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Il 2011 ed il mio blog

giusto per completare l’autocelebrazione, di seguito incollo un po’ di statistiche relative alla prima annata di questo blog, tanto per farmi poi 4 risate tra qualche anno, in un bell’amarcord.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Syndey Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 9.600 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 4 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

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Archiviato in bici

Red Hook Criterium: genio e follia…

…o meglio, il perfetto mix tra i due ed il racconto di una gara diversa dalle solite dove l’atmosfera e l’adrenalina si mischiano in un mix unico.

L’anno scorso era la novità, lo spirito era ancora un po’ pionieristico e la scommessa fu comunque vinta dall’ideatore dell’originaria formula di corsa, quest’anno si è riusciti a rendere più professionale (oddio che termine) la sfida, senza perdere quella mistura di gara urbana illegale e sfida tra pistard che ne ha posto le basi per il successo, diciamolo pure, planetario.

Non posso far altro che annoiarvi un po’ e raccontarvi la gara attraverso i miei occhi conditi in abbondante acido lattico, dato che le cronache della gara di testa quest’anno sono state fatte da due bravi artigiani della parola come Dane e Lele.

Arrivo in zona dopo un esilarante viaggio in compagnia di Federico, aiuto prezioso sia per smorzarmi la tensione alle stelle sia per aiuto pratico con borsa, bici, vestiario ecc… Si nota subito il salto di qualità fatto dalla manifestazione: iscrizioni online, chip per i corridori, traguardo ben illuminato, paramedici e strada chiusa proprio dai vigili. E, quasi come una granfondo (anche se siamo meno di 100 corridori), faccio la mia brava fila per prendere chip, pettorale e pacco gara nutrito, con un cappellino dedicato e un bello zaino nike dalle fattezze molto “tecniche”.

Giusto il tempo di salutare i tanti, tantissimi amici equamente divisi tra spettatori in jeans e birretta e corridori che troverò sul tracciato con cui sgomitare. C’è anche la corsa d’aperitivo con i runners (chissà quanto pretesi dallo sponsor principale…) sicuramente non ci infastidiscono affatto…ma chi “sente” la corsa li vede come omini rossi che si aggirano prima sgambettando poi passando veloci e silenti, ma nessuno di noi riesce a seguirli, fanno la loro corsa, noi siamo ora nella delicata fase pre partenza, dove tutto ti sembra non a posto, dove non ti senti riscaldato a dovere, ma non ti vuoi stancare, dove il minimo rumorino del mezzo di fa drizzare le antenne, dove non sai come vestirti, dove tutto dovrebbe essere perfetto e non lo è, perchè siamo nella vita reale e anche le corse (e questa ancor di più) fanno parte di essa.

Finalmente ci schieriamo per il giro neutrale, la partenza è comunque da fermi, non lanciata come nello scratch su pista, e questo è già un punto delicato: se non agganci al primo colpo la gara si fa subito difficile. Emozionante quando David chiama ad allinearsi in griglia, uno per uno, tutti i dieci top rider presenti, i nomi sono impressionanti per chi conosce un po’ l’ambiente dello scatto fisso urbano: stanotte si sfida il meglio del meglio e già solo essere lì è un’emozione che vale un anno di allenamenti.

Pronti via “go go go” urla David ed il gruppo parte con la lentezza “umana” del dover lanciare da fermo un rapporto (49-14 il mio) fatto per spingere i 40km/h in scia; nessuna caduta di gruppo in partenza (e temevo anche quello) ma un paio di corridori lenti ed impacciati mi fanno perdere sin da subito le ruote buone, dopo il primo giro mi ritrovo pressochè solo a saltare i primi gruppetti da tre/quattro ciclisti che hanno un ritmo al di sotto di quello che per ora riesco ad esprimere.

Ma tanto va la gatta al lardo…..che si ritrova bello che solo, a prendere aria in faccia e senza riferimenti, ovvero quello che mi ripetevo da giorni di dover assolutamente evitare invece mi si para davanti in tutta la sua ineluttabile semplicità, dare tutto solo del perchè sei lì a giocarti la gara più sentita della stagione, anche se le gambe iniziano a far male troppo troppo presto e non riesco a capire se il mio ritmo è buono o se verrò doppiato di lì a breve…tutto è annebbiato, confuso, fuori fuoco l’obiettivo di far bene, che apre dissolversi.

Poi accadono ben due cose che danno la vera svolta, due cose apparentemente molto diverse ma che entrambe si riveleranno fondamentali.

