Vi racconto delle mie bici – puntata 5 di 7: una bici per tutti i giorni, che poi diventa parte di te

A conti fatti questa è l’unica bici che nacque per una reale necessità, in questo caso parliamo chiaramente di spostamento urbano. Ad oggi la bici che è con me da più tempo e, chiaramente, quella alla quale sono più affezionato.

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Tutto nacque dal mio inizio come ciclista a scatto fisso, prima come allenamento alternativo invernale, poi l’arrivo del forum e l’aggregarsi a Novara, dove abitavo in settimana per lavoro, di una piccola ma splendida crew di ragazzi appassionati, ognuno con il suo orientamento e la sua vocazione: chi i trick, chi andar forte (oggi fortissimo), chi montare e smontare componenti … ma tutti con la bici come parte di ogni singola giornata, per il semplice gusto di viver bene una passione.

Dopo ben quattro anni in quella città, finì la mia esperienza lavorativa e si poneva all’orizzonte una nuova avventura, nella grande città per eccellenza: Milano. Devo essere onesto, nutrivo un certo odio a pelle e un po’ di paura verso la metropoli italica per antonomasia. Abituato alla grazia della “mia” Torino, ero convinto che mai e poi mai sarei diventato padrone di un urbanistica così lontana dalla rassicurante griglia di strade della città natale. Però il lavoro è lavoro, l’occasione professionalmente parlando era di quelle da non lasciarsi sfuggire e ne ero entusiasta, ma solo l’idea di circolare in auto per Milano mi atterriva. E allora? E allora facciamoci una bici espressamente votata alla città, senza concessioni alla bellezza, all’abbinamento di colori, ai componenti di pregio o d’epoca per essere alla moda o di tendenza. mi serviva uno strumento di mobilità: semplice, robusto, affidabile, che necessitasse di pochissima manutenzione e che fosse funzionale alle strade che avrei percorso.

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Venne in mio soccorso il buon Stefano aka tibet, il quale proprio in quel periodo aveva  una bici da vendere poichè per Novara di fatto gli bastava una sola bici e quella era un di più. Andai a vederla la sera stessa, fu un colpo di fulmine. Era una bici di un colore bellissimo, un blu elettrico che mi piaceva tantissimo, telaio in acciaio, fatto bene, di quello con i forcellini forgiati e non in lamiera, con le congiunzioni a modo e le geometrie da corsa e non da passeggio. Un manubrio stretto quanto le mie spalle per passare tra le auto ferme in fila ed ovviamente trasmissione a scatto fisso.

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Alloggiavo a Milano sud (Quinto Stampi) per chi conosce la zona, il mio percorso fino all’ufficio era molto breve, circa 3 km ma il solo fatto di andare a lavoro in bici già mi rendeva più sereno nell’affrontare la giornate e le molte nuove sfide che quel lavoro per me rappresentava. La bici era sempre lì, anche in casa, nel salotto completamente spoglio, era come una degli ospiti dell’appartamento. Il cuore della bici, la trasmissione, era davvero solida: una guarnitura stradale della Sugino, corona da 42, ed un mozzo Surly davvero granitico con il suo pignone dedicato da 16 denti, legati tra loro da una classica catena da BMX. Mi ci trovavo da dio, fluida, veloce, scattante ai semafori e facile da gestire anche negli spazi più stretti, era davvero cucita addosso a me.

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Solo grazie a quella bici iniziai timidamente ad esplorare Milano, a scoprire che non era solo la “città da bere” che avevo visto attraverso svariati tubi catodici, ma che aveva una storia e soprattutto aveva mille facce, mille anime, bastava solo cercare quella più affine al mio modo di essere per farne un bel posto dove stare; e, per fortuna e grazie a molti amici, così fu.

Fu un periodo molto intenso, scandivo il passare del tempo attaccando qua e là sul telaio adesivi nuovi, ogni volta che conoscevo realtà nuove e nuove crew. La maggior parte di quelle persone sono state responsabili della mia crescita non solo come ciclista urbano, ma come persona e questa è stata davvero una grande occasione per ampliare gli orizzonti su quanto la bici possa sia essere uno strumento di mobilità straordinario, sia come attraverso questa passione si possano creare amicizie e progetti di lunga e lunghissima durata, dando vita a qualcosa di sempre nuovo ed importante.

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La bici nel tempo subì qualche modifica, qualcuna volontaria e qualcuna forzata dagli eventi (diciamo così…). A causa di un incontro troppo ravvicinato con un portone la forcella blu salutò con onore ed al posto il mio amico e collezionista sopraffino Pietro mi diede una nuova forcella, molto più aggressiva della sua originale e cromata, la bici divento ultra reattiva ed ancora più divertente da guidare (se con l’overlap non ci sai convivere….) e spuntò anche un frenino anteriore, soprattutto per il fatto che dopo un paio d’ore in città gambe e testa per forza di cose calano ed è lì che diventa utile, ma soprattutto comodo, avere una levetta che faccia lei il lavoro sporco al posto dei quadricipiti.

