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molte cose successe, molte ne dovranno succedere… #ciclismi

tanto, troppo tempo che non scrivevo nulla qui…

…un po’ me ne scuso, alla fine il seguito che ha questo spazio è tale da sorprendere anche me quindi un po’ di cose ve le devo raccontare, anche se il divenire di molte cose è sotto gli occhi di molti (cari social amici e amici della – essenziale – vita vera).

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Da una piccola idea di aprile è nata una squadra: anomala, atipica, disorientante per molti, ma ci siamo e in poco tempo abbiamo avuto collaborazioni stupende dai nostri sponsor tecnici ma soprattutto abbiamo ottenuto grande stima e rispetto da parte di tutti, soprattutto da quelli che sono avversari quando siamo in sella, ma restano e resteranno amici quando siamo giù dalla bici. Questo è quello che era il nostro scopo, ora ci aspetta il gran finale e le tappe di avvicinamento stanno andando bene. Non è facile, non lo è mai, vai solo più veloce ma anche gli altri si allenano come e (spesso) meglio di te, ci va il solito mix di cuore testa e gambe, ma stiamo arrivando al gran finale e non si può sbagliare, ci giochiamo un’intera stagione in 45 minuti. A molti va persin peggio, immagino le finali olimpiche di tutti, dove ci si giocano quattro anni di preparazione i cinque secondi di tuffo, quindi va bene così, questo è quello che amiamo fare e lo faremo fino in fondo. Un paio di giorni fa mi son venute di getto queste parole che riporto per fissarle anche qui:

“non lo facciamo per la notorietà, non abbiamo nulla alle spalle, nessun costruttore di bici, nessun negozio, nessuno che ci dia dei soldi per le trasferte, nessuno che ci chieda conto di risultati o meno. Lo facciamo per una incrollabile passione, contro tutto e tutti e per la sete di gareggiare, quella che ti fa alzare sui pedali quando le gambe invece gridano di fermarti. Siamo il Cykeln racing team e siamo qui solo per correre.”

Come andrà è presto per dirlo, di sicuro saranno di nuovo emozioni di quelle che si scolpiscono nel profondo, come le volte precedenti o forse ancor di più.

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Dall’altro lato del pianeta bici quest’anno non sarò ad uno degli appuntamenti che porto nel cuore. L’autunno con il suo fascino merita anche qualche pedalata presa con la giusta calma, con una bici fatta sì per correre, ma come si faceva trent’anni fa, quando ancora qualche strada non era ricoperta dal nero manto di bitume, ma era bianca come la neve, fatta da una moltitudine di polvere e pietre di diversa grandezza ed accarezzarla con i tubolari riempiva di splendide immagini e ricordi la mia mente.

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Non sono stato estratto per l’Eroica, avrei potuto comunque partecipare e molti pettorali mi son stati proposti, ma ho interpretato tutto questo come un segno. Quest’anno mi serve di pausa, per riflettere su quanto così intenso vissuto negli anni scorsi e mettere in fila un po’ di cose, non basta un articolo qui sul blog, no ci vuole qualcosa di più organico ed importante, ancora una nuova sfida, quasi più difficile dei miei ultimi 205km sulle strade delle colline senesi. Spero di darvi notizia presto.

 

Infine, è anche ora di mettersi sul serio a lottare… lottare nel fango, freddo e scavalcare gli ostacoli del ciclocross. Sono già un paio d’anni che corteggio la disciplina, prima un timido assaggio, ma con bici sbagliata, poi arrivò la bici perfetta, ma la stagione era agli sgoccioli, e poi, ancora, un fantastico assaggio nelle sere d’estate dove nel giro di cinque gare e parecchie “sventole” prese ho capito che, benchè piuttosto alla moda oggi, il cross non è una cosa facile, non lo è affatto. Ci va gamba ma anche tanta tecnica e tantissima concentrazione per stare al 110% per tutta la durata della gara (sempre meno di un’ora, ma sembra non finire mai, altro che le granfondo….).

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ostacoli2Il fascino però è enorme, per il fatto stesso di aver voglia di allenarsi e correre quando qualunque ciclista sano di mente se ne starebbe a casa al caldo, quando gli stradisti pensano solo a fare palestra o rulli, quando anche molti biker mollano la presa, il cross ti porta ancora là fuori, quando piove o nevica, quando appoggi le ruote su di un fondo che ti farebbe arrancare anche a piedi, assurdo. Per di più su percorsi creati ad arte da veri e propri geni del male, con curve strettissime, ostacoli spigolosi, scale, sabbia… un inferno… ma di solito all’inferno, clima a parte, la compagnia è sempre ottima e credo che quest’inverno ne avrò di nuovo la riprova.

