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il mio #2012 in #bici e non…

beh oltre i soliti freddi numeri statistici su km e dislivelli vari, il mio 2012 in bici e non è stato davvero ottimo. Se avete voglia e pazienza vi racconto un po’ come è andata…

 

iniziamo col dire che da anni che facevo un anno intero senza farmi male, e questo già da solo basterebbe per farne un’ottima annata…

ho trovato maggiore equilibrio tra l’andare in bici e il condividere il tempo con la mia famiglia, la cosa mi fa stare immensamente bene

ho fatto il doppio del dislivello in salita sia del 2011 che del 2010… che magari inizio di nuovo a puntare a giri alpini lunghi e impegnativi per il 2013…

nonostante tutto mi sento molto migliorato in pianura, ma soprattutto dopo anni passati ad odiarla, ora mi piace pure quella. Fare qualche kilometro veleggiando attorno ai 40km/h è una sensazione bellissima

gare e garette escluse, mi son spostato per le città in bici per circa 2000km, il che porta a circa 140 litri di gasolio risparmiati…. più o meno 230€, non è tanto ma non è nemmeno pochissimo, e non voglio fare il conto della CO2 non immessa nell’atmosfera, ma sarebbe un dato interessante

ho vinto quattro gare, anzi garette per lo più tra amici. Ciò nonostante la sensazione è sempre bellissima, tutti almeno una volta nella vita dovrebbero vincere una gara e lo auguro a ciascuno di voi. Il dopo gara poi è sempre fantastico e proprio in queste (per ora) l’invidia non esiste ed è sostituita dalla birra gratis… speriamo resti tutto così

partenza

ho fatto 210km tutti di un fiato, non mi capitava da tanto, farlo con una bici vecchia di 35 anni, sugli sterrati e senza il minimo inconveniente a reso ancora più emozionante il tutto

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ho fatto una gara di squadra, una crono, la cui durata è inversamente proporzionale alle emozioni che mi porterò dentro. Anche per non guastare lo splendido ricordo, per un po’ non credo ne farò altre

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ho pedalato a notte fonda nella mia città, scoprendo che è ancora più bella di quanto già conoscevo e facendomi stringere con essa un legame ancora più forte

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ho venduto una bici, e ancora me ne pento, benchè la usassi pochissimo

ho iniziato la realizzazione di una bici nuova, in acciaio e totalmente su misura: la qual cosa mi riempie d’entusiasmo che nemmeno un bambino (e tra poco sarà pronta!)

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ho conosciuto (tanti) nuovi amici, che poi si son rivelate persone straordinarie anche al di fuori dello stretto ambito ciclistico

ho rafforzato i legami con le persone che già conosco in ambito ciclistico, anche grazie ai vari social network, che se usati con la testa sono un valido strumento

ho fatto crescere questo blog, che un po’ mi rappresenta, e che alla fine sento sempre più mio

ho iniziato a scrivere per una rivista, cosa che fino a qualche anno fa pensavo non alla mia portata, ed invece siamo solo all’inizio dell’avventura

ho preso parte sin dal primo giorno a #salvaiciclisti e, anche se qualcuno sostiene che non serva a nulla, mi sento parte di un qualcosa di buono, ogni risultato raggiunto per quanto piccolo è significativo. Forse un domani avremo città degne di esser chiamate tali, vivibili e vicine all’ideale europeo che ho in mente

ho organizzato una gara, in un periodo dell’anno non certo ideale per gareggiare in bici, con un meteo che mi ha voltato le spalle. Nonostante questo vedere 20 partenti ad una piccolissima gara, con ragazzi arrivati apposta facendosi anche oltre 100km solo per essere lì a dare il meglio mi ha riempito di soddisfazione

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…eppure qualcuno si ostina ancora a dire che il mio è “un hobby”…

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ride fast, brake faster! la mia @redhookcrit #milano 2012 [IT&UK version]

 

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Parliamoci chiaro, è la gara dell’anno? sì cazzo, lo è indiscutibilmente. Di criterium ormai ce ne sono tante, tutte intense e divertenti ma a Milano in ottobre capita sempre qualcosa di speciale.

E anche quest’anno l’attesa ed il mormorio prima di questa gara erano a livelli quasi insostenibili. Il cambio di location, di orario (pomeriggio?!), di data, di documenti per l’iscrizione… insomma tutto nel segno dell’incertezza. Alla fine comunque scommessa vinta dall’inossidabile e caparbio (a volte pure troppo) David Trimble.

Ed è riuscito perchè la formula vincente della competizione è talmente semplice da far pensare a chiunque: “ma perchè non ce l’ho avuta prima io l’idea?” ed invece ce l’ha avuta lui in un freddo marzo newyorkese del 2008, peccato per voi. Poche chiare regole: un circuito cittadino, solo bici da pista, 40 e qualche minuto correndo a ferro e fuoco e il primo che arriva porta a casa il malloppo. Semplice ed elegante, centro pieno.