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308Arrivò anche il momento di legarmi al progetto dell’officina Mquadro che iniziava a sfornare dei piccoli capolavori di meccanica. Prima fo la volta della corona (da 43 denti) e poi fu la (s)volta del pignone ISO a 6 fori, abbinato ad una granitica ruota ricavata direttamente da una anteriore di una mtb 29” da freeride con l’indistruttibile mozzo M525 ed il pignone (da 17 denti) imbullonato al supporto del disco, soluzione questa che per me è diventata definitiva. Oggi dopo più di 3600km con quella ruota e due inverni passati nel traffico quella ruota è ancora con me e non mostra minimamente i segni del tempo, ne sono davvero soddisfatto e la consiglio a chiunque abbia in mente di allestire una bici fissa da città (e non solo…). Abbinata alla ruota non potevo che montare un copertoncino over size che mi desse garanzia di comodità su tutte le superfici, buche e pavè compresi, che fosse antiforatura e che garantisse una lunga durata: il che restringe il campo ad un unica scelta, il Vittoria randonneur da 35mm, lo so forse eccessivo, ma parliamone la prossima volta che facciamo a tutta via Torino a Milano oppure via Po a Torino…

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Antiestetico o no, anche il parafango posteriore è lì da qualche anno e fa sempre il suo lavoro quando c’è da salvarsi la schiena dall’acqua. In più è un nuovo posto dove metter qualche adesivo, cosa che non manco mai di fare!

gatorskinSulla ruota anteriore, una semplice basso profilo della gloriosa Nisi con mozzo Miche a 36 fori, ho da poco (400km) montato una ottima gomma che anche lei dà eccellenti garanzie di antiforatura con una buona tenuta anche in caso di bagnato: la gatorskin di Continental da 25mm e al momento devo dire che mi trovo molto molto bene nell’uso quotidiano!

Finisco parlando un po’ dei pedali. Ho passato anni, come molti, con i classici pedali a gabbietta i quali sono indispensabili se si vuole usare in pieno quello che lo scatto fisso permette di fare, ovvero gestire “in automatico” e con le gambe tutte le continue variazioni di velocità che lo star nel traffico comporta. Poi un giorno in vista di un’alleycat importante, provai a fare l’esperimento e montare dei pedali a sgancio rapido da mtb. Fu la svolta: il pavè lo potevo affrontare al doppio della velocità solita di crociera, una sicurezza ottima nel pedalare anche in città, molto più rapido l’agganciare che inforcare la gabbietta nelle ripartenze, mi stancavo anche meno dato che il piede stava lì fermo nella corretta posizione dettata dal sistema vincolato pedale-tacchette-scarpa. Chiaramente l’unico limite era avere la scarpa dedicata, ma fu subito un limite molto superabile, anzi mi diede lo spunto per fare anche qualche analisi e dare qualche buon consiglio ai novizi.

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Ora son da diversi anni tornato a Torino, non vivo vicino all’ufficio ma a circa 34km. Nonostante questo per me ora la città, qualunque essa sia, va vissuta in bici. Prima di tutto per praticità e convenienza, poi perchè pedalare in città è bello e personalmente mi mette sempre di buon umore. Uso la macchina solo fino al limitare della zona urbana e gli ultimi 5-6km li percorro in bici praticamente tutti i giorni, tutte le stagioni. Complessivamente con questa bici ho percorso 7800km. Il bello è anche osservare quei piccoli mutamenti attorno a noi che sfuggono a chi se ne sta chiuso nell’abitacolo a clima controllato e musica in surround.

Nel tempo vedo sempre più persone in giro in bici in città, non sportivi, ma semplici cittadini che hanno provato e capito che usare la bici conviene sotto mille aspetti. Poi il bello è che a volte ci si saluta, mentre i pedoni si ignorano e gli automobilisti si insultano anche solo lo scambio di uno sguardo di approvazione tra chi è in sella mi dona nuova linfa per continuare in quello che ormai è uno stile di vita oltre che una passione. Provate anche voi, almeno una volta.

3 commenti

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3 risposte a “Vi racconto delle mie bici – puntata 5 di 7: una bici per tutti i giorni, che poi diventa parte di te

  1. Stefano a.k.a. tibet

    Capito qua sopra per caso…ancora ce l’hai?sbaglio o anche le scarpe arrivano dalla stessa fonte?

    • Sìììì, è la mia bici più inseparabile! conta che da come me l’avevi data ha ormai quasi 10.000km sulla schiena e negli anni (bellissimi) passati, ho pian piano cambiato tutto tranne il MC che aveva su che è ancora più che perfetto! sempre con me tutti i giorni a lavoro anche qui a torino. Le scarpe da qualche mese hanno purtroppo tirato le cuoia ma le ho sostituite con un paio identico! ciaooooo

  2. Pingback: Vi racconto delle mie bici – puntata 7 di (ehm…) 9: la prima MTB non si scorda mai… | riky76omnium

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