La prima, strettamente tecnica. Accade che mi raggiungono, ad un passo che con fatica riesco ad agganciare, altri 3 corridori di cui due mie conoscenze… Ferdi: cronoman instancabile dalla possenza di una vera locomotiva e con cui mi ritrovai qualche mese fa nelle ultime battute della milano-torino, e paolo/bluedado: già insostituibile alleato nella terror quartara, dove con la sua collaborazione riagganciammo il gruppo di testa e che di fatto mi lancio la volata sotto un nubifragio apocalittico. Riesco a portarmi bene a ruota, in un incrocio di sguardi capiamo che solo la collaborazione tra tutti ci porterà al traguardo…e nasce la gara nella gara, restiamo in quartetto compatto in maniera impeccabile, sembrava provata in allenamento: mezzo giro a testa, cambi regolari, mai strappare…qualcuno dei miei amici a bordo strada con occhio tecnico mi dirà poi a fine gara che eravamo i più “old school”, un vero quartetto di inseguitori uniti non dalla maglia di una nazionale, ma dalla voglia di fare bene a qualunque costo ed onorare la corsa a nostro modo.

La seconda, emozionale, conta quanto e forse più della prima: un tifo che mai avrei pensato, avere degli amici disseminati lungo tutto il percorso che ad ogni singolo passaggio, per 18 volte gridano il tuo nome è qualcosa che ti fa passare tutto: crampi, stanchezza, ansia…stanno lì a prendere freddo (e stavolta era proprio una vera notte d’autunno) anche per vederti passare, per tirarti fuori quello che non sapevi di avere nelle gambe, la tua testa te lo aveva tenuto nascosto, da usarsi solo in caso di emergenza e invece ecco venir fuori tutti i rilanci in quella maledetta salitella dopo la rotonda, tutto il coraggio di tirare ogni volta il mio mezzo giro senza mai rallentare l’andatura senza approfittare della stessa fatica degli altri compagni ed ecco arrivare la capacità di zittire anche i mei immancabili odiati crampi, questa volta i ragazzi hanno gridato più forte di loro, ricacciandoli a tacere…almeno a fin dopo il traguardo.

gara_2011

Onoro anche la volata, anche se dopo tutti quei giri costanti  l’ultimo cambio di ritmo è devastante e non ho lo spunto decisivo per fare di più di quanto la classifica dica. Nel bene e nel male finisco nella posizione in cui dovevo essere, credo che i “se” ed i “ma” non contino o meglio si bilancino tutti tra positivi e negativi, queste sono le corse in bici, questo è il motivo per cui faccio sacrifici che a molti sembrano futili e persino folli, ma infondo l’adrenalina nelle vene non la puoi comprare…o meglio, questa volta costava “solo” quindici euro.

EDIT: e ora godetevi le foto e le foto e le  foto!!

 

 

 

 

 

 

 

 

EDIT2: abbiamo anche il fotofinish!

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Archiviato in bici, viaggi

E il naufragar m’è dolce in questo mare…di colline – EROICA 2011

Di fatto l’unico titolo sensato che mi viene in mente e che si avvicini a descrivere quello che ho provato nella giornata di ieri è proprio questo: naufragare nelle colline, sentirsi fuori dal tempo e vagare per territori inesplorati, passando da un paesaggio all’altro senza soluzione di continuità, in un continuo alternarsi di strade sterrate, di fattorie, campi, vigneti e boschi, per farmi ancora una volta cadere nelle braccia di una delle mie terre più amate. Ma andiamo con ordine e vediamo di fare anche un po’ di fotoracconto, per quanto possibile.

Arriviamo alla casetta affittata da me e dall’amico Davide che ormai è notte fonda di venerdì, dopo un viaggio in auto piuttosto faticoso, compreso il massacrante tratto appenninico Bologna – Firenze.

013Al mattino però il paesaggio è quanto di più selvaggio abbia mai visto: un gruppetto di case nel centro del nulla…boschi a 360° e qualche traccia di presenza umana sottoforma solo di stradine sterrate e cataste di legna, no certo il regno dello shopping, ma forse il paradiso dei cacciatori.

Il sabato mattina è dedicato al ritiro dei pettorali e del tabellino di marcia, l’atmosfera di Gaiole in Chianti è festosa, i mercatini pullulano di ricambi e vestiario vintage di ogni genere e nuovi e vecchi 005appassionati sono alla caccia dell’affare di giornata, Davide invece troverà una sella che si rivelerà perfetta per affrontare il percorso di domenica.

La serata scorre piacevole, a cena in trattoria vicino alla nostra casa. Si rientra e si dà un ultima controllata alle bici per domani: tutto sembra in ordine. Fuori nel cortile, sopra le nostre teste, ci sorveglia il cielo stellato più bello ed intenso che abbia mai visto, il buio totale del borgo fa risaltare centinaia di stelle che  in città restano offuscate, lo spettacolo è incantevole.

