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il piacere dell’attesa, (di 3 anni…) per correre #Rockville, non è esso stesso un piacere?

partiamo con il dire che non ho ancora ben definita una risposta alla domanda qui sopra… però a ben vedere tutto il percorso che mi ha  portato fino alla stupenda giornata di venerdì scorso merita di esser messo bene in fila…

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E’ da quando sono entrato a piene mani in contatto con il sorprendente mondo del ciclocross amatoriale che Rockville si è fissato nella mia mente come uno degli obiettivi più importanti da assaporare nella stagione cx. Per chi vive un po’ al di fuori del ciclismo alternativo (lo so che è un pessimo vocabolo, ma tanto per chiarire), dovete sapere che da ormai dieci anni esatti in una borgata di un minuscolo paesino alle porte di Cremona si celebra, ed è proprio il caso di dirlo, la passione per il ciclocross, coniugato però a mono rapporto. Come spesso capita, una sola corona ed un solo pignone semplicemente uniti dal più breve tratto di catena possibile.

 

Se ho già ben chiaro nella mia testa che con una marcia sola si possono fare cose abbastanza ardite, vi posso garantire che invece nel ciclocross quasi non si sente la mancanza di un ventaglio di rapporti a disposizione. I circuiti cx, se ben tracciati e Rockville è tracciato da maestri, sono selettivi al punto tale che un rapporto solo si riesce a gestire molto bene, nella classica proporzione di 2:1. Inoltre, il non avere l’assillo del cambio fa sì che ci si concentri molto di più sulla pedalata e sulla guida della bici che diventa, quindi, ancor più determinante.

Ritenevo quindi assolutamente corretto che la mia prima Rockville dovesse essere affrontata con una bici che “nativamente” potesse alloggiare un solo rapporto… bene, dopo mille peripezie e con gran soddisfazione la bici arrivò in garage nel luglio del 2015 e fu subito amore. Un malanno poco simpatico però mi mise fuori gioco nel gennaio 2016, per cui l’appuntamento fu irrimediabilmente rimandato di 365 giorni esatti, perchè da tradizione rockville è sempre il giorno dell’epifania.

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Il bello di tutta la serie di gare di ciclocross singlespeed (abbreviato SCIS) è che ciò che davvero conta non è l’agonismo in se ma il divertirsi pedalando. Viene premiato solo il vincitore e tutti gli altri atleti classificati in un bonario 2° pari merito, tanto ognuno che ha gareggiato sa benissimo quanto è andato bene e dove invece ha sbagliato e può migliorare in vista del prossimo appuntamento sul fango.

Già, il fango. Solitamente la zona intorno a Villarocca di Pessina Cremonese (questo l’esatto nome del posto, ma non garantisco che google maps ne sia a conoscenza…) è estremamente umida e caratterizzata da un terreno piuttosto argilloso. Ne consegue che è un vero unico pantano, non a caso il sottotitolo della gara da qualche anno è: “where mud comes alive!” giusto per chiarire.

Ed infine arriva il giorno. Sveglia ben prima dell’alba e raduno della mini comitiva di tre torinesi alla volta di Rockville. Sono in compagnia di Andrea e Vittorio che già lo scorso anno si erano deliziati dell’evento, sfrutto quindi tutto il viaggio per chiedere consigli e sentire i loro racconti e gasarmi ancor di più.

Il tragitto scorre più veloce del previsto ed arriviamo tra i primi nel piccolo agriturismo che ci ospiterà anche a pranzo. Ritrovo molti amici di nuova e vecchia data e l’atmosfera è da subito super rilassata. Dopo il cambio d’abito in un accogliente (e ben riscaldato) stanzone, usciamo a perlustrare il tracciato.

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Primo verdetto: è tutto letteralmente pietrificato dal gelo! Mi ero fatto mille ipotesi sulle condizioni, ma questa mi spiazza e mi trova un po’ impreparato, sarà difficile tener anche a bada il mal di schiena che un po’ mi tormenta con tutto quello sconnesso, ma non mi perdo d’animo e nel tempo a disposizione inizio a provare qualche linea un po’ redditizia.

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Il gruppo partenti è quanto di più bello ed eterogeneo potessi immaginare: ci sono i tigers veneti al completo, una delegazione dal Belgio (che ci fa anche dono di una cassa di birre artigianali), i ragazzi di Milano, i romagnoli di supernova e tanti altri appassionati di ogni età tutti con bici molto personali, frutto della grande passione che ci va per allestire un mezzo a pedali così particolare come una ciclocross singlespeed.

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Ci aspettavamo la classica partenza alla Le Mans, con i corridori da un lato ed i mezzi a pedali dall’altro… ma qui gli organizzatori ci hanno voluto stupire, nonchè complicare un po’ la vita. Dalla piazzetta del via infatti, non si vedevano le bici da noi depositate sul prato. Dopo il, virtuale, colpo di cannone e conseguente corsetta a buon ritmo, ci ritroviamo davanti agli occhi due enormi cataste di bici ammassate l’una sull’altra! Passo i primi secondi a vagare con lo sguardo per cogliere quanto meno i colori della mia… nel frattempo attorno a me par di esser dentro un formicaio umano con un via vai di corridori e bici in ogni direzione. Trovo la mia e con una specie di danza rituale la districo dalle altre ancora senza padrone e via, a  tutta verso la tanto desiderata ora di gara!

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Nonostante il fondo durissimo, il percorso risulta essere stupendo, con tratti tecnici, allunghi furiosi, una contropendenza che mieterà molte vittime (me compreso) ed una pazzesca chiocciola concentrica da far venir il mal di mare anche al più smaliziato crossista. Genio nel genio, dopo la prima mezz’ora di gara che cerco di fare al meglio delle mie possibilità (leggi completamente fuori soglia cardiaca, come ogni gara cx impone) gli organizzatori pensano bene di posizionare altri nuovi ostacoli lungo il tracciato, così a sorpresa ed in modo del tutto casuale! Li vedo e sorrido e capisco ancora meglio come questa sia una gara veramente fuori dal comune, nella migliore accezione del termine!

Vengo doppiato dai primi due (fagiano e vara, per chi conosce) e resto letteralmente impressionato dalla loro capacità di guida. Ad allenar la gamba siamo tutti buoni, con un po’ di dedizione e tempo a disposizione, ma a guidare in quel modo ci va talento e basta. Andrea poi sembra aver le ruote poggiate su ottimo asfalto per come è equilibrato in sella,  un vero piacere da guardare, non fosse che anche io nel mio piccolo sto gareggiando ed è meglio non distrarsi troppo per non andar ad assaggiare l’erba di Villarocca, senza dubbio ricca di fibre, ma non il meglio per la dieta umana.

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A proposito di dieta e affini: come nella disciplina che fa della durezza (di campo e di gioco) la sua colonna portante, ovvero il rugby, anche qui il meglio del meglio è il terzo tempo dei ciclocrossisti. L’agriturismo ci offre un menù eccellente che profuma di casareccio, il tutto innaffiato da un ottimo vino!

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Passato il rito del lavaggio della bici, oggi piuttosto inutile, ci ritroviamo in una tavolata splendida, con amici vecchi e nuovi a parlare comunque ancora di bici, ma con tante sfumature diverse, come diverse sono i caratteri di ognuno di noi, e tutti con la stessa identica attitudine: pedalare per il puro piacere di farlo, in tutte le condizioni meteo e di fondo, in tutti i mesi dell’anno, con tutti i tipi di bici che offre il mercato e l’inventiva dei telaisti. Ecco, raramente come oggi ho ritrovato così forte il senso di comunità che lega questo gruppo di persone con vite “là fuori” così diverse tra loro, alla prossima Rockville!!

https://vimeo.com/112014654

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Vi racconto delle mie bici – puntata 6 di 7: c’era bisogno di un’altra cx? sì! Storm cx singlespeed

E’ ormai una storia che è lunga un anno. Un anno intero dall’idea iniziale, nata quasi per caso, ad oggi dove ho tra le mani (che scriver tra le gambe fa brutto) il frutto di lavoro, idee e soprattutto grande passione per far le cose fatte bene.

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Era una fredda e umidissima serata torinese quando quasi per gioco venne organizzata una di quelle garette matte in ciclocross sfruttando i mille angoli verdi che la città offre. Nulla di ufficiale, nulla di autorizzato, costo di iscrizione irrisorio, avversari che si chiamano amici, nessuno con una bici simile alle altre (dalle fisse senza freni alle fat bike in un unica gara…) e tanta voglia di divertirsi. Fatto sta che la gamba girava bene e la stagione ufficiale ciclocross mi aveva già strigliato a modo. Quella gara me la giocai sul filo con Andrea, vincendola di poco (lui però era in single speed io invece avevo il rocchetto da 10 al posteriore…)

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013Il premio per il vincitore era un buono sconto per una verniciatura custom su di un telaio da parte di Krokodil customs aka l’amico Dennis.

 

 

 

 

 

 

Proprio nel post gara parlando con Filippo (benchè tutti, credo anche i genitori, lo chiamino Choppah), appena imbarcatosi nel bellissimo ed ambizioso progetto di fondare un marchio ciclistico: STØRM Cycles. Per restare affini allo spirito del nuovo brand, salta fuori l’idea che sarebbe bello affiancare alla mia inseparabile Zino un’altra bici da ciclocross ma che parta da basi antitetiche per arrivare ad una soluzione simile. Ovvero la possibilità di realizzare un telaio da ciclocross single speed, in alluminio e con i freni a disco in totale contrapposizione alla Zino che è in classico acciaio, con marce e freni classici a cantilever.

La cosa dopo un paio di ipotesi inizia a prendere forma ed avuto la certezza che il telaio si farà inizio a dar sfogo al mio hobby preferito (no il ciclismo non è annoverabile tra i passatempi, trattasi di ossessione) ovvero la ricerca di componenti di pregio a poco prezzo sia sul web che presso amici e conoscenti.

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E così arrivano in garage delle ruote che stavano su di un CAADX Cannondale, un set Thomson (il reggisella per me rimane il migliore di tutti i tempi), una sella splendida della Prologo, un manubrio 3T in carbonio (asta ebay fortunosa), le pinze freno meccaniche che avevo dismesso dalla mtb quando ero passato agli idraulici (in mtb essenziali, in cx i meccanici vanno più che bene), la guarnitura Rotor (perchè alla fine siamo tutti dei vanitosi), ed un ingegnoso pignone singlespeed da 21 denti di brevetto Dodici cicli Milano.

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Il progetto grafico è a mia totale libertà, dato che Dennis ama le sfide. Allora libero la fantasia e mi faccio guidare dalle mani di Silvia Ileana Stella che ha fatto della ricerca dei colori il suo lavoro oltre che una delle sue passioni. Io metto le mie sensazioni e lei ne dà la forma… dai primi bozzetti al mock-up definitivo il passo è breve, con il botto finale di Dennis che dice. “è la cosa più complessa che abbia mai provato a fare, ma ci riuscirò!”.

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Nel frattempo il telaio ha preso forma ed è una piccola emozione averlo tra le mani: bello, solido e leggero come l’alluminio oversize sa essere. La primissima impressione è che sia devoto alla competizione pura e questa sensazione da ora in poi non andrà più via.

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La verniciatura ha preso un tempo commisurato alla sua complessità grafica, ma aspettare e desiderare ha comunque il suo lato positivo. La prima apparizione pubblica fu alla criterium di Ravenna dove già da solo, nudo in esposizione allo stand STØRM, riscosse un bel riscontro di gradimento. Non che cercassi approvazione a tutti i costi con qualcosa che stupisse, quel telaio in primis doveva piacere a me e rappresentare un mio lato della passione ciclistica, ma vedere quell’interesse da parte di ragazzi di fatto anche abbastanza lontani dal ciclocross nudo e crudo mi diede delle belle vibrazioni e la sensazione di essere sul sentiero giusto.

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Il montaggio fu piuttosto semplice e dopo con qualche accorgimento la bici era completa e nelle mie mani, prima sensazione: wow questa è una bici per correre “no-compromise”! Questa sensazione chiaramente non è più andata via, anzi con il passare del tempo si è perfezionata e mostrata in tutte le sue sfaccettature. Non è una bici da viaggio o da diporto, non è una bici da gravel (termine che inizia ad essere usato a sproposito…) è una bici per fare ciclocross ad un solo rapporto, nulla più ma di fatto è molto! L’avantreno è la cosa più sorprendente in assoluto: complice anche una prelibata forcella conica full carbon, il controllo è diretto ed immediato.

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La gestione dei cambi di direzione è fulminea tanto da ricordarmi le mie amate bici da pista e non per caso il marchio STØRM essenzialmente ha quel background.

3C6A8768Una delle cose che più sorprende è la possibilità di girarsi anche in spazi molto risicati che, di fatto, sono propri delle competizioni ciclocrossisitiche dove spesso i confini fettucciati sembrano messi ad arte per complicare la vita ai corridori o per farli smontar di sella e correre bici a spalla. Il rovescio della medaglia evidente è un certo nervosismo sulle asperità e un po’ di instabilità sui curvoni veloci, quest’ultimo aspetto però è stato mitigato al meglio dopo che ho messo il copertoncino (anzi open tubolar) Limus della Challenge Tires: davvero portentoso e performante non solo quando c’è fango ovunque ma anche quando la tenuta laterale sul veloce diventa essenziale.

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La frenata grazie ai dischi meccanici è ottima e quasi esuberante, la riserva di potenza è ben al di sopra delle necessità del ciclocross ma per contro lo sforzo alle leve è molto basso quindi si riesce a gestire tutta la fase di rallentamento con un solo dito per leva.

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030Per provare qualcosa di davvero folle ed insolito qualche settimana fa ho anche preso parte alla competizione più folle degli ultimi tempi, ovvero una gara di ciclocross ma riservata a bici con scatto fisso e nessun freno: ebbene grazie al geniale mozzo di Stefano aka mr. FixKin la mia solita ruota che uso sul vigorelli è diventata una “track cross wheel” ed il risultato è stato a dir poco sorprendente! grande tenuta e stabilità ed una prontezza di risposta fantastiche mi hanno entusiasmato per tutta la durata della corsa, ora però ne voglio ancora!

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020Infine un ringraziamento grande a Filippo che con tenacia e gran voglia di faticare, come ogni buon ciclista, sta mettendo anima e cuore in questo progetto e che ha voluto credere in me per avere un responso obiettivo su quello che sarà il modello cxss definitivo da porre sul mercato, in bocca al lupo Choppah!

 

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PS: le foto sono di quel matto di Emanuele Barbaro aka Sbà Sapu, grazie!!

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