Bici collezionate e #bici pedalate…

prendo spunto da una bella discussione nata su fixedforum per raccontare a chi ha la pazienza di leggere le mie personali impressioni e sensazioni pedalando bici d’epoca e bici attuali, per cercare di dare con un po’ di obiettività un giudizio complessivo su quali siano pregi e difetti di telai concepiti in epoche differenti e con materiali differenti.

La domanda è semplice: per un amatore medio, che si dedica a qualche gara qua e là con risultati altalenanti e che magari conosce e pratica i tanti aspetti del ciclismo (strada, pista, cross, mtb), sono davvero così superate e relegabili al puro collezionismo le classiche bici di 30 e più anni fa con i telai a tubi tondi e componenti dell’epoca?

Per il mio, ad oggi, limitato panorama faccio un esame per disciplina partendo ovviamente dal mio grande amore per la… Pista!

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In pista si è nell’ambiente ideale per concentrarci sulle sensazioni che ci dona la bicicletta. Non ci sono curve (sembra, ma guidando spariscono…) non ci sono buche (parzialmente vero, se consideriamo la media dei velodromi italiani…) non si frena, ma si rallenta con le gambe e soprattutto si rilancia, si fanno volate, siano esse in gruppo o siano quelle con il classico e bellissimo gesto tecnico della discesa dalle paraboliche per i 200 metri lanciati.

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4776409217_9c3591ff6f_bIl mio percorso in pista nasce, come per molti, attraverso i primi esperimenti con una bici convertita: telaio stradale anni 70/80, forcellini orizzontali, pignone fisso e via a sperimentare. Fino a che quella bici la usai in strada, per allenamenti in agilità essa si confermo un ottima bici (era pur sempre una GIOS torino) ma alla prova del velodromo fu vera difficoltà. Lì percepivo tutti i movimenti del telaio, necessari su strada ad assecondare le asperità del fondo, ma assolutamente dispersive in pista, dove ogni grammo di forza deve necessariamente esser tramutata in spinta a terra, minimizzando le dispersioni. Ed ecco percepire la cedevolezza del carro (che ti evita i mal di schiena dopo ore ed ore in sella su strada…) ecco la forcella troppo rilassata per stare sulle paraboliche e tante altre cose che mi fecero capire che se volevo davvero intraprendere la disciplina della pista (eccome se lo volevo) allora la via obbligata era un telaio da pista vero. Arrivò in soccorso il buon FabioK1 vendendomi a prezzo da amico un classico telaio in acciaio, anni 80, di quelli commissionati dalle scuole di ciclismo dei velodromi per le scuole di avviamento alla pista. E quella bici fu enormemente propedeutica anche per me. Telaio rigido per davvero, il carro mi pareva di granito, una forcella fatta apposta per correre in pista, tutto estremamente funzionale e senza mezze misure. Avevo conosciuto una bici da pista. Non avevo metri di paragone se non nel passato con la convertita, sicchè fu una vera rivoluzione e con quella bici mi affacciai anche alle prime gare amatoriali nonchè alla prima ed indimenticabile Red Hook crit italiana.

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Poi qualcosa cambiò. La voglia di nuovo e di provare un telaio moderno ebbero la meglio ed ecco arrivare da me il mio primo telaio da pista moderno: alluminio, tubi oversize, e soprattutto forcella in carbonio e serie sterzo da 1-1/8”. E si aprì un mondo. Guidare quella bici era essere un tutt’uno con lei, la sensibilità e la precisione millimetrica dell’avantreno sia in volata sia nella guida, percepire di avere le mai direttamente sul mozzo anteriore. Ecco una volta trovato questo, non credo che farà mai un passo indietro, se non per una rievocazione storica o simile. Resta il fatto che il peso del telaio in una bici da pista sia un fattore del tutto secondario e che ci siano telaisti oggi in grado, per lo meno nel nuovo ambito delle criterium a scatto fisso, di creare dei veri capolavori in acciaio, guarda caso anche vincenti!

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Passiamo alle bici da strada, anzi, da corsa.

Anche qui ho fatto tutti i classici passaggi, da bici con telaio in acciaio, pedali a gabbiette e cambi al telaio mano a mano son passato alla bici moderna di oggi: cambi integrati, pedali a sgancio rapido (ritengo questa un’innovazione davvero epocale e al giorno d’oggi imprescindibile) e telaio in carbonio (beh, il mio per la verità è ancora un misto alu-carbon della Deda, ma regge ancora con i rivali migliori, peso a parte). Nonostante questo in garage c’è anche un piccolo gioiello del passato, anzi dell’epoca d’oro del ciclismo. La mia Colnago del 1978. Con quest’ultima ho fatto già tre eroiche, di cui l’ultima (era il 2012)  nel percorso lungo da 205km. Qui le considerazioni da fare sono più articolate. Una bici da strada deve in un certo senso saper “accogliere” chi la pedala. Deve essere anche se possibile capace di perdonare gli errori in discesa e alleviare tutte le vibrazioni che la strada trasmette. Tutto questo però senza essere impacciata o pesante nei cambi di direzione repentini e nelle salite. Ebbene, tolta la scomodità dei cambi al telaio, dei pochi rapporti a disposizione (sono sei ma credo che se fossero 8-9 non percepirei differenze), dei pedali a gabbietta e dei freni efficaci ma duri da azionare, ecco che un telaio del genere conserva dopo 35 anni tutta la bontà della concezione originaria, telai fatti per correre ovunque, dalle stradine liguri al pavè del nord, dalle coste sull’oceano alle alpi. Guidare quella bici è ancora un vero piacere e riesce ad assecondarmi sempre, regalando belle sensazioni, anche uditive. E’ una bicicletta silenziosissima, complici anche i tubolari, essa scorre producendo solo un soffio leggero e riesce a non far rimpiangere le tre decadi di grande evoluzioni tecniche che le sono seguiti.

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Ammetto di non usarla spesso, ma sono più che convinto che un buon telaio in acciaio, concepito in maniera attuale, con le soluzioni meccaniche odierne abbia tutte, ma proprio tutte le carte in regola per rivaleggiare alla pari con l’ormai arcinoto telaio in fibra di carbonio di costruzione industriale. Basterebbe avere un telaista giovane, senza preconcetti, convinto della bontà ed attualità dell’acciaio e con la voglia di trovare una nuova via per costruire biciclette al di fuori degli standard di omologazione industriali, cucirla di nuovo sulla pelle del cliente e fare per lui la bici da tenere una vita intera… ecco a tal proposito un paio di nomi a riguardo già li ho in mente e se tutto va bene questo potrebbe essere l’anno in cui avrò qualche bella sorpresa…

6 commenti

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6 risposte a “Bici collezionate e #bici pedalate…

  1. bessone

    oooh, era ora di un bel telaio in acciaio moderno per la strada, fattelo dire da uno che l’ha fatto ma tanto pure col carbonio farebbe schifo uguale😀

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