ragione e sentimento parlando di @campagnolosrl e di #ciclismo

da troppo tempo volevo scrivere il mio punto di vista sull’argomento e ancora a adesso non so dove andrà a parare l’articolo, ma una cosa è certa: Campagnolo non la scegli facendo una comparativa su pesi, prezzi, misure e recensioni scritte sulle riviste specializzate…

 

Se capita, ti capita da giovane. Io, complice lo zio appassionatissimo, mi ci son scontrato nella classica età in cui non sei nè uomo nè ragazzino e per qualche alchemico motivo la tua mente possiede una miriade di recettori in più, tutti maledettamente consapevoli, a differenza di quando eri bambino. Così, zio Paolo, stufo di vedermi su quel macigno di mountain bike (sgraziato, pesante, con le ruote piccole e grasse) mi disse: “domani vieni in bici da corsa con me, facciamo anche un po’ di salita”.

Non sapevo che aspettarmi, vedevo il ciclismo classico solo come quella mezza giornata di svago quando alle elementari ti portavano a vedere il passaggio del giro

Certo, di per se era una festa, anche se non capivo chi era il festeggiato, ma un pomeriggio al sole di fine maggio a quell’età ti lascia sempre un bel ricordo.

 

 

Arrivo a casa sua e le bici sono già lì nel cortile che ti aspettano, una bianca ed una celeste: la seconda, di poco più piccola, sarà mia per un giorno (la prima la riceverò in eredità molti anni dopo, ma questa è un’altra storia). Zio inizia a spiegarmi come frenare data la loro posizione su quello strano manubrio e, soprattutto, come cambiare rapporto. Ma quasi non ce n’è bisogno. Resto incuriosito ed incantato a guardare quei meccanismi così complessi e così semplici al tempo stesso, non trovo artifici o prodigi in quell’insieme di cavi, molle e rotelline, anzi, sforzandomi un po’ trovo tutto intuitivo nella perfetta sintesi di quello che poi scoprirò guiderà anche una parte dei miei studi: forma e funzione uniti strettamente insieme, unicamente al servizio delle esigenze di chi le andrà ad utilizzare. Partimmo subito e inutile dirlo che, complice il lungo falsopiano in discesa, fu amore alla prima pedalata. Scorrevole e silenziosa, questo mi impressionò, non c’era più il sottofondo dei tacchetti che mordeva l’asfalto, ma un fruscìo dei tubolari accompagnato a volte dal ticchettio cristallino della ruota libera. E poi i cambi, quelle due leve al telaio che comandavano i parallelogrammi, aiutandomi tanto in pianura quanto nella lunga salita finale, faticosa ma che premiava con una stupenda discesa dove sempre si torna bambini, ogni volta, ancora oggi.

“Cambia con decisione e ascolta quello che ti dice la catena, sarà lei a farti capire quando è in posizione giusta” le parole sentite quel giorno continuarono a riecheggiarmi nella testa per tantissimi anni. Abbandonai infatti i cambi al telaio molto tardi (2006) semplicemente perchè non sentivo esigenze diverse. Mi son dovuto ricredere: i pedali a sgancio e le leve con i comandi integrati sono due vere e proprie rivoluzioni, che se da un lato rendono molto più piacevole e redditizia la pedalata, diventano proprio insostituibili nelle situazioni di gara, dove da qualche anno mi trovo a navigare, anche se, come si dice, il primo amore non si scorda mai.

_front

Un po’ per coincidenze ed un po’ per scelta, da un passaggio all’altro la constante è sempre stata quella scritta in corsivo sui componenti. quella “C” che racconta di un passato fin troppo epico, ma di base animato dal processo più semplice del mondo: esigenza – idea – prodotto – uso. Al giorno d’oggi tutto questo è ormai affollato da troppi orpelli tipo marketing, focus group, ricerche di mercato ecc…ma a me piace ancora pensare che in quel di Vicenza ci siano persone dalla visione chiara, che vogliono solo creare il miglior prodotto possibile per le esigenze di chi fa della bici non solo uno strumento sportivo, ma un tramite per migliorare se stessi, non solo fisicamente.

Ed alla fine mi trovo da anni a compiere lo stesso divertente gesto, forse anche un po’ snob, al termine di ogni salita, allo scollinamento, ancora in presa alta, allungo solo il mignolo della mano destra e “clack” scalo qualche pignone, quasi come il gesto del fine sorseggiatore di caffè. Ne apprezzo anche il rumore, secco e preciso nella calata dei pignoni, così diverso dai gruppi concorrenti, ma come dice un mio amico toscano: “in gara l’è mejo, così tutti gli avversari sentono che te tu ne hai perchè ha tirato giù tre denti  e l’inizian a hacarsi sotto!”

Infondo sono solo oggetti, ma mi piace scherzosamente accostare i tre grandi marchi di gruppi da ciclismo alle donne dei loro rispettivi paesi… C’è la novità e l’esuberanza delle americane, in forma perfetta, veloci e leggere, con il loro entusiasmo e qualche grossolanità ancora da limar via… a volte difficili da capire nel loro slang ma vincenti per natura. Poi le giapponesi, consapevoli del loro grande equilibrio tra tradizione ed innovazione, sempre silenziose, mai fuori posto, mai appariscenti o sopra le righe; al servizio incondizionato dei loro compagni…ma sotto sotto un po’ freddine e povere di personalità.

001E alla fine arrivano le italiane, ancora più difficili da capire ed assecondare (regolare). Si pongono sempre a pari livello di chi le accompagna, spesso tenendo loro testa. Non sono maniache del fitness e del peso, ma hanno sempre le curve al posto giusto. Affascinanti mai per un unica ragione, ma per un insieme di indecifrabili fattori, che noi semplici uomini (corridori? ciclisti?) non capiremo mai, ma ne restiamo innegabilmente affascinati. Poi capita, e non di rado, che quando tutte le combinazioni sono in sincronia tra loro, si instaura una complicità che difficilmente si riesce a dimenticare.

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7 commenti

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7 risposte a “ragione e sentimento parlando di @campagnolosrl e di #ciclismo

  1. elpony

    bellissima disquisizione!
    adoro Campagnolo e ho un athena 8v che va a meraviglia, per questioni economiche purtroppo o per fortuna, su quella in carbonio ho montato un ultegra 10 v, così potrò provare le differenze da te descritte, anche se le ho sempre immaginate come tu stesso le hai illustrate 🙂

  2. un piacere leggerti, un piacere immedesimarsi in te piccolo che pedali…

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