Lo scalino della notorietà è stato varcato quando sono arrivati quelli bravi a fare foto e filmati (ed anche qualche “famoso” a correrla), facendoli circolare in un sottobosco ormai maturo che è (era?) l’ambiente di chi usa (o vorrebbe farlo…) una bici a scatto fisso per girare in città. In pratica si è messa benzina sulle braci già incandescenti, il resto è cronaca. Veniamo però a cosa è successo domenica, se avete pazienza vi racconto.

riccardo-volpe-1454Quest’anno non c’è più nulla di piratesco come nei due anni passati, non ci si relega nel pur splendido (e tecnicamente perfetto) circuito della Bovisa attorno ai fabbricati del Politecnico di Milano, no  quest’anno si va “in centro” nella modaiola zona (via) Tortona, in un circuito che, benchè più corto, meno vario e senza quel piccolo dislivello che era in grado di far la differenza, presenta una difficoltà per noi italici piuttosto inedita: un bel tornantino a 180° stretto il giusto, che se di per se non dica nulla, ad affrontarlo con una bici a scatto fisso senza i  freni fa saltar fuori tutte le abilità ed acrobazie nel riuscire a far rallentare e curvare una bici che per sua stessa concezione non è nata a quello scopo. Stante la particolarità i ragazzi d’oltreoceano avevano già battezzato la curvetta con un simpatico ed appropriato appellativo: “the hairpin”.

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Arrivo a Milano appena finito un acquazzone che sa veramente di estate conclusa, parcheggio al mio solito posto, un po’ fuori Milano, verso conca fallata, ma il tragitto non sarà in solitaria. Ad aspettarmi trovo già due che prima di tutto posso chiamare amici, poi appassionati veri, ed infine anche uomini simbolo (padre e figlio) di tutto quanto vissuto solo una settimana prima, tra le colline senesi.

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Oggi la gara più “nuova” del panorama ciclistico sarà tenuta a battesimo da chi la storia della bicicletta non solo la conosce, ma la vive, la respira. Saranno ospiti d’onore veri e propri, fotografati ed intervistati come meritano, dopo tutto quanto fatto per diffondere la cultura di quello che è stata la bicicletta per il secolo scorso ed esser testimoni di quanto un semplice traliccio di metallo con ruote e pedali ha ancora da dare alla nostra piccola civiltà.

 

 

Giunti al tracciato sapevo già che sarebbe stata una giostra iniziale di saluti e battute tra le tantissime facce note.  Se ne può dire quel che si vuole sulla moda e sul fenomeno (forse) passeggero delle bici a scatto fisso, ma il ritrovarsi sempre in posti diversi con persone che condividono un qualcosa che senti anche tuo è bello, non c’è nulla da fare. Auguro a chiunque di provare un senso di appartenenza simile, in un certo senso di fa stare bene.

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Ok, ti fa stare bene, ma al momento non ti rilassa di sicuro, mi ricavo uno spazio per attaccare il numero alla maglia, la solita maglia che quest’anno mi ha accompagnato con discreta fortuna.  Qualche minuto sui rulli e poi via a provare il tracciato. Prima sorpresa, è ancora cambiato: non più una cinquantina di metri tra rotonda e “hairpin” ma una quindicina!! Tutto da rifare / ripensare / riprovare, un unico immenso ed inevitabile difetto, lo si prova arrivandoci cauti e da soli, non  in mezzo al gruppo e con gli occhi iniettati di sangue dalla competizione. Questo accadrà, ma tra qualche minuto…

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Siamo tanti, quasi cento (troppi?) le fila di auto parcheggiate a stento ci contengono, il via come al solito è un tuffo al cuore, si parte subito forte, ma non come vorrei… nel senso che in tutte le curve sono (siamo) costretti a rallentare mentre si potrebbero fare ben più veloci, il che fa sì che il primo gruppo voli via verso la cavalcata che per tutti sarà “la gara” ma di quella potete leggere anche altrove.

Dopo un paio di giri quasi facili arriva il momento di osare un po’ di più. La gamba gira, qualche faccia nota nel mio gruppo la ritrovo e saltare avanti a chi nelle curve tira il freni ( ovvero gamba destra + gamba sinistra) mi risulta quasi facile… se non chè ad aspettarmi c’è il tornantino, mi accorgo subito di esser troppo veloce, in qualche modo provo tutti i trucchi per decelerare, skiddata compresa, ma la fisica classica non la sovverte nessuno, son troppo veloce e la bici in curva non ci entra… in compenso si permette una divagata tra il pubblico che entusiasta per il contatto mi tiene in piedi (grazie!!) e mi ributta sul tracciato.

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Riparto con tutta la forza, so che il risultato è compromesso, ma sono nel famoso “qui e ora” per cui non posso pensare di tirare i remi in barca o peggio ancora di uscirmene così… non in questa gara, non con questo immenso pubblico che è lì (anche) per vedere che combino, per gridarmi di dare tutto fino all’ultimo grammo di energia, per dare loro la sensazione che vincere la resistenza dell’aria ai 45 orari sia una cosa semplice, naturale e (quasi) divertente.

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E allora sotto, nella seconda di gara metà trovo degli ottimi compagni, si collabora, io ne ho di più nelle curve, loro ripartono dai rilanci fortissimo: ci completiamo, ci aiutiamo, ognuno dà il meglio che ha senza riserve e senza secondi fini, come dice un amico che era tra il pubblico: “spingo (sui pedali) perchè mi piace spingere, non c’è un motivo diverso se non il sentirmi andare (sempre più) veloce solo grazie alla forza delle mie gambe”. E di nuovo il succo è tutto lì, una fatica che sembra non terminare mai ma che occupa solo tre quarti d’ora di una grigiotta domenica d’ottobre, alimenta la voglia di andare sempre più veloce a riprendere quelli lì avanti che li vedi, vedi la loro pedalata appesantirsi, ne hanno di meno e tu sei ancora lì. Alla prossima curva bisogna provare a saltargli davanti, che il gioco delle scie è tutto e poi tenere, mai mollare, che bisogna pensare al prossimo.