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Corriamo di notte, per evitare di abbronzarci a pezzi. Le mie #criterium #race a #scattofisso

La domanda, vista la situazione dal di fuori, potrebbe essere la classica: “ma chi te lo fa fare?”

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Eppure lo fai, continui a farlo, recitando un rituale tanto consueto quanto sempre differente, con mille sfumature difficilmente apprezzabili da chi vive la cosa solo superficialmente. Se fai questo perchè semplicemente, va di moda, ti stuferai ben presto.

Invece io, e molti altri a cui sono legato, siamo ancora qui, a fare centinaia di chilometri con la bici nel bagagliaio e mangiare panini sciatti in autogrill, non per raggiungere dei locali da aperitivo o delle discoteche alla moda, ma per trovarsi solitamente in zone industriali semi-abbandonate, dimenticate al punto da esser diventate una risorsa per chi fa del ciclismo non un hobby e forse nemmeno una passione in senso stretto, ma un vero e proprio modo di essere, un approccio trasversale che ci porta a voler esplorare aspetti spesso nascosti ai più.

Non servono bici stratosferiche, carbonio, titanio e accessori al top. Servono delle “semplici” bici da pista, con nulla più dello stretto necessario, ma assolutamente a punto, un solo dado mal stretto e non solo si compromette la gara, ma l’incolumità stessa di chi corre. Poche cose, ma tutte fondamentali, così come fondamentale utilizzare il rapporto giusto tra corona e pignone, funzione di tante cose: del tracciato, della condizione, del tipo di gara che si vuol fare e delle proprie caratteristiche fisiche.

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Si accelera, si cambia marcia e si frena con le gambe, ma questo credo che se siete qui a leggere da qualche tempo già lo sapete, giusto?

Tutto è nato da quella cometa precipitata a Milano nell’ottobre 2010, dove per una serie di combinazioni, tutte a mio favore, mi ritrovai nella prima criterium gara a circuito cittadino riservata a bici da pista (e non scattofisso, dico proprio bici da pista). Essere lì quella sera cambiò le cose, aprì un panorama nuovo ed inesplorato a tutti quelli che vedevano la biciletta non solo come un attrezzo sportivo, ma come un prolungamento di se stessi. Qualcuno sostiene di averla avuta prima di Trimble l’idea, peccato che non bastano le idee, bisogna anche metterle in pratica e questo accadde per la prima volta solo quella sera. Tante facce nuove, molte delle quali ora sono la colonna portante del movimento.

Poi, senza che nessuno pensasse minimamente ad ipotesi affaristiche o di marketing, nacque un inarrestabile movimento spontaneo che aveva colto l’esatto spirito di queste corse, ovvero la pura semplice competizione, senza strategie, senza trucchi, senza vantaggi per chi aveva più soldi da spendere in attrezzatura: bici simili, circuito semplice, pochi giri, tanto pedalare. Milano, Modena, Torino, Novara, Brianza, ogni sera una nuova gara per ritrovarsi, confrontarsi e condividere un qualcosa di dannatamente bello, ogni sera uguale e diverso allo stesso tempo.

Wild side Modena – cap. 2

Quando penso a questo mi viene subito in mente l’immenso Ayrton, quando zittì la platea di giornalisti che gli chiedeva quale fosse stato negli anni il suo miglior avversario, e lui invece di dire un Prost, un Bergher, un Mansell, saltò fuori invece con Fullerton e fece capire a tutti quali sono le vere cose importanti dello sport nella sua accezione più elevata, come vera scuola di vita.

Le cose ora, come è naturale che sia,  stanno facendo il loro corso: chi ha talento sta giustamente raccogliendo i frutti di tanto lavoro, le gare sono sempre più belle tecniche e con corridori molto competitivi. Si corre ormai in tutto il mondo, quasi a cadenza mensile, per le gare più prestigiose, ma nel sottobosco son sicuro che anche a qualche ora di volo da qui ci sono ragazzi che come noi si trovano praticamente tutte le settimane, solo per la gioia di correre. Mentre la redhookcrit è diventato un vero e proprio campionato, emozionante a dir poco.

