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150km (circa) #senzasmetteredipedalare la mia #MiTo2013 @ciclistica

non è per fare la retorica ed agiografia al movimento dello scattofisso, ma era davvero due anni tondi che aspettavo questa giornata, e di nuovo la piccola magia si è avverata…

flyer

Questa volta la domenica è prenotata da tempo, nessuna scusa, meteo o eventuali scioperi dei treni… no, questa volta l’obiettivo è chiaro e lampante: si va da Milano a Torino, più precisamente dal velodromo Vigorelli al motovelodromo Coppi. Poche regole, una bici a scatto fisso, con un freno, il casco e via per qualcosa intorno ai 150 chilometri, giocoforza senza mai smettere di pedalare e magari senza mai fermare la bicicletta, che tanto alla fine sono meno di cinque ore in sella, roba che per un pro del ciclismo passa come allenamento di media intensità.

Ma qui è tutto diverso, non è una gara vera e propria, anche se davanti è una vera guerra, non è una gita, ma se ti fermi a metà in trattoria per un filotto di primo-secondo-caffè-ammazzacaffè non ti può dire nulla nessuno. Insomma, ognuno la può vivere a suo modo certo del fatto che esserci diventa il vero motivo di prestigio e varcare il traguardo di Torino diventa una qualcosa che ti ricordi per sempre, nemmeno ci fosse un tatuaggio sulla pelle a fartelo presente per tutti i giorni successivi.

yeah

Arrivo in treno, ormai soluzione collaudata, la differenza è che questa volta al Vigorelli ci so arrivare quasi ad occhi chiusi, stante ormai il mio rapporto con la Gotham-Milano-city. Dalla stazione in poi guido il gruppetto dei torinesi con una certa sicurezza e l’aria frizzantina ed il fruscìo delle bici già mi fa stare maledettamente bene: vado a fare a mio modo una piccola impresa e lo faccio intorno a gente che condividerà con me gioia, passione e sofferenza nel fare quello che più ci piace, pedalare.

partenza2

Poco tempo per chiacchierare da fermi, l’ora è giunta e in un baleno mi ritrovo nella pancia del gruppo a percorrere quegli impersonali vialoni che portano fuori città, verso ovest, verso Abbiategrasso, dove forse qualcuno inzierà a scoprire le carte. Invece complici un po’ di nebbia e un certo freddo/umido, si resta ancora abbastanza serrati, anche consci del fatto che la strada è ancora molta e soprattutto con il passare delle ore il sole farà il suo dovere, diradando la nebbia e scaldandoci al punto giusto per portare i nostri “motori umani” in temperatura. E’ infatti non appena varcato il Ticino che si rompono gli indugi ed i soliti noti (nonchè amici veri) iniziano a fare selezione a base di allunghi e progressioni senza troppa cattiveria, che non è una criterium, ma mano a mano che la strada scorre veloce sotto le nostre striscette di gomma siamo sempre un po’ meno, anche se nessuno è ancora a gas aperto.

percorso

Poi la musica cambia. Dopo una sosta non troppo simpatica, per sincerarsi delle condizioni di un ragazzo caduto, si riparte consapevoli che da qui in poi, nell’ultimo terzo di strada, non si fanno prigionieri: o si tiene e si va davanti a tirare secondo il proprio turno o si resta indietro. Complici le gambe ancora fresche ed un rapporto indovinato non ho particolari problemi a stare con loro, benedico anche le prolunghe da crono, che servono poco, ma quando servono capisci che ne valeva la pena, si riesce anche a cambiare lo stile di pedalata, interessando qualche muscolo diverso che ha ancora qualcosa da dare.

Il sole ormai è alto, sembra di essere davvero sospesi nel nulla tra le due città, qualche raro indizio che il mondo anche oggi sta comunque andando avanti, ma noi siamo lì, sospesi tra la strada fatta e quella da fare, con la concentrazione alta perchè abbiamo già visto che ogni distrazione si paga cara (perdendo il gruppo) o carissima (finendo a terra).

Arriviamo a Chivasso (aria di casa) che fa la figura di un piccolo Aremberg, con un tratto piuttosto lungo di pavè, per altro pedonale e ci capitiamo guarda caso in orario di messa domenicale. Ci va tutto bene, ma a molti di noi son spuntati anche occhi sui gomiti a forza di far attenzione alle mille persone che ci passano a fianco, chi arrabbiata (ok, scusateci) chi incuriosita, chi quasi ammirata al vedere un manipolo di ciclisti che sembra avere il diavolo alle costole quest’oggi.

chivasso

Il comune di Settimo Torinese opera la selezione definitiva, non tanto per le gambe ma per chi ha saputo mantenere la maggior lucidità possibile, la sua urbanizzazione totalmente casuale la fa diventare il vero boia della corsa. Chi ricorda come un film gli anni passati non sbaglia, chi ha la necessaria freddezza per tenere le ruote giuste si infila nello stretto corridoio della vittoria. Ci sta, le corse sono così, questa corsa ancora di più.

La nostra scelta non è delle migliori, ma non ci perdiamo d’animo e continuiamo a fare quello che ancora ci riesce bene, pedalare forti e compatti, fino all’arrivo, dove c’è già qualche ciclista di troppo ad aspettarci (secondo le nostre previsioni) ma dove la iniziale piccola delusione si scioglie in una serie di abbracci e strette di mano, seguita dal tifo e dall’incitamento per i tanti che arrivano, chi in gruppo chi in solitaria, ognuno a suo modo un eroe.

settimo

Si va così a concludere quello che sembra un viaggio nella pianura padana tra due grandi città, ma che per molti, smaltite le varie componenti di adrenalina, endorfina ed acido lattico, rappresenterà anche un viaggio alla scoperta di quello che possono fare la nostra testa ed il nostro corpo, se motivate come si deve. Alla fine la frase che sento di più echeggiare di fronte alle meritate birre fresche è: “ci vediamo il prossimo anno, vedrai”.

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PS: lo stesso report lo potete leggere, con foto molto più fighe, anche sul nuovo blog di fixedforum, un grazie a richard e ciaba per il supporto e la fiducia!

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infinito rettilineo ripiegato #pista #velodrome #ciclismi

vi allego qui, per chi non l’avesse ancora letto e per mia memoria, quanto avevo scritto per l’avvio del mio contributo in parole a CIKELN MAG, con la speranza di farvi avvicinare un po’ a quello straordiario universo parallelo che è il ciclismo su pista, sempre diverso ma in fondo sempre uguale a cento anni fa.

 

Proviamo ad iniziare dal fondo, da quello che può diventare il correre in pista, dove il far girare le gambe è solo una delle componenti dell’alchimia, ci si trova dentro il gruppo, così vicino agli altri corridori da sentirne la loro fatica e la tua testa pensa solo a concentrarsi per capirne le mosse.  Questo momento, l’anima della pista, è solo il traguardo di un percorso molto più lungo.

In tanti me lo chiedono e spesso è difficile trasmettere un insieme di emozioni con una frase, così a bruciapelo. Bene o male la domanda è sempre la stessa:  “caspita, mi piacerebbe provare ad andare in pista, ma com’è… bello?” Ovvio che la risposta sia sì e credo e credo che valga per chiunque a cui sia mai stato chiesto.

Ma dove sta la sostanza di girare in pista, il fare un esercizio di per se elementare come il condurre in un anello una bicicletta, con per di più l’ausilio di avere anche delle linee da poter seguire? Una roba a prova di idioti verrebbe da dire. E invece attraverso le sue discipline ed attraverso (soprattutto) alla disciplina che questa impone si apre un mondo che difficilmente lascia indifferenti, e altrettanto difficilmente si abbandona dopo il primo vero assaggio.

Innanzitutto disciplina, nel senso più nobile del termine, perché a differenza della strada che ha sì le sue regole, ma spesso interpretabili o piegabili al nostro volere, in pista no. In pista le regole non sono interpretabili; sono poche ma chiare e inviolabili, pena anche l’incolumità di colui che infrange.  Chi pensa di esserne superiore generalmente è solo un bravo pedalatore… da lì ad essere un ciclista su pista il passo non è mai così scontato (per arrivare ad essere pistard poi la strada è lunga ma non impossibile). D’altronde anche le componenti di una bici da pista sono poche, essenziali ma cruciali, pensate solo a cosa può succedere usando una catena difettosa quando si è lanciati a 50 orari su di una curva a 38° di inclinazione …  bene con lo stesso spirito gli ingranaggi del cervello devono girare costantemente anche loro “a scatto fisso” sempre in presa diretta con le gambe, le distrazioni non sono ammesse.

E’ così si inizia a capire di avere due buoni freni anche su di una bici da pista, fatti dalla gamba destra e da quella sinistra, si impara a capire che non sono  solo le mosche a vedono dietro la nuca, ma anche un buon ciclista su pista deve avere la capacità di avere il colpo d’occhio dietro di se ma sempre e comunque mantenendo costante la propria linea e la propria velocità durante un allenamento  o una gara di gruppo.  Che seguire una linea può non essere così facile o così comodo, ma solo imparando a trovare quel delicato equilibrio tra il guidare la bici ed il farsi portare dalle paraboliche si riesce ad essere redditizi nelle gare contro il tempo.

Si arriva quindi con naturalezza alle discipline della pista, le varie tipologie di gare, dove sta il vero spirito della pista: nessuno può pensare di allenarsi in pista senza avere un obiettivo di competizione. A qualunque livello esso sia, il gareggiare in pista dà un senso compiuto allo stare in pista, al misurarsi con i propri pari dato che il velodromo e le antiche arene sono simili in fin troppi aspetti. Non starò ad elencarvele qui, le discipline della pista sono vecchie di un secolo ormai e a molti saranno più che chiare. Il loro obiettivo principe è uno solo, portare all’estremo, al distillato puro di forza ed intelligenza sui pedali quello che nelle gare su strada è un completo calderone di tecniche, tattiche e capacità spesso innate dei corridori. In pista no, non ci si può improvvisare in gara, pena anche l’incolumità di chi ci gareggia a fianco. Le gare sono brevi, intense e ogni decisione deve essere presa nell’arco di un istante, la pedalata sempre composta, senza sbavature in perfetta simbiosi con la continuità che solo lo scatto fisso sa dare alla cinematica della bicicletta in movimento.

Per quello alla fine, quando presto o tardi ci si ritroverà dentro un gruppo, magari in una corsa a punti o uno scratch, con spazi tiratissimi tra noi e gli altri corridori fino a percepire la loro fatica insieme alla nostra e ad avere una concentrazione tale da riuscire a intuire le mosse che i nostri avversari stanno per compiere… ecco che in quel preciso istante anche la pista per come è fatta inizierà a scomparire, a perdere addirittura di senso, per lasciare lo spazio ad un unico infinito rettilineo obliquo solcato dai corridori, in una sfida che difficilmente troverà dinamiche così intense in una comune gara su strada, ma che traccerà anche dei  segni indelebili nelle menti e nelle gambe di chi corre.

 

(al prossimo numero!)

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#bluehangercrit #torino vol.0, 11_nov_2012 risultati, foto e ringraziamenti…

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quella che sembrava una serata “difficile” e costellata di problemi si è rivelata invece una bella occasione per condividere il fuoco della passione che spinge venti persone cosiddette “normali” a fare qualche decina (o centinaia) di chilometri in auto per andare in una fredda ed inospitale zona industriale alle porte di Torino, scaricare una “sbagliata” bici da pista con rapportone, tubolari da 23mm e nessun freno… giusto per sfidare i propri pari e vedere se è poi così dura affrontare curve, rotonde, sottopassi ed allunghi in un freddo e piovoso sabato sera armati solo di gambe, testa e una bici fissa…

Grazie alla collaborazioni di tutti è stata una serata da ricordare, scaldata dalle fredde lucine a led e dal caldo distillato di vinaccia…e chi c’era sa a cosa mi riferisco!

ora i dati istituzionali:

IN GRIGLIA

1. Riky76                  Torino (mi han obbligato al numero d’onore…)
2. Tommaso            Monza
3. Elia                         Monza
4. Tommaso C.      Monza
5. Sarto                     Torino
6. Davide                 Cambiano (TO)
7. Antonio               Napoli (ma non è venuto su apposta eh…)
8. Giulio 8ctane    Torino
9. Andrea                Torino
10. Giovanni         Torino
11. Stefania             Milano
12. Alex Bruzza    Genova
13. Sturt                  Torino
14. Choppah          Torino
15. Andrygroove Piossasco (TO)
21. Gió perro         Torino
16. Marciuz            Torino
17. David                Torino
18. Ovidiu              Torino
19. Gherli               Torino
20. Perego            Brianza violenta

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AL TRAGUARDO:

1. Alex Bruzza

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2. Sarto

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3. Perego

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4. Gherli

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5. Ovidiu (in maniche corte!!)

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___________________________

_MG_7729_1024x683Prima (e unica) donna in gara, che se non avesse forato e sostituito la ruota l’avreste letta anche lí sopra…

Stefania (che dopo la Redhookcritpare ci abbia preso gusto!!)

Questa era l’edizione numero zero, tanto per testare sia il circuito, sia la macchina organizzativa che, grazie ai ragazzi di 10CENTO, di Cusatibike e del Museo di Cosseria, ha girato come un orologio… diciamo un Rolex Submariner vista l’umidità della serata!

Non subito, ma abbastanza presto inizieremo ad estendere gli inviti ai team di prestigio, che spero abbiano anche loro voglia di correre e divertirsi qui nel “lontano ovest”…  David e la Red Hook stanno iniziando a preoccuparsi!! Occhiolino

Grazie a tutti e alla prossima!!

PS: qui la gallery iniziale a cui spero se ne aggiungeranno altre!

 

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