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un grande uomo è anche un brav’ uomo?

prendo spunto da quello che mi capita spesso di leggere in questi giorni, ovvero sulle aspre critiche alle politiche di Apple per la tristemente nota Foxxcon,  detta anche la fabbrica dei suicidi, con immediato giudizio dell’ordine: “ecco, voi che idolatrate san steve jobs, guardate cosa faceva per fare profitti!”. Vorrei anche tentare una analisi un po’ più ampia sulle grandi personalità che hanno cambiato la nostra storia recente e capire cosa capita all’uomo quando ospita in se la genialità.

Capita raramente, ma comunque capita di ritrovare la genialità e la grandezza in alcuni uomini del passato e del presente e vengo anche affascinato dal fatto che spesso l’uomo che si distingue per slanci di pensiero creativo ed inventivo così alto corrisponde ad un profilo umano spesso discutibile..molto discutibile.

Partiamo dal passato e vado con un elenco totalmente casuale e spero non troppo noioso:

  • Gottfried von Leibniz: creatore assieme a Newton delle basi della matematica moderna e del calcolo infinitesimale nonchè filosofo: internato in ospedale psichiatrico
  • Nikola Tesla: ha messo a punto tutta la teoria dell’elettromagnetismo come oggi la conosciamo, più innumerevoli altre invenzioni: considerato lo stereotipo dello scienziato pazzo e morto in totale povertà
  • Vincent van Gogh ehm…pittore vero? sociopatico squilibrato, spesso preda di allucinazioni e morto suicida (più o meno…)
  • Pablo Picasso (come sopra): dislessico, noto per il carattere totalmente scostante e bizzoso, soprattutto con le sue mogli (ed n+1 amanti), insomma non proprio un tipo affabile.
  • Miles Davis: “ho solo cambiato il corso della musica per 4 o 5 volte” (Cit.): di fatto uno sprezzante sbruffone, che trattava in modo corrosivo tanto i critici musicali quanto i “suoi” musicisti, cocainomane a fasi alterne, alcolizzato ecc…ecc…
  • Sid Barret, musicista (e dite quel che volete ma non sfigura con quelli qui sopra…): finito in stato di ebetismo permanente per abuso di sostanze psicotrope, ma già in partenza ingestibile durante le esibizioni live per suoi ricorrenti “stati d’assenza”.

Tutti queste colonne del pensiero e dell’arte (e ne dimentico a decine) sono sicuramente persone con la quale nessuno vorrebbe aver a che fare, pena il ritrovarsi umiliato, o deriso o peggio. Ciò nonostante oggi, con il dovuto distacco di tempo necessario, non possiamo far altro che ammirarne la grandezza per quanto creato con il loro pensiero.

E allora steve? Pure peggio.. iniziò con un bell’expliot abbandonando la compagna ventenne incinta, complimenti per il senso di responsabilità. Era sostenitore dell’uso (consapevole e guidato) di sostanze stupefacenti, tanto da consigliarle pubblicamente anche a bill gates (e forse forse oggi anche win sarebbe più divertente da usare…). Un classico manipolatore di menti al punto tale da convincere i suoi collaboratori che fosse davvero il meglio dalla vita lavorare per lui ben 12 ore al giorno sabati e domeniche comprese…

Al suo (forse unico) amico steve wozniak la fece pure peggio, quando crearono il videogioco Breakout per ATARI, jobs motivò woz a farcela in 4 giorni (ci volevano 4 settimane circa) il compenso era un tot più un bonus per ogni chip risparmiato rispetto ai 40 stimati dagli ingegneri atari. Woz lavorò giorno e notte, jobs gli teneva compagnia e lo motivava (e poco altro…). Riuscirono nell’impresa con soli 35 chip, divisero il compenso principale, ma jobs tenne per se l’extra bonus dei 5 chip risparmiati…. questo al suo più grande amico, co-fondatore di apple computers Inc. e unico progettista/costruttore dell’apple I.

Fino ad arrivare alla meschinità più pura: aveva sempre un auto a leasing, cambiandola ogni 6 mesi la legge della california consente di non targare nei primi 6 mesi le auto a leasing, e così si permetteva di parcheggiare sempre nei posti riservati ai disabili…e provati tu a fare la multa ad un auto senza targa…bravo steve, grande senso civico.

