esco di casa, 10:30 PM, in corpo una schietta e sincera moka da 4…tutta, e ci voleva, mi rimette a nuovo, vado al mio cantiere, ma nel bagagliaio faccio a a tempo a mettere la bici, ovviamente la fissa da città, perchè in testa mi rode il tarlo ma con tanti se:
e se poi piove
e se poi son troppo stanco
e se c’è un intoppo in cantiere e non faccio a tempo
e se faccio il bravo ragazzo e me ne torno a casetta cercando di dormire il più possibile che domani tocca comunque andar in ufficio
e se poi metti che cado e mi faccio male e a quell’ora non c’è nessuno ad aiutarmi…
insomma… i dubbi sono sempre tanti ed il mio pessimismo di base mi porta a lasciare ancora tutte le opzioni aperte…
invece finiamo in tempo, anzi in anticipo, lì inizia a fare freddino, ma mano a mano che mi avvicino alla città i gradi aumentano (grazie cappa di smog…) e anche la voglia di provarci e di andare a conoscere un lato di Torino che ancora mi manca, o meglio che mi manca visto dalla prospettiva di un sellino…
e sia, invece di proseguire per la tangenziale, esco e mi dirigo verso il lungo Po. La città mi lascia entrare in fretta, tra i semafori gialli e e pochissime macchine, come se da se mi accogliesse nelle sue profondità, il primo passaggio in piazza vittorio è già uno spettacolo…ma non mi basta, i filtri che mi dà l’auto mi sono solo di impiccio… devo parcheggiare e di lì a poco lo faccio.
scendo… il silenzio è surreale, come una città fantasma, scarico la bici e parto subito per il centro, voglio vedere tutti i luoghi più affollati come mi si presentano a quest’ora… 4:40AM.
inizio da piazza castello, con il suo teatro e palazzo reale… sembra sia più luminoso e austero che mai…. sono solo in tutta la piazza, il rumore delle fontane la fa sembrare una piccola foresta pluviale, ma fatta di mattoni gesso e pietra, e riparto, via Roma, la via chic, troppo che non mi piace così come da sempre appare rimaneggiata dall’epoca fascista, e allora passo da sopra, per la parte liberty ed è già subito un’altra armonia visiva, ridiscendo per arrivare a piazza San Carlo, il salotto buono di Torino, da sempre, austero e proporzionato, simmetrico… ed ancora silenzio…
via, riparto facendo accarezzare dalle gomme il pavè, gentile e cortese, molto più garbato rispetto all’implacabile ciottolato milanese, si vede che qui c’era la capitale d’Italia, me ne accorgo anche da questi piccoli dettagli… fino a piazza carlina, la più particolare ed intima piazza, con base circolare, come l’infinito girar di ruota e di pedali… vi ancora, un paio di furgoni con già le prime consegne spezzano per un attimo l’atmosfera e allora rifuggo, verso la zona dell’università, dove so di trovare nuova pace e nuovo cibo per la mia mente… qualche luce ancora accesa nei palazzi mi fa fantasticare chissà quale storia, magari qualche giallo che qui a Torino sono sempre a tinte oscure, impossibili da ricreare da qualunque altra parte… forse Praga, se solo ci fossi mai stato…
ritorno un ultima volta verso il grande fiume, quello che rende ancora più unica questa città come se davvero fosse una piccola Parigi a tratti, vedo i locali già chiusi e qualche panetteria che lascia filtrare profumi che mi fanno ricordare di avere anche uno stomaco.
vado poi ancora giù, fino in riva al fiume, per un ultima foto alla prospettiva dei lampioni dei murazzi, un ultimo sguardo a quanto di più unico sa offrire questa città a me che qui ed ora sono lo spettatore più privilegiato di tutto il milione di anime che mi sta attorno.










