ride fast, brake faster! la mia @redhookcrit #milano 2012 [IT&UK version]

 

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Parliamoci chiaro, è la gara dell’anno? sì cazzo, lo è indiscutibilmente. Di criterium ormai ce ne sono tante, tutte intense e divertenti ma a Milano in ottobre capita sempre qualcosa di speciale.

E anche quest’anno l’attesa ed il mormorio prima di questa gara erano a livelli quasi insostenibili. Il cambio di location, di orario (pomeriggio?!), di data, di documenti per l’iscrizione… insomma tutto nel segno dell’incertezza. Alla fine comunque scommessa vinta dall’inossidabile e caparbio (a volte pure troppo) David Trimble.

Ed è riuscito perchè la formula vincente della competizione è talmente semplice da far pensare a chiunque: “ma perchè non ce l’ho avuta prima io l’idea?” ed invece ce l’ha avuta lui in un freddo marzo newyorkese del 2008, peccato per voi. Poche chiare regole: un circuito cittadino, solo bici da pista, 40 e qualche minuto correndo a ferro e fuoco e il primo che arriva porta a casa il malloppo. Semplice ed elegante, centro pieno.

Lo scalino della notorietà è stato varcato quando sono arrivati quelli bravi a fare foto e filmati (ed anche qualche “famoso” a correrla), facendoli circolare in un sottobosco ormai maturo che è (era?) l’ambiente di chi usa (o vorrebbe farlo…) una bici a scatto fisso per girare in città. In pratica si è messa benzina sulle braci già incandescenti, il resto è cronaca. Veniamo però a cosa è successo domenica, se avete pazienza vi racconto.

riccardo-volpe-1454Quest’anno non c’è più nulla di piratesco come nei due anni passati, non ci si relega nel pur splendido (e tecnicamente perfetto) circuito della Bovisa attorno ai fabbricati del Politecnico di Milano, no  quest’anno si va “in centro” nella modaiola zona (via) Tortona, in un circuito che, benchè più corto, meno vario e senza quel piccolo dislivello che era in grado di far la differenza, presenta una difficoltà per noi italici piuttosto inedita: un bel tornantino a 180° stretto il giusto, che se di per se non dica nulla, ad affrontarlo con una bici a scatto fisso senza i  freni fa saltar fuori tutte le abilità ed acrobazie nel riuscire a far rallentare e curvare una bici che per sua stessa concezione non è nata a quello scopo. Stante la particolarità i ragazzi d’oltreoceano avevano già battezzato la curvetta con un simpatico ed appropriato appellativo: “the hairpin”.

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Arrivo a Milano appena finito un acquazzone che sa veramente di estate conclusa, parcheggio al mio solito posto, un po’ fuori Milano, verso conca fallata, ma il tragitto non sarà in solitaria. Ad aspettarmi trovo già due che prima di tutto posso chiamare amici, poi appassionati veri, ed infine anche uomini simbolo (padre e figlio) di tutto quanto vissuto solo una settimana prima, tra le colline senesi.

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Oggi la gara più “nuova” del panorama ciclistico sarà tenuta a battesimo da chi la storia della bicicletta non solo la conosce, ma la vive, la respira. Saranno ospiti d’onore veri e propri, fotografati ed intervistati come meritano, dopo tutto quanto fatto per diffondere la cultura di quello che è stata la bicicletta per il secolo scorso ed esser testimoni di quanto un semplice traliccio di metallo con ruote e pedali ha ancora da dare alla nostra piccola civiltà.

 

 

Giunti al tracciato sapevo già che sarebbe stata una giostra iniziale di saluti e battute tra le tantissime facce note.  Se ne può dire quel che si vuole sulla moda e sul fenomeno (forse) passeggero delle bici a scatto fisso, ma il ritrovarsi sempre in posti diversi con persone che condividono un qualcosa che senti anche tuo è bello, non c’è nulla da fare. Auguro a chiunque di provare un senso di appartenenza simile, in un certo senso di fa stare bene.

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Ok, ti fa stare bene, ma al momento non ti rilassa di sicuro, mi ricavo uno spazio per attaccare il numero alla maglia, la solita maglia che quest’anno mi ha accompagnato con discreta fortuna.  Qualche minuto sui rulli e poi via a provare il tracciato. Prima sorpresa, è ancora cambiato: non più una cinquantina di metri tra rotonda e “hairpin” ma una quindicina!! Tutto da rifare / ripensare / riprovare, un unico immenso ed inevitabile difetto, lo si prova arrivandoci cauti e da soli, non  in mezzo al gruppo e con gli occhi iniettati di sangue dalla competizione. Questo accadrà, ma tra qualche minuto…

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Siamo tanti, quasi cento (troppi?) le fila di auto parcheggiate a stento ci contengono, il via come al solito è un tuffo al cuore, si parte subito forte, ma non come vorrei… nel senso che in tutte le curve sono (siamo) costretti a rallentare mentre si potrebbero fare ben più veloci, il che fa sì che il primo gruppo voli via verso la cavalcata che per tutti sarà “la gara” ma di quella potete leggere anche altrove.

