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ci state togliendo il tempio, non ci toglierete anche il parco giochi! (cit.) #torino #velocity1

…un piccolo report, perchè è comunque doveroso fissare nella memoria una gara fatta tra amici nella mia città, in un’atmosfera quasi surreale…

 

flyer velocity okEd eccoci all’appuntamento con la mia prima velocity, guardacaso proprio a Torino. In italia furono le gare dei pionieri dello scatto fisso, quando (per fortuna) la frase “scena dello scatto fisso” ancora non esisteva e le catene e le gomme avevano i colori grigio acciaio e nero gomma, come sempre… come dovrebbe essere ancora oggi, e invece…

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L’appuntamento è già di quelli in grado di fare male: ore 5:00 AM (che vuol dire del mattino…) e nemmeno a Torino ma  a Moncalieri, in zona sud dell’urbe dove i tram non vanno avanti più (citazione orribile, lo so). Oltre alle facce amiche del nucleo storico del 10CENTO, organizzatori anche questa volta, mi stupisco di vedere tante tante persone arrivare, con le bici più disparate, dalla fissa ultra urbana a dei cavalli da corsa degni di un pro. Bene, c’è bisogno di commistione e di mischiare le carte nel panorama del ciclismo alternativo (altro brutto termine, ma ci siamo capiti no?)

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E allora via alle danze. Non si tratta di un’alleycat ma di una gara veloce a percorso libero con un solo controllo intermedio, non così differente dalla recente Milano-Pavia, solo che qui il teatro di gara saranno i nostri bei vialoni, eredità urbanistica mezzo romana (nel senso dell’impero) e mezzo francese (nel senso del regno). Il controllo è facile, dobbiamo andare in corso Grosseto, zona stadio ex-delle Alpi, dopodichè ripiombare in centro fino al ponte su Po in zona Sassi. Qualche minuto per parlarsi tra tutti di che percorso scegliere, un po’ di confronti e via….schierati ed in un lampo si parte!

Chissà perchè pensavo si iniziasse più soft invece mi trovo subito (al solito) ad essere isolato nella classica posizione che i pistard chiamano “a bagno maria” tra il gruppone alle mie spalle ed un drappello di 4 fuggitivi davanti a me. Vale invece la classica regola di condotta alla eddy merckx: “partire forte, accelerare a metà e dare tutto alla fine”. Sgombro la mente dai pensieri, le ruote davanti devono essere il mio obiettivo a tutti i costi e quindi sotto con il fuorigiri a motore freddo che non è il primo e non sarà l’ultimo, ma è sempre in grado di far male e di rimanere nelle gambe.

Il gruppetto dei fuggitivi però è agganciato, ora non resta che capire quali intenzioni hanno. E lo scopro subito: guerra totale! non tra di noi, ma nei confronti di quelle che sono le (a volte) assurde restrizioni alla circolazione delle bici in città, quindi da corso Unità d’Italia ci buttiamo potenti nel vietatissimo (alle bici)  sottopasso del Lingotto, e via, tutto il percorso si snoderà nei viali centrali dei corsi, che tanto la scelta dell’orario di gara è talmente azzeccata in fondo che fa sì che  discotecari pazzi siano già a nanna e i gitanti della domenica siano ancora a nanna.

Dopo qualche kilometro purtroppo il cambio di Erik inizia a fare le bizze e rende durissima la continuazione per lui, peccato ci sarebbe stato da divertirsi… restiamo quindi in tre, io, luca groucho e marco s. Neanche a farlo apposta è il trio perfetto: luca grande conoscitore della città ha impostato nella sua mente un itinerario pressochè perfetto e sarà di enorme vantaggio; marco atleticamente è al top quindi conduce il trio ad una media che si rivelerà piuttosto importante (37,4km/h) ma sarà penalizzato dalla bici scelta, un bellissimo ferro da ciclocross con ruote da strada, ma con una corona davvero piccola (42 denti) il che gli impone una agilità esagerata.

Arriviamo al controllo intermedio, molto ben visibile, dove angelo provvede a pennellarci sul braccio la prova tangibile del passaggio. Ripartiamo al volo, la strada sembra quasi in discesa e luca tira furi l’asso nella manica facendoci percorrere tutto corso novara, scorrevolissimo e di fatto la via migliore per raggiungere l’arrivo.

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Il finale è particolare, arriviamo all’ultima rotonda da percorrere per 3/4 ed io proprio su suggerimento di luca taglio la rotonda e provo ad andarmene… il bello è che ci riesco anche, ma non conoscendo minimamente quella zona inizio a interrogarmi su quale sia il ponte e se per caso non debba svoltare da qualche parte… morale rallento l’andatura e aspetto i miei compagni, tanto non è con una furberia che mi va di fare il risultato. Arriviamo al ponte che sono terzo in scia, in realtà una posizione perfetta per impostare una volata e così è. Con luca ormai un po’ stanco e marco che con quel rapportino non può allungare più di tanto dò l’ultimo colpo di reni e la gara è vinta!

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Bellissima sensazione ancora una volta, correre in casa e fare un bel risultato scopro avere un sapore unico, anche se di fatto il bello deve ancora venire, perchè il post gara è di quelli epici: un orda di 50 ciclisti sudati e ormonalmente fuori fase si installa al bordo del Po e iniziano le danze tra fiumi di birra e hamburger fatti totalmente a mano… vi assicuro i più buoni che abbia mai mangiato, compresi quelli di M**Bun, le officine burger capi assoluti!

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Il rientro alla macchina (ancora a Moncalieri, ovviamente) è tranquillo e rilassante, perfetto per far assorbire la “botta” della gara alle gambe e per godersi un po’ l’attimo che è stata questa incredibile mattinata a correre nel cuore della mia città. Da ripetere, assolutamente.

Nel frattempo il trofeo lo tengo io e son tranquillo, perchè a sorvegliarlo ci abbiamo messo nientemeno che Biancaneve!

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Archiviato in bici

tutto ha inizio più o meno da qui….(contiene Paul’s boutique dei BB)

…e ancora mi ricordo quando entrai nel mega negozio di torino  (maschio, per gli indigeni, ora al posto c’è una boutique, manco a farlo apposta) con l’annoiata commessa che manco capiva che disco gli chiedevo (anzi, ma che disco, parliamo di musicassetta!), dopo la terza mia ripetizione, con mio padre che mi guardava quasi spazientito, pensando che avrei senza dubbio fatto meglio a comprarmi un album di vasco come tutti i miei coetanei.

Ed invece no, io volevo proprio quello, volevo sapere, volevo qualcosa di talmente diverso da panorama da sembrarmi tutto subito come una spada laser in mano ad un aborigeno australiano, questo è più o meno l’inizio della storia della mia passione/devozione totale alla dea musica in tutte le sue mille sfaccettature, come un immenso frattale, infinitamente grande, infinitamente piccolo.

Già la copertina dice (quasi) tutto, con quella foto mal esposta di un disordinato e apparentemente anonimo negozietto di un polveroso angolo di brooklin, che per me era come dire new york era come dire il centro musicale del mondo (e forse scava scava è ancora proprio così). In negozi come quelli, spesso a saper cercare c’è il pezzo chicca, il capo d’abbigliamento che sembra cucito addosso a noi, così per analogia, dopo un primo diosrientante ascolto, iniziai a farlo passare ancora e ancora attraverso li mio walknan-iimitazione, fino a conoscerne ogni sfumatura…via via che il nastro si deteriorava (fino a doverlo buttare, ma ho conservato ancora la micro copertina) il mio cervello ab-norme si arricchiva di stanze, cassetti e ripiani, che sarebbero stati utili anzi fondamentali per riporre tutta ma proprio tutta la musica di cui mi ciberò negli anni a venire, dal post-punk dei fugazi all’elettronica di aphex twin…

Un album di svolta, un calderone di suoni che avvolge e trasporta da brooklin allo spazio aperto ed inesplorato. Da qui basta solo mettere il pilota automatico e farsi trasportare, la rotta in ogni caso è quella giusta.

Senza gli scaffali della boutique di paolo, probabilmente non avrei compreso tutta la musica che mi son trovato ad ascoltare, magari sarei stato un maggiore conoscitore di metal o di jazz…ma ai beastie boys ed a questo disco in particolare va il mio devoto riconoscimento per avermi fatto diventare un buon fruitore di musica, e direi che questo basta e avanza.

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la vita scorre a 33 ⅓ rpm

è incredibile quanto faccia bene al mio equilibrio mentale il movimento circolare…il vederlo o il compierlo per un tempo sufficientemente lungo ha di per se la capacità di placare le ansie della vita di tutti giorni, per lasciar spazio ad un luogo-non-luogo, tutto mentale, dove vanno a sedimentare i ricordi che più mi restano impressi.

E se per quanto riguarda il pedalare e affini temo di avervi già tediato a sufficienza (o forse no…) oggi volevo parlare di quel meraviglioso strumento di riproduzione musicale che è il vinile.

Un cerchio di plastica nera, che è figlio del genio di Edison, ma che soprattutto parla di umano e non di macchina-automatica, parla a tutti i 5 sensi, con il piacere (che davvero sa renderti una giornata migliore) di guardare una copertina che è un piccolo quadro, scartare dal cellophane un album e sentirne il profumo di carta, cera, colla e pensare alle mani che l’hanno confezionato, per poi soffermarsi sui microsolchi, infinitesime ondulazioni custodi della musica stessa.

Sarebbe già un magnifico oggetto fin qui, invece ha anche la facoltà di suonare. Adoro le gestualità rituali che ormai il mio subconscio pone in atto con precisione chirurgica: estrarlo senza metterci le dita sopra, avviare il pesante piatto in metallo e metterlo sopra, aderente al sughero che separa i due freddi materiali, infine far cadere quel frammento di diamante che asseconderà in tutto e per tutto il volere della musica, andando a parlare direttamente al mio cervello in una lingua che non si insegna, si conosce e basta.

Nota tecnica: lo sbriciolare un’onda continua di per se come la musica, andando a sezionarla per 44.100 volte ogni secondo e per ogni punto rilevato assegnargli un numero binario, per quanto accurato sia il metodo e per quanto bene inganni il nostro orecchio, non me la sento di chiamarla musica…diciamo una rappresentazione quantica di essa, al limite.

PS: un vero dj deve saper usare i vinili, altrimenti è solo un intrattenitore da cocktail…

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