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Quest’anno il brivido finisce solo un po’ prima del solito, ma poco male, l’adrenalina scorre anche dopo lo stop forzato, il male ai muscoli arriverà solo il mattino dopo, ora lo spazio è tutto per le emozioni, ancora una volta uniche, che questa gara unica riesce a darmi… al prossimo ottobre (qualcuno ha forse detto marzo? ….)

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[UK VERSION]

 

Let’s face it, is the race of the year? fuck yes, it’s unquestionably. Track bike criterium are now many in the “fixed gear scene”, all intense and fun, but in Milan in October it always happens something special.

And this year the hype and the murmur before this race were almost unbearable levels. The change of location, time (afretnoon?!), date, documents mandatory for registration … all in the name of uncertainty. Eventually, however, bet won by the unbreakable and stubborn (sometimes too much) David Trimble.

And the bet is still won because the winning formula of the race is so simple to let think by anyone: “why I don’t have this idea before?” And instead he had, in a cold in New York in March of 2008, sin for you. Few clear rules: a street circuit, only track bikes, and roughly 40 minutes rushing on fire and the first one that comes brings home the loot. Simple and elegant, filled center.

The fame step was crossed when to the race came the good ones to take pictures and movies (and even some “famous” in race), causing them to move in a mature woodland that is (was?) The environment of those who ride (or would like do it …) a fixed gear bike to get around town. In practice, it has already put gasoline on the embers glowing, the rest is already news. We are, however, about what happened on Sunday, I’ll tell you if you have patience to read.

This year there is nothing left to pirate as in the past two years, we’re not relegated even in brilliant (and technically perfect) circuit Bovisa around the buildings of the Polytechnic of Milan, this year the race will be “downtown” in trendy Tortona area, in a circuit that although shorter and less varied without that small gradient that was able to make the difference, presents a difficulty for us Italic rather unusual: a nice curve at 180 ° narrow the right , if that in itself does not say anything, to deal with a fixed gear bike without brakes is cropping up all the skills and tricks in being able to slow down and turn with a bike that by its very design is not created for that purpose. Given the special, the guys overseas had already christened the elbow with a nice and appropriate name: “the hairpin.”

Arrival in Milan just finished a rain shower that really says the summer definitely ended, my usual parking place, a bit ‘outside Milan, to hollow flawed, but the bike trip will not be lonely today. Waiting me already two that first of all I can call friends, then true bike lovers, and finally also icon men (father and son) lived of all happened just a week before, in the Tuscany hills. Today the newest race of the cycling scene will be required to baptism by whom the history of the bicycle not only knows it, but live it, breathe it. Will be guests of honor real, photographed and interviewed as they deserve, after what has been done to spread the culture of what was the bike for the last century and to be witnesses of what a simple frame of metal with wheels and pedals yet to give to our little civilization.

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Once at the track I knew it would be a carousel initial greetings and jokes among the many familiar faces. If you can say what you want about fashion and the (perhaps) temporary phenomenon of fixed gear, but always find themselves in different places with people who share something same that you feel it is beautiful, there is nothing else to do . I wish anyone to experience a sense of belonging similar in a way to feel good.

It makes you feel good, but up to now doesn’t relaxes you for sure. I found a space to attach the number to the jersey, the usual jersey this year I accompanied with considerable fortune. A few minutes on the rollers and then off to try the track. First surprise, yet changed: no longer about fifty meters from the roundabout but fifteen to the”hairpin”! So all to rethink/retry, one great and inescapable flaw: we practice it with cautious and try getting there on their own, not in the middle of the bunch and with bloodshot eyes due to the competition. This will happen, in a few minutes …

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We are many, almost one hundred (too many?) The row of parked cars barely contain it, the start as usual is a sinking heart, we start strong, but not as I wish … in the sense that in all the curves we are forced to slow down while I could do far faster, which means that the first group fly off the ride and that for everyone standing will be “the race” but on that you can read elsewhere.

After a couple of laps almost easy it comes time to push a little more. The leg spins, some familiar face in my group meeting and skip ahead to who pulls the brakes in curves (ie, right leg + left leg) I know almost easy … but the hairpin is waiting for me, I feel immediately be too fast, somehow I try all the tricks to decelerate, skid including, but anyone can subverts physics, I’m too fast and the bike doesn’t turn when cornering comes … on the other hand it allows a little trip in the audience excited about contact keeps me up (thank you folks!) and throws me on the track. Restarting with all the strength, that the result is compromised, but I’m in the famous “here and now” so I can’t think of make some sightseeing or pull me out of the race… not in this race, not with this hot audience that there is (also) to see what I can do and to shout me to give everything until the last ounce of energy, to give them the feeling that overcomes the resistance of the air to 45km/h is simple, natural, and (almost) funny.

And then go, I find some good mates race in the second half, it works, I’ve more speed in the corners, but their depart from the hairpin much stronger: we complement each other, we help each other, each one gives the best he has unreservedly and without ulterior motives, like says a friend who was in the audience: “I push (on the pedals) because I like to push, there is no reason other than if you do not go to feel the (increasingly) fast only on the strength of my legs.” And again, the juice is all there, an effort that seems to never stop, but that only takes up three quarters of an hour in a grey Sunday in October, feeds the desire to go faster and faster to catch those guys ahead, you see them, see them grow bad heavy pedaling, they have less gasoline and you’re still there. At the next corner you have to try to jump in front, the game is all of the wind-trails and then hold, never give up, you have to think about the next one.