Mi fa un po’ sorridere chi dice che “non è più come una volta” solo perchè non deve più girarsi ad aspettare gli amici. Oltre agli amici ora ci sono anche i corridori veri, quelli che letteralmente vivono per correre e fanno sacrifici grossi come una cattedrale solo per andare più forte. Sono questi che nobilitano ancora di più queste gare, dove non si vince nulla ma si guadagna il rispetto e la stima degli avversari, fino alla prossima gara: battaglia in sella fino all’ultimo metro, abbracci e birre prima e dopo.

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PS: tutto questo meritava anche da parte mia di passare a fare le cose un po’ più seriamente e di smetterla di fare l’orso solitario, ma questa è un’altra storia che vi racconterò a breve….

EDIT: le splendide foto son ad opera di messer Francesco Rachello aka strict

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NO, non mi conosci…

(non è farina del mio sacco, ma mi rispecchia moltissimo e ci tengo a che sia anche qui su questo piccolo blog, a difesa e per mantenere la memoria di quanto su scritto, di modo che tutto ciò non vada perduto. L’autore è Ferdi aka cronoman, quando c’era un solo gruppo di ciclisti urbani e si chiamava chaingang, a Milano…)

…ma forse ci siamo gia’ incrociati per le vie di questa città.

Ti tolgo subito dal dubbio: non sono un rivoluzionario, non teorizzo la fine del trasporto motorizzato, non sono un ciclista dal cuore ecologista amante del verde e della vita all’aria aperta.

Citta’ perfettamente a misura d’uomo, tranquille, ordinate, con aria respirabile e strade che non siano le attuali terre di nessuno? No grazie, non e’ il mio film. Mi piacerebbe? Forse, ma ti confesso un oscuro segreto: ci sono poche cose che mi affascinano e che mi divertono tanto quanto sfrecciare in bici veloce e silenzioso per le vie inospitali e caotiche…

La strada è un luogo di mille sguardi, preziosi frammenti di vissuto cittadino che colgo con curiosità e piacere. Magari la prossima volta che ci incrociamo anche tu farai caso a me. Ricordati di salutare.

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La maschera al carbonio attivo e’ il mio fragile scafandro e da anni scandaglio affascinato gli insoliti fondali urbani dal riferimento accelerato di una bicicletta lanciata a forte velocità per le vie della città.

Potrà sembrati paradossale, ma penso che per i più lo spazio della mobilità urbana-sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni-sia una sconosciuta dimensione parallela inesplorata quasi quanto un profondo e remoto fondale marino. Uno spazio che viene registrato nella corteccia cerebrale come poco più dell’incolore lasso di tempo sprecato tra A e B.

Forse corro il rischio di incuriosire qualcuno al punto di spingerlo alla sperimentazione diretta, il che non è esattamente il massimo dato che con troppi cowboy va a finire che il vecchio West scompare. Mi offre però sicurezza il fatto che le barriere d’accesso a queste moderne lande selvagge sono alte e difficilmente superabili, quindi non prevedo grossi problemi di sovraffolamento nell’immediato futuro.

110Ecco quindi qualche frammento d’emozione dall’arena della mobilità metropolitana, un luogo che considero il palcoscenico di uno dei più affascinanti spettacoli che offra la mia città. Ed il biglietto è pure gratis.

Sotto la fioca luce arancione si aprono spazi immensi, sembra un posto completamente diverso. Dove di giorno bisogna sgusciare via stretti tra pareti di lamiera e di pedoni compattati sui marciapiedi, di notte si vola su rettilinei larghi e sgombri.

In lontananza c’è qualche rumore di mezzo pubblico notturno, ma arriva chiaro il sibilo della ruota che fende sempre più velocemente l’aria. Aumento la cadenza di pedalata, la bici schizza via veloce e silenziosa….

 

NAVIGARE IN BICICLETTA

008nelle acque caotiche del traffico metropolitano e’ un’impresa di una difficoltà che forse neanche immagini. Richiede una destrezza ed una messa a fuoco non dissimile a quella necessaria per sopravvivere ad una discesa in kayak lungo delle rapide insidiose.

Stessa pericolosità, stessa necessità di totale presenza nel momento, stesso squilibrio di forze, stessa emozione elettrizzante, stessa percezione di un qualcosa che va al di là del semplice gesto atletico e della libertà di movimento. Unica differenza: per una dose di adrenalina basta uscire dal portone di casa.