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Poi a letto presto, che la sveglia irromperà nel cuore della notte…e così è: ore 4:40, colazione e ci si veste, Gaiole è ancora nel buio ma è tutto un formicolio di ciclisti che si dirigono alla prima timbratura di giornata, pronti a sfidare freddo (quest’anno poco poco) tenebre e tutte le incognite che il percorso riserverà ai temerari.

Dopo pochi kilometri passati nell’oscurità sulla strada provinciale, si apre a noi la salita al castello di Brolio: una stradina sterrata in salita, costeggiata da cipressi in duplice filare (cit.) illuminati d’incanto da altrettanti filari di candele poste a terra, per incorniciare una prima immagine che ha del surreale e magico e che difficilmente dimenticherò…il silenzio interrotto solo dallo sferragliare dei deragliatori e noi tutti a salire con lentezza umana sulla prima asperità di giornata, in anticipo ancora sulla luce del sole…

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Si prosegue lambendo l’abitato di Siena, percepito solo all’orizzonte, per poi 022immergerci letteralmente in quello che sarà l’ambiente di tutta la giornata, colline colline e ancora colline, le più disparate e le più emozionati, tali da offuscare quasi quelle che sono le cugine delle mie origini, le Langhe. Qui si respira un’intensità ed un amore per il territorio che non ha pari, e noi non possiamo che bearci di ogni sguardo che rivolgiamo ai lati della nostra strada, sempre con attenzione a non perdere la giusta linea sulla strada bianca, che finire per terra per aver preso un mucchio di ghiaia o una buca è fin troppo facile.

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033Lungo la via ed ancor più al primo ristoro di Radi incontro tutti i miei amici milanesi, compresi anche ospiti stranieri in incognito, che ormai possono considerarsi della cerchia dei “pedalatori differenti” .

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Si continua poi con un alternarsi di sterrati e di incontri pittoreschi, su tutti una ragazza con dei mini sci sullo zaino (che una volta ci si andava anche a sciare in bici…), un ragazzo su di una bici ancora con il cambio “2 stecche” ed una curiosissima bici francese degli anni ‘20 a due rapporti, uno per la pianura ed uno per la salita…ma quest’ultimo si aziona pedalando all’indietro!!

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Il secondo ristoro (Asciano) scorre via veloce e ne segue il tratto più duro del percorso, con la sfida (vinta, anche se di poco) di non mettere il piede a terra nelle micidiali rampe sterrate di Monte Sante Marie, durissimo, con anche le discese da prendere con la giusta dose di sangue freddo…passato il tratto si alternano ancora asfalto e sterrati, ma ora ci abbiam preso la mano e ci lanciamo in ciclo-trenini attorno ai 28-30km/h insieme ad altri 3 o 4 ciclisti con cui trascorreremo anche la più noiosa ma inevitabile parte in asfalto, fino all’ultima sosta di Castelnuovo Berardenga, da lì il percorso diventa quello dell’andata ma percorso a ritroso, il quale però sembra nuovo sotto la luce del giorno e riserva comunque ancora fascino nella risalita dal lato opposto del castello di Brolio.

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Nell’ultimo tratto il mio compagno di avventura Davide mi vede ancora tonico (in effetti senza crampi stavo bene, ed il connubio pantalone con fondello moderno e sella Brooks curata per 30 anni di fila da mio zio si è rivelato vincente al 100%) scalpito un po’ negli strappetti…ed allora da buon saggio capitano dà il via libera al giovane (si fa per dire) gregario, ed in un attimo mi sorprendo a vedermi girare agile il 53-16 non ho il ciclocomputer ma a sensazione sto dalle parti dei 35-37 orari, l’ultima pianura scorre via in un sorso, il paese festante mi aspetta, tutti i (non) avversari sono alle mie spalle, la (mia) vittoria è di quelle per distacco, in solitaria … l’ultima svolta è l’ultimo brivido, l’emozione di quel drappo di stoffa con scritto in rosso ed a caratteri cubitali ARRIVO mi toglie sia il fiato sia la fatica per un interminabile attimo di sola pura e distillata emozione.

Un piccolo grande ringraziamento finale va al mio mezzo meccanico: quella 046Colnago Super che mi è costata parecchi mesi in caccia di pezzi e parti e che non ha avuto il benchè minimo problema lungo tutta la giornata, compresa nessuna foratura, il che è già una notizia… la bottiglina che gli sta a fianco è sua di diritto, guadagnata sulle strade bianche!

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