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This year, the thrill ends just a little earlier than my usual, but never mind, the adrenaline flowing even after the forced stop, the pain in my muscles will only come in the tomorrow morning, now is all about emotions, once again unique, which this unique race give me … until next October (someone does say in March? ….)

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come se fosse una piccola Milano – Roubaix #private2 #alleycat

flyer privatepartiamo dal fondo, dalla certezza di aver vissuto quella che non poteva che essere l’alleycat dell’anno, il piccolo (in rapporto al ciclismo) grande (in rapporto alla nicchia del ciclismo urbano, scatto fisso ecc…) evento del 2012. Rientrando a casa sull’A4 i chilometri sembrano scorrere veloci, mai così veloci rispetto a tutti i miei tanti rientri dalla città dalle mille facce, i residui di adrenalina ancora in corpo e le ottime chiacchiere scambiate con il mio amico Luca, che a condiviso con me la giornata, anche se da una differente prospettiva (quella di essere ad un checkpoint).

Ed eccoci, lanciati sull’A4 verso milano, sole caldo, la giornata promette bene, sento al telefono gli altri torinesi e mi conforto, non sono poi così in ritardo come temevo, da buon maniaco della puntualità. Io e Luca parliamo di un po’ di cose e al solito un compagno di viaggio mi è tanto d’aiuto a spezzare la tensione che caratterizza ogni mia gara (ed in fondo resta uno degli aspetti migliori delle “mie” gare). Parcheggio facile, vicinissimo alla partenza, quel parco Ravizza a cui son passato mille volte a fianco senza avere un motivo per addentrarmi; oggi il motivo è la Private 2 alleycat, la gara per ciclisti urbani, dove (magari già lo sapete ma la faccio breve….) non servono solo le gambe ma anche parecchio la testa, dove l’itinerario migliore lo devi ideare tu e non sempre è il più breve o il più rettilineo, dove devi organizzare e gestire le tre ore di gara come se fosse un vero lavoro da bike messenger e, come accade loro, al termine della giornata non ci sono ricchi premi e “pasta party” (brrrrr) ma una pacca sulla spalla ed una birra fresca quello sì.

iscrizioni

Siamo tanti, tantissimi in proporzione (i numeri diranno oltre 140) e dopo il sipario fotografico dei riders, le mille chiacchiere e le formalità dell’iscrizione si inizia a far sul serio: bici tutte a terra, legate e corridori giù in fondo…

piccola sorpresina, il Manifest_private 2 (il foglio dove sono segnate tutte le prese e consegne da effettuare) non è consegnato alla partenza, ma in piazza Sraffa, a soli 500 metri, ma che fanno già subito la differenza, arriviamo al parchetto della piazza come un’orda di barbari e agguantare un foglio A4 diventa di per sè una piccola impresa.

flyer

flyer da prendere sull'albero

Trovo però un bell’angolino all’ombra dove fare quel che Matteo dice sempre: ragionare, ragionare e ragionare. Inizio a fare una selezione delle consegne, le due da “soli” 5 punti proprio non le considero, visto che finire oltre il tempo massimo di 3 ore è un mio spauracchio e dopo una volta, non mi voglio più scottare.

Inizio a segnare i punti su quel drappo di carta che racchiude un’intera città, qualche parte ancora sana e ragionante del mio cervello AB-Normale (cit.) inizia ad “unire i puntini” e a creare una serie di ipotetici tracciati, come una ragnatela che si costruisce al contrario, da tanti fili man a mano iniziano a sparirne alcuni gruppi e via via da una tela complessa emerge una sola linea spezzata, che d’ora in poi sarà il mio filo che separa me dal traguardo… magari ci sarà qualche piccola deviazione, ma la rotta è questa: nel bene o nel male la gara è già vinta o persa qui.

milano

milano sulla carta

E allora via, banalmente alla presa più vicina in viale Filippetti, ovviamente non in vista, ma in un parchetto interno di una via interna, vedo subito due facce amiche, la Lolla ed il mio twitter-idolo Pak (finalmente in carne-ossa-baffi-alcol), sono appena partito e quasi vorrei far 2 chiacchiere, ma il tempo corre ed uno dei pregi/difetti delle alleycat e che se anche la corri da solo (come piace a me) alla fine hai perennemente quel fastidio addosso, alla bianconiglio per intenderci, di sentirti in ritardo… e forse una delle caratteristiche che ti fa amare queste gare è (anche) questa.
Riparto e la consegna corrispondente è piuttosto vicina e in linea con la mia rotta generale; e allora su per corso di Porta Romana, ad iniziare ad assaggiare il pavé milanese (e se non lo conoscete fatelo almeno una volta in bici, altrimenti il mio racconto perde circa il 35% di efficacia…). Consegna facile e veloce e pronti fino in fondo al corso per la prossima presa, nulla di difficilissimo, solo un po’ di giri attorno a piazza Missori ed il check è bello che fatto.
La prossima presa però è un filino distante, sopra il parco sempione e l’istinto mi guida fino al mio “caro” castello sforzesco, quindi cordusio-via Dante….ma attenzione: se il traffico delle auto oggi è piuttosto magnanimo stante il ponte del 1° maggio, la folla di turisti e affini che affolla la pedonalissima via dante è come un campo di asteroidi per un pilota di X-Wing, una bella sfida, dove la gestione della velocità con lo scatto fisso mi aiuta tantissimo nello svicolare a testa alta e sguardo a 180° fino in foro Bonaparte, da dove i vialoni mi conducono in poche pedalate fino alla piazzetta della Santissima Trinità, dove ancora non lo so ma la prima matteo-bastardata è in agguato.

