I’m riding in the rain…and I’m happy…

…ovvero, come affrontare in bici la città e non solo uscirne indenne e sostanzialmente asciutto, ma anche divertito…

Accade anche che, a volte, quello che pensi sia privo di senso poi un senso ce l’ha. Ed accade anche che a volte la classica saggezza iper-prudente dei nonni (il classico “non farti sudare”) decade come un castello di carte, svelandoti che infondo affrontare le difficoltà ti fa sentire meglio che aggirarle per la via comoda.

E così come un classico “san Tommaso” volevo provare a fare il mio classico tragitto di commuting urbano anche in caso di pioggia, non torrenziale, ma sufficiente a farmi testare (uh, che brutta parola) l’equipaggiamento che ormai avevo tutto pronto e messo lì solo per le emergenze…ma partire di proposito in bici quando già piove era una cosa che fino ad oggi mi aveva sempre scoraggiato e fatto desistere (altro conto è partire che non piove e beccarla durante il giro, mentalmente è tutto un altro approccio)

Come diceva il fondatore degli scout: “non è questione di clima, è sempre questione di equipaggiamento”, e mai parole son state così vere per rappresentare l’importanza di avere con se le corrette attrezzature come ieri. Nello specifico si sono rivelati fondamentali:

parafanghi (antiestetici, ma chissene, veri ass-saver)

giacca ma soprattutto pantaloni impermeabili

– cappellino sotto casco (immancabile)

luci (per farsi vedere, non per vedere…)

gilet ad alta visibilità (lo abbiamo tutti in auto)

L’andata (parliamo di 6km) è stata piuttosto indolore, pioggerrellina debole ed è bastata la sola giacca. Il fatto che ci fosse anche la luce diurna ha giovato parecchio ed il tragitto è stato piacevole, complice anche il poco traffico… ma sapevo che la sera non  sarebbe stata la stessa cosa.

E difatti ore 18 mi avvio…questa volta piove seriamente….i pantaloni impermeabili si riveleranno fondamentali per tenere il tutto all’asciutto, caviglie e mezze scarpe comprese, consiglio a tutti di prenderne un paio da lasciare in borsa, il lavoro che fanno è ampiamente compensato dal loro ingombro. Nonostante le mie onnipresenti lucine  a led intermittenti, stasera opto anche per il gilet ad alta visibilità, dato che ho ben presente quanto poco si veda un ciclista nel buio ed attraverso un parabrezza bagnato e magari anche un po’ appannato….meglio non rischiare, non c’è nessuno a commentare la mia estetica e anche ci fosse va tutto in secondo piano rispetto al portare a casa la pellaccia.

La partenza non è delle più confortanti, con la temibile via Cibrario che si dipana davanti a me, nel suo temibile corridoio con da una parte le macchine in seconda fila e 4 frecce (a cui da sempre sto a minimo un metro di distanza, che prendere una sportellata è un attimo) e le rotaie a raso del tram dall’altra…fin troppo facile cadere, fin troppo facile trasformare il tragitto in tragedia

Man mano che avanzo però come al solito il freddo passa, l’attenzione mi aguzza i sensi e riesco a percepire la strada quasi meglio degli altri giorni, le gambi iniziano a girare leggere, ed in poco tempo, passate le rotaie, raggiungo ugualmente la mia solita velocità di crociera, con le auto che mi passano tenendo una buona distanza di sicurezza laterale, che non vanno poi molto più veloce di me, che infondo ed incredibilmente sembrano anche loro prestare una prudenza maggiore del solito. Sarà stata fortuna, sarà stato l’esser partito con il piede (la pedalata?) giusta, ma quando sono arrivato al mio solito parcheggio fuori città per riprendere l’auto e salire in autostrada per l’ultima parte del mio viaggio quotidiano, ho provato un senso non tanto di liberazione, quanto di consapevolezza per l’esser riuscito a sfidare con le giuste armi quello che di solito scoraggia ogni ciclista urbano o no: il buio e la pioggia.

Vedremo quando arriverà il “generale inverno” se sarò ancora della partita, confido abbastanza di poterlo sfidare a viso aperto Occhiolino

DIMENTICAVO: l’uso della bici a scatto fisso con il bagnato ha presentato un enorme vantaggio nella frenata! Frenando con le gambe (e con un minimo di sensibilità acquisita in tal senso) si ha un controllo del rallentamento come nessun freno a pattino sa dare Con il bagnato tutto ciò si amplifica e se da un lato con leva e ganascia il rischio di bloccare è alto, con conseguente perdita di aderenza e probabile caduta, con le gambe e la trasmissione fissa si ha a costo zero una sorta di ABS naturale davvero molto efficace…ragionateci quando vi diranno che la fissa in città è solo una moda passeggera.

