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Vi racconto delle mie bici – puntata 3 di 7: +ferriveloci+ modello B road #menridesteel

Come si suol dire, passione chiama passione… ed alla fine quello che per due ragazzi dinamici ed intelligenti era solo una passione poi diventa un lavoro.

Come al solito le cose non succedono mai per caso. Lo spazio web di fixedforum, in mezzo a ritrovi, opinioni e risate ha anche l’immenso pregio di far crescere le persone. Da quella comunità nasce il progetto ferriveloci: dalla volontà di Paolo e Gianmaria di creare un qualcosa di fresco e dinamico, seppur legato alla grandissima tradizione telaistica italiana. Uno dei loro pregi è quello di aver iniziato con umiltà, seguendo orme ed insegnamenti del maestro Mario Camillotto, ma nello stesso tempo il loro obiettivo è non solo quello di essere i custodi di tale arte, ma di rinnovarla, di osare  e di dare vita ad un nuovo marchio che faccia guardare a se non solo i conoscitori della bici classica in acciaio ma anche, anzi soprattutto, chi cerca sia una bici performante, sia un oggetto personale, unico e dal valore che va al di là del puro prezzo commerciale.

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Così inizia la loro avventura, partendo dalle bici da pista. Poi accade che, parlandosi e confrontandosi, la voglia di fare un telaio da corsa è tanta. Loro non si tirano certo indietro per questa nuova sfida, ma come è logico le incognite non sono poche e si fa strada da subito la necessità di passare per un prototipo da poter testare, stressare e porre come base per le prime produzioni.

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Ed ecco che entro in gioco io. Una delle mie fortune, oltre ad essere di fatto nel posto giusto al momento gusto, è andare in bici da molto ma anche l’esser andato tanto in moto, che mi ha fatto sviluppare un po’ di sensibilità in più della media rispetto alla sensibilità di guida e, di riflesso, di riuscire a portare abbastanza vicino al limite (parlando di amatori) una bici in discesa, di modo da capirne ed interpretarne le caratteristiche proprie.

All’atto pratico, inoltre, mi ritrovavo con un telaio da corsa un po’ datato, pur essendo un buon Dedacciai di quelli ancora costruiti in Italia, ma con una buona componentistica come gruppo strada (un immancabile Campagnolo, nella fattispecie un Centaur carbon) e con un discreto parco ruote, di modo da aver la possibilità di capire anche se ci fossero dei cambi di comportamento a seconda del set utilizzato.

2279La mia unica richiesta ai ragazzi di ferriveloci fu ovviamente la misura, una classica 54 quadra, stante la mia corporatura media. Detto fatto e si misero subito al lavoro. Base di partenza la serie di tubi Columbus EL che era ancora in loro mani benchè la produzione di tale set fosse da tempo cessata. Io chiaramente non stavo nella pelle per avere anticipazioni, anteprime e tutto quello che potesse alimentare la mia fantasia e le mia voglia di averlo, montarlo e provarlo.

 

Il risultato è stato strabiliante. Nasceva un telaio da corsa, ma aggressivo come un telaio da pista, con gli storici angoli da 74° sia sul tubo sterzo sia sul verticale, con il movimento centrale alto 1.5cm in più del normale ed una distribuzione dei pesi unica, per una bici unica.

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Il bello di collaborare con un telaista (in questo caso una coppia) è che non solo conosce le tue misure antropometriche ma conosce le tue caratteristiche come ciclista (non oso scrivere corridore, quelli sono altri) e fa sì che si faccia interprete dello stile di pedalata e crei, nel vero senso della parola, un vero e proprio prolungamento del tuo corpo, esaltando le tue caratteristiche fisiche ed appianando i difetti. Personalmente mi piacciono i giri corti e tirati, i cambi di ritmo e i rilanci proprio come nelle criterium a scatto fisso. In più amo alla follia la salita, in ogni sua forma e dimensione: dalla montagna over2000 affrontata con rispetto in lunghe ascese a ritmo costante, fino agli strappi collinari: brevi, intensi e da affrontare al meglio per non finire con le gambe in crisi ancora prima di arrivare alla meta. Questo è stato magistralmente tradotto in un telaio non solo bello (a mio parere, ma anche secondo persone più autorevoli come mr. CycleExif) ma soprattutto agile, pronto, nervoso e da domare ma che una volta capito sa dare emozioni a chi lo pedala.