Piazza con bambini, vecchietti, cani al guinzaglio…ma del check nemmeno l’ombra, faccio un giro… due….ed iniziano i pensieri malsani (oddio, ho sbagliato, era piazzetta “alla” trinità e non “della”… oppure ce ne sono due e io non lo so, oppure era la trinità di rozzano e non di milano…) se non chè arriva un altro corridore, che ha l’ardore di chiedere informazioni ad un cameriere e come d’incanto ci indica una viuzza senza uscita dove giù in fondo nascosti c’erano gli omini del check, simpatici affabili quanto fottutamente introvabili. Anche se non li ho mai visti prima loro conoscono me (potere del forum social web networking? boh…) e, dopo avermi offerto acqua e una provvidenziale banana, mi fan subito capire che non sarà così banale da qui in poi: c’è una consegna intermedia prima di fare la consegna finale di questa presa…ergo eccola qui la sorpresina n°2! Al momento non ci dò troppo peso, la consegna intermedia è comunque ancora sulla mia rotta, vado, non è distante ma devo attraversare una piazzetta pedonale con qualche zig zag, arrivo in vicolo Chizzolini dove non ho nemmeno il tempo di riorganizzarmi e stendere la mappa che accade la svolta della mia alleycat, la svolta della giornata tutta: arriva al check la brigata UBM-unita, milano+bologna, con quelli che sono anche amici: Pier, Giò, Vale e Simone (che conosco oggi) più messer richard aka mr. fixedforum  in persona (ed era anche ora di conoscerlo, stante il mio esser moderatore con ormai più di ottomila post all’attivo).

io pier e richard

io pier e richard

Da qui in poi starò con loro e il mio approccio alla gara cambia radicalmente, cambio la casacca e divento una specie di gregario (di lusso? beh, non esageriamo) e cerco di tenere compatto il gruppo e far l’andatura per tutto il resto della gara (mancano poco meno di 2 ore ancora). Mi fido ciecamente di loro, ovviamente, e d’ora in poi so che potrò anche esplorare il lato puramente ludico di girare a cannone per milano, senza avere il costante dubbio di fare o no il percorso migliore e di dove conviene svoltare.

io e gli ubm al check

io e gli ubm al check

Arriviamo alla consegna finale di via Correggio che l’omino del check è arrivato da 2 minuti 2… quel che si dice “just in time”! Arriviamo in via Fara per la presa in una volata: intensa, adrenalinica come volevo/speravo e alla fine devo constatare con piacere che oggi la gamba c’è, poche storie, quindi la tattica è non risparmiarmi nemmeno un metro, star davanti o al massimo affiancato a chi è davanti (quasi sempre Pier di bologna, che spingeva un rapporto degno di cancellara nei giorni migliori). Anche qui la consegna è da fare in due parti, ma ormai questo non ci spaventa più, anche piazza Gambara è lontana…. ce la teniamo per dopo. Ora siamo in rotta su via Lincon, altra viuzza, ma troviamo facile l’uomo di Ciclistica Squadra Corse, che come un demone tentatore ci offre una nuova opportunità: un extra check da fare per 10 succulenti punti. Qui interviene la vale, taciturna quanto preziosa, che esclama un fragoroso “la SO!!” e che conosce l’impossibile , di fatto a pochi metri da piazza della Scala, mentre la consegna è nell’arcinoto ponte che collega porta Genova a via Tortona (il centro gravitazionale del fuorisalone-Milano-capitale-design).

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E qui arriva il cuore della gara, quello che mi ha suggerito il titolo che avete letto qualche centinaio di parole prima, ovvero che infondo questa alleycat, come penso sia stata pensata nella diabolica mente di Matteo, è di fatto una sorta di piccola “Roubaix a spirale” che si contorce per la città meneghina e via via ti fa percorrere tutti i principali tratti in pavé, qualcuno più scorrevole, qualcuno corto, ma anche qualcuno pesante, sconnesso, lungo, impossibile. Ecco, stante il paragone, qui (da piazza alla scala giù per tutta via torino – via correnti – corso genova) siamo in piena foresta di Aremberg, dove un qualsiasi errore non viene perdonato, dove un guasto alla bicicletta di fa rimanere lì ad aspettare un ammiraglia che non arriverà mai, dove un calo di concentrazione, anche minimo può essere fatale, visto che qui a complicare il tutto ci sono anche le maledette rotaie del tram e dove, infine, se la gamba non è quella giusta e la presa sul manubrio non è ben salda, i pochi kilometri da fare diventano oltremodo massacranti e maledettamente infiniti…. con me oggi la nera foresta è stata buona, sarà anche il set-up della bici azzeccato in pieno (ruote basso profilo, gomme extralarge, rapporto agile, pedali automatici) e quel giusto mix di esperienza-allenamento-culo, ma alla fine arriviamo al verde ponte dove anche far le scale a salire e a scendere con la bici in spalla (deja vù pazzesco del mio primo inverno passato a far ciclocross…) non è affatto un grosso problema.

Il resto ormai è (quasi) roba facile, ci resta solo da fare un bel tratto di circonvallazione dove mi improvviso una specie di Tom Boonen dei poveri e mi metto davanti a tirare per tutto il tratto, fatto così tante volte nel mio passato milanese e che oggi scorre sotto i copertoni come il velluto, e mi sento con i conti a posto a faticare a testa bassa e tenere tutti dietro di me a godere della scia; loro infondo ci hanno messo la testa e la conoscenza della città come solo chi fa 70-80km in giro tutto il giorno (5 su 7, estate/inverno) può avere e gli ultimi check ed il traguardo sono talmente limpidi nelle nostre menti che arrivano ancor prima di quanto mi immaginavo.

