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perchè un #blog non bastava, nuova avventura per @endusport – mySDAM #ciclismi

Già, come si dice l’appetito vien mangiando e dalle chiacchierate fatte con nuovi amici in quello splendido weekend sulle strade bianche è nata l’opportunità di scrivere anche per il nuovo portale ENDU, ovvero la declinazione in parole di tutto quanto la macchina organizzativa di SDAM ha fatto per lo sport amatoriale in questi anni.

Per me un onore essere tra i primi contributor al progetto ma anche tanto entusiasmo di raccontare un po’ del mondo del ciclismo amatoriale, fatto non solo di granfondo ma soprattutto di esperienze ed amicizie, questo di seguito il mio primo articolo ma ne seguiranno molti a cadenza costante, a presto!

IL CICLISMO CAMBIA SPESSO, PER NON CAMBIARE MAI

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un’ora sola ti vorrei #ciclismi

…perchè alla fine per una storia o per un’altra il classico giro di lancetta lunga è il tempo a cui riesco a dedicarmi allo stare in bici, per molti possono sembrare poche ed in effetti lo sono, ma alla fine ho imparato a farmele bastare quasi sempre… vi racconto come.

 

Ancora non mi è mai capitato di dire il classico “oggi no”, non ho voglia di andare in bici” e nemmeno mi riesco a far piacere l’usanza delle 2 o 3 settimane di stop a fine novembre/inizio dicembre, perchè infondo a dettare gli stop ci pensano già troppi imprevisti sotto forma di beghe al lavoro, raffreddori ed influenze varie, infortuni e via si seguito, casomai posso dire “oggi niente bici da corsa”, ma ho la fortuna di avere uno strumento a pedali per ogni tempo e (quasi) ogni situazione.

Ne segue anche che il tempo a disposizione è più o meno sempre un’ora abbondante, raramente due… un paio di volte l’anno mi regalo il classico giro alpino oltre le 5 ore pedalate, ma torniamo all’ora al dunque Occhiolino

Per chi non va in bici un’ora di sport sembra già un tempo più che sufficiente per “tenersi in forma”, ma non sanno che chi ama veramente la bici non lo fa per stare in forma, alla fine non lo fa nemmeno per andare più forte, bensì per “sentirsi” più forte… viene parecchio da dentro questa sensazione, ma quando prende possesso di noi è finita… inizia la dipendenza da endorfine… simile alla corsa a piedi forse… ma il mix di droghe (legali) endorfina+adrenalina data dalla velocità non la si ritrova da nessun altra parte neanche nel latte+. Quindi il mio impegno quasi quotidiano (ed in questo comunque mi ritengo fortunato) è quello di, in un certo senso, sovvertire le regole dettate dal buon Einstain e fare in modo di distorcere lo spazio-tempo e far diventare un’ora in bici qualcosa di più del semplice: 60 minuti passati usando un attrezzo sportivo.

Alla fine non è nemmeno troppo difficile, si contraggono tutti i tempi morti, ormai a cambiarmi in macchina son diventato un maestro (fino a che non mi fermeranno per atti osceni in luogo pubblico continuo imperterrito) e poi via, partire subito agilissimi per far salire la fornace del cuore e regalare al corpo un massimo di 4-6 minuti di warm-up (il defaticamento poi non esiste, lo si fa in auto mentre guido per tornare a casa). Non di più, tanto alle gare raramente ci si riesce a riscaldare bene, quindi perchè non “allenare” a modo le partenze a freddo, anche se stanno proprio al capitolo “cosa non fare” di qualsiasi manuale di ciclismo.

poi si parte seri, concentrati,  forte o comunque al meglio delle nostre possibilità, i numeretti in continuo mutare del cardio frequenzimetro non sono che un’indicazione non certo sullo stare esagerando (sto volutamente esagerando) ma sul far capire se è la giornata giusta o meno: come un motore da competizione, il salire e scendere rapido di giri, “copiando” il percorso scelto quest’oggi è la vera cartina tornasole della macchina umana; e raramente sbaglia… quali sono stati i battiti medi e massimi lo si guarderà poi a casa, per soddisfare solo le bramosie di statistica.

la strada che a volte è nera,  grigia,  di mille  sfumature di marrone, o magari di un levigato bianco latte e, caso ormai un po’ più raro e affascinante di un profumato color abete di svezia, poco conta quanto lei salga o quanto resti piatta, se ho fatto bene i conti ho con me la bici adatta proprio per quella situazione lì, ora, adesso. in un certo senso ormai riesco a far quasi “sparire” la bici, facendola diventare solo una parte non essenziale del gioco, perchè per quanto siano tra gli oggetti più belli del nostro tempo, in quei frangenti quello che amo ascoltare è il motore, e per questa volta il motore sono io.

