trova le differenze: il mio test del @cinelliusa @mashsf #parallax alla #Lambrocrit @columbustubi

Le cose sembrano sempre accadere per caso, ma a vederle con un altro occhio e soprattutto volgendosi in dietro a guardare “i puntini che si son tra loro collegati” tutto acquista un senso ed una logica.

Accade così che di punto in bianco mi arriva il messaggio di un ragazzo di Torino, lo conosco per tramite del solito “giro delle fisse” ma dire che siamo molto amici sarebbe una piccola bugia, per ora. Mi contatta e mi fa una proposta a me nuova, particolare e che di fatto mi inorgoglisce un tot. Il messaggio era di questo tenore qui: “ciao, ho preso da poco un Cinelli mash parallax, è una bici stupenda, ma alla fine io ci faccio solo piccoli percorsi in ambito cittadino, mi piacerebbe capire come reagisce agli stimoli di una corsa e capire quale sia la resa e la bontà di questo telaio così improntato all’agonismo”.

Ora, non sono certo nè il Cavendish nel il sir Chris Hoy di turno, ma ormai qualche gara con quelle bici “strane e senza i freni” ormai l’ho fatta, sicchè mi fa piacere la proposta e soprattutto lo vedo anche come un test su me stesso ovvero: sono capace di cogliere le differenze tra un telaio ed un altro? ho la necessaria sensibilità di guida e la capacità di spingere al limite una bicicletta? eh…. belle domande! Ma se non ci si prova non lo si saprà mai, e allora buttiamoci.

Ci vediamo sotto il mio ufficio e Federico arriva in sella alla sua bici. E’ già montata molto bene, le ruote sono identiche alle mie, l’allestimento è di alta gamma, chiaramente il rapporto è un classico 46-16 adatto all’uso cittadino e dintorni.

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Non resisto comunque più di mezzo pomeriggio. Ero già preparato, cambio i pedali con i miei, adatto altezza ed arretramento sella e via per un primo test. In primis trovo comunque una buona accoglienza. La bici non è ostica nè da guidare nè da rilanciare. Ha tutte le caratteristiche che hanno reso ormai lo standard dell’alluminio oversize come architettura ottimale per bici con questa destinazione d’uso: carro rigido e reattivo, sterzo preciso e solido, proprio come ho scritto poco tempo fa.

Viste le buone premesse allestisco la bici con tutto il mio materiale, di modo da avere pari condizioni con il mio telaio 8bar che mi tiene compagnia ormai da un anno tra gare ed allenamenti. Quindi trittico Deda elementi base per piega, attacco e reggisella, sella fizik arione, le mie ruote con l’ottimo vittoria evo cx all’anteriore (trattato, ma questo è un segreto…) e soprattutto il rapporto che uso in gara: 49-14 con corona Mquadro.

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La gara test è l’immancabile criterium del parco Lambro ormai classica come la Milano-Sanremo nel panorama delle criterium a scatto fisso. Conosco molto bene il tracciato, il tipo di gara ed ormai gli avversari di corsa sono tutti amici, anche se solo giù dalla sella… In quel tracciato ci sono solo 4 curve, di cui due piuttosto strette, da guidare, e due da percorrere in pieno con la manetta del gas tutta aperta.

Questa volta i giri sono 15 per un totale di circa 30km. La partenza, ancor più del solito, è al fulmicotone, si è tutti gomito a gomito fino alla prima curva ma ci si sgrana bene. La mia posizione classica è verso la coda del gruppo di testa, di fatto una delle più faticose perchè si rilancia molto all’uscita delle curve. La bici la sento solida, molto concreta sotto i pedali. I rilanci sono efficaci e il classico gesto di “chiudere il buco” viene piuttosto agevole, la sensazione di buon rendimento del carro posteriore (in particolare dei foderi bassi, veramente oversize) si percepisce molto molto bene. Discorso analogo per l’ergonomia di pedalata, sento la mia posizione in sella molto buona da seduto ed in scia al gruppo, nella curva veloce a 90° prima dell’arrivo riesco anche a non alzarmi sui pedali e accelerare da seduto in posizione molto più aerodinamica e redditizia. Ad essere onesto ci vorrebbero molti più watt nelle gambe per capire fino in fondo il comportamento del telaio in rilancio, diciamo che per il mio stato attuale di forma non intravedo il limite del telaio in quella fase, il che è già una buona notizia.

Veniamo al pezzo forte: le curve. Mi piace da matti guidare una bici da pista nelle curve,  mi ricorda gli anni passati sulle moto e sentire di essere alla corta con la trazione “in presa” è una sensazione che in bici da corsa raramente si riesce ad ottenere e mai così intensa. qui le curve vere sono due, diverse tra loro ed ugualmente insidiose anche se le conosco fin troppo bene (anche il mio zigomo destro le conosce, ma questa è un’altra storia…). Facciamola semplice: il parallax in curva si comporta divinamente, anche se l’impostazione è molto molto corsaiola. La traiettoria viene mantenuta sempre precisa, un vero binario e soprattutto con minimi gesti si riesce ad uscire dalla curva molto forte ed iniziare a rilanciare due/tre pedalate prima dell’avversario davanti, un bel vantaggio. La sensazione di solidità è eccellente, il mix di sterzo conico integrato e forcella con rake pista la rende una vera arma da combattimento. Chiaramente il rovescio della medaglia c’è. La bici non è molto generosa nel perdonare un errore di traiettoria, una sbagliata impostazione della curva è più difficile da recuperare che sulla mia bici con cui ho corso l’ultima red hook. Questo può significare che a volte l’essere in mezzo al gruppo è più delicato da gestire e ci va un po’ di perizia e mestiere. Per contro se ci si lancia in una fuga o si deve rientrare nel gruppo e si hanno le idee chiare di come guidare, il parallax asseconda alla grande i voleri del corridore.

Gran bel prodotto, si vede che è stato sviluppato e pensato non per un uso a 360° ma ben focalizzato su questo tipo di gare, dove di fatto le case concorrenti di Cinelli arrancano un po’, adattando i loro modelli pensati per la pista con risultati non sempre a questo livello.

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