Dopo un paio di giri quasi facili arriva il momento di osare un po’ di più. La gamba gira, qualche faccia nota nel mio gruppo la ritrovo e saltare avanti a chi nelle curve tira il freni ( ovvero gamba destra + gamba sinistra) mi risulta quasi facile… se non chè ad aspettarmi c’è il tornantino, mi accorgo subito di esser troppo veloce, in qualche modo provo tutti i trucchi per decelerare, skiddata compresa, ma la fisica classica non la sovverte nessuno, son troppo veloce e la bici in curva non ci entra… in compenso si permette una divagata tra il pubblico che entusiasta per il contatto mi tiene in piedi (grazie!!) e mi ributta sul tracciato.

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Riparto con tutta la forza, so che il risultato è compromesso, ma sono nel famoso “qui e ora” per cui non posso pensare di tirare i remi in barca o peggio ancora di uscirmene così… non in questa gara, non con questo immenso pubblico che è lì (anche) per vedere che combino, per gridarmi di dare tutto fino all’ultimo grammo di energia, per dare loro la sensazione che vincere la resistenza dell’aria ai 45 orari sia una cosa semplice, naturale e (quasi) divertente.

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E allora sotto, nella seconda di gara metà trovo degli ottimi compagni, si collabora, io ne ho di più nelle curve, loro ripartono dai rilanci fortissimo: ci completiamo, ci aiutiamo, ognuno dà il meglio che ha senza riserve e senza secondi fini, come dice un amico che era tra il pubblico: “spingo (sui pedali) perchè mi piace spingere, non c’è un motivo diverso se non il sentirmi andare (sempre più) veloce solo grazie alla forza delle mie gambe”. E di nuovo il succo è tutto lì, una fatica che sembra non terminare mai ma che occupa solo tre quarti d’ora di una grigiotta domenica d’ottobre, alimenta la voglia di andare sempre più veloce a riprendere quelli lì avanti che li vedi, vedi la loro pedalata appesantirsi, ne hanno di meno e tu sei ancora lì. Alla prossima curva bisogna provare a saltargli davanti, che il gioco delle scie è tutto e poi tenere, mai mollare, che bisogna pensare al prossimo.

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Quest’anno il brivido finisce solo un po’ prima del solito, ma poco male, l’adrenalina scorre anche dopo lo stop forzato, il male ai muscoli arriverà solo il mattino dopo, ora lo spazio è tutto per le emozioni, ancora una volta uniche, che questa gara unica riesce a darmi… al prossimo ottobre (qualcuno ha forse detto marzo? ….)

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[UK VERSION]

 

Let’s face it, is the race of the year? fuck yes, it’s unquestionably. Track bike criterium are now many in the “fixed gear scene”, all intense and fun, but in Milan in October it always happens something special.

And this year the hype and the murmur before this race were almost unbearable levels. The change of location, time (afretnoon?!), date, documents mandatory for registration … all in the name of uncertainty. Eventually, however, bet won by the unbreakable and stubborn (sometimes too much) David Trimble.

And the bet is still won because the winning formula of the race is so simple to let think by anyone: “why I don’t have this idea before?” And instead he had, in a cold in New York in March of 2008, sin for you. Few clear rules: a street circuit, only track bikes, and roughly 40 minutes rushing on fire and the first one that comes brings home the loot. Simple and elegant, filled center.

The fame step was crossed when to the race came the good ones to take pictures and movies (and even some “famous” in race), causing them to move in a mature woodland that is (was?) The environment of those who ride (or would like do it …) a fixed gear bike to get around town. In practice, it has already put gasoline on the embers glowing, the rest is already news. We are, however, about what happened on Sunday, I’ll tell you if you have patience to read.

This year there is nothing left to pirate as in the past two years, we’re not relegated even in brilliant (and technically perfect) circuit Bovisa around the buildings of the Polytechnic of Milan, this year the race will be “downtown” in trendy Tortona area, in a circuit that although shorter and less varied without that small gradient that was able to make the difference, presents a difficulty for us Italic rather unusual: a nice curve at 180 ° narrow the right , if that in itself does not say anything, to deal with a fixed gear bike without brakes is cropping up all the skills and tricks in being able to slow down and turn with a bike that by its very design is not created for that purpose. Given the special, the guys overseas had already christened the elbow with a nice and appropriate name: “the hairpin.”