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Torino è la mia città

esco di casa, 10:30 PM, in corpo una schietta e sincera moka da 4…tutta, e ci voleva, mi rimette a nuovo, vado al mio cantiere, ma nel bagagliaio faccio a a tempo a mettere la bici, ovviamente la fissa da città, perchè in testa mi rode il tarlo ma con tanti se:

e se poi piove

e se poi son troppo stanco

e se c’è un intoppo in cantiere e non faccio a tempo

e se faccio il bravo ragazzo e me ne torno a casetta cercando di dormire il più possibile che domani tocca comunque andar in ufficio

e se poi metti che cado e mi faccio male e a quell’ora non c’è nessuno ad aiutarmi…

insomma… i dubbi sono sempre tanti ed il mio pessimismo di base mi porta a lasciare ancora tutte le opzioni aperte…

invece finiamo in tempo, anzi in anticipo, lì inizia a fare freddino, ma mano a mano che mi avvicino alla città i gradi aumentano (grazie cappa di smog…) e anche la voglia di provarci e di andare a conoscere un lato di Torino che ancora mi manca, o meglio che mi manca visto dalla prospettiva di un sellino…

e sia, invece di proseguire per la tangenziale, esco e mi dirigo verso il lungo Po. La città mi lascia entrare in fretta, tra i semafori gialli e e pochissime macchine, come se da se mi accogliesse nelle sue profondità, il primo passaggio in piazza vittorio è già uno spettacolo…ma non mi basta, i filtri che mi dà l’auto mi sono solo di impiccio… devo parcheggiare e di lì a poco lo faccio.

scendo… il silenzio è surreale, come una città fantasma, scarico la bici e parto subito per il centro, voglio vedere tutti i luoghi più affollati come mi si presentano a quest’ora… 4:40AM.

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024inizio da piazza castello, con il suo teatro e palazzo reale… sembra sia più luminoso e austero che mai…. sono solo in tutta la piazza, il rumore delle fontane la fa sembrare una piccola foresta pluviale, ma fatta di mattoni gesso e pietra, e riparto, via Roma, la via chic, troppo che non mi piace così come da sempre appare rimaneggiata dall’epoca fascista, e allora passo da sopra, per la parte liberty ed è già subito un’altra armonia visiva, ridiscendo per arrivare a piazza San Carlo, il salotto buono di Torino, da sempre, austero e proporzionato, simmetrico… ed ancora silenzio…

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via, riparto facendo accarezzare dalle gomme il pavè, gentile e cortese, molto più garbato rispetto all’implacabile ciottolato milanese, si vede che qui c’era la capitale d’Italia, me ne accorgo anche da questi piccoli dettagli… fino a piazza carlina, la più particolare ed intima piazza, con base circolare, come l’infinito girar di ruota e di pedali… vi ancora, un paio di furgoni con già le prime consegne spezzano per un attimo l’atmosfera e allora rifuggo, verso la zona dell’università, dove so di trovare nuova pace e nuovo cibo per la mia mente… qualche luce ancora accesa nei palazzi mi fa fantasticare chissà quale storia, magari qualche giallo che qui a Torino sono sempre a tinte oscure, impossibili da ricreare da qualunque altra parte… forse Praga, se solo ci fossi mai stato…

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ritorno un ultima volta verso il grande fiume, quello che rende ancora più unica questa città come se davvero fosse una piccola Parigi a tratti, vedo i locali già chiusi e qualche panetteria che lascia filtrare profumi che mi fanno ricordare di avere anche uno stomaco.

022vado poi ancora giù, fino in riva al fiume, per un ultima foto alla prospettiva dei lampioni dei murazzi, un ultimo sguardo a quanto di più unico sa offrire questa città a me che qui ed ora sono lo spettatore più privilegiato di tutto il milione di anime che mi sta attorno.

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un velodromo tutto per me…

007solo una piccola storia di quello che mi è capitato proprio ieri sera, in quella che di sicurò sarà l’ultima sessione di allenamento al motovelodromo coppi, almeno per il 2011… Capita che arrivo un po’ più tardi del solito, causa qualche casino di troppo al lavoro e il solito traffico torinese…fa anche buio presto e mi vesto in fretta (un bel tepore negli spogliatoi, ma devo uscire là fuori) per dedicare il più tempo possibile al girare…non c’è nessuno….mi accendono le luci comunque…diciamo un MW solo per me…

 

 

