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“La gente guarda male noi in bici in città perchè la stanno educando a guardarci male” #ciclismi

Tutto nasce dall’immancabile fixedforum e dal commento al trailer del nuovo video di Lucas Brunelle. Ok, noi esageriamo, si cerca il limite per il solo amor di adrenalina, ma poi la discussione lievita e ne nasce uno degli interventi più belli che io abbia mai letto in tema di ciclismo urbano, non lo scrivo io ma il saggio Dens che è l’uomo dietro alla splendida Lodi Lecco Lodi oltre ad esser la colonna di un certo modo di intendere il ciclismo a 360° a me molto affine.

Buona lettura

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Se c’è odio verso i ciclisti è solo ed esclusivamente perchè va di moda odiare i ciclisti in certi ambienti. Io personalmente ho sentito un solo caso di ciclista che ha investito una sciura e l’ha uccisa, peraltro sul marciapiede sto coglione. Però ogni giorno nella tua città come nella mia come in tutte le città del mondo molte, moltissime persone muoiono in incidenti stradali, anche oggi sai? Oggi sotto una macchina è morta più gente che in guerra lo sai? L’ISIS in confronto è un gruppo di scolarette che si divertono a fare le punk.  La gente guarda male noi in bici in città perchè la stanno educando a guardarci male, se la gente reagisse ai fatti bisognerebbe aver paura del linciaggio ogni volta che si sale su un’auto. Quindi non temere verrai odiato o amato come ciclista in base a quello che decidono i media e le mode. Mettiti il cuore in pace stiamo sul cazzo a FIAT, GM, BMW ecc. ecc. E comunque stai commentando il video di gare ed eventi tipo i Rallye o il TT dell’Isola di Man o roba così, nei video di Brunelle non c’è la realtà ciclistica mondiale, la realtà ciclistica è fatta di scassone, bici con il cestino o sciuri attempati sulla full-carbon da mille mila euro e una notte. 

I ciclisti sono belli bravi fighi e fanno l’amore lungo lungo, in questa merda di guerra mediatica questa è l’unica tesi che mi sentirai difendere su un mezzo di informazione e se sei furbo e vuoi diventare bello, amato e alla moda ti conviene fare come me altrimenti, indipendentemente da come ti comporterai, o ci comporteremo vivremo in un mondo dove le automobili sono sicure ed ecologiche e i ciclisti sono criminali e pericolosi.

Non penso assolutamente che tu voglia difendere chi ammazza decine di migliaia di persone all’anno guidando io penso che tu ciclista che vive in una delle città più rispettose in cui mi sia capitato di pedalare (Londra) abbia una percezione assolutamente esagerata di un problema che non c’è e temo che questa percezione sia causata da un lavaggio del cervello martellante che si sta verificando in tutto il mondo. Stiamo parlando di che cosa? Di qualche giovincello scalmanato che fa “le penne con il booster davanti agli sbirri e gli sbirri muuutiii” il problema della pericolosità dei ciclisti non esiste, eppure in tutte le città del mondo ormai non si parla di altro. Vacca puttana per 7 morti in più a New York e escono gli articoli sul giornale, 7 morti in più in un anno cazzo. E’ morta più gente attaccata al frigorifero o scivolando sulle scale ma non  ho visto articoli che titolavano “Frigoriferi assassini!” o “Le scale della metro sono diventate un problema di ordine pubblico!”. La verità è che nonostante qualche ragazzetto pieno di ormoni che fa gli skid al semaforo non sta succedendo nulla, migliaia di persone in più ogni anno usa la bici al posto dell’auto e questo sta portando vantaggi, questo sta salvando vite, nonostante non si usi il casco, nonostante si giri brakeless. La cosa che mi spaventa è che la tesi della FIAT e del gruppo General Motors è riuscita a penetrare fino a qui sul forum, fino ai commenti su un video dove Chas  si scartavetra per terra. Se un pochino ci credi pure tu a questa balla colossale vuol dire che siamo nella merda.

Se vogliamo ragionare sulla pericolosità di certi atteggiamenti ragioniamo sui fatti e sui numeri, ragioniamo su casi concreti. Mi viene da ridere a pensare ai ciclisti londinesi come indisciplinati, vacca boia fatti un giro ad Amsterdam e guarda come girano gli Olandesi in bici, una città zeppa di scassone che se ne sbattono dei semafori, che girano con un solo freno inefficiente, che trasportano lavatrici su improbabili carretti su cui io e te non ci fideremmo a caricare una cassa di birra, un traffico ciclistico pazzesco e clamorosamente anarchico eppure è una delle città in assoluto più sicure al mondo per quel che riguarda la strada.

Il 99,9% degli incidenti causati da ciclisti si risolve con l’acqua ossigenata e siamo qui a parlare di atteggiamenti pericolosi. Figa, è più pericoloso lavorare! Cosa facciamo una campagna contro il lavoro? Diamo fuoco a tutti i cantieri edili?

Dai, siamo seri e usiamo il cervello.

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cinque e non più cinque, il racconto della mia #Finalleycat #Torino #alleycat #fixedforum 2013

ultima? penultima? alleycat d’addio? ma soprattutto… ci interessa davvero tutto questo? o ci interessa invece sapere che questo sabato ci siamo goduti una delle gare urbane torinesi migliori di sempre? a me a conti fatti è andata fin troppo bene…

 

finalalleycat_flyerFacciamo pure outing: sono le gare dove mi trovo meno a mio agio le alleycat! Perchè? Semplice. Perchè le corro sempre con un’ansia tremenda addosso: di non fare il percorso più redditizio, di aver dimenticato un check, di aver sbagliato una svolta o di non averla fatta “quella” svolta al momento giusto. Per contro sono anche le gare dove all’arrivo ho il maggior senso di liberazione, una roba catartica proprio.

Ma come si può non presentarsi per dare il meglio nella gara di casa, insieme agli amici con cui ormai da anni condivido la mia irrefrenabile passione, e con l’aggiunta che (forse, pare) sia l’ultima alleycat a portare il prestigioso marchio 10CENTO? Ed infatti nonostante tutto faccio i salti mortali per esserci e al solito il pre-partenza è un fiorire di saluti e abbracci, sotto a sparar cazzate un po’ con tutti anche (o soprattutto?) per spezzare quel sottile velo di tensione che mano a mano inizia a salire. Questa volta, come nel 2011 ci sono anche due ragazzi di UBM Milano, loro che davvero fanno il lavoro di corrieri in bici (o dovrei dire bike messenger?) sempre in città e con ogni condizione meteo possibile. Apprezzo molto il fatto che dopo i canonici 5 giorni di fatica, prendano e si facciano 140km in auto per venire a “replicare” in versione agonistica quello che è il loro vissuto quotidiano, una testimonianza non da poco.

lastalleycat1

I ragazzi dei 10cento sfoderano subito il loro primo tranello: alla partenza non ci sono i tradizionali manifest, ma questi sono da andare a prendere in due distinti posti, in modo da stroncare sul nascere tutti i tatticismi e i giochi di squadra che ormai caratterizzano ogni gara, chiarisco subito: appoggio al 100% l’idea, il corriere nel suo lavoro non si porta dietro gambe e teste di ricambio, eticamente andrebbe corsa in perfetta solitudine, poi ovviamente è anche una sorta di gara/festa/celebrazione quindi lo spirito aggregativo non è da condannare, ma di mio ho sempre cercato di non approfittarne troppo.

manifest_finalleycat

Sorte vuole che proprio con Daniele e Matteo mi trovi ad iniziare la corsa.. si parte con il primo scoglio, quella minuscola quanto graziosa piazza Mollino che mi mette in pesante difficoltà. Ci arriviamo impiegandoci un po’ troppo tempo, ma conservando ancora la lucidità necessaria per mettere giù l’itinerario dei 10 checkpoint. Già detto da tutti ma è qui che si decide il destino della propria gara: saltare un check o mal distribuirlo nella pianificazione dell’itinerario vuol dire non solo non vincere (e vabbè, conta fino ad un certo punto) ma significa farsi chilometri e chilometri in più in città, facendo crescere a dismisura proprio quel senso di frustrazione che vi ho raccontato all’inizio, ed è davvero brutto pensare di dover poi aspettare un altro intero  anno per avere una nuova occasione di far bene nella propria città.

La prima parte di gara vera è quindi per i vialoni torinesi proprio con gli UBM in trasferta. Mi fanno capire subito che girare brillanti in città è un conto, ma andare forte in città è tutto un’altro! La grinta, la scioltezza, l’agilità ed il senso del “rischio calcolato” che hanno questi ragazzi è una spanna sopra il mio e non c’è nulla da fare. La gamba la si allena, ma la testa e la sensibilità ad andare in bici nel traffico non si inventano, si chiama stoffa o (volendo) talento.

Matteo UBM nel traffico torinese = manate!

 

Ci perdiamo di vista nel miglior/peggior check dell’intera alleycat. Peggiore perchè vorrei conoscere quell’urbanista disturbato mentalmente, il quale ha deliberatamente deciso che via Aosta dovesse essere divisa in due tronconi interrompendosi per poi ricominciare proseguendo con la numerazione dei civici, se stai leggendo fatti vivo, che ho un paio di cosette da dirti… Ma nel contempo anche check migliore perchè una volta trovato compaiono di fronte a me proprio i ragazzi di Aosta (grandi!) che in costume tradizionale propongono un mix altamente esplosivo fatto di pane, formaggi, salumi tipici e l’immancabile grolla probabilmente caricata al vetriolo per la golata che ho potuto dare.

check_via_aosta

Riparto ormai da solo ma, per fortuna con le idee chiare sulla successione dei check decisa e con la gamba che risponde bene. Ed è bello, anzi bellissimo, arrivare trafelato ad ogni punto della città trovando sempre volti amici, con cui hai condiviso e condividi qualcosa e ricevere sempre un “in bocca al lupo” o un “daje!” che è meglio di una palata di carbone buttata dentro la caldaia di una locomotiva a vapore.

tracciato

L’ultimo punto chiave lo conosco bene, è in centro e ci arrivo finalmente senza riguardare la mappa lungo il tragitto. Ovviamente non è l’arrivo, ma da lì in poi metto una sorta di pilota automatico. Gli ormai due anni passati in bici per Torino tornano utili e la rotta nasce da se. Arrivare al traguardo con i crampi che iniziano a gridar vendetta per non aver bevuto per le due ore e un quarto della mia corsa sono l’inevitabile scotto da pagare, ma è fatta! Finalmente anche una posizione in classifica che mi onora e ripaga dei tre anni passati ad inseguire e a metter da parte esperienza.

Aveva ragione Aldone, le alleycat non sono gare come le altre, c’è quel qualcosa in più che le fa rendere dannatamente affascinati ai miei occhi e fa sì che ogni volta che mi trovo post corsa a sorseggiare la meritata birra (vero pane liquido), il mio pensiero inevitabilmente inizia a muoversi veloce, verso quella che sarà la prossima sfida dei corrieri di città.

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PS: divertente siparietto post gara con il debutto in società della mia nuova bici da ciclocross…ammiratissima… ma questa è un’altra storia che merita di essere raccontata per bene, quindi, state sintonizzati!

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come se fosse una piccola Milano – Roubaix #private2 #alleycat

flyer privatepartiamo dal fondo, dalla certezza di aver vissuto quella che non poteva che essere l’alleycat dell’anno, il piccolo (in rapporto al ciclismo) grande (in rapporto alla nicchia del ciclismo urbano, scatto fisso ecc…) evento del 2012. Rientrando a casa sull’A4 i chilometri sembrano scorrere veloci, mai così veloci rispetto a tutti i miei tanti rientri dalla città dalle mille facce, i residui di adrenalina ancora in corpo e le ottime chiacchiere scambiate con il mio amico Luca, che a condiviso con me la giornata, anche se da una differente prospettiva (quella di essere ad un checkpoint).

Ed eccoci, lanciati sull’A4 verso milano, sole caldo, la giornata promette bene, sento al telefono gli altri torinesi e mi conforto, non sono poi così in ritardo come temevo, da buon maniaco della puntualità. Io e Luca parliamo di un po’ di cose e al solito un compagno di viaggio mi è tanto d’aiuto a spezzare la tensione che caratterizza ogni mia gara (ed in fondo resta uno degli aspetti migliori delle “mie” gare). Parcheggio facile, vicinissimo alla partenza, quel parco Ravizza a cui son passato mille volte a fianco senza avere un motivo per addentrarmi; oggi il motivo è la Private 2 alleycat, la gara per ciclisti urbani, dove (magari già lo sapete ma la faccio breve….) non servono solo le gambe ma anche parecchio la testa, dove l’itinerario migliore lo devi ideare tu e non sempre è il più breve o il più rettilineo, dove devi organizzare e gestire le tre ore di gara come se fosse un vero lavoro da bike messenger e, come accade loro, al termine della giornata non ci sono ricchi premi e “pasta party” (brrrrr) ma una pacca sulla spalla ed una birra fresca quello sì.

iscrizioni

Siamo tanti, tantissimi in proporzione (i numeri diranno oltre 140) e dopo il sipario fotografico dei riders, le mille chiacchiere e le formalità dell’iscrizione si inizia a far sul serio: bici tutte a terra, legate e corridori giù in fondo…

piccola sorpresina, il Manifest_private 2 (il foglio dove sono segnate tutte le prese e consegne da effettuare) non è consegnato alla partenza, ma in piazza Sraffa, a soli 500 metri, ma che fanno già subito la differenza, arriviamo al parchetto della piazza come un’orda di barbari e agguantare un foglio A4 diventa di per sè una piccola impresa.

flyer

flyer da prendere sull'albero

Trovo però un bell’angolino all’ombra dove fare quel che Matteo dice sempre: ragionare, ragionare e ragionare. Inizio a fare una selezione delle consegne, le due da “soli” 5 punti proprio non le considero, visto che finire oltre il tempo massimo di 3 ore è un mio spauracchio e dopo una volta, non mi voglio più scottare.

Inizio a segnare i punti su quel drappo di carta che racchiude un’intera città, qualche parte ancora sana e ragionante del mio cervello AB-Normale (cit.) inizia ad “unire i puntini” e a creare una serie di ipotetici tracciati, come una ragnatela che si costruisce al contrario, da tanti fili man a mano iniziano a sparirne alcuni gruppi e via via da una tela complessa emerge una sola linea spezzata, che d’ora in poi sarà il mio filo che separa me dal traguardo… magari ci sarà qualche piccola deviazione, ma la rotta è questa: nel bene o nel male la gara è già vinta o persa qui.

milano

milano sulla carta

E allora via, banalmente alla presa più vicina in viale Filippetti, ovviamente non in vista, ma in un parchetto interno di una via interna, vedo subito due facce amiche, la Lolla ed il mio twitter-idolo Pak (finalmente in carne-ossa-baffi-alcol), sono appena partito e quasi vorrei far 2 chiacchiere, ma il tempo corre ed uno dei pregi/difetti delle alleycat e che se anche la corri da solo (come piace a me) alla fine hai perennemente quel fastidio addosso, alla bianconiglio per intenderci, di sentirti in ritardo… e forse una delle caratteristiche che ti fa amare queste gare è (anche) questa.
Riparto e la consegna corrispondente è piuttosto vicina e in linea con la mia rotta generale; e allora su per corso di Porta Romana, ad iniziare ad assaggiare il pavé milanese (e se non lo conoscete fatelo almeno una volta in bici, altrimenti il mio racconto perde circa il 35% di efficacia…). Consegna facile e veloce e pronti fino in fondo al corso per la prossima presa, nulla di difficilissimo, solo un po’ di giri attorno a piazza Missori ed il check è bello che fatto.
La prossima presa però è un filino distante, sopra il parco sempione e l’istinto mi guida fino al mio “caro” castello sforzesco, quindi cordusio-via Dante….ma attenzione: se il traffico delle auto oggi è piuttosto magnanimo stante il ponte del 1° maggio, la folla di turisti e affini che affolla la pedonalissima via dante è come un campo di asteroidi per un pilota di X-Wing, una bella sfida, dove la gestione della velocità con lo scatto fisso mi aiuta tantissimo nello svicolare a testa alta e sguardo a 180° fino in foro Bonaparte, da dove i vialoni mi conducono in poche pedalate fino alla piazzetta della Santissima Trinità, dove ancora non lo so ma la prima matteo-bastardata è in agguato.

Piazza con bambini, vecchietti, cani al guinzaglio…ma del check nemmeno l’ombra, faccio un giro… due….ed iniziano i pensieri malsani (oddio, ho sbagliato, era piazzetta “alla” trinità e non “della”… oppure ce ne sono due e io non lo so, oppure era la trinità di rozzano e non di milano…) se non chè arriva un altro corridore, che ha l’ardore di chiedere informazioni ad un cameriere e come d’incanto ci indica una viuzza senza uscita dove giù in fondo nascosti c’erano gli omini del check, simpatici affabili quanto fottutamente introvabili. Anche se non li ho mai visti prima loro conoscono me (potere del forum social web networking? boh…) e, dopo avermi offerto acqua e una provvidenziale banana, mi fan subito capire che non sarà così banale da qui in poi: c’è una consegna intermedia prima di fare la consegna finale di questa presa…ergo eccola qui la sorpresina n°2! Al momento non ci dò troppo peso, la consegna intermedia è comunque ancora sulla mia rotta, vado, non è distante ma devo attraversare una piazzetta pedonale con qualche zig zag, arrivo in vicolo Chizzolini dove non ho nemmeno il tempo di riorganizzarmi e stendere la mappa che accade la svolta della mia alleycat, la svolta della giornata tutta: arriva al check la brigata UBM-unita, milano+bologna, con quelli che sono anche amici: Pier, Giò, Vale e Simone (che conosco oggi) più messer richard aka mr. fixedforum  in persona (ed era anche ora di conoscerlo, stante il mio esser moderatore con ormai più di ottomila post all’attivo).

io pier e richard

io pier e richard

Da qui in poi starò con loro e il mio approccio alla gara cambia radicalmente, cambio la casacca e divento una specie di gregario (di lusso? beh, non esageriamo) e cerco di tenere compatto il gruppo e far l’andatura per tutto il resto della gara (mancano poco meno di 2 ore ancora). Mi fido ciecamente di loro, ovviamente, e d’ora in poi so che potrò anche esplorare il lato puramente ludico di girare a cannone per milano, senza avere il costante dubbio di fare o no il percorso migliore e di dove conviene svoltare.

io e gli ubm al check

io e gli ubm al check

Arriviamo alla consegna finale di via Correggio che l’omino del check è arrivato da 2 minuti 2… quel che si dice “just in time”! Arriviamo in via Fara per la presa in una volata: intensa, adrenalinica come volevo/speravo e alla fine devo constatare con piacere che oggi la gamba c’è, poche storie, quindi la tattica è non risparmiarmi nemmeno un metro, star davanti o al massimo affiancato a chi è davanti (quasi sempre Pier di bologna, che spingeva un rapporto degno di cancellara nei giorni migliori). Anche qui la consegna è da fare in due parti, ma ormai questo non ci spaventa più, anche piazza Gambara è lontana…. ce la teniamo per dopo. Ora siamo in rotta su via Lincon, altra viuzza, ma troviamo facile l’uomo di Ciclistica Squadra Corse, che come un demone tentatore ci offre una nuova opportunità: un extra check da fare per 10 succulenti punti. Qui interviene la vale, taciturna quanto preziosa, che esclama un fragoroso “la SO!!” e che conosce l’impossibile , di fatto a pochi metri da piazza della Scala, mentre la consegna è nell’arcinoto ponte che collega porta Genova a via Tortona (il centro gravitazionale del fuorisalone-Milano-capitale-design).

pavè milano

milano pavè

E qui arriva il cuore della gara, quello che mi ha suggerito il titolo che avete letto qualche centinaio di parole prima, ovvero che infondo questa alleycat, come penso sia stata pensata nella diabolica mente di Matteo, è di fatto una sorta di piccola “Roubaix a spirale” che si contorce per la città meneghina e via via ti fa percorrere tutti i principali tratti in pavé, qualcuno più scorrevole, qualcuno corto, ma anche qualcuno pesante, sconnesso, lungo, impossibile. Ecco, stante il paragone, qui (da piazza alla scala giù per tutta via torino – via correnti – corso genova) siamo in piena foresta di Aremberg, dove un qualsiasi errore non viene perdonato, dove un guasto alla bicicletta di fa rimanere lì ad aspettare un ammiraglia che non arriverà mai, dove un calo di concentrazione, anche minimo può essere fatale, visto che qui a complicare il tutto ci sono anche le maledette rotaie del tram e dove, infine, se la gamba non è quella giusta e la presa sul manubrio non è ben salda, i pochi kilometri da fare diventano oltremodo massacranti e maledettamente infiniti…. con me oggi la nera foresta è stata buona, sarà anche il set-up della bici azzeccato in pieno (ruote basso profilo, gomme extralarge, rapporto agile, pedali automatici) e quel giusto mix di esperienza-allenamento-culo, ma alla fine arriviamo al verde ponte dove anche far le scale a salire e a scendere con la bici in spalla (deja vù pazzesco del mio primo inverno passato a far ciclocross…) non è affatto un grosso problema.

Il resto ormai è (quasi) roba facile, ci resta solo da fare un bel tratto di circonvallazione dove mi improvviso una specie di Tom Boonen dei poveri e mi metto davanti a tirare per tutto il tratto, fatto così tante volte nel mio passato milanese e che oggi scorre sotto i copertoni come il velluto, e mi sento con i conti a posto a faticare a testa bassa e tenere tutti dietro di me a godere della scia; loro infondo ci hanno messo la testa e la conoscenza della città come solo chi fa 70-80km in giro tutto il giorno (5 su 7, estate/inverno) può avere e gli ultimi check ed il traguardo sono talmente limpidi nelle nostre menti che arrivano ancor prima di quanto mi immaginavo.

Il traguardo di via Conchetta è raggiunto con quasi 20 minuti di anticipo sul tempo limite, siamo di fatto il secondo gruppo arrivato, e poco importa se io a differenza degli UBM boys ho saltato a piè pari i due check da 5 punti ciascuno, la soddisfazione di aver corso in quel modo fino alla fine è superiore. I freddi numeri di cronaca diranno decimo assoluto e terzo tra gli out of town.

qui l’intero mio percorso.

arrivo

arrivo

La festa di fine gara è rilassata e piacevole, come lo è stare tra amici che sembrano essere amici da sempre e che mi dimostrano, ancora una volta, che la semplicità di una bici a cui manca quasi tutto, alla fine ti dà molto di più di quanto tu possa pensare, anzi è proprio pedalando su di una bici senza niente che alla fine molti di noi hanno trovato un nuovo punto di vista da cui osservare e qualche volta capire un po’ del mondo che gira intorno a noi.

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sale, sole, fatica e sudore–la mia #alleyfuck 2012 a #Torino

L’appuntamento cittadino dell’anno, quello da non mancare, quello che tutti si aspettano qualche cosa… provo a raccontarlo così come l’ho vissuto, anche se in maniera parziale e di parte, ma questo infondo a chi importa?

alleyfuck_sticker

E anche quest’anno ci ritroviamo a Torino, con l’ondata delle bici a scatto fisso che nonostante tutto cresce, con qualche grande vecchio che manca e tante facce nuove ancora animate sia dall’entusiasmo della novità sia anche (e per fortuna) dalla quella luce in fondo agli occhi che solo il ciclismo, “qualunque” ciclismo, sa donare a chi si butta senza riserve su di un sellino.

Il clima doveva essere propizio, salvo uno scherzetto dell’ultim’ora, che lascia Torino sotto una coltre di nubi/nebbie che non fanno passare il sole…e ci ritroviamo alla partenza, tra ancora tanti cumuli di neve stringendoci tra le braccia i miseri 3°C che ci sono rimasti … migliorerà, ma ora noi non lo sappiamo.

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Le facce amiche sono tante, tra incontri con chi non manca mai, con chi ha lo sguardo un po’ spaesato alla sua “prima alley”, ed incontri che aspettavo da anni (grande Fabio!). I minuti scorrono fin troppo veloci ed è ora di radunarci nel pratino misto neve (costellato di simpatici “bucaneve” marroni molto aromatici…) per le veloci istruzioni di rito…2 ore, poche sempre poche, per raggiungere 10 differenti checkpoint in città, uno da lasciare rigorosamente per ultimo, per finire con l’arrivo ai giardini reali…mi piace.

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3, 2, 1, via! subito a raccattare il foglietto con i checkpoint (manifest) e via con mappa distesa sulla panchina a iniziare a districarsi tra i nomi delle vie e imbastire l’itinerario… arrivano a salutarmi due cari amici che era un po’ che non vedevo (alex e raffaella) e da bravi torinesi loro mi danno una manina a mettere un po’ in fila tutti i punti da raggiungere. Noto subito che c’è un bel gruppo di punti in zona mirafiori, per poi lanciarsi ad est a finire i restanti punti…l’ultimo check in collina… nulla da temere, ma se sbagli la salita potrebbe non perdonare la gambe già affaticate (aka crampi a gogo).

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Mi sembra sia tutto ok, parto, e questa volta parto da solo (e mi scuso con quelli a cui ho declinato l’invito a farla con loro…) perchè la volevo vivere così: solo io, torino, un foglio A4 con i check marcati ed una mappa…. perchè alla fine il bello è correre contro se stessi e contro il tempo e mettersi ancora una volta in gioco e piuttosto sbagliare io ma non trascinare nessun altro in fallo, oppure gongolare nella remota ipotesi di trovare qualche bella scorciatoia all’interno della famigerata griglia urbana torinese….

Primi due check volano via in un lampo, ma nel puntare verso il terzo (de cristoforis) compio l’errore fatale… mi dimentico di via negarville che ancora un po’ è a Beinasco… e son già passati 45 minuti…poco male comunque, vado anche (aridaje) alla fontana liberty sotto Torino Esposizioni dato che era vicina..e lì Cisco mi fa prender coscienza della strada che mi aspetta…niente paura, parto che ancora la gamba tiene e in un tempo ragionevole arrivo in via negarville, dove finiscono i check ad ovest…

Il tragitto fino a via borsi si rivelerà bello e micidiale al tempo stesso: bello perchè per una sorta di “magia delle gare” la gamba dopo qualche km sembra risorgere, tengo un ritmo deciso, regolare, i panorami e le varie facce della città mi passano davanti, una dopo l’altra, senza soluzione di continuità, ed il mio personalissimo viaggio mentale mi fa pensare di essere quasi ad una di quelle crono semi cittadine che spesso condiscono i grandi eventi ciclistici come il Giro. Le gomme generose in più fanno anche digerire qualche tombino di troppo e in un tempo che mi è borsi1sembrato brevissimo mi trovo ad interrogarmi sul dove sia il numero 6 di via borsi… saprò dopo che ha mietuto parecchie vittime, la Dora che separa in due la via, unita ai lavori sul tratto ciclopedonale e condita dal generale inverno fa perdere a tanti minuti preziosi e mi accorgo che finirla in un tempo prossimo alle due ore è oramai un miraggio.

Mi tolgo però la soddisfazione di farmi il vialone di corso Regina nelle corsie centrali, rivaleggiando con le (poche, a dirla tutta) auto del pigro sabato pomeriggio. Passo anche davanti al mio ufficio e mi sfiora il pensiero del tipo : “chissà se mi vedessero i miei capi cosa penserebbero…” trapasso l’ancora affollato “suk” di piazza della Repubblica (dove anche lì poi saprò di gesta ciclistiche a zig-zag tra le bancarelle degne di un mix tra Blues Brothers e Indiana Jones e il tempio maledetto) e arrivo al check gestito dal buon Naos che mi passa di sottobanco l’info dell’ultimo check a casa di Gherli, non sapendo che ho già saltato via principi d’Acaja (presidiato da Fede e Cello, sorry guys) e che ormai il tempo è sostanzialmente scaduto.

mappa1

Opto per dirigermi verso l’arrivo, complice anche la sua vicinanza, con le gambe che vorrebbero ancora correre, ma la testa che ha tirato giù la saracinesca, non più capace di focalizzare altri obiettivi perchè comunque appagata dei kilometri fatti. E non tanto come sommatoria (alla fine saranno qualcosina meno di 50) ma per come sono stati portati, tutti tirati, senza rifiatare, con l’attenzione alta a passare gli incroci in qualunque condizione, ricalcolando gli itinerari per piegarli ai flussi del traffico e della semplicità di percorso dato che non sempre la via più breve è anche la più veloce, ma è anche vero il contrario che non sempre il grande vialone ti fa risparmiare sufficiente tempo e sufficiente gamba per chiudere un alleycat in giro per la città. (inserisco di seguito anche l’itinerario navigabile, così vi fate due risate)

All’arrivo di un alleycat poi non ci sono mai veri vincitori e veri sconfitti, ognuno si confronta con gli altri per poi fare i conti con se stesso. Ancora una volta in termini di rapporti umani, esperienza, adrenalina, e cibo mentale vario, il conto è decisamente in attivo. Alla prossima!

premiazione

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basta con l’amore è tempo di #alleyfuck a Torino!

flyer_alleyfuck

La locandina, pardon, il flyer già dice tutto o quasi, voi portate solo nell’ordine:

  • bici, una qualsiasi bici (e qualcosa per legarla ad un palo, se tenete alla bici)
  • gambe
  • testa (e casco se ci tenete ad essa)
  • mappa di Torino con i nomi delle vie (di tutte le vie)
  • penna

ci vediamo questo sabato dalle parti delle 14:00 al parcheggio del palavela, da lì in poi andremo incontro alla città, a tutta, come se non ci fosse un domani.

I ragazzi del 10CENTO ne han pensate delle belle, non ve ne pentirete e se per caso vi state ancora chiedendo cosa sia un alleycat…vi lascio un paio di esempi da vedere ed un paio da leggere, ci si vede lì!

alleycat race in NYC

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(quasi) tutta mia la città, diario di un alleycat

stavolta prendo a prestito un pezzo di titolo del libro dell’amico Roberto, collega di chi questa volta si è cimentato nell’organizzazione di una delle alleycat più folli ed intense a cui abbia partecipato…

Sia come sia, per ogni ciclista urbano deve venire il momento di misurarsi in una competizione, che non può essere nè una granfondo, nè una gara in pista o a circuito nè in mtb ma deve essere una gara dove la bici la si usa in città, nel contesto dove già quotidianamente ci si confronta con i classici “demoni” quali il traffico, le rotaie, il pavè, i sensi unici, le ciclabili inutilizzabili, ecc… e quale miglior teatro se non la peggio città in merito a quando già elencato, unitamente ad un urbanizzazione secolare talmente folle e casuale che sembra dall’alto di guardare una geometria frattale più che la mappa di una città? benvenuti a Milano…

Angelo Ferrillo Photography

Arrivo nel parchetto che c’è già un po’ di gente, l’atmosfera è rilassata e piacevole, tanti ma proprio tanti amici, che alla fine diventa naturale pensare che non stiamo parlando di quell’odioso sostantivo che è “scena”, ma siamo comunque una comunità: variopinta, allegra, scanzonata, animata dalla grande passione per la bici nelle mille declinazioni possibili. Non c’è una bici che somigli ad un’altra, sono tutti pezzi unici e in un certo senso preziosi per come son cuciti addosso a chi le guida…improponibile il confronto con le gare ufficiali, dove al massimo si disquisisce sull’alto profilo dei cerchi e sul carbonio T80Angelo Ferrillo Photography0 al posto del T700…

 

 

Angelo Ferrillo PhotographyNascendo da un corriere non poteva che essere originale la formula di gara: sette punti della città dove prendere in consegna un pacco o busta e sette corrispondenti punti dove consegnarla – tre ore di tempo totali, come nella loro vita quotidiana valgono le seguenti regole:

– se perdi il foglio delle ricevute sei squalificato (aka licenziato)

– se perdi o danneggi la busta/pacco preso in consegna, sei squalificato

– se arrivi oltre l’orario sei squalificato

Insomma, gli ingredienti giusti per vivere almeno al 90% una mezza giornata da bike curier ci sono tutti…ora sta a noi impostare la prova non come una scampagnata tra amici ma con l’intento di far bene ed onorare con il trittico del ciclista = testa-cuore-gambe l’alleycat di Matteo.