Il traguardo di via Conchetta è raggiunto con quasi 20 minuti di anticipo sul tempo limite, siamo di fatto il secondo gruppo arrivato, e poco importa se io a differenza degli UBM boys ho saltato a piè pari i due check da 5 punti ciascuno, la soddisfazione di aver corso in quel modo fino alla fine è superiore. I freddi numeri di cronaca diranno decimo assoluto e terzo tra gli out of town.

qui l’intero mio percorso.

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La festa di fine gara è rilassata e piacevole, come lo è stare tra amici che sembrano essere amici da sempre e che mi dimostrano, ancora una volta, che la semplicità di una bici a cui manca quasi tutto, alla fine ti dà molto di più di quanto tu possa pensare, anzi è proprio pedalando su di una bici senza niente che alla fine molti di noi hanno trovato un nuovo punto di vista da cui osservare e qualche volta capire un po’ del mondo che gira intorno a noi.

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time runs fast, but you must be faster! #cronoversilia 2012

Poco tempo fa, parlando con chi davvero ha fiumi di esperienza nelle corse ciclistiche venne fuori questa massima “il ciclismo è uno sport semplice” e di fatto lo è davvero… se poi provi a togliere anche il contatto diretto con gli avversari ti resta solo un lembo di asfalto ed uno strumento che misuri il tempo che passa nell’andare dal punto A al punto B, semplicemente… talmente semplice che la testa può anche giocarti brutti scherzi…e proprio perchè ormai il rito della cronometro a squadre più bella d’Italia l’ho vissuta per la terza volta devo fissare un po’ di idee e ricordi su questo spazio.

Nato tre anni fa come un gioco, per fortuna ben consigliati da chi ci ha spinto a lanciarci, senza nè esperienza nè attrezzatura specifica,  ad affrontare una cronometro a squadre amatoriale, quest’anno i torinesi discesi in versilia sono ben 24, ovvero tre squadre da 8, ognuna con ambizioni differenti, ma accomunate dalla voglia di stare insieme e creare quel feeling incredibile che solo il ciclismo sa dare.

Una gara semplice, 30 km e spicci, 3 rettilinei divisi da 2 rotonde… 8 corridori, il tempo si prende sul quinto… se si arriva in 4 si va a casa, facile no?

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E invece no, perchè 30km diventano eterni se li percorri alla morte, se fai parte di una squadra e non puoi deludere i compagni ma devi dare il meglio di te e anche qualcosina di più, perchè le dinamiche che nascono in quei momenti non li puoi nemmeno immaginare, non li puoi provare in allenamento perchè l’allenamento esiste solo per le gambe e per il fiato, la testa è molto più difficile da far girare come vorresti.

029Ma partiamo dall’inizio, da quello che fa parte dei piccoli brividi di questa gara, già il solo fatto di avere un’unica divisa, per di più con tuti i nomi dei tuoi compagni scritti sopra (e, chicca, il tuo sul colletto) ti fa già sentire importante, parte di un qualcosa più grande di te, ma vuoto senza di te… la indosso con calma, con movimenti studiati, quasi come un torero indossa il suo costume, pronto per entrare nell’arena, così mi sento addosso quella divisa, dal peso di pochi grammi nella realtà, ma che pesa come una corazza d’acciaio una volta indossata, presentando gli stessi vantaggi mentali in termini di protezione, ma lo stesso peso della responsabilità (piccola in assoluto, ma grande in quel momento)

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E si va, verso la partenza, con il fresco che ancora consiglierebbe i manicotti, ma voglio gustarmi il piccolo brivido della primavera ancora nel bozzolo… c’è vento e questa non è una grande notizia… a volte riesce a demotivare più della pioggia quando si è in bici: essere in piano e spingere come in salita è una vera coltellata morale, oltre che ai quadricipiti… ma siamo qui per correre e non ci si lascia intimorire così facilmente. Il riscaldamento procede, per un piccolo malinteso non riesco a ritrovare i miei compagni, ma non per questo posso evitare di riscaldarmi a dovere, senza strafare, ma portare il motore in temperatura è indispensabile e allora su e giù per le viuzze di un tipico paeisno di mare (ok è sua famosa Briatorità “Forte dei Marmi”, ma per quello che conta potremmo essere ovunque) e via di scattini agili agili per far salire il ritmo del cuore e prepararlo alla cavalcata dell’anno.

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part4Poi viene il momento più difficile ed al tempo stesso più entusiasmante. Quello che, esattamente come la salita al castello di Brolio dell’Eroica, vale l’intero prezzo del biglietto: salire in pedana. Otto in file di due, sono in seconda fila giusto dietro enzone, non mi riesce nemmeno di fare un respiro profondo, sono lì, sorretto da uno dei commissari di partenza, con le ruote su quel rialzo coperto di legno dalla quale di lì a poco dovrò dar fondo a tutte le energie, potrebbero andare storte o meno un sacco di cose, il ritmo del cuore sale e sale… eppure sono fermo! Decido di nascondere il cardiofrequenzimetro, meglio non badare e andare a sensazioni che di quelle ora ne stanno arrivando a fiumi, accavallandosi l’un l’altra senza soluzione di continuità…

3….2….1…via! bum! come una scossa con il teaser le gambe si mettono in moto, la discesina aiuta, nessuno ha avuto problemi a partire e via senza strappi ma in continua progressione ci dobbiamo compattare e portare ad una velocità di crocera decente… faccio fatica a buttare l’occhio sul contachilometri, ma leggo di sfuggita un 47km/h, ci piace, siamo tutti freschi e la prima rotonda arriva in un attimo… ora si svolta, tocca affrontare (ancora uniti) il nostro demone di giornata: il vento.