Eppure…eppure…il suo “unire i puntini”,  la sua unica visione del domani, il modo con cui ha guidato una qualsiasi azienda di computer (ripresa sull’orlo del fallimento a fine anni ‘90) fino a farla diventare una parte stessa della nostra vita (e alzi la mano chi non ha mai visto un film della pixar…), creando prodotti alla quale la gente si affeziona quasi fossero “umanizzati”, la cura infinita per i particolari e la semplicità d’uso…tutto questo fa di lui un grande uomo della nostra epoca, benchè nessuno possa dire che egli fosse anche un brav’uomo e forse infondo nemmeno ci interesserà più di tanto tra 30 anni.

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ciao Amy

ho aspettato qualche giorno a scrivere questo pezzo (messo prima come beta-test sul forum di videohifi.com) per avere una visione chiara di cosa succede quando una persona/personaggio così in vista lascia le scene con clamore, questo è quello che è venuto fuori, anche in risposta a chi va a dire che amy winehouse faceva musica pop…

Nell’ordine, partiamo dalla musica (non la voce, proprio la musica)
cazzarola, ma back to black lo suonano i dap-kings, ma che scherziamo?! sono, e lo sono tutto ora, una grandissima band di soul, hanno un tiro che sembrano dinamite, sin da quando suonavano con sharon jones, che spero sappiate anche chi è e cosa fa…pop un paio di palle, quella è una grande band SOUL, che sembra di sentire la band di otis redding, e non esagero.
Poi che un disco soul sia finito agli onori della cronaca per i costumi di amy, questo fa parte del sistema showbiz anglosassone modello tritacarne, il caso news of the world parla già da solo no?

Il pop io lo indendo come un’altra cosa, chessò gli air fanno pop, anche gradevole, ma non siamo proprio da quelle parti no?
Passiamo all’artista: un artista (e lei lo era, chissà cosa pensavano i signorotti all’epoca – che qui su videohifi.com nessuno ha 20 anni, o sbaglio?-  a vedere hendrix che scopava con la chitarra…proviamo ad esser onesti) non si giudica per la sua vita privata, la si accetta per come è, punto, anzi non dovrebbe nemmeno interessare, parla la sua arte e fine, ogni tentativo di spiegare o giustificare l’arte stessa ne vanifica l’essenza.

finiamo con la persona: ho la fortuna di avere un caro amico che ha avuto modo di conoscerla un minimo, soprattutto al di fuori dell’ufficialità (epoca dell’album frank, diciamo) e mi racconta di aver all’inizio provato quasi fastidio per la sua presenza, per poi scoprire essere una persona eccezionale, sensibile e fragile come spesso contraddistingue coloro che sono sopraffatti dal loro stesso talento.

è andata così, cosa si prova? nulla di particolare infondo, spiace solo perchè forse ci avrebbe regaalto qualche disco migliore ancora di back, e ancor peggio perchè quando ci inonderanno di dischi postumi ci resterà sempre quel fottuto dubbio:”ma sarebbe satato così quello che lei voleva che noi ascoltassimo”?
ecco, tutto qui.

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analogico vs. digitale [sondaggio]

il sondaggio si sà è una cosa che piace, ed allora apro lo scontro a 360° per conoscere come la pensate voi, dato che io mio malgrado ho le idee piuttosto chiare.

Come scorre la nostra vita? in un continuo fluire o in maniera discreta (non nel senso di riservatezza…)? Il tempo è la classica grandezza sempre vista come il continuo fluire inesorabile, senza soluzioni di continuità, ma come la mettiamo con i fenomeni naturali in generale? Dopo anni di sonni tranquilli in materia è arrivata la fisica quantistica, la chimica ed in ultimo l’elettrocinca/informatica a dirci che tutto è fatto da mattoncini elementari, che tutto si può ricondurre a porzioni intere, che qualsisasi fenomeno acustico/visivo può essere facilmente scomposto in una campionatura di stringhe fatte tutte di zero ed uno…

…sarà, ma a me continua a non tornare qualcosa, passa inosservato all’osservatore superficiale, inganna quasi perfettamente i nostri sensi….però…però poi c’è quell’inafferrabile sensazione che ci dà il sottile disagio dell’evento tracciato per porzioni non continue, e mi spiego meglio:

  • ascolti un vinile è c’è quella sensazione di pienezza, di calore, di coerenza dell’evento sonoro, che per quanto suoni bene il cd non riesce a trasmettere, anche se probabilmente il dischetto argentato riporta più in dettaglio il suono (vedi estremi di banda, per gli addetti ai lavori)
  • guardi una foto stampata, magari su carta baritata, partendo da un negativo in bianco e nero, magari medio formato…e ti rendi conto che ci sono tutte e tre le dimensioni in quel cartoncino macchiato, non manca nulla, la foto ti parla, senza che tu la debba indagare, basta solo in un certo senso “starla ad ascoltare”; una foto su uno schermo per quanto perfetta, interessante ed impeccabile, molto raramente è anche emozionante
  • vedi un film in dvd-bluray-hd-1080p-3d e ti diverti ti fai prenedere magari dal racconto…vai in un cinema e vedi passare 24 foto analogiche ogni secondo davanti ai tuoi occhi e se il film è un Film, ogni 1/24 di secondo è una piccola emozione, un piccolo quadro da ammirare…

Certo poi non è tutto rosa e fiori e queste belle emozioni hanno un prezzo da pagare, sta a noi decidere se più o meno alto:

  • il vinile fruscia gracchia (i miei poco, anzi quasi nulla ;) ), va pulito, va ben riposto altrimenti si deforma, la puntina del giradischi (anzi, fonorilevatore, per gli addetti) non ha vita infinita, va installata a regola d’arte, così come il bracio di lettira deve essere ben regolato, in sintonia (in termini di masse in gioco) con le caratterisctiche di peso e cedevolezza della testina stessa. E aggiungo, il preamplificatore fono è strategicamente importante (e in genere sottovalutatissimo) per “tirare fuori” tutto quello che c’è nei microsolchi…
  • stampare bene una foto è un processo lento, ti ci va magari anche un intero pomeriggio, trovare la carta di qualità è ormai una piccola impresa, ci vuole una camera oscura, ci va attrezzatura costosa (in proporzione), ci va sia testa che una bella dose di manualità…
  • andare al cinema è scomodo, bisogna trovare/pagare il parcheggio (andateci in bici!) c’è magari confuzione, non si può mettere in pausa se scappa da andare in bagno…quello davanti tossisce e quello dietro mastica i pop-corn…

insomma non è una passeggiata, ma secondo me alla fine di tutto, i sacrifici che si fanno ripagano direttamente la nostra anima.

E secondo voi?

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della mia allergia ai “best of”

Molto probabilmente è un problema tutto mio, ma non riesco a digerire i best of, le raccolte di…il meglio del meglio…

Nonostante iTunes e tutto il sottobosco che c’è in rete, dove a primeggiare sono le canzoni, i tre minuti e qualche cosa che devono per forza colpirti, altrimenti il fallimento è irrinunciabile, sono profondamente legato alla forma-album. L’album è un libro scritto in musica, un racconto con una serie di capitoli, conseguenza naturale è che tale racconto ha senso solo se letto dall’inizio alla fine, tutto di un fiato, possibilmente. 

Certo, capita di trovare il brano più noioso e la tentazione di premere quell’amato/odiato tastino con i due triangolini è sempre più forte…personalmente aggiro il problema preferendo il vinile (aridaje…) e il telecomando del lettore cd non ce l’ho, quindi limito in senso buono la mia libertà di scelta e cerco di tenere viva l’attenzione anche nelle parti “transitorie” di ogni disco.

Molto spesso queste parti musicali secondarie ad un secondo ascolto restano ancora più impresse nella mente dei canonici ritornelli e inizio a trovarle assolutamente funzionali all’insieme del disco, che diventa ancora più interessante proprio per la sua complessità non ostentata.

Per non parlare dell’ascolto mischiato (leggi: shuffle-mode per che ne sa…), sovvertendo con inutile anarchia l’ordine dei brani, alla quale l’autore (dovrei dire l’artista, ma è troppo abusato il termine…) ha dato criterio, ha speso tempo ed energie per stabilire il corretto ordine ed equilibrio nella delicata architettura dell’album.

Ogni tessera del mosaico è arte solo in quanto parte del mosaico stesso, altrimenti è solo un sasso colorato, per quanto gradevole.

Quindi smettetela di guardare le pietroline, trovate il tempo necessario, anche se in questa epoca il tempo è il vero bene rifugio, e cibate la vostra mente di opere di senso compiuto. Vi avvicinerete molto di più alle menti (e forse ai cuori) di vostri musicisti preferiti.

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