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Ho sperimentato il più possibile di situazioni e percorsi con tutte le ruote a mia disposizione: dalle alto profilo in carbonio, passando per le medio profilo rigide e con pochi raggi, fino al bassissimo profilo leggero ed improntato alle scalate. Devo dire che ad ogni cambio ruote si rivela un carattere molto diverso della bicicletta, come una donna che puoi incrociare al parco con le sue scarpe da running e poi rivedere la sera in tacco 12, è sempre la stessa ma cambiano tante cose in lei, nel suo portamento e nel suo stile.

2431Così questa ferriveloci modello B sa essere gentile e perdonare qualche errore di traiettoria con le basso profilo, oppure farti viaggiare sul filo del rasoio alla media dei 40 orari sfidando i tuoi compagni di allenamento, che sì sa che ogni allenamento è una gara, ma ogni gara è un allenamento.

Nelle discese tecniche e nei cambi di direzione è fulminea come una supermotard; l’anteriore resta granitico e fedele alla traiettoria impostata, per contro bisogna saperla impostare a modo per avere il suo pieno appoggio: le incertezze non piacciono nemmeno a lei. In salita sa farsi amare, è reattiva ed accompagna la scalata come non pensavo fosse possibile per un telaio in acciaio, materiale che ancora oggi si rivela con delle potenzialità incredibili in campo ciclistico.

Ho ancora molto da sperimentare e provare con lei, mi mancano uscite oltre le 5 ore e gare in linea di quelle da “coltello tra i denti”, ma sono sicuro che ci sarà da divertirsi, d’altronde ci conosciamo da nemmeno un anno e di strada da fare ne abbiamo entrambe molta!

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Vi lascio con le belle foto che il mio amico Matteo Zolt ha fatto nella splendida cornice della strada panoramica di Superga qui a Torino.

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Vi racconto delle mie bici – puntata 2 di 7: la Colnago super del ‘78, solo per passione…

Questa è, numeri alla mano, la bici che pedalo meno nel corso dell’anno, e nasce prima di tutto dal mio amore per la storia e la tradizione ciclistica italiana e per tutto quanto prodotto da Campagnolo, infatti è una bici nata alla rovescia…

Sì perchè solitamente le persone dotate di senno prima acquistano, o per lo meno identificano,  il telaio. Poi man mano arrivano i componenti da abbinarci. Invece no, qui la scintilla iniziale fu scoccata da un annuncio su di un mercatino online che recitava semplicemente: “gruppo super record completo” e da lì a non resistere, visto anche l’ottimo prezzo, il passo fu brevissimo!

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!ByHoCrw!mk~$(KGrHqYOKkIEwQNZwOpIBMQcJ8di0w~~_3Appena arrivato a casa il sospirato pacco, mi soffermai diversi giorni a rimirare la bellezza meccanica di quegli oggetti, una vera sintesi di ingegneria meccanica. Ogni componente è la perfetta unione dei concetti base di forma e funzione, senza fronzoli, concepiti ancora da Tullio in persona, che non credo badasse alle sciccherie quanto più al supportare con prodotti eccellenti i corridori di mezzo mondo e a quell’epoca obiettivamente Campagnolo non aveva rivali.

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Iniziai quindi a ricercare un telaio di pari epoca e soprattutto che fosse in buone condizioni e della mia misura. Tutto subito pensa ad un Olmo, nobile telaista e corridore in quel di Celle Ligure. Il tutto era anche un bel dejavù visto che da piccolo andavo al mare proprio in quella cittadina della riviera e mio nonno, lungimirante, spesso mi portava a vedere le vetrine del loro negozio (oggi dovremmo chiamarlo flagship store, ma ci siamo capiti..).

_MG_0480Poi d’improvviso una folgorazione: su quel mercatino del tanto chiacchierato fixedforum e preciso che non sono solito passare il rassegna quella sezione, ne preferisco l’aspetto di comunità e di incontri agli eventi. Ma fattostà che sembrava aspettarmi, taglia perfetta, condizioni perfette, un Colnago super di razza e su tutte quel colore strepitoso, riassumibile nel classico “carta da zucchero” ma con una tonalità ancor più particolare che in un attimo mi fece dire: “sì, sei tu!”. Qualche malpensante utente del forum stesso potrebbe anche dire che forse ho salvato quel telaio dall’esser sabbiato, riverniciato fluo, amputato dei passacavi e riassemblato come bici a scatto fisso modaiola, giusto per andare agli aperitivi. Beh, non lo sapremo mai, ma pochi giorni dopo il telaio era insieme al gruppo, mancavano solo qualche dettaglio e poi il quadro sarebbe stato completo e pronto per il montaggio finale.

Per alcuni dettagli mi venne in aiuto il buon Pietro detto “pogliaghi” e non a torto vista la usa infinita conoscenza nel campo del ciclismo d’epoca unita ad un garage che per me è stato come quando ho visto Gardaland la prima volta… quindi dissigillammo insieme un paio di cerchi Nisi bruniti a 36 fori, perfetti per i mozzi record, in più trovo pipa e piega manubrio pantografati Colnago, in modo da rendere tutto davvero perfetto.

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Una menzione la merita la sella, è una Brooks B77 ma non è frutto di commercio, mi fu regalata da mio zio Paolo, il primo ad instillarmi la passione del ciclismo e quella stessa sella fu da lui usata per anni e migliaia di chilometri, quindi non solo è una sella bella, comodissima e perfettamente rodata, ma è anche un ricordo ed un omaggio a chi per primo mi ha fatto conoscere la bellezza della bicicletta.

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Assemblato il tutto, la prima impressione è stata da subito splendida: è insospettabilmente leggera per essere in acciaio, molto stabile nella guida, specialmente in discesa e soprattutto, anche in raffronto alle bici moderne, è silenziosissima: senti solo un lieve fruscìo e lei scorre che è una meraviglia nonostante sia una bici di quasi quarant’anni! La prova del nove è stata usarla sia nel tragitto quotidiano per andare al lavoro dove si dimostra molto fruibile, sia (soprattutto) nel suo ambiente naturale ovvero in quella Eroica che per tre volte mi ha dato emozioni incredibili e sempre diverse di anno in anno.

_MG_0479Una piccola menzione anche ai tanto sottovalutati tubolari. In primis una delle classiche fonti di foratura, la cosiddetta “pizzicata” è scongiurata alla fonte, poi nonostante abbia montato (anzi, imparato a montare) dei semplici Vittoria rally si sono dimostrati assolutamente eccellenti, sia in scorrevolezza e tenuta, sia, soprattutto, in una eccellente resistenza alle forature, quindi mi permetto comunque di consigliarne l’uso anche per una bici da tutti i giorni.

Vi lascio con le splendide foto che il mio amico,anche lui grande appassionato di ciclismo, Angelo Ferrillo ha fatto di questa Colnago super.

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ragione e sentimento parlando di @campagnolosrl e di #ciclismo

da troppo tempo volevo scrivere il mio punto di vista sull’argomento e ancora a adesso non so dove andrà a parare l’articolo, ma una cosa è certa: Campagnolo non la scegli facendo una comparativa su pesi, prezzi, misure e recensioni scritte sulle riviste specializzate…

 

Se capita, ti capita da giovane. Io, complice lo zio appassionatissimo, mi ci son scontrato nella classica età in cui non sei nè uomo nè ragazzino e per qualche alchemico motivo la tua mente possiede una miriade di recettori in più, tutti maledettamente consapevoli, a differenza di quando eri bambino. Così, zio Paolo, stufo di vedermi su quel macigno di mountain bike (sgraziato, pesante, con le ruote piccole e grasse) mi disse: “domani vieni in bici da corsa con me, facciamo anche un po’ di salita”.

Non sapevo che aspettarmi, vedevo il ciclismo classico solo come quella mezza giornata di svago quando alle elementari ti portavano a vedere il passaggio del giro

Certo, di per se era una festa, anche se non capivo chi era il festeggiato, ma un pomeriggio al sole di fine maggio a quell’età ti lascia sempre un bel ricordo.

 

 

Arrivo a casa sua e le bici sono già lì nel cortile che ti aspettano, una bianca ed una celeste: la seconda, di poco più piccola, sarà mia per un giorno (la prima la riceverò in eredità molti anni dopo, ma questa è un’altra storia). Zio inizia a spiegarmi come frenare data la loro posizione su quello strano manubrio e, soprattutto, come cambiare rapporto. Ma quasi non ce n’è bisogno. Resto incuriosito ed incantato a guardare quei meccanismi così complessi e così semplici al tempo stesso, non trovo artifici o prodigi in quell’insieme di cavi, molle e rotelline, anzi, sforzandomi un po’ trovo tutto intuitivo nella perfetta sintesi di quello che poi scoprirò guiderà anche una parte dei miei studi: forma e funzione uniti strettamente insieme, unicamente al servizio delle esigenze di chi le andrà ad utilizzare. Partimmo subito e inutile dirlo che, complice il lungo falsopiano in discesa, fu amore alla prima pedalata. Scorrevole e silenziosa, questo mi impressionò, non c’era più il sottofondo dei tacchetti che mordeva l’asfalto, ma un fruscìo dei tubolari accompagnato a volte dal ticchettio cristallino della ruota libera. E poi i cambi, quelle due leve al telaio che comandavano i parallelogrammi, aiutandomi tanto in pianura quanto nella lunga salita finale, faticosa ma che premiava con una stupenda discesa dove sempre si torna bambini, ogni volta, ancora oggi.

“Cambia con decisione e ascolta quello che ti dice la catena, sarà lei a farti capire quando è in posizione giusta” le parole sentite quel giorno continuarono a riecheggiarmi nella testa per tantissimi anni. Abbandonai infatti i cambi al telaio molto tardi (2006) semplicemente perchè non sentivo esigenze diverse. Mi son dovuto ricredere: i pedali a sgancio e le leve con i comandi integrati sono due vere e proprie rivoluzioni, che se da un lato rendono molto più piacevole e redditizia la pedalata, diventano proprio insostituibili nelle situazioni di gara, dove da qualche anno mi trovo a navigare, anche se, come si dice, il primo amore non si scorda mai.

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Un po’ per coincidenze ed un po’ per scelta, da un passaggio all’altro la constante è sempre stata quella scritta in corsivo sui componenti. quella “C” che racconta di un passato fin troppo epico, ma di base animato dal processo più semplice del mondo: esigenza – idea – prodotto – uso. Al giorno d’oggi tutto questo è ormai affollato da troppi orpelli tipo marketing, focus group, ricerche di mercato ecc…ma a me piace ancora pensare che in quel di Vicenza ci siano persone dalla visione chiara, che vogliono solo creare il miglior prodotto possibile per le esigenze di chi fa della bici non solo uno strumento sportivo, ma un tramite per migliorare se stessi, non solo fisicamente.

Ed alla fine mi trovo da anni a compiere lo stesso divertente gesto, forse anche un po’ snob, al termine di ogni salita, allo scollinamento, ancora in presa alta, allungo solo il mignolo della mano destra e “clack” scalo qualche pignone, quasi come il gesto del fine sorseggiatore di caffè. Ne apprezzo anche il rumore, secco e preciso nella calata dei pignoni, così diverso dai gruppi concorrenti, ma come dice un mio amico toscano: “in gara l’è mejo, così tutti gli avversari sentono che te tu ne hai perchè ha tirato giù tre denti  e l’inizian a hacarsi sotto!”

Infondo sono solo oggetti, ma mi piace scherzosamente accostare i tre grandi marchi di gruppi da ciclismo alle donne dei loro rispettivi paesi… C’è la novità e l’esuberanza delle americane, in forma perfetta, veloci e leggere, con il loro entusiasmo e qualche grossolanità ancora da limar via… a volte difficili da capire nel loro slang ma vincenti per natura. Poi le giapponesi, consapevoli del loro grande equilibrio tra tradizione ed innovazione, sempre silenziose, mai fuori posto, mai appariscenti o sopra le righe; al servizio incondizionato dei loro compagni…ma sotto sotto un po’ freddine e povere di personalità.

001E alla fine arrivano le italiane, ancora più difficili da capire ed assecondare (regolare). Si pongono sempre a pari livello di chi le accompagna, spesso tenendo loro testa. Non sono maniache del fitness e del peso, ma hanno sempre le curve al posto giusto. Affascinanti mai per un unica ragione, ma per un insieme di indecifrabili fattori, che noi semplici uomini (corridori? ciclisti?) non capiremo mai, ma ne restiamo innegabilmente affascinati. Poi capita, e non di rado, che quando tutte le combinazioni sono in sincronia tra loro, si instaura una complicità che difficilmente si riesce a dimenticare.

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[Test] Bianchi Oltre :: Bdc-forum.it | Bici da corsa

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il mio amico flavio quest’anno ha una vera e propria katana per affettare tutti nelle gran fondo, con la differenza che lui l’ha scelta nel classico colore celeste e montata tutta campagnolo fascia altissima…inpratica con le sue ruote ci compra tutte e nove le mie bici…o quasi 😉

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