Arrival in Milan just finished a rain shower that really says the summer definitely ended, my usual parking place, a bit ‘outside Milan, to hollow flawed, but the bike trip will not be lonely today. Waiting me already two that first of all I can call friends, then true bike lovers, and finally also icon men (father and son) lived of all happened just a week before, in the Tuscany hills. Today the newest race of the cycling scene will be required to baptism by whom the history of the bicycle not only knows it, but live it, breathe it. Will be guests of honor real, photographed and interviewed as they deserve, after what has been done to spread the culture of what was the bike for the last century and to be witnesses of what a simple frame of metal with wheels and pedals yet to give to our little civilization.

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Once at the track I knew it would be a carousel initial greetings and jokes among the many familiar faces. If you can say what you want about fashion and the (perhaps) temporary phenomenon of fixed gear, but always find themselves in different places with people who share something same that you feel it is beautiful, there is nothing else to do . I wish anyone to experience a sense of belonging similar in a way to feel good.

It makes you feel good, but up to now doesn’t relaxes you for sure. I found a space to attach the number to the jersey, the usual jersey this year I accompanied with considerable fortune. A few minutes on the rollers and then off to try the track. First surprise, yet changed: no longer about fifty meters from the roundabout but fifteen to the”hairpin”! So all to rethink/retry, one great and inescapable flaw: we practice it with cautious and try getting there on their own, not in the middle of the bunch and with bloodshot eyes due to the competition. This will happen, in a few minutes …

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We are many, almost one hundred (too many?) The row of parked cars barely contain it, the start as usual is a sinking heart, we start strong, but not as I wish … in the sense that in all the curves we are forced to slow down while I could do far faster, which means that the first group fly off the ride and that for everyone standing will be “the race” but on that you can read elsewhere.

After a couple of laps almost easy it comes time to push a little more. The leg spins, some familiar face in my group meeting and skip ahead to who pulls the brakes in curves (ie, right leg + left leg) I know almost easy … but the hairpin is waiting for me, I feel immediately be too fast, somehow I try all the tricks to decelerate, skid including, but anyone can subverts physics, I’m too fast and the bike doesn’t turn when cornering comes … on the other hand it allows a little trip in the audience excited about contact keeps me up (thank you folks!) and throws me on the track. Restarting with all the strength, that the result is compromised, but I’m in the famous “here and now” so I can’t think of make some sightseeing or pull me out of the race… not in this race, not with this hot audience that there is (also) to see what I can do and to shout me to give everything until the last ounce of energy, to give them the feeling that overcomes the resistance of the air to 45km/h is simple, natural, and (almost) funny.

And then go, I find some good mates race in the second half, it works, I’ve more speed in the corners, but their depart from the hairpin much stronger: we complement each other, we help each other, each one gives the best he has unreservedly and without ulterior motives, like says a friend who was in the audience: “I push (on the pedals) because I like to push, there is no reason other than if you do not go to feel the (increasingly) fast only on the strength of my legs.” And again, the juice is all there, an effort that seems to never stop, but that only takes up three quarters of an hour in a grey Sunday in October, feeds the desire to go faster and faster to catch those guys ahead, you see them, see them grow bad heavy pedaling, they have less gasoline and you’re still there. At the next corner you have to try to jump in front, the game is all of the wind-trails and then hold, never give up, you have to think about the next one.

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This year, the thrill ends just a little earlier than my usual, but never mind, the adrenaline flowing even after the forced stop, the pain in my muscles will only come in the tomorrow morning, now is all about emotions, once again unique, which this unique race give me … until next October (someone does say in March? ….)

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11 commenti

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11 risposte a “ride fast, brake faster! la mia @redhookcrit #milano 2012 [IT&UK version]

  1. spettacolo puro…
    qausi quasi un pensierino…

    ma il livello (parlo di quelli scarsi) com’è?
    cioè, ci sono tutti fenomeni?

  2. Grande Ricky, l’anno prossimo non fare cazzate che ti voglio li davanti

    ps: i tuoi report sono sempre stupendi complimenti

  3. Lele (suipedali)

    Eh bravo Ricky, con la sua Bianchi.
    Mio figlio vuole che gli tolgo i freni, glielo spieghi tu che è presto? Ahahaha ; )

    • I tuoi complimenti valgono il triplo, grazie mille per la visita, felice ti sia fermato qui a leggere un po’ delle mie storielle. A presto

      (io in freni in città non li toglierò mai!!)

  4. andry

    i tuoi racconti sono sempre adrenalinici!!! nel video si vede anche un tuo dritto🙂 bella riky sempre sulla cresta dell’onda!

  5. Applausi: le tue parole fanno emozionare.
    Ed è detto TUTTO.
    Chapeau.

  6. Pingback: molte cose successe, molte ne dovranno succedere… #ciclismi | riky76omnium

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