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una Sanremo non fa primavera, ma fa emozionare #MSR2017

Come spesso accade le cose non pianificate sono quelle che più restano impresse nella memoria, ed è accaduto anche questa volta con un semplice messaggino whatsapp che diceva: “ti piacerebbe veder da vicino la Milano Sanremo?”…

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sanremo_valcava 016Ovviamente non ci pensai su nemmeno un minuto. Memore della splendida esperienza vissuta lo scorso anno in casa Lampre-Merida, ma quella volta si trattava del giro d’Italia e le condizioni erano diverse. Ora l’occasione, grazie a Garmin Italia, è quella di poter vedere da vicino le operazioni dentro un UCI world team prima e durante la partenza della Milano – Sanremo, classica monumento di primavera che dà il via alla canonica stagione professionistica su strada.

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Arrivo all’hotel e mi accoglie Matteo, agente stampa dell’Astana. Scorgo da dietro le ampie vetrate l’inconfondibile azzurro del loro bus e iniziamo a raccontarci reciprocamente il percorso di esperienze maturate in campo ciclistico e non, che ci hanno portato ad essere qui oggi. Durante il nostro discorrere, intorno a noi c’è un fitto via vai di atleti e membri dello staff e la mia attenzione viene subito catturata dal foglio appeso sulla parete a fianco degli ascensori principali. E’ un semplice schema con tutto il personale della squadra con a fianco riportato il numero della relativa camera, utile ai massaggiatori e direttori sportivi per avere un immediato colpo d’occhio su dove sia il tal atleta o meccanico, per non perdere tempo nel doverli reperire in caso di necessità.

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La cena con meccanici e d.s. (gli atleti hanno cenato prima e stanno già riposando, perchè domani sarà per loro una lunghissima giornata…) scorre via molto amabilmente, con aneddoti e considerazioni su cosa era e cos’è oggi il ciclismo professionistico. Pendo letteralmente dalle loro labbra. La considerazione principale di fatto è che il ciclismo oggi è senza dubbio molto più pulito, ma sono venute meno praticamente tutte quelle leggi non scritte che un tempo governavano il gruppo dei corridori. Non si tratta di nonnismo o peggio, ma di fatto c’erano i giovani, i gregari di esperienza ed i capitani, ognuno con peso specifico differente, oneri ed onori differenti. Oggi, complice anche la tanta voglia di arrivare unita alla spregiudicatezza dei giovani talenti ed al necessario tornaconto (non fosse altro che di visibilità) delle squadre, è all’ordine del giorno vedere i giovani e giovanissimi letteralmente “scattare in faccia” al gruