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ciao Amy

ho aspettato qualche giorno a scrivere questo pezzo (messo prima come beta-test sul forum di videohifi.com) per avere una visione chiara di cosa succede quando una persona/personaggio così in vista lascia le scene con clamore, questo è quello che è venuto fuori, anche in risposta a chi va a dire che amy winehouse faceva musica pop…

Nell’ordine, partiamo dalla musica (non la voce, proprio la musica)
cazzarola, ma back to black lo suonano i dap-kings, ma che scherziamo?! sono, e lo sono tutto ora, una grandissima band di soul, hanno un tiro che sembrano dinamite, sin da quando suonavano con sharon jones, che spero sappiate anche chi è e cosa fa…pop un paio di palle, quella è una grande band SOUL, che sembra di sentire la band di otis redding, e non esagero.
Poi che un disco soul sia finito agli onori della cronaca per i costumi di amy, questo fa parte del sistema showbiz anglosassone modello tritacarne, il caso news of the world parla già da solo no?

Il pop io lo indendo come un’altra cosa, chessò gli air fanno pop, anche gradevole, ma non siamo proprio da quelle parti no?
Passiamo all’artista: un artista (e lei lo era, chissà cosa pensavano i signorotti all’epoca – che qui su videohifi.com nessuno ha 20 anni, o sbaglio?-  a vedere hendrix che scopava con la chitarra…proviamo ad esser onesti) non si giudica per la sua vita privata, la si accetta per come è, punto, anzi non dovrebbe nemmeno interessare, parla la sua arte e fine, ogni tentativo di spiegare o giustificare l’arte stessa ne vanifica l’essenza.

finiamo con la persona: ho la fortuna di avere un caro amico che ha avuto modo di conoscerla un minimo, soprattutto al di fuori dell’ufficialità (epoca dell’album frank, diciamo) e mi racconta di aver all’inizio provato quasi fastidio per la sua presenza, per poi scoprire essere una persona eccezionale, sensibile e fragile come spesso contraddistingue coloro che sono sopraffatti dal loro stesso talento.

è andata così, cosa si prova? nulla di particolare infondo, spiace solo perchè forse ci avrebbe regaalto qualche disco migliore ancora di back, e ancor peggio perchè quando ci inonderanno di dischi postumi ci resterà sempre quel fottuto dubbio:”ma sarebbe satato così quello che lei voleva che noi ascoltassimo”?
ecco, tutto qui.

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della mia allergia ai “best of”

Molto probabilmente è un problema tutto mio, ma non riesco a digerire i best of, le raccolte di…il meglio del meglio…

Nonostante iTunes e tutto il sottobosco che c’è in rete, dove a primeggiare sono le canzoni, i tre minuti e qualche cosa che devono per forza colpirti, altrimenti il fallimento è irrinunciabile, sono profondamente legato alla forma-album. L’album è un libro scritto in musica, un racconto con una serie di capitoli, conseguenza naturale è che tale racconto ha senso solo se letto dall’inizio alla fine, tutto di un fiato, possibilmente. 

Certo, capita di trovare il brano più noioso e la tentazione di premere quell’amato/odiato tastino con i due triangolini è sempre più forte…personalmente aggiro il problema preferendo il vinile (aridaje…) e il telecomando del lettore cd non ce l’ho, quindi limito in senso buono la mia libertà di scelta e cerco di tenere viva l’attenzione anche nelle parti “transitorie” di ogni disco.

Molto spesso queste parti musicali secondarie ad un secondo ascolto restano ancora più impresse nella mente dei canonici ritornelli e inizio a trovarle assolutamente funzionali all’insieme del disco, che diventa ancora più interessante proprio per la sua complessità non ostentata.

Per non parlare dell’ascolto mischiato (leggi: shuffle-mode per che ne sa…), sovvertendo con inutile anarchia l’ordine dei brani, alla quale l’autore (dovrei dire l’artista, ma è troppo abusato il termine…) ha dato criterio, ha speso tempo ed energie per stabilire il corretto ordine ed equilibrio nella delicata architettura dell’album.

Ogni tessera del mosaico è arte solo in quanto parte del mosaico stesso, altrimenti è solo un sasso colorato, per quanto gradevole.

Quindi smettetela di guardare le pietroline, trovate il tempo necessario, anche se in questa epoca il tempo è il vero bene rifugio, e cibate la vostra mente di opere di senso compiuto. Vi avvicinerete molto di più alle menti (e forse ai cuori) di vostri musicisti preferiti.

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Graffiti

Part 1 of a Few . . . . . . « Day in the Lyfe.

finisce che inevitabilmente i graffiti mi piacciono, quando sono fatti bene (ovvero quasi sempre…) mentre i tag, meno, molto meno…per non parlare delle scritte politico-calcistiche-adolescenziali.

Il brutto è che il classico “cittadino medio” tende a fare di tutt erba un fascio (e già non ci siamo) definendo imbrattatori chi dà una nota di arte e colore alla città, al pari di chi ha invece un QI pari ad un peperone ed è appena capace di scrivere il suo nome con una bomboletta…

PS: un grazie al mitico “dirty hekto” per l’ispirazione e la motivazione 🙂

cvalcavia

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