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al poli presi solo un #30eLode ma qui è ora di ricominciare. #salvaiciclisti

Da sempre sono convinto che la sicurezza di chi si sposta in bici in città non si debba perseguire segregandoli in piste ciclabili spesso inadatte, poco sicure e ancor meno fruibili, ma facendo in modo che la strada diventi prima di tutto un luogo di convivenza e condivisione di uno spazio pubblico, in cui tutti hanno pari dignità nell’uso.

Neanche a farlo apposta da una delle migliori costole del movimento #salvaiciclisti nasce la proposta verso l’indroduzione del limite a 30km/h nelle aree urbane ad eccezione delle arterie veloci (i “corsi” diremmo qui a Torino).

Nonostante fossi un po’ scettico anche io, in questo documento ho trovato tanti argomenti di spunto e dibattito, in cui si chairiscono punto per punto tutti gli aspetti che questa soluzione urbanistica potrebbe dare (perchè questa è l’ottica in cui inquadrare il provvedimento). Vorrei, infatti, che questa idea non diventi la scusa numero 12893 per giustificare uno sciame di autovelox a rimpinguare le casse di qualsivoglia comune, con alcun effetto educativo, il sogno è che questo provvedimento vada verso una maggiore consapevolezza e civiltà nell’uso degli spazi urbani che circondano tutti noi.

Ne nasce anche una importante petizione, a cui invito tutti a leggere e firmare, proprio per la volontà di fare qualcosa di buono soprattutto per dare un futuro un po’ più roseo (e verde) a chi verrà dopo di noi.

trenta e lode

riporto di seguito il testo principale:

Un pedone può essere ucciso dall’imprudenza, dalla disattenzione, dalla non curanza, in ogni caso dall’eccessiva velocità. Per rendersene conto basta pensare che investire una persona a 50, a 75 o a 100 km/h equivale a spingerla giù dal balcone del terzo, del settimo o del tredicesimo piano di un palazzo. Le possibilità di sopravvivenza ad un impatto di questo tipo non serve neppure calcolarle.

7.625 pedoni e 2.665 ciclisti uccisi in 10 anni sulle strade italiane sono un tributo troppo alto da pagare per l’ebbrezza della velocità ed è per questo che chiediamo che venga immediatamente introdotto il limite di velocità massimo di 30 KM/H in tutte le aree residenziali d’Italia, con eccezione delle arterie a scorrimento veloce.

Si stima che ridurre di un solo chilometro orario la velocità media nel nostro Paese farebbe diminuire la mortalità stradale del quattro per cento. Ridurre la velocità media di 20 km/h significa dimezzare i decessi sulla strada. 
In cambio dovremo rinunciare alle brusche accelerazioni in città e a circa il 3% del nostro tempo di percorrenza.

Chiediamo solo di poter attraversare la strada ed essere sicuri di arrivare sani e salvi dall’altra parte. Non chiediamo troppo, vero?

 

Salva I Ciclisti

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4 commenti

Archiviato in bici

La scuola aiuta i giovani se riesce a in­segnare loro il senso critico.

Ok, mi ero ripromesso di non fare copia-incolla selvaggi e di non esagerare con il buonismo/idealismo, ma questo che ha scritto lorenzo (ne abbiamo fatta di strada da “sei come la mia moto” eh?) è davvero tanto significativo e vicino al mio modo di pensare che spero possa essere uno spunto per far riflettere. Tanto più che tra due anni mia figlia andrà a scuola.

Aggiungo di mio che vorrei che la scuola fosse un’occasione dove imparare a diventare persone migliori dei propri genitori e che non diventasse soltanto una precoce e spietata selezione del personale per le aziendedi domani.

Il testo:

” Quando nostra figlia è arrivata all’età della scuola io e mia moglie ne
abbiamo parlato e abbiamo deciso: scuola pubblica. Potevamo permetterci
di scegliere e abbiamo scelto. Abbiamo pensato che fosse giusto così, per lei. E’ nostra figlia ed è la persona a cui teniamo di più al mondo ma è anche una bimba italiana e l’Italia ha una Scuola Pubblica. Sapevamo di inserirla in una realtà problematica ma era proprio quello il motivo della scelta. Un luogo pubblico, che fosse di sua proprietà in quanto giovane cittadina, che non fosse gestito come un’azienda e che non basasse i suoi principi su una dottrina religiosa per quanto ogni religione venisse accolta.

Un luogo pubblico, di tutti e per tutti, scenario di conquiste e di errori, di piccole miserie e di grandi orizzonti, teatro di diversi saperi e di diverse ignoranze. C’è da imparare anche dalle ignoranze, non solo da saperi selezionati. La scuola è per tutti, deve essere per tutti, è bello che sia così, è una grande conquista avere una scuola pubblica, specialmente quella dell’obbligo.


Io li ho visti i paesi dove la scuola pubblica è solo una parola, si sta peggio anche se una minoranza esigua sta col sedere al calduccio e impara tre lingue. A che serve sapere tre lingue se non sai come parlare con uno diverso da te ? Il nostro presidente del consiglio dicendo quello che ha detto offende milioni di famiglie e migliaia di persone che all’insegnamento dedicano il loro tempo migliore, con cura, con affetto vero per quei ragazzi.


Tra le persone che conosco e tra i miei parenti ci sono stati e ci sono professori di scuola, maestre, ho una cugina che è insegnante di sostegno in una scuola di provincia. Li sento parlare e non sono dei cinici, fanno il loro lavoro con passione civile tra mille difficoltà e per la maggior parte degli insegnanti della scuola pubblica è così. Perchè offenderli? Perchè demotivarli? Perché usare un termine come “inculcare”? E’ una parola brutta che parla di un mondo che non deve esistere più. La scuola pubblica non è in competizione con le scuole private, non è la lotta tra Rai e Mediaset o tra due supermercati per conquistarsi uno spettatore o un cliente in più, non mettiamola su questo piano…


La scuola di Stato è quella che si finanzia con le tasse dei cittadini, anche di quelli che non hanno figli e anche di quelli che mandano i figli alla scuola privata, è questo il punto. E’ una conquista, è come l’acqua che ti arriva al rubinetto: poi ognuno può comprarsi l’acqua minerale che preferisce ma guai a chi avvelena l’acqua del rubinetto per vendere più acque minerali. E’ una conquista della civiltà che diventa un diritto nel momento in cui viene sancito. Ma era un diritto di tutti i bambini già prima, solo che andava conquistato, andava affermato.

La scuola pubblica va difesa, curata, migliorata. In quanto idea, e poi proprio in quanto scuola: coi banchi gli insegnanti i ragazzi le lavagne. Bisogna amarla, ed esserne fieri.”

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the kidz

uno certe volte se lo chiede, “ma chi me lo ha fatto fare”…ma perchè non faccio il trenta e qualche cosa di belle speranze e con la mia moglie/compagnia di una vita ogni volta che è possibile ci lanciamo in un volo low-cost in una capitale europea e ci assaporiamo il gusto di respirare l’aria cosmopolita di berlino, il radical chic di parigi o l’essere al centro degli eventi di londra…tutte cose che forse ci renderebbero più felici, più ricchi culturalmente, con tante cose da raccontare al lunedì agli amici e colleghi.

…ma poi scopri il perchè, ti basta uno sguardo, un’immagine che ti si stampa nel cervello più a fondo di una litografia su di un foglio di carta assorbente, due occhi che ti passano da parte a parte come una lama rovente in un panetto di burro, e capisci che l’unico posto dove essere è qui ed ora, e l’unica cosa importante da fare è quella che stai facendo esattamente adesso, perchè questi piccoli esseri sono meglio di quanto noi potremo mai essere.

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