IL NUOVO CHE SA DI ANTICO: LE #GRAVELBIKE ED IL MONDO CHE STA NASCENDOGLI ATTORNO

Oggi visto l’approssimarsi della Tosca gravel race di questo weekend, posto qui un mio articolo già comparso sul portale endusport di mySdam che è attualmente in fase di ristrutturazione per tornare con molte novità in settembre. Nel frattempo le montagne e l’avventura vi aspetta!

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Come i più attenti avranno letto qua e là, il mondo ciclistico è in subbuglio, piccole e grandi novità si stanno affacciando sul mercato sempre avido di novità, ma questa volta, finalmente, non si parla di rincorsa alla prestazione, al più leggero, veloce, aerodinamico. Forse qualche esperto di marketing è vivaddio anche un ciclista e di conseguenza esce spesso sulle nostre strade, che sì sono ancora le più belle del mondo, ma la più parte versa in uno stato increscioso tale da minare proprio la sicurezza di chi le percorre, specie le se ruote non sono quelle di un camion ma in proporzione delicate come quelle di una bici da corsa.

Riflettendoci quelle descritte sono tutte condizioni alla quale si trovarono di fronte i pionieri del ciclismo agli inizi del ‘900, ma la fortuna è che oggi abbiamo una tecnica al servizio della bicicletta che attinge dalla meccanica di precisione, all’elettronica ed all’aeronautica, quindi oggi di fatto siamo nelle migliori condizioni possibili per avere a disposizione un prodotto pronto a tutte le evenienze. Inizio subito con l’escludere le mountain bikes e ne spiego il motivo. Pur amandole e trovandole assolutamente affascinanti per dove sanno portare chi ha gamba e tecnica sufficienti, le mtb sono caratterizzate da gommature troppo generose per una percorrenza fluida su asfalto. Inoltre, le sospensioni necessitano comunque qualche riguardo in più in termini di complessità manutentiva e soprattutto aggiungono molto peso il più delle volte superfluo (ricordiamoci che non dovremo mai scendere da una pietraia con queste “nuove” bici). Cito per ultimo, ma che in realtà a mio modo di vedere ha una rilevanza fondamentale, la postura di pedalata che nella mtb è molto eretta e con le braccia larghe: questo oltre ad essere chiaramente sinonimo di grande resistenza aerodinamica, da non sottovalutare anche a velocità classiche di crociera attorno ai 28-30km/h, fa sì che sulla schiena si ripercuota una grande parte delle vibrazioni e delle sollecitazioni della strada diminuendo di molto il confort e, soprattutto, rendendo molto gravosi i lunghi viaggi in sella. Ricordo sempre che, contrariamente al pensar comune, una corretta posizione sulla bici da corsa è risolutiva per la schiena molto di più delle posizioni di guida su di una bici da passeggio o, appunto, sulla mtb dove è bene ricordare che le discese si affrontano da in piedi sui pedali e quindi con una postura adatta al massimo controllo della bici stessa.

Ben Berden's Stoemper gravel bike. 2015 Lost and Found. © Cyclocross Magazine

La soluzione? Ideare una bici sì scattante e relativamente leggera, ma che sia anche robusta e molto affidabile, comoda ed in grado di ospitare parafanghi ed una gommatura adeguata ad affrontare una moltitudine di terreni, incluso anche lo sterrato quando esso non è così ostico come potrebbe essere un sentiero montano, ma ad esempio un argine di fiume o una mulattiera carrabile. Di fatto già il mercato (ex) di nicchia delle bici da ciclocross offriva mezzi assolutamente idonei allo scopo, benchè a volte con geometrie un po’ troppo tirate ed atte ad affrontare gare nei campi fangosi, ma da quella base all’ottenere bici dalla grande versatilità il passo è stato brevissimo. Sono bastate coperture adatte a tutti i terreni e dalle dimensioni tali da conservarne una buona scorrevolezza sull’asfalto, dei portaborraccia e tanta voglia di uscire dai confini asfaltati a far nascere quelle che oggi chiamiamo bici da gravel, ovvero cicli adatti a viaggi, strade accidentate, bianche, argini, sentieri battuti e (grande scoperta) giungla cittadina fatta di pavè e rotaie insidiosissime per le filanti bici da corsa ma non per una generosa gomma da 33 millimetri.

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Passando poi alla meccanica stiamo assistendo, per fortuna, ad un evoluzione verso la semplicità e la robustezza dei componenti senza porre sempre in primissimo piano la leggerezza ad ogni costo. Quindi ben vengano le soluzioni ad una sola corona anteriore con la possibilità di avere molta escursione di dentature sui pignoni e la conseguente grande versatilità della bici.

Altro aspetto, ma anche qui fondamentale, la grande diffusione dei navigatori GPS orientati al ciclismo, che rende enormemente più facile lo stabilire al pc nuovi itinerari per poi aprire il campo ad un’infinita possibilità di avventura nel vero senso della parola, che non significa affatto perdersi e cercare di cavarsela, ma piuttosto pianificare e gustarsi quanto di bello la natura può offrirci mentre la attraversiamo in silenzio e ad una velocità perfetta per essere vissuta e non sono guardata attraverso un vetro.

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Ultima cosa, ma importante, la possibilità di portare con noi tutta l’attrezzatura che ci serve per un piccolo o grande viaggio, senza il dover montare pesanti portapacchi in tubi d’acciaio e senza il dover pensare in fase di acquisti del telaio a tutte le predisposizioni su di esso atte ad installare borse e borsoni. In una sola parola anglosassone la nuova ventata si chiama “bike packing” ovvero tutta una serie di accessori che consentono il trasporto dell’attrezzatura collocandola in punti strategici senza il bisogno di strutture di supporto e di predisposizioni al telaio. Sono già molte le aziende, anche italiane, estremamente specializzate ed in grado di dare una soluzione a tutte le esigenze: dai due giorni per i colli alpini fino ad avventure già in aria di leggenda come la transcontinental race.

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Ora non vi resta che vendere la bici da corsa muletto (dai non fate i timidi, ce l’avete anche voi: datata, robusta, da usare un po’ sui rulli ed un po’ nella brutta stagione), scegliere in un mercato ormai ricchissimo di soluzioni e adatto a tutte le tasche ed iniziare a pianificare le avventure per questa estate, senza limiti, facendo viaggiare la fantasia quanto basta. La strategia dei social ha già coniato due hashtag  (in italiano “aggregatore tematico”) che calzano a pennello: #outsideisfree #liveyours. Ci vediamo là fuori!

1 Commento

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Una risposta a “IL NUOVO CHE SA DI ANTICO: LE #GRAVELBIKE ED IL MONDO CHE STA NASCENDOGLI ATTORNO

  1. Alberto

    Che borse sono quelle della prima immagine?

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