Perchè in fondo ti odio anche un po’

Già, tutti ti amano, ma in fondo è ora di ammettere che ti odio, perchè in parte mi hai “rovinato” la vita.

Sin dai primi miei ricordi di bambino, ci sei sempre stat, sei entrata nella mia esistenza subdolamente, come un innocente giocattolo come tanti. Mi sembra ancora di vederti, nera e gialla, con quella tabellina portanumero lì davanti.

Da subito non ti ho considerata più di tanto, così preso da altri mille giochi rumorosi e colorati, ma già dopo poco hai iniziato a sedurmi, distogliendomi dal resto con quel tuo campanello cromato: mi sentivo in alto, giravo per casa sbattendo sui mobili e lasciando i segni sul pavimento incerato della casa dei nonni, scatenando le ire di mia nonna.

Poi mi hai portato fuori, avanti e indietro cento e cento volte ancora nel cortile di casa, e tu già sapevi che di lì a poco non avrei più opposto resistenza e tu avresti preso il sopravvento. Così hai voluto togliere le rotelline, ed io ho tolto i  primi denti sull’asfalto, ma avevi il potere su di me e io non capivo, non riuscivo ad allontanarmi da te.

Mi hai emarginato, quando tutti gli altri giocavano a pallone e tu non volevi, non mi lasciavi stare con loro, sempre io e te, tu ed io, noi due insieme, in giro per la strada, su e giù dai marciapiedi, ginocchia perennemente sbucciate.

Poi come se non bastasse sei arrivata dall’America per prenderti anche i miei sogni notturni, costringendomi a studiare per farmi promuovere a scuola, ti guadavo nei ritagli dei giornali, invidiavo chi già ti aveva, BMX maledetta, mi hai segnato li anni dell’infanzia.

Ormai mi sentivo un malato, mi sentivo un drogato, anche se non sapevo cosa volesse dire, non mi hai lasciato fare nulla e io non riuscivo a liberarmi di te. Nell’adolescenza un bagliore di speranza, il motorino, la salvezza. sono stati anni stupendi, fatti di motori, olio ricinato, mani sempre nere e marmitte aperte; finalmente stavo bene, avevo una compagna e ti vedevo solo la sera quando passavo dal garage, ma mi sentivo forte ed ero convinto di averti sconfitta.

Poi un giorno di un’estate come le altre, cedo alla curiosità e all’ammirazione per la passione di mio zio Paolo e provo a fare con lui un giro con la bici da corsa, esile leggera, con ancora quei tubi sottili e d’acciaio come non si usa più, così fuori moda ed anacronistica rispetto alle mountain bike che stavano facendo piazza pulita del mercato, coi i loro tuboni, molloni e gommone…ed invece tu con ruote troppo grandi e troppo sottili per potersi davvero divertire mi fai capire per la prima volta il significato di fuga, fuga dall’ordinario, fuga dal monotono scorrere del tempo sostituendolo con la tua vellutata scorrevolezza sul manto d’asfalto.

Così i sei ripresa il tempo perso, con gli interessi, hai destabilizzato il mio equilibrio, senza pietà, senza scrupoli facendomi ricadere nel tunnel, ma questa volta senza possibilità di uscita.

Ora passo settimane di giorni sempre uguali, aspettando un weekend che sembra non arrivare mai, cercando una nuova scusa da raccontare a mia moglie e ogni sera guardandoti nella penombra del garage. Sono sicuro ceh prima o poi la tua possessività mi metterà nei guai,  sempre che non l’abbia già fatto.

Quando poi stiamo insieme mi spingi a cercare un limite che una volta raggiunto si dimostra un miraggio, ed è sempre più in là, più in alto, più dannatamente affascinante da avvicinare.

Insomma, oggi ho finalmente trovato il coraggio di dirtelo, ti odio, ti odio con tutto me stesso, ti odio perchè ti sei presa gran parte del mio tempo, ti odio perchè so che ti prenderai anche il resto, ti odio perchè mi ha rovinato la vita…e per questo ti ringrazio.

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2 commenti

Archiviato in bici

2 risposte a “Perchè in fondo ti odio anche un po’

  1. preciso che non è tutta farina del mio sacco, ma descrive perfettamente lo stato delle cose…

  2. mistral

    Bella descrizione che corre sulll’asfalto dei
    sentimenti.

    Buona giornata
    Mistral

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