time runs fast, but you must be faster! #cronoversilia 2012

Poco tempo fa, parlando con chi davvero ha fiumi di esperienza nelle corse ciclistiche venne fuori questa massima “il ciclismo è uno sport semplice” e di fatto lo è davvero… se poi provi a togliere anche il contatto diretto con gli avversari ti resta solo un lembo di asfalto ed uno strumento che misuri il tempo che passa nell’andare dal punto A al punto B, semplicemente… talmente semplice che la testa può anche giocarti brutti scherzi…e proprio perchè ormai il rito della cronometro a squadre più bella d’Italia l’ho vissuta per la terza volta devo fissare un po’ di idee e ricordi su questo spazio.

Nato tre anni fa come un gioco, per fortuna ben consigliati da chi ci ha spinto a lanciarci, senza nè esperienza nè attrezzatura specifica,  ad affrontare una cronometro a squadre amatoriale, quest’anno i torinesi discesi in versilia sono ben 24, ovvero tre squadre da 8, ognuna con ambizioni differenti, ma accomunate dalla voglia di stare insieme e creare quel feeling incredibile che solo il ciclismo sa dare.

Una gara semplice, 30 km e spicci, 3 rettilinei divisi da 2 rotonde… 8 corridori, il tempo si prende sul quinto… se si arriva in 4 si va a casa, facile no?

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E invece no, perchè 30km diventano eterni se li percorri alla morte, se fai parte di una squadra e non puoi deludere i compagni ma devi dare il meglio di te e anche qualcosina di più, perchè le dinamiche che nascono in quei momenti non li puoi nemmeno immaginare, non li puoi provare in allenamento perchè l’allenamento esiste solo per le gambe e per il fiato, la testa è molto più difficile da far girare come vorresti.

029Ma partiamo dall’inizio, da quello che fa parte dei piccoli brividi di questa gara, già il solo fatto di avere un’unica divisa, per di più con tuti i nomi dei tuoi compagni scritti sopra (e, chicca, il tuo sul colletto) ti fa già sentire importante, parte di un qualcosa più grande di te, ma vuoto senza di te… la indosso con calma, con movimenti studiati, quasi come un torero indossa il suo costume, pronto per entrare nell’arena, così mi sento addosso quella divisa, dal peso di pochi grammi nella realtà, ma che pesa come una corazza d’acciaio una volta indossata, presentando gli stessi vantaggi mentali in termini di protezione, ma lo stesso peso della responsabilità (piccola in assoluto, ma grande in quel momento)

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E si va, verso la partenza, con il fresco che ancora consiglierebbe i manicotti, ma voglio gustarmi il piccolo brivido della primavera ancora nel bozzolo… c’è vento e questa non è una grande notizia… a volte riesce a demotivare più della pioggia quando si è in bici: essere in piano e spingere come in salita è una vera coltellata morale, oltre che ai quadricipiti… ma siamo qui per correre e non ci si lascia intimorire così facilmente. Il riscaldamento procede, per un piccolo malinteso non riesco a ritrovare i miei compagni, ma non per questo posso evitare di riscaldarmi a dovere, senza strafare, ma portare il motore in temperatura è indispensabile e allora su e giù per le viuzze di un tipico paeisno di mare (ok è sua famosa Briatorità “Forte dei Marmi”, ma per quello che conta potremmo essere ovunque) e via di scattini agili agili per far salire il ritmo del cuore e prepararlo alla cavalcata dell’anno.

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part4Poi viene il momento più difficile ed al tempo stesso più entusiasmante. Quello che, esattamente come la salita al castello di Brolio dell’Eroica, vale l’intero prezzo del biglietto: salire in pedana. Otto in file di due, sono in seconda fila giusto dietro enzone, non mi riesce nemmeno di fare un respiro profondo, sono lì, sorretto da uno dei commissari di partenza, con le ruote su quel rialzo coperto di legno dalla quale di lì a poco dovrò dar fondo a tutte le energie, potrebbero andare storte o meno un sacco di cose, il ritmo del cuore sale e sale… eppure sono fermo! Decido di nascondere il cardiofrequenzimetro, meglio non badare e andare a sensazioni che di quelle ora ne stanno arrivando a fiumi, accavallandosi l’un l’altra senza soluzione di continuità…

3….2….1…via! bum! come una scossa con il teaser le gambe si mettono in moto, la discesina aiuta, nessuno ha avuto problemi a partire e via senza strappi ma in continua progressione ci dobbiamo compattare e portare ad una velocità di crocera decente… faccio fatica a buttare l’occhio sul contachilometri, ma leggo di sfuggita un 47km/h, ci piace, siamo tutti freschi e la prima rotonda arriva in un attimo… ora si svolta, tocca affrontare (ancora uniti) il nostro demone di giornata: il vento.