Il tratto è lunghissimo, il vento soffia senza raffiche ma costante in fronte a noi (di tre quarti per esser precisi) ed è difficile salire sopra i 40km/h, ma restiamo uniti. Aiutati anche dal nostro uomo di punta, Kramer detto l’olandese volante, portiamo avanti l’intero plotone, in certi punti mi immagino come se fossimo in una mischia rugbystica, tutti vicini e serrati a testa bassa contro la massa d’aria che si oppone di fronte a noi, lei ha la forza, ma noi abbiamo ancora testa-gambe-cuore sufficienti a non farci intimorire. Quanto mancano ancora alcuni kilometri di questo supplizio mi accorgo che alcuni calano un po’ di ritmo, ma riusciamo a parlarci e a decidere che chi è più in crisi salti la fase davanti e si metta subito in scia, fino al superamento della crisi… e così è. Arriviamo alla seconda ed ultima rotonda tutti insieme, tutti e otto, ci guardiamo aiutati dalla prospettiva della curva e capiamo che la piccola grande impresa è già stata fatta, ci sono ancora dei km da fare, ma la sfida più difficile è stata vinta, il vento non ci ha piegato ed ora godiamoci il brivido della velocità… due ruote e solo noi come motori!

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C’è comunque chi ci prende gusto ad andare a vento a favore  ed è anche ovviamente il momento di dare quel qualcosa in più, di trovare quello che vien fuori solo nelle gare, quello che il tuo fisico ti tiene segreto perchè lui sa gestire le riserve meglio di te, ma in alcune rare occasioni tira fuori quello che non ti aspetti… ed allora eccoci ancora a veleggiare (di poppa…) sul filo dei 50 all’ora, con i kilometri che ora sembrano scorrere come velluto sotto le ruote… iniziamo a vedere il traguardo sempre più vicino sempre più a portata di mano… per un piccolo malinteso mi stacco ai meno due km dall’arrivo, ma poco conta ormai, la squadra ha retto meglio di quanto ci si aspettava, la classifica ci premia con un bel salto in avanti rispetto agli anni precedenti.

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Ma c’è una cosa che le classifiche non dicono, quella che spiega la voglia di correre in me e nei miei compagni: perchè l’agonista, quello vero, non ha bisogno nè di premi nè di classifiche, ha bisogno di avversari (e questa volta c’era il più temibile: il tempo) e di un traguardo, il premio dell’agonista è la gara stessa e tutto magicamente si esaurisce sulla linea del traguardo.

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COME ABBONARSI AL MOTOVELODROMO 2012

manca poco, non mi fate fare brutte figure che è ormai tempo di mettere da parte i soldini non per la guarnitura NJS anodizzata oro e nemmeno per il telaio fatto a mano.. è ora di abbonarsi ad uno dei più storici velodromi d’Italia, perdipiù in centro a Torino…devo aggiungere altro? ok, vi aspetto lì!

Amici del Motovelodromo di Corso Casale

La stagione su pista si avvicina a grandi passi. Sul conto corrente che custodisce il nostro tesoriere, Roberto Dardi, sono arrivati i primi due nuovi versamenti (ovviamente, gli abbonati dell’anno scorso hanno la tessera valida fino ad Aprile).
Il segnale è particolarmente positivo perchè nessuno dei due risulta tra coloro che erano stati conteggiati!!
Informo che quindi è possibile fin da ora versare la quota di € 105.00 con un bonifico sul conto corrente che ha questo codice IBAN IT 26 H 03268 30940 001402811000. Appena la stagione lo consentirà in modo “convincente” (lo scorso anno incominciammo ufficialmente il 7 Aprile), Dardi farà un bonifico unico al gestore del Motovelodromo, sig. Tricerri Mauro, con l’elenco degli atleti.
A quel punto, si tratterà solo di passare al Motovelodromo in orario d’ufficio con 3 fototessera, certificato medico anche per attività non agonistica per farsi rilasciare la tessera che consente l’accesso alla pista.

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sale, sole, fatica e sudore–la mia #alleyfuck 2012 a #Torino

L’appuntamento cittadino dell’anno, quello da non mancare, quello che tutti si aspettano qualche cosa… provo a raccontarlo così come l’ho vissuto, anche se in maniera parziale e di parte, ma questo infondo a chi importa?

alleyfuck_sticker

E anche quest’anno ci ritroviamo a Torino, con l’ondata delle bici a scatto fisso che nonostante tutto cresce, con qualche grande vecchio che manca e tante facce nuove ancora animate sia dall’entusiasmo della novità sia anche (e per fortuna) dalla quella luce in fondo agli occhi che solo il ciclismo, “qualunque” ciclismo, sa donare a chi si butta senza riserve su di un sellino.

Il clima doveva essere propizio, salvo uno scherzetto dell’ultim’ora, che lascia Torino sotto una coltre di nubi/nebbie che non fanno passare il sole…e ci ritroviamo alla partenza, tra ancora tanti cumuli di neve stringendoci tra le braccia i miseri 3°C che ci sono rimasti … migliorerà, ma ora noi non lo sappiamo.

