NO, non mi conosci…

(non è farina del mio sacco, ma mi rispecchia moltissimo e ci tengo a che sia anche qui su questo piccolo blog, a difesa e per mantenere la memoria di quanto su scritto, di modo che tutto ciò non vada perduto. L’autore è Ferdi aka cronoman, quando c’era un solo gruppo di ciclisti urbani e si chiamava chaingang, a Milano…)

…ma forse ci siamo gia’ incrociati per le vie di questa città.

Ti tolgo subito dal dubbio: non sono un rivoluzionario, non teorizzo la fine del trasporto motorizzato, non sono un ciclista dal cuore ecologista amante del verde e della vita all’aria aperta.

Citta’ perfettamente a misura d’uomo, tranquille, ordinate, con aria respirabile e strade che non siano le attuali terre di nessuno? No grazie, non e’ il mio film. Mi piacerebbe? Forse, ma ti confesso un oscuro segreto: ci sono poche cose che mi affascinano e che mi divertono tanto quanto sfrecciare in bici veloce e silenzioso per le vie inospitali e caotiche…

La strada è un luogo di mille sguardi, preziosi frammenti di vissuto cittadino che colgo con curiosità e piacere. Magari la prossima volta che ci incrociamo anche tu farai caso a me. Ricordati di salutare.

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La maschera al carbonio attivo e’ il mio fragile scafandro e da anni scandaglio affascinato gli insoliti fondali urbani dal riferimento accelerato di una bicicletta lanciata a forte velocità per le vie della città.

Potrà sembrati paradossale, ma penso che per i più lo spazio della mobilità urbana-sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni-sia una sconosciuta dimensione parallela inesplorata quasi quanto un profondo e remoto fondale marino. Uno spazio che viene registrato nella corteccia cerebrale come poco più dell’incolore lasso di tempo sprecato tra A e B.

Forse corro il rischio di incuriosire qualcuno al punto di spingerlo alla sperimentazione diretta, il che non è esattamente il massimo dato che con troppi cowboy va a finire che il vecchio West scompare. Mi offre però sicurezza il fatto che le barriere d’accesso a queste moderne lande selvagge sono alte e difficilmente superabili, quindi non prevedo grossi problemi di sovraffolamento nell’immediato futuro.

110Ecco quindi qualche frammento d’emozione dall’arena della mobilità metropolitana, un luogo che considero il palcoscenico di uno dei più affascinanti spettacoli che offra la mia città. Ed il biglietto è pure gratis.

Sotto la fioca luce arancione si aprono spazi immensi, sembra un posto completamente diverso. Dove di giorno bisogna sgusciare via stretti tra pareti di lamiera e di pedoni compattati sui marciapiedi, di notte si vola su rettilinei larghi e sgombri.

In lontananza c’è qualche rumore di mezzo pubblico notturno, ma arriva chiaro il sibilo della ruota che fende sempre più velocemente l’aria. Aumento la cadenza di pedalata, la bici schizza via veloce e silenziosa….

 

NAVIGARE IN BICICLETTA

008nelle acque caotiche del traffico metropolitano e’ un’impresa di una difficoltà che forse neanche immagini. Richiede una destrezza ed una messa a fuoco non dissimile a quella necessaria per sopravvivere ad una discesa in kayak lungo delle rapide insidiose.

Stessa pericolosità, stessa necessità di totale presenza nel momento, stesso squilibrio di forze, stessa emozione elettrizzante, stessa percezione di un qualcosa che va al di là del semplice gesto atletico e della libertà di movimento. Unica differenza: per una dose di adrenalina basta uscire dal portone di casa.

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