Il tratto è lunghissimo, il vento soffia senza raffiche ma costante in fronte a noi (di tre quarti per esser precisi) ed è difficile salire sopra i 40km/h, ma restiamo uniti. Aiutati anche dal nostro uomo di punta, Kramer detto l’olandese volante, portiamo avanti l’intero plotone, in certi punti mi immagino come se fossimo in una mischia rugbystica, tutti vicini e serrati a testa bassa contro la massa d’aria che si oppone di fronte a noi, lei ha la forza, ma noi abbiamo ancora testa-gambe-cuore sufficienti a non farci intimorire. Quanto mancano ancora alcuni kilometri di questo supplizio mi accorgo che alcuni calano un po’ di ritmo, ma riusciamo a parlarci e a decidere che chi è più in crisi salti la fase davanti e si metta subito in scia, fino al superamento della crisi… e così è. Arriviamo alla seconda ed ultima rotonda tutti insieme, tutti e otto, ci guardiamo aiutati dalla prospettiva della curva e capiamo che la piccola grande impresa è già stata fatta, ci sono ancora dei km da fare, ma la sfida più difficile è stata vinta, il vento non ci ha piegato ed ora godiamoci il brivido della velocità… due ruote e solo noi come motori!

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C’è comunque chi ci prende gusto ad andare a vento a favore  ed è anche ovviamente il momento di dare quel qualcosa in più, di trovare quello che vien fuori solo nelle gare, quello che il tuo fisico ti tiene segreto perchè lui sa gestire le riserve meglio di te, ma in alcune rare occasioni tira fuori quello che non ti aspetti… ed allora eccoci ancora a veleggiare (di poppa…) sul filo dei 50 all’ora, con i kilometri che ora sembrano scorrere come velluto sotto le ruote… iniziamo a vedere il traguardo sempre più vicino sempre più a portata di mano… per un piccolo malinteso mi stacco ai meno due km dall’arrivo, ma poco conta ormai, la squadra ha retto meglio di quanto ci si aspettava, la classifica ci premia con un bel salto in avanti rispetto agli anni precedenti.

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Ma c’è una cosa che le classifiche non dicono, quella che spiega la voglia di correre in me e nei miei compagni: perchè l’agonista, quello vero, non ha bisogno nè di premi nè di classifiche, ha bisogno di avversari (e questa volta c’era il più temibile: il tempo) e di un traguardo, il premio dell’agonista è la gara stessa e tutto magicamente si esaurisce sulla linea del traguardo.

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19 commenti

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19 risposte a “time runs fast, but you must be faster! #cronoversilia 2012

  1. gianni

    GRANDE RICCARDO, AMMAZZA CHE BICI TE SEI FATTO !!
    TI ABBRACCIO

  2. robg

    Ammazza , guarda sti’ mau-mau che ti combinano!!
    BRAVI!!!!

  3. Marco Giovannini

    Bellissimo racconto…complimenti 🙂 !!!!!

  4. Hai saputo descrivere molto bene l’evento, a tal punto da farmi ansimare dalla fatica! Ci sono alcuni punti in cui lo snodo dell’esperienza ti prende proprio allo stomaco e lo sai scrivere bene, trasferendo l’idea di quello che hai sentito al lettore. Bravo!
    L’immagine della maglia che ha un certo peso, il vento e il tempo che è contro di te.. E infine, la chiusura del racconto con una grande verità che condivido in pieno.
    Grande sia per l’impresa, sia per il modo in cui hai scritto il racconto.
    Grazie per la condivisione!

  5. Ubaldo

    bellissimo post, un’esperienza che ti invidio, pur essendo tutto fuorchè un cronoman!
    Deve essere bello concentrarsi per stare coordinati…
    Ma più o meno quanto tiravate a testa? 30-40 secondi?

  6. Lanfra

    e quei puntini sulle gambe… 🙂

  7. Ubaldo

    questi fanno paura…

  8. Tiziano

    Complimenti a te ed alla tua squadra.
    Un grande saluto e grazie per le ‘tue’ emozioni che hai riportato e descritto qui in questo tuo racconto, anche per farle rivivere a chi come me, non era presente.
    Tiziano (di fixedforum).

  9. Cavoli Ricky che bel racconto, sembra di stare in sella con te…complimentoni

    Posso chiedere dove avete fatto fare le maglie?costa molto? Vorrei farle fare anche io per la squadretta ma i preventivi sono tutti folli

    • grazie caro,
      le maglie le abbiamo fatte qui vicino, da Napoleone, sono venute (maglia+salopette) poco sopra i 50€ a testa, ma ne abbiamo fatte fare 26, quindi per loro un buon numero!
      ciaoooo

  10. ovunque ne sento parlare con toni entusiastici, prima o poi mi sa che è da fare questa cronosquadre!

  11. Mi sa che se continuo a leggere il tuo blog inizierà a salirmi la scimmia per svariate discipline ciclistiche! 😉

  12. racconto spettacolare!!! un esperienza assolutamente da fare!!!
    complimenti…

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