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Le facce amiche sono tante, tra incontri con chi non manca mai, con chi ha lo sguardo un po’ spaesato alla sua “prima alley”, ed incontri che aspettavo da anni (grande Fabio!). I minuti scorrono fin troppo veloci ed è ora di radunarci nel pratino misto neve (costellato di simpatici “bucaneve” marroni molto aromatici…) per le veloci istruzioni di rito…2 ore, poche sempre poche, per raggiungere 10 differenti checkpoint in città, uno da lasciare rigorosamente per ultimo, per finire con l’arrivo ai giardini reali…mi piace.

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3, 2, 1, via! subito a raccattare il foglietto con i checkpoint (manifest) e via con mappa distesa sulla panchina a iniziare a districarsi tra i nomi delle vie e imbastire l’itinerario… arrivano a salutarmi due cari amici che era un po’ che non vedevo (alex e raffaella) e da bravi torinesi loro mi danno una manina a mettere un po’ in fila tutti i punti da raggiungere. Noto subito che c’è un bel gruppo di punti in zona mirafiori, per poi lanciarsi ad est a finire i restanti punti…l’ultimo check in collina… nulla da temere, ma se sbagli la salita potrebbe non perdonare la gambe già affaticate (aka crampi a gogo).

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Mi sembra sia tutto ok, parto, e questa volta parto da solo (e mi scuso con quelli a cui ho declinato l’invito a farla con loro…) perchè la volevo vivere così: solo io, torino, un foglio A4 con i check marcati ed una mappa…. perchè alla fine il bello è correre contro se stessi e contro il tempo e mettersi ancora una volta in gioco e piuttosto sbagliare io ma non trascinare nessun altro in fallo, oppure gongolare nella remota ipotesi di trovare qualche bella scorciatoia all’interno della famigerata griglia urbana torinese….

Primi due check volano via in un lampo, ma nel puntare verso il terzo (de cristoforis) compio l’errore fatale… mi dimentico di via negarville che ancora un po’ è a Beinasco… e son già passati 45 minuti…poco male comunque, vado anche (aridaje) alla fontana liberty sotto Torino Esposizioni dato che era vicina..e lì Cisco mi fa prender coscienza della strada che mi aspetta…niente paura, parto che ancora la gamba tiene e in un tempo ragionevole arrivo in via negarville, dove finiscono i check ad ovest…

Il tragitto fino a via borsi si rivelerà bello e micidiale al tempo stesso: bello perchè per una sorta di “magia delle gare” la gamba dopo qualche km sembra risorgere, tengo un ritmo deciso, regolare, i panorami e le varie facce della città mi passano davanti, una dopo l’altra, senza soluzione di continuità, ed il mio personalissimo viaggio mentale mi fa pensare di essere quasi ad una di quelle crono semi cittadine che spesso condiscono i grandi eventi ciclistici come il Giro. Le gomme generose in più fanno anche digerire qualche tombino di troppo e in un tempo che mi è borsi1sembrato brevissimo mi trovo ad interrogarmi sul dove sia il numero 6 di via borsi… saprò dopo che ha mietuto parecchie vittime, la Dora che separa in due la via, unita ai lavori sul tratto ciclopedonale e condita dal generale inverno fa perdere a tanti minuti preziosi e mi accorgo che finirla in un tempo prossimo alle due ore è oramai un miraggio.

Mi tolgo però la soddisfazione di farmi il vialone di corso Regina nelle corsie centrali, rivaleggiando con le (poche, a dirla tutta) auto del pigro sabato pomeriggio. Passo anche davanti al mio ufficio e mi sfiora il pensiero del tipo : “chissà se mi vedessero i miei capi cosa penserebbero…” trapasso l’ancora affollato “suk” di piazza della Repubblica (dove anche lì poi saprò di gesta ciclistiche a zig-zag tra le bancarelle degne di un mix tra Blues Brothers e Indiana Jones e il tempio maledetto) e arrivo al check gestito dal buon Naos che mi passa di sottobanco l’info dell’ultimo check a casa di Gherli, non sapendo che ho già saltato via principi d’Acaja (presidiato da Fede e Cello, sorry guys) e che ormai il tempo è sostanzialmente scaduto.

mappa1

Opto per dirigermi verso l’arrivo, complice anche la sua vicinanza, con le gambe che vorrebbero ancora correre, ma la testa che ha tirato giù la saracinesca, non più capace di focalizzare altri obiettivi perchè comunque appagata dei kilometri fatti. E non tanto come sommatoria (alla fine saranno qualcosina meno di 50) ma per come sono stati portati, tutti tirati, senza rifiatare, con l’attenzione alta a passare gli incroci in qualunque condizione, ricalcolando gli itinerari per piegarli ai flussi del traffico e della semplicità di percorso dato che non sempre la via più breve è anche la più veloce, ma è anche vero il contrario che non sempre il grande vialone ti fa risparmiare sufficiente tempo e sufficiente gamba per chiudere un alleycat in giro per la città. (inserisco di seguito anche l’itinerario navigabile, così vi fate due risate)

All’arrivo di un alleycat poi non ci sono mai veri vincitori e veri sconfitti, ognuno si confronta con gli altri per poi fare i conti con se stesso. Ancora una volta in termini di rapporti umani, esperienza, adrenalina, e cibo mentale vario, il conto è decisamente in attivo. Alla prossima!

premiazione

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