in orario di messa domenicale. Ci va tutto bene, ma a molti di noi son spuntati anche occhi sui gomiti a forza di far attenzione alle mille persone che ci passano a fianco, chi arrabbiata (ok, scusateci) chi incuriosita, chi quasi ammirata al vedere un manipolo di ciclisti che sembra avere il diavolo alle costole quest’oggi.

chivasso

Il comune di Settimo Torinese opera la selezione definitiva, non tanto per le gambe ma per chi ha saputo mantenere la maggior lucidità possibile, la sua urbanizzazione totalmente casuale la fa diventare il vero boia della corsa. Chi ricorda come un film gli anni passati non sbaglia, chi ha la necessaria freddezza per tenere le ruote giuste si infila nello stretto corridoio della vittoria. Ci sta, le corse sono così, questa corsa ancora di più.

La nostra scelta non è delle migliori, ma non ci perdiamo d’animo e continuiamo a fare quello che ancora ci riesce bene, pedalare forti e compatti, fino all’arrivo, dove c’è già qualche ciclista di troppo ad aspettarci (secondo le nostre previsioni) ma dove la iniziale piccola delusione si scioglie in una serie di abbracci e strette di mano, seguita dal tifo e dall’incitamento per i tanti che arrivano, chi in gruppo chi in solitaria, ognuno a suo modo un eroe.

settimo

Si va così a concludere quello che sembra un viaggio nella pianura padana tra due grandi città, ma che per molti, smaltite le varie componenti di adrenalina, endorfina ed acido lattico, rappresenterà anche un viaggio alla scoperta di quello che possono fare la nostra testa ed il nostro corpo, se motivate come si deve. Alla fine la frase che sento di più echeggiare di fronte alle meritate birre fresche è: “ci vediamo il prossimo anno, vedrai”.

io_arrivo_fede

PS: lo stesso report lo potete leggere, con foto molto più fighe, anche sul nuovo blog di fixedforum, un grazie a richard e ciaba per il supporto e la fiducia!

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