9 commenti

Archiviato in bici

9 risposte a “I’m riding in the rain…and I’m happy…

  1. Tantissima stima.. io il blocco psicologico della pioggia ad inizio giro non sono ancora riuscito a superarlo🙂

  2. > l’esser riuscito a sfidare con le giuste armi quello che di solito
    > scoraggia ogni ciclista urbano o no: il buio e la pioggia.

    Dico la mia, e vado controcorrente (che strano eh ?)🙂

    Quello che scoraggia me personalmente dal fare queste cose non sono certo un po’ di acqua e un po’ di buio, ma gli inutili rischi aggiuntivi, rispetto ai tanti che già abbiamo ogni volta che inforchiamo le nostre biciclette, che mi dovrei accollare nel buttarmi in strada con un tempo come quello di questi giorni con pioggia battente e visibilità scarsa : mica vado in bici per mestiere. Potessi eviterei pure di buttarmi in auto, ma non posso fare altrimenti per andare a lavoro.

    Oltrettutto il non mettermi in strada con queste condizioni meteo lo faccio anche per rispetto proprio di quegli automobilisti (di cui facciamo parte quasi tutti, anche se siamo “anche” ciclisti) che potrebbero loro malgrado trovarsi sulla coscienza, al di là delle responsabilità oggettive, il fatto di aver mandato un ciclista all’ospedale o all’obitorio per non averlo visto a causa delle condizioni meteo avverse. Tu puoi essere anche un mago del zig-zag in mezzo al traffico, me se ti imbatti per strada con un automobilista insicuro nelle condizioni avverse, quello che si fa molto male sei tu.

    Nonostante io sia un ciclista come tutti voi, sono il primo a maledire chi si mette per strada in bici in certe condizioni, qualcuno potrà anche trovarlo divertente o stimolante, ma lo trovo estremamente inopportuno.

    Ma resta un mio parere.

    • max, tu hai già letto, ma ricopio la risposta anche di qua:

      proviamo a pensare al fatto che per molti potrebbe essere NECESSARIO uscire in bici con quelle condizioni, o per mancanza di alternative (ho almeno 4 amici che non possiedono nè auto nè patente) vuoi per scelta quotidiana: io scelgo il mio mezzo di trasporto e a meno di condizioni proibitive (che NON erano affatto quelle di ieri sera) resto coerente con la mia scelta. Se al posto di un isolato ciclista che se ne torna a casa fossimo 20-30 per strada con qualche auto, credo che verremmo visti.

      In altri paesi (e parlo del nord europa non delle bahamas, quindi freddo buio e pioggia a gogo) è normale che ci siano ciclisti per strada, sempre quindi è ancoe normale considerarli…ed è tutta gente a cui non frega un cazz0 del ciclismo in senso stretto e che non lo trovano nemmeno troppo divertente o stimolante, lo trovano semplicemente normale.

  3. frittelli

    bella riky anche io giro in bici con la pioggia e devo dire che nonostante sia un mago dello zig zag (cit.) ho veramente paura… sopratutto con il buio.
    non solo il ciclista non viene rispettato ma proprio le regole base non vengono rispettate! nessuno fa lo stop come si dovrebbe (frenata, stop, macchina in prima) nessuno manco decelera davanti alle strisce pedonali.
    nessuno, diciamo la maggior parte.
    altro che 30 ciclisti io ve vorrei 300 pieni di luci a occupare un intera corsia,
    anzi 300 belle fighe così popolo di ignoranti guardoni e insoddisfatti vi potreste anche risvegliare.
    non finirò mai di incazzarmi per queste cose, selvaggi, ignoranti egoisti.
    un giorno all’anno UN SOLO CAZZO DI GIORNO in bici nel traffico basterebbe per far guidare tutti con più intelligenza.

    brum brum
    vaff vaff

  4. Condivido ogni parola, Riky.
    Quando uno fa della bicicletta il proprio mezzo di trasporto capisce quanto siano inutili le disquisizioni su parafanghi che rovinano la linea della bici (sic), abbigliamento fighetto o lucine carine. Pensi solo a portare a casa la pellaccia e non c’è elemento superfluo quando si parla di sicurezza. Io stesso quando giro ormai sembro un albero di natale tra luci e materiali riflettenti🙂
    Non ho capito solo come hai protetto la testa: cappellino da pioggia + casco?
    Ciao,
    Niccolò/Wombat

    • ciao Nic,
      la testa solo con il classico cappellino campagnolo da ciclismo (che poi è anche un mio feticcio/portafortuna) ed il casco sopra, non sembra ma quella piccola visiera fa in realtà un gran lavoro!

  5. Io aggiungerei gli occhiali a lenti gialle alla lista: proteggono dalla pioggia e sono un bel calcio nel culo in materia di visibilità anche in caso di nebbia🙂

  6. Pingback: Vi racconto delle mie bici – puntata 5 di 7: una bici per tutti i giorni, che poi diventa parte di te | riky76omnium

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