Proprio come chi (a ragione) dice che anche ascoltare un V12 è musica con la stessa dignità è grandezza di un’opera classica, così a volte riesco a perdermi nell’ascoltare quello che ha da insegnarmi il mio corpo. Mi racconta di cosa funziona e cosa no, di quanto ha gradito la “benzina” dell’ultimo periodo o se c’è qualcosa che si potrebbe modificare per farlo rendere ancora meglio. Mi racconta soprattutto dei troppi sottovalutati odori e profumi che si sentono, se si presta attenzione è un continuo bombardamento di informazioni quello che proviene dal nostro olfatto… a volte risvegliano ricordi che sembravano persi, invece erano ancora lì solo sotto la brace, pronti a riprendere fiamma, a volte ci raccontano di cose che non possiamo vedere, come i profumi dei cibi che qualche signora sta preparando proprio in quel momento, quando attraversiamo quel piccolo borgo in montagna, intervallando quel ricco ed inconfondibile odor di bosco, di cui le mie narici non son mai sazie…ancora più di sorpresa a volte riescono addirittura a ricordarti una persona, materializzando davanti un ologramma che nemmeno il vederne una foto riuscirebbe a scaturire ricordi così intensi e profondi.

E poi ineluttabilmente arriva lei, sua signora la fatica, quella che alla fine tutti cerchiamo e vogliamo sfidare, a volte anche con una certa spavalderia, ma che riesce sempre sempre a condurci ad un passo dal precipizio…. e niente bende sugli occhi, qui si è costretti a guardare giù, a vedere cosa potrebbe voler dire mollare, rallentare, fermarsi, girare la bici e tornarsene mesti a casa. Ma mai riusciamo a dargliela vinta così facile. In un’ora riesce a far visita un sacco di volte ed ogni volta è sempre più difficile ricacciarla indietro, ci mette alla prova, ci conduce quasi sempre oltre il limite in cui a mente fredda e seduti in poltrona diremmo basta. Invece continuiamo, chè tra un po’ magari spiana, che tra un po’ c’è quella fontana dell’alpeggio, che tra un po’ un’ora è passata e qualcuno una volta è stato così bravo da respingere la fatica per lunghissimi 51,151km.

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vado al tempio

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non mi capita spesso di restare folgorato da un video sul web, ma questa volta complici tre lunghi inverni passati lì in quel catino ed alcune gare dove ho dato molto più di quanto pensavo il mio fisico fosse in grado di dare, beh, questa volta la commozione ha fatto da padrona…condivido ogni singola emozione dietro quelle parole in un minuto di semplice poesia.

http://vimeo.com/30125289

vado al tempio,
da chi chiede sacrifici e restituisce dolore
mi vuole prostrato e mi frusta le gambe e mi spezza le reni
mi chiama la notte, geloso, pretende la domenica e mi seduce nel tempo che resta
vado al tempio, dove svuoto la mente e ricolmo l’anima
prosciugo le forze e mi riempio di vita
mi faccio preghiera e ciclico mi ripeto
sono io, sfrecciando un suo maniacale pensiero, un giuzzo, un idea
vado al tempio dove aderisco alla terra
aggrappato ad un filo di gomma che rotola sotto di me
inseguo inaccessibili miraggi, che spero di non raggiungere mai
corro al tempio perché è qui che la mente si ferma….e respira.

dedicato a tutti i velodromi del mondo, che ognuno a suo modo è un tempio unico e irripetibile

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COME ABBONARSI AL MOTOVELODROMO 2012

manca poco, non mi fate fare brutte figure che è ormai tempo di mettere da parte i soldini non per la guarnitura NJS anodizzata oro e nemmeno per il telaio fatto a mano.. è ora di abbonarsi ad uno dei più storici velodromi d’Italia, perdipiù in centro a Torino…devo aggiungere altro? ok, vi aspetto lì!

Amici del Motovelodromo di Corso Casale

La stagione su pista si avvicina a grandi passi. Sul conto corrente che custodisce il nostro tesoriere, Roberto Dardi, sono arrivati i primi due nuovi versamenti (ovviamente, gli abbonati dell’anno scorso hanno la tessera valida fino ad Aprile).
Il segnale è particolarmente positivo perchè nessuno dei due risulta tra coloro che erano stati conteggiati!!
Informo che quindi è possibile fin da ora versare la quota di € 105.00 con un bonifico sul conto corrente che ha questo codice IBAN IT 26 H 03268 30940 001402811000. Appena la stagione lo consentirà in modo “convincente” (lo scorso anno incominciammo ufficialmente il 7 Aprile), Dardi farà un bonifico unico al gestore del Motovelodromo, sig. Tricerri Mauro, con l’elenco degli atleti.
A quel punto, si tratterà solo di passare al Motovelodromo in orario d’ufficio con 3 fototessera, certificato medico anche per attività non agonistica per farsi rilasciare la tessera che consente l’accesso alla pista.

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elogio del ciclocross

ovvero: come scoprire dopo anni che in certi casi a guidare la bici si deve ricominciare da zero…

Forse aveva ragione lo zio steve, che bisogna aver fiducia che prima o poi tutti i puntini si uniranno a creare un disegno unico, magnifico e completo nella sua organicità, ma fattostà che per caso l’anno scorso ho preso un mtb con le ruote grosse (aka 29er) senza sospensioni (già, sembra folle in un mercato dove anche le bici al supermercato sono biammortizzate) e soprattutto ad un solo rapporto, altra scelta per molti inconcepibile, visto il proliferare di anno in anno del grappolo di pignoni attaccato alla ruota posteriore di tutte le bici in commercio.

Capita poi anche che cambio vita e mollo il lavoro precedente per tornare (finalmente) a lavorare a Torino e capita che dopo quasi un anno da quella decisione un gruppo di folli appassionati decide di aprire la prima (e finora unica in Italia) pista permanente dedicata al ciclocross, attiva anche in orario serale con un buon impianto idi illuminazione.

Già proprio il ciclocross ci mancava, con quel vago sapore misto tra fango freddo e sudore, ricoperto da una patina di vecchiume che lo relega ai ricordi ingialliti del come eravamo negli anni ‘70, dove lo zingaro de Vlaeminck (e correte immediatamente a studiare se il nome non vi dice nulla!!) dopo le primavere passate a mietere vittime nelle campagne del nord, si prendeva anche le sue belle soddisfazioni in questa disciplina prettamente invernale.

Ed ecco che almeno 3 puntini si uniscono: bici adatta-buio invernale-ciclocross. Ci vado!!! Convinto (a torto) delle mie capacità di guida: insomma, dico,  è già un po’ che mi sfianco sui pedali, ho avuto la fortuna di provare anche tanti aspetti del ciclismo molto diversi tra loro, dalla strada alla pista, dalla mtb alle cronometro, dalle gare ufficiali su strade (quasi) chiuse alle gare in città dove l’unica regola è l’usare una bici per collegare tutti i (check) punti. [n.d.r.: sempre con scarsi risultati ovunque, sia ben chiaro a chi non mi conosce di persona…]

Arrivo, e per fortuna non sono da solo. Due ragazzi stanno già girando con delle normali mtb 26” , mi cambio ed entro sul tracciato, dopo 50 metri mi rendo conto di aver fatto i conti senza l’oste…

pista ciclocross di candiolo

La sensazione è stata paragonabile a quella di voler guidare con una honda goldwing dentro ad un supermarket…primo pensiero: “non si può fare!”. Curve sempre troppo strette, sembrano pensate per girarci a piedi altro che con una bici, per giunta con le ruote grosse/grasse, qualcuna è pure in contropendenza, poi ci sono due serie di “S” dove tribolo a non far toccare il manubrio ai paletti… Morale mi trovo quasi a fermarmi in curva, per poi dover necessariamente rilanciare ogni volta, con il risultato di sfiancarmi prima della fine del primo giro e la pista non è nemmeno un kilometro!!

KHS la mia 29er ss

La fortuna (altro puntino che si va ad unire) è stata quella di trovare un ragazzo che girava lì che si è preso la briga di mettermi sotto la sua ala e fare in modo di insegnarmi (veramente da zero) come si porta una bici dentro un campo da ciclocross. Sembrano banali per quanto son semplici le regole, ma solo provando e riprovando sono riuscito, dopo un’ora abbondante, a far in modo di trovarci anche del divertimento e non restare nel calvario di inizio sessione, e le regole in buona sostanza sono queste:

  1. guidare fluidi, far sempre correre la bici invece di frenare e rilanciare
  2. guardare sempre avanti, al di là degli ostacoli e dei paletti di contorno al tracciato (vale il caro vecchio detto “se guardi il fosso, vai nel fosso”)
  3. cercare di pedalare sempre (il che, verso la fine, mi ha quasi convinto che un tracciato del genere è fattibile anche in fissa)
  4. cercare il ritmo più che la spinta (ed in questo avere un solo rapporto si è rivelato molto utile)
  5. nelle curve più strette frenare solo pizzicando il posteriore per adeguare la velocità di ingresso nella curva ma continuando sempre a pedalare (vedi punto 3.), un po’ come si fa con gli scooter (o come fanno i rallysti bravi)

Dopo che giravo da un po’, e pensavo di aver preso un buon ritmo, è arrivato Marco,  il ragazzo che ha tracciato la pista, con una vera bici da ciclocross e con sulla gobba parecchi anni d’esperienza in materia e mi ha fatto capire che un conto è andare bene e divertirsi…ma da lì ad andare un po’ forte c’è ancora tantissima strada da fare.

Insomma, son bastate solo 2 ore per far scoccare la scintilla ed ora che la fiammella è accesa sarà ben difficile da spegnere. Il campo è bellissimo ed è incredibilmente propedeutico alla giuda della bici in molte altre situazioni, non c’è nemmeno tanto l’inconveniente del freddo dato che non si passano mai i 15km/h, quindi del tutto analogo alla classica partitella di calcetto tra amici, che proprio mentre io giravo tra il fettucciato stavano disputando nel campetto limitrofo: a loro sembravo magari un criceto in gabbia….ma non sapevano che mi stavo divertendo molto più di loro!

PS: dimenticavo…ancora tutto da imparare quello che è uno dei tratti distintivi del ciclocross ovvero scendere al volo dalla bici (e fino a lì..) caricarsela sulle spalle, correre sugli ostacoli e ributtare giù la bici e salirci al volo, “ciau nè…”

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