Angelo Ferrillo Photography

Compagni d’avventura (impossibile far senza, anche se ho già visto che tutti i vincitori delle alleycat, bene o male, corrono da soli) sono il mio concittadino federico-seriocomico e il pescarese matteo-kutch. Subito ritirato il foglio con su indicate prese e consegne ci mettiamo come certosini ad individuare tutti e quattordici i punti sulla mappa, salta subito all’occhio che alcune consegne coincidono con successive prese, naturale quindi riorganizzare tutto l’itinerario in funzione di questo.

 

Angelo Ferrillo PhotographyFacile a dirsi, meno a farsi, Milano è indigesta e nel nostro candore non ci uniamo a nessuno dei locali, ma ci affidiamo alla mia mappa ed ai miei ricordi di ex-milanese, che un po’ sì ha girato la città…ma da lì a conoscerla ce ne passa, poi ovvio che quel volpone di matteoUBM ha messo i posti più nascosti possibili, frutto delle sue scoperte in due anni di lavoro on the road…ma che per noi sono una vera spina nel fianco. L’entusiasmo è a mille, la prima presa viene facile e la consegna quasi…peccato che per aggiungere un po’ di pepe al tutto la consegna è unita ad una bella prova, ideata dalle menti bacate dei miei compari torinesi: una bella tazza del cesso (nuova eh) piena d’acqua e con dentro le mele da afferrare a morsi, senza mani, al mio primo tentativo tiro su minimo un bicchier d’acqua con il naso che mi fa un effetto fulmicotone al cervello (foto 45/79 del link 10cento)…occhiali bagnati, ma testa che gira a mille!

Via per la prossima consegna, questa è lontana, ma niente paura, quel poco che so di milano è che alla fine con la circonvallazione interna non ti sbagli, è così ci lanciamo a tutta verso nord, destinazione corso Garibaldi. Sembrava tutto facile, ma ad accoglerci c’è quella vecchia volpe di van-gogh/iridefixed che ci intima di legare la bici, toglierci le scarpe (icht!) e correre in fondo al vialetto a consegnare la busta…altra chicca, al ritorno non troverai le tue scarpe…e se non hai legato  la bici, manco quella! (così impari sulla pelle che in città fosse anche per 3-minuti-3 la bici senza legarla per bene Non ce la devi lasciare!)

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E via che si riparte…questa volta il percorso è lungo sul serio, si va quasi verso linate, dopo un paio di mie colpevoli svolte errate arriviamo sulla strada buona (ri-circonvalla) e becchiamo al primo tentativo la svolta per il vialone che ci porterà dritti dritti alla consegna. Qui viene subito fuori che davvero in città e per tratti intorno ai 6-8km la bici è superiore, il vialone è tutto costellato di code e codarelle di auto e noi sulla via preferenziale (legalmente consessa a bus tram taxi e bici) mettiamo giù un’andatura da passisti alla parigi-rubaix: compatti, instancabili, costanti e determinati, arriviamo alla consegna prima del previsto, trovata facile grazie a due ragazzini che erano lì vicino a giocare con le loro bmx e vedendoci capiscono subito che siamo del gruppo “folli in bici al sabato pomeriggio”. Consegna-ritiro ok, via per l’ultima consegna…il posto lo so e da lì non è troppo distante, si va verso corso buenos aires…al check point incontro di nuovo vecchi amici ed assieme alla geniale trovata di lasciare le impronte digitali delle cinque dita, c’è pure da mandar giù una bella golata di infuso alcolico…

Angelo Ferrillo Photography

Non ci resta che andare all’arrivo…dalla parte opposta alla città, sarà stato l’alcol o l’apprensione per la notte ormai fonda…fatto sta che provvedo ad un doppio letale errore di percorso che ci fa perdere tanto troppo tempo, ed essendo questa la “no time to loose” diventa una bella tegola su di noi. Nonostante questo la pedalata è incredibilmente fluida e salvo lo spavento per un incidente evitato al millimetro da federico, arriviamo ancora in tempo ai neri cancelli del bitte, stanchi sì ma la sensazione prevalente è sollievo ed ammirazione: sollievo per esser passati indenni nella delicata operazione di trapassare più volta le budella di milano uscendone indenne e perfino divertito (ok, anche un po’ orgogliosetto dai…) e ammirazione per chi ormai come un chirurgo consumato questa operazione la compie ogni giorno, su percorsi sempre diversi sempre nuovi dove per mille fattori, ogni giornata non può mai essere uguale a quella precedente.

Grazie Matteo ed alla prossima!

(ed un grazie ad angelo per le meravigliose foto…meno male che non avevi voglia di scattare eh?)

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