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Tutto sommato sono in centro città, ma vuoi la forma del catino, vuoi che sono tutti in casa a preparare la cena, il silenzio è surreale, sento solo la catena scorrere ed il mio respiro, ogni tanto il crepitare di qualche foglia sotto i tubolari, nulla più. E’ come se il tempo si fosse fermato e io fossi astratto dall’essere nel 2011 o chissà quando chissà dove, sono solo un puntino celeste che gira infinitamente in un ovale bianco come il latte, anche la (solita, immancabile) fatica passa in secondo piano, restano solo le emozioni di avere per un attimo a mia completa disposizione un impianto dedicato al mio sport preferito, che copre qualche migliaia di metri quadri in centro alla città e che oggi se dovesse esser costruito sarebbe relegato in periferia o in qualche zona industriale, invece sono qui, nel cuore della mia città a fare una cosa che amo…ed accelero il ritmo, ancora e ancora. Il freddo che inizia a segnarmi le guance è uno stimolo a spingere ancora di più ed in  men che non si dica l’incantesimo svanisce….però è sempre bello sognare un po’.

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neanche il tempo di gongolare….

…e di far guarire bene i tatuaggi Occhiolino che venerdì sarà subito ora di scannare. Questa volta in squadra, e che squadra, il micro-team dove tutto è nato, i Les Trois Pistard (io, franz, strike e huxley neo acquisto) ci butteremo a cannone nei due-giri-due attorno al Cimitero comunale di Milano…tutto qui.

Pare però che il livello questa volta sia altino anche se il premio in palio è di fatto solo la gloria ed il poter incidere il proprio nome sulla piega “criterium” che è il trofeo della gara, ah dimenticavo: si chiama midnight race!

Lo scorso anno andò in questo modo midnight 2010 ora pare che dall’est giungano gli uomini iridati, mentre gli agguerritissimi uomini neri alla corte del reverendo menthos stiano già adesso facendo rulli per affinare la gamba.

insomma, quel che è certo è che ci sarà parecchio da divertirsi!

PS: portatevi l’autan Sorriso

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riassunto delle puntate precententi – parte I: come iniziare odiando milano per poi finire a trovare la sua anima

ok, il titolo è un po’ troppo new age, ma pressappoco è proprio andata così e le relazioni tra le persone, unita alla precarietà della mia posizione in milano hannno fatto il resto….beh, poi c’entrano anche le solite cazzo di bici, ma si sa…

(scritto in precedenza su fixedforum nel dicembre 2010)

Era nella’aria già da un po’, qualcuno già sapeva qualcosa..ma ora diciamo che ha una veste ufficiale, avendolo io letto su di un pezzo di carta firmato. In poche parole tra qualche settimana non sarò più un esiliato milanese, dopo quasi 8 anni di vagabondaggio per lavoro, ora è tempo di tornare a casa perché come diceva qualcuno (un certo militant A) “devo avere una casa per poter andare in giro per il mondo”.

Sono arrivato qui a milano che mi veniva il vomito solo all’idea, il concetto stesso di questa città (modaiol-aperitivosa) mi faceva venire gli sfoghi sulla pelle….poi è successo qualcosa, è successo grazie a questo (apparentemente) innocuo forum, fatto anche un po’ di storie personali e ho voluto buttarmici a capofitto nella vostra piccola grande comunità…ed ho trovato una seconda casa, seriamente. Mi avete fatto capire che questa città (come molte altre) ha mille facce, basta trovare quella giusta, quella che è più in sintonia con noi per trovarsi in un posto in cui si sta bene, magari non felici fino in fondo, ma almeno sereni.

Mi piace l’idea di aver dato la spallata a molti di voi ed avervi fatto dolcemente precipitare nel baratro di fatica che è il ciclismo in tutte le sue facce, sia essa fissa, corsa, crono, mtb, graziella …insomma…l’importante è pedalare (magari messi bene in sella:-D)

Di questa esperienza porterò segni indelebili…nella pelle (vero malnatt…) nelle ossa (caxxo) e anche molto più in profondità, il tempo per vivere le cose superficialmente era molto tempo fa…ora non più.

Se potessi vorrei abbracciarvi ad uno ad uno e dirvi grazie per quanto mi avete fatto sentire a casa, anche se casa non era, lo faccio così a mio modo, senza feste di addio che non mi appartengono (le feste in generale…potrete capire quindi com’è già in generale il mio umore in questo periodo che si avvicina…) potrebbe essere un arrivederci, magari non con tutti voi, magari per altri motivi, ma se il nuovo lavoro e gli impegni mi lasceranno sufficiente tempo (e penso sarà così) ho un po’ di cose per la testa che vorrei fare a torino, state collegati, ci divertiremo comunque (anche se oggi mi sa di no).

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