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150km (circa) #senzasmetteredipedalare la mia #MiTo2013 @ciclistica

non è per fare la retorica ed agiografia al movimento dello scattofisso, ma era davvero due anni tondi che aspettavo questa giornata, e di nuovo la piccola magia si è avverata…

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Questa volta la domenica è prenotata da tempo, nessuna scusa, meteo o eventuali scioperi dei treni… no, questa volta l’obiettivo è chiaro e lampante: si va da Milano a Torino, più precisamente dal velodromo Vigorelli al motovelodromo Coppi. Poche regole, una bici a scatto fisso, con un freno, il casco e via per qualcosa intorno ai 150 chilometri, giocoforza senza mai smettere di pedalare e magari senza mai fermare la bicicletta, che tanto alla fine sono meno di cinque ore in sella, roba che per un pro del ciclismo passa come allenamento di media intensità.

Ma qui è tutto diverso, non è una gara vera e propria, anche se davanti è una vera guerra, non è una gita, ma se ti fermi a metà in trattoria per un filotto di primo-secondo-caffè-ammazzacaffè non ti può dire nulla nessuno. Insomma, ognuno la può vivere a suo modo certo del fatto che esserci diventa il vero motivo di prestigio e varcare il traguardo di Torino diventa una qualcosa che ti ricordi per sempre, nemmeno ci fosse un tatuaggio sulla pelle a fartelo presente per tutti i giorni successivi.

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Arrivo in treno, ormai soluzione collaudata, la differenza è che questa volta al Vigorelli ci so arrivare quasi ad occhi chiusi, stante ormai il mio rapporto con la Gotham-Milano-city. Dalla stazione in poi guido il gruppetto dei torinesi con una certa sicurezza e l’aria frizzantina ed il fruscìo delle bici già mi fa stare maledettamente bene: vado a fare a mio modo una piccola impresa e lo faccio intorno a gente che condividerà con me gioia, passione e sofferenza nel fare quello che più ci piace, pedalare.

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Poco tempo per chiacchierare da fermi, l’ora è giunta e in un baleno mi ritrovo nella pancia del gruppo a percorrere quegli impersonali vialoni che portano fuori città, verso ovest, verso Abbiategrasso, dove forse qualcuno inzierà a scoprire le carte. Invece complici un po’ di nebbia e un certo freddo/umido, si resta ancora abbastanza serrati, anche consci del fatto che la strada è ancora molta e soprattutto con il passare delle ore il sole farà il suo dovere, diradando la nebbia e scaldandoci al punto giusto per portare i nostri “motori umani” in temperatura. E’ infatti non appena varcato il Ticino che si rompono gli indugi ed i soliti noti (nonchè amici veri) iniziano a fare selezione a base di allunghi e progressioni senza troppa cattiveria, che non è una criterium, ma mano a mano che la strada scorre veloce sotto le nostre striscette di gomma siamo sempre un po’ meno, anche se nessuno è ancora a gas aperto.

percorso

Poi la musica cambia. Dopo una sosta non troppo simpatica, per sincerarsi delle condizioni di un ragazzo caduto, si riparte consapevoli che da qui in poi, nell’ultimo terzo di strada, non si fanno prigionieri: o si tiene e si va davanti a tirare secondo il proprio turno o si resta indietro. Complici le gambe ancora fresche ed un rapporto indovinato non ho particolari problemi a stare con loro, benedico anche le prolunghe da crono, che servono poco, ma quando servono capisci che ne valeva la pena, si riesce anche a cambiare lo stile di pedalata, interessando qualche muscolo diverso che ha ancora qualcosa da dare.

Il sole ormai è alto, sembra di essere davvero sospesi nel nulla tra le due città, qualche raro indizio che il mondo anche oggi sta comunque andando avanti, ma noi siamo lì, sospesi tra la strada fatta e quella da fare, con la concentrazione alta perchè abbiamo già visto che ogni distrazione si paga cara (perdendo il gruppo) o carissima (finendo a terra).

Arriviamo a Chivasso (aria di casa) che fa la figura di un piccolo Aremberg, con un tratto piuttosto lungo di pavè, per altro pedonale e ci capitiamo guarda caso in orario di messa domenicale. Ci va tutto bene, ma a molti di noi son spuntati anche occhi sui gomiti a forza di far attenzione alle mille persone che ci passano a fianco, chi arrabbiata (ok, scusateci) chi incuriosita, chi quasi ammirata al vedere un manipolo di ciclisti che sembra avere il diavolo alle costole quest’oggi.

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Il comune di Settimo Torinese opera la selezione definitiva, non tanto per le gambe ma per chi ha saputo mantenere la maggior lucidità possibile, la sua urbanizzazione totalmente casuale la fa diventare il vero boia della corsa. Chi ricorda come un film gli anni passati non sbaglia, chi ha la necessaria freddezza per tenere le ruote giuste si infila nello stretto corridoio della vittoria. Ci sta, le corse sono così, questa corsa ancora di più.

La nostra scelta non è delle migliori, ma non ci perdiamo d’animo e continuiamo a fare quello che ancora ci riesce bene, pedalare forti e compatti, fino all’arrivo, dove c’è già qualche ciclista di troppo ad aspettarci (secondo le nostre previsioni) ma dove la iniziale piccola delusione si scioglie in una serie di abbracci e strette di mano, seguita dal tifo e dall’incitamento per i tanti che arrivano, chi in gruppo chi in solitaria, ognuno a suo modo un eroe.

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Si va così a concludere quello che sembra un viaggio nella pianura padana tra due grandi città, ma che per molti, smaltite le varie componenti di adrenalina, endorfina ed acido lattico, rappresenterà anche un viaggio alla scoperta di quello che possono fare la nostra testa ed il nostro corpo, se motivate come si deve. Alla fine la frase che sento di più echeggiare di fronte alle meritate birre fresche è: “ci vediamo il prossimo anno, vedrai”.

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PS: lo stesso report lo potete leggere, con foto molto più fighe, anche sul nuovo blog di fixedforum, un grazie a richard e ciaba per il supporto e la fiducia!

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Critical mass per Laura -Gallarate (MI) #salvaiciclisti #fixedforum

Molto spesso abbiamo la percezione delle vittime della strada come un qualcosa di lontano… fino a che non ci vengono a toccare vicino o vicinissimo, ed è allora che si accende la fiammella dentro di noi e ci diciamo “devo fare qualcosa”.

critical_laura2Questa volta la tragedia coinvolge un utente del forum su cui mi trovo spesso a discutere, scherzare e confrontarmi. Ora c’è bisogno di un’azione che sia significativa, perchè anche se in questo caso non parliamo del pirata della strada di turno, forse lo scenario è ancora peggiore e le istituzioni ancora più disarmate. Non si tratta infatti di cercare un colpevole, ma di iniziare da zero nel ripensare alle nostre città come uno spazio appunto “nostro” dove ci si possa muovere nella maniera più sicura e facile possibile e dove gli utenti deboli della strada siano realmente protetti e non separati da una striscia gialla tracciata a casaccio sull’asfalto. C’è bisogno di cambiare e c’è bisogno di farlo al più presto se vogliamo smettere di chiamare “far-west” i nostri centri urbani.

Un mio grazie personale a chi parteciperà o diffonderà semplicemente la voce.

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ride fast, brake faster! la mia @redhookcrit #milano 2012 [IT&UK version]

 

[SCROLL DOWN FOR THE UK VERSION]

Parliamoci chiaro, è la gara dell’anno? sì cazzo, lo è indiscutibilmente. Di criterium ormai ce ne sono tante, tutte intense e divertenti ma a Milano in ottobre capita sempre qualcosa di speciale.

E anche quest’anno l’attesa ed il mormorio prima di questa gara erano a livelli quasi insostenibili. Il cambio di location, di orario (pomeriggio?!), di data, di documenti per l’iscrizione… insomma tutto nel segno dell’incertezza. Alla fine comunque scommessa vinta dall’inossidabile e caparbio (a volte pure troppo) David Trimble.

Ed è riuscito perchè la formula vincente della competizione è talmente semplice da far pensare a chiunque: “ma perchè non ce l’ho avuta prima io l’idea?” ed invece ce l’ha avuta lui in un freddo marzo newyorkese del 2008, peccato per voi. Poche chiare regole: un circuito cittadino, solo bici da pista, 40 e qualche minuto correndo a ferro e fuoco e il primo che arriva porta a casa il malloppo. Semplice ed elegante, centro pieno.

Lo scalino della notorietà è stato varcato quando sono arrivati quelli bravi a fare foto e filmati (ed anche qualche “famoso” a correrla), facendoli circolare in un sottobosco ormai maturo che è (era?) l’ambiente di chi usa (o vorrebbe farlo…) una bici a scatto fisso per girare in città. In pratica si è messa benzina sulle braci già incandescenti, il resto è cronaca. Veniamo però a cosa è successo domenica, se avete pazienza vi racconto.

riccardo-volpe-1454Quest’anno non c’è più nulla di piratesco come nei due anni passati, non ci si relega nel pur splendido (e tecnicamente perfetto) circuito della Bovisa attorno ai fabbricati del Politecnico di Milano, no  quest’anno si va “in centro” nella modaiola zona (via) Tortona, in un circuito che, benchè più corto, meno vario e senza quel piccolo dislivello che era in grado di far la differenza, presenta una difficoltà per noi italici piuttosto inedita: un bel tornantino a 180° stretto il giusto, che se di per se non dica nulla, ad affrontarlo con una bici a scatto fisso senza i  freni fa saltar fuori tutte le abilità ed acrobazie nel riuscire a far rallentare e curvare una bici che per sua stessa concezione non è nata a quello scopo. Stante la particolarità i ragazzi d’oltreoceano avevano già battezzato la curvetta con un simpatico ed appropriato appellativo: “the hairpin”.

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Arrivo a Milano appena finito un acquazzone che sa veramente di estate conclusa, parcheggio al mio solito posto, un po’ fuori Milano, verso conca fallata, ma il tragitto non sarà in solitaria. Ad aspettarmi trovo già due che prima di tutto posso chiamare amici, poi appassionati veri, ed infine anche uomini simbolo (padre e figlio) di tutto quanto vissuto solo una settimana prima, tra le colline senesi.

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Oggi la gara più “nuova” del panorama ciclistico sarà tenuta a battesimo da chi la storia della bicicletta non solo la conosce, ma la vive, la respira. Saranno ospiti d’onore veri e propri, fotografati ed intervistati come meritano, dopo tutto quanto fatto per diffondere la cultura di quello che è stata la bicicletta per il secolo scorso ed esser testimoni di quanto un semplice traliccio di metallo con ruote e pedali ha ancora da dare alla nostra piccola civiltà.

 

 

Giunti al tracciato sapevo già che sarebbe stata una giostra iniziale di saluti e battute tra le tantissime facce note.  Se ne può dire quel che si vuole sulla moda e sul fenomeno (forse) passeggero delle bici a scatto fisso, ma il ritrovarsi sempre in posti diversi con persone che condividono un qualcosa che senti anche tuo è bello, non c’è nulla da fare. Auguro a chiunque di provare un senso di appartenenza simile, in un certo senso di fa stare bene.

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Ok, ti fa stare bene, ma al momento non ti rilassa di sicuro, mi ricavo uno spazio per attaccare il numero alla maglia, la solita maglia che quest’anno mi ha accompagnato con discreta fortuna.  Qualche minuto sui rulli e poi via a provare il tracciato. Prima sorpresa, è ancora cambiato: non più una cinquantina di metri tra rotonda e “hairpin” ma una quindicina!! Tutto da rifare / ripensare / riprovare, un unico immenso ed inevitabile difetto, lo si prova arrivandoci cauti e da soli, non  in mezzo al gruppo e con gli occhi iniettati di sangue dalla competizione. Questo accadrà, ma tra qualche minuto…

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Siamo tanti, quasi cento (troppi?) le fila di auto parcheggiate a stento ci contengono, il via come al solito è un tuffo al cuore, si parte subito forte, ma non come vorrei… nel senso che in tutte le curve sono (siamo) costretti a rallentare mentre si potrebbero fare ben più veloci, il che fa sì che il primo gruppo voli via verso la cavalcata che per tutti sarà “la gara” ma di quella potete leggere anche altrove.

Dopo un paio di giri quasi facili arriva il momento di osare un po’ di più. La gamba gira, qualche faccia nota nel mio gruppo la ritrovo e saltare avanti a chi nelle curve tira il freni ( ovvero gamba destra + gamba sinistra) mi risulta quasi facile… se non chè ad aspettarmi c’è il tornantino, mi accorgo subito di esser troppo veloce, in qualche modo provo tutti i trucchi per decelerare, skiddata compresa, ma la fisica classica non la sovverte nessuno, son troppo veloce e la bici in curva non ci entra… in compenso si permette una divagata tra il pubblico che entusiasta per il contatto mi tiene in piedi (grazie!!) e mi ributta sul tracciato.

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Riparto con tutta la forza, so che il risultato è compromesso, ma sono nel famoso “qui e ora” per cui non posso pensare di tirare i remi in barca o peggio ancora di uscirmene così… non in questa gara, non con questo immenso pubblico che è lì (anche) per vedere che combino, per gridarmi di dare tutto fino all’ultimo grammo di energia, per dare loro la sensazione che vincere la resistenza dell’aria ai 45 orari sia una cosa semplice, naturale e (quasi) divertente.

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E allora sotto, nella seconda di gara metà trovo degli ottimi compagni, si collabora, io ne ho di più nelle curve, loro ripartono dai rilanci fortissimo: ci completiamo, ci aiutiamo, ognuno dà il meglio che ha senza riserve e senza secondi fini, come dice un amico che era tra il pubblico: “spingo (sui pedali) perchè mi piace spingere, non c’è un motivo diverso se non il sentirmi andare (sempre più) veloce solo grazie alla forza delle mie gambe”. E di nuovo il succo è tutto lì, una fatica che sembra non terminare mai ma che occupa solo tre quarti d’ora di una grigiotta domenica d’ottobre, alimenta la voglia di andare sempre più veloce a riprendere quelli lì avanti che li vedi, vedi la loro pedalata appesantirsi, ne hanno di meno e tu sei ancora lì. Alla prossima curva bisogna provare a saltargli davanti, che il gioco delle scie è tutto e poi tenere, mai mollare, che bisogna pensare al prossimo.

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Quest’anno il brivido finisce solo un po’ prima del solito, ma poco male, l’adrenalina scorre anche dopo lo stop forzato, il male ai muscoli arriverà solo il mattino dopo, ora lo spazio è tutto per le emozioni, ancora una volta uniche, che questa gara unica riesce a darmi… al prossimo ottobre (qualcuno ha forse detto marzo? ….)

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[UK VERSION]

 

Let’s face it, is the race of the year? fuck yes, it’s unquestionably. Track bike criterium are now many in the “fixed gear scene”, all intense and fun, but in Milan in October it always happens something special.

And this year the hype and the murmur before this race were almost unbearable levels. The change of location, time (afretnoon?!), date, documents mandatory for registration … all in the name of uncertainty. Eventually, however, bet won by the unbreakable and stubborn (sometimes too much) David Trimble.

And the bet is still won because the winning formula of the race is so simple to let think by anyone: “why I don’t have this idea before?” And instead he had, in a cold in New York in March of 2008, sin for you. Few clear rules: a street circuit, only track bikes, and roughly 40 minutes rushing on fire and the first one that comes brings home the loot. Simple and elegant, filled center.

The fame step was crossed when to the race came the good ones to take pictures and movies (and even some “famous” in race), causing them to move in a mature woodland that is (was?) The environment of those who ride (or would like do it …) a fixed gear bike to get around town. In practice, it has already put gasoline on the embers glowing, the rest is already news. We are, however, about what happened on Sunday, I’ll tell you if you have patience to read.

This year there is nothing left to pirate as in the past two years, we’re not relegated even in brilliant (and technically perfect) circuit Bovisa around the buildings of the Polytechnic of Milan, this year the race will be “downtown” in trendy Tortona area, in a circuit that although shorter and less varied without that small gradient that was able to make the difference, presents a difficulty for us Italic rather unusual: a nice curve at 180 ° narrow the right , if that in itself does not say anything, to deal with a fixed gear bike without brakes is cropping up all the skills and tricks in being able to slow down and turn with a bike that by its very design is not created for that purpose. Given the special, the guys overseas had already christened the elbow with a nice and appropriate name: “the hairpin.”

Arrival in Milan just finished a rain shower that really says the summer definitely ended, my usual parking place, a bit ‘outside Milan, to hollow flawed, but the bike trip will not be lonely today. Waiting me already two that first of all I can call friends, then true bike lovers, and finally also icon men (father and son) lived of all happened just a week before, in the Tuscany hills. Today the newest race of the cycling scene will be required to baptism by whom the history of the bicycle not only knows it, but live it, breathe it. Will be guests of honor real, photographed and interviewed as they deserve, after what has been done to spread the culture of what was the bike for the last century and to be witnesses of what a simple frame of metal with wheels and pedals yet to give to our little civilization.

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Once at the track I knew it would be a carousel initial greetings and jokes among the many familiar faces. If you can say what you want about fashion and the (perhaps) temporary phenomenon of fixed gear, but always find themselves in different places with people who share something same that you feel it is beautiful, there is nothing else to do . I wish anyone to experience a sense of belonging similar in a way to feel good.

It makes you feel good, but up to now doesn’t relaxes you for sure. I found a space to attach the number to the jersey, the usual jersey this year I accompanied with considerable fortune. A few minutes on the rollers and then off to try the track. First surprise, yet changed: no longer about fifty meters from the roundabout but fifteen to the”hairpin”! So all to rethink/retry, one great and inescapable flaw: we practice it with cautious and try getting there on their own, not in the middle of the bunch and with bloodshot eyes due to the competition. This will happen, in a few minutes …

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We are many, almost one hundred (too many?) The row of parked cars barely contain it, the start as usual is a sinking heart, we start strong, but not as I wish … in the sense that in all the curves we are forced to slow down while I could do far faster, which means that the first group fly off the ride and that for everyone standing will be “the race” but on that you can read elsewhere.

After a couple of laps almost easy it comes time to push a little more. The leg spins, some familiar face in my group meeting and skip ahead to who pulls the brakes in curves (ie, right leg + left leg) I know almost easy … but the hairpin is waiting for me, I feel immediately be too fast, somehow I try all the tricks to decelerate, skid including, but anyone can subverts physics, I’m too fast and the bike doesn’t turn when cornering comes … on the other hand it allows a little trip in the audience excited about contact keeps me up (thank you folks!) and throws me on the track. Restarting with all the strength, that the result is compromised, but I’m in the famous “here and now” so I can’t think of make some sightseeing or pull me out of the race… not in this race, not with this hot audience that there is (also) to see what I can do and to shout me to give everything until the last ounce of energy, to give them the feeling that overcomes the resistance of the air to 45km/h is simple, natural, and (almost) funny.

And then go, I find some good mates race in the second half, it works, I’ve more speed in the corners, but their depart from the hairpin much stronger: we complement each other, we help each other, each one gives the best he has unreservedly and without ulterior motives, like says a friend who was in the audience: “I push (on the pedals) because I like to push, there is no reason other than if you do not go to feel the (increasingly) fast only on the strength of my legs.” And again, the juice is all there, an effort that seems to never stop, but that only takes up three quarters of an hour in a grey Sunday in October, feeds the desire to go faster and faster to catch those guys ahead, you see them, see them grow bad heavy pedaling, they have less gasoline and you’re still there. At the next corner you have to try to jump in front, the game is all of the wind-trails and then hold, never give up, you have to think about the next one.

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This year, the thrill ends just a little earlier than my usual, but never mind, the adrenaline flowing even after the forced stop, the pain in my muscles will only come in the tomorrow morning, now is all about emotions, once again unique, which this unique race give me … until next October (someone does say in March? ….)

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le settimane sante dei #ciclismi alternativi: #eroica @redhookcrit #stairwaytohell @BFFMILANO

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Angelo Ferrillo Photographyormai ci siamo, giusto un post attendista ma manca poco al classico finale di stagione con il botto. Tutto si concentra nel giro di due weekend, iniziamo subito con l’eroica, e non vi devo dire nulla, ci vedremo tra la polvere ed il buon vino per assaporare emozioni in grado di cambiare il nostro sguardo su quei pezzi di ferro un tempo dimenticati nelle cantine ed ora tornati a splendere e soprattutto a correre come loro stessi volevano (sì sono convinto che proprio come i giocattoli di Toy Story, le bici fatte a mano con passione abbiano un qualcosa che alcuni chiamano anima, altri solo personalità, ma ce l’anno diamine…)

Poi nemmeno il tempo di riposarsi ed è subito ora di buttarsi nel colorato mondo del Bicycle Film Festival a Milano, con eventi di tutti i tipi, da perderci le giornate…

Stairwaytohell_def_low….a corollario del festival due garettine niente male, la prima è l’alleycat suprema, quest’anno si chiama “Stairway to Hell” ed il titolo ha tutte la regioni per essere minaccioso, con la sfida nel semifreddo autunno meneghino, condito dai soliti ingredienti di pavè traffico e caos, sapientemente miscelati dal buon Matteo di UBM.

La sera stessa il pomeriggio del giorno segnente (in concomitanza anche con la domenica senza auto a Milano)però arriva il mio appuntamento cardine, quello che aspetto da un anno intero, dove non ho velleità di vittoria (ci mancherebbe) ma l’iniezione di adrenalina diretta in vena che questa gara sa dare le altre se lo scordano, roba che ti rivolta come un calzino ancora prima di partire, in quegli infiniti attimi che precedono il via, dove come al solito il cuore va in soglia stando ancora fermi. David e la Red Hook Criterium sono lì ad aspettare il tributo di fatica e sudore!

Beh, voi che fate? io andrei…            ci vediamo sulla strada.

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NO, non mi conosci…

(non è farina del mio sacco, ma mi rispecchia moltissimo e ci tengo a che sia anche qui su questo piccolo blog, a difesa e per mantenere la memoria di quanto su scritto, di modo che tutto ciò non vada perduto. L’autore è Ferdi aka cronoman, quando c’era un solo gruppo di ciclisti urbani e si chiamava chaingang, a Milano…)

…ma forse ci siamo gia’ incrociati per le vie di questa città.

Ti tolgo subito dal dubbio: non sono un rivoluzionario, non teorizzo la fine del trasporto motorizzato, non sono un ciclista dal cuore ecologista amante del verde e della vita all’aria aperta.

Citta’ perfettamente a misura d’uomo, tranquille, ordinate, con aria respirabile e strade che non siano le attuali terre di nessuno? No grazie, non e’ il mio film. Mi piacerebbe? Forse, ma ti confesso un oscuro segreto: ci sono poche cose che mi affascinano e che mi divertono tanto quanto sfrecciare in bici veloce e silenzioso per le vie inospitali e caotiche…

La strada è un luogo di mille sguardi, preziosi frammenti di vissuto cittadino che colgo con curiosità e piacere. Magari la prossima volta che ci incrociamo anche tu farai caso a me. Ricordati di salutare.

___________

La maschera al carbonio attivo e’ il mio fragile scafandro e da anni scandaglio affascinato gli insoliti fondali urbani dal riferimento accelerato di una bicicletta lanciata a forte velocità per le vie della città.

Potrà sembrati paradossale, ma penso che per i più lo spazio della mobilità urbana-sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni-sia una sconosciuta dimensione parallela inesplorata quasi quanto un profondo e remoto fondale marino. Uno spazio che viene registrato nella corteccia cerebrale come poco più dell’incolore lasso di tempo sprecato tra A e B.

Forse corro il rischio di incuriosire qualcuno al punto di spingerlo alla sperimentazione diretta, il che non è esattamente il massimo dato che con troppi cowboy va a finire che il vecchio West scompare. Mi offre però sicurezza il fatto che le barriere d’accesso a queste moderne lande selvagge sono alte e difficilmente superabili, quindi non prevedo grossi problemi di sovraffolamento nell’immediato futuro.

110Ecco quindi qualche frammento d’emozione dall’arena della mobilità metropolitana, un luogo che considero il palcoscenico di uno dei più affascinanti spettacoli che offra la mia città. Ed il biglietto è pure gratis.

Sotto la fioca luce arancione si aprono spazi immensi, sembra un posto completamente diverso. Dove di giorno bisogna sgusciare via stretti tra pareti di lamiera e di pedoni compattati sui marciapiedi, di notte si vola su rettilinei larghi e sgombri.

In lontananza c’è qualche rumore di mezzo pubblico notturno, ma arriva chiaro il sibilo della ruota che fende sempre più velocemente l’aria. Aumento la cadenza di pedalata, la bici schizza via veloce e silenziosa….

 

NAVIGARE IN BICICLETTA

008nelle acque caotiche del traffico metropolitano e’ un’impresa di una difficoltà che forse neanche immagini. Richiede una destrezza ed una messa a fuoco non dissimile a quella necessaria per sopravvivere ad una discesa in kayak lungo delle rapide insidiose.

Stessa pericolosità, stessa necessità di totale presenza nel momento, stesso squilibrio di forze, stessa emozione elettrizzante, stessa percezione di un qualcosa che va al di là del semplice gesto atletico e della libertà di movimento. Unica differenza: per una dose di adrenalina basta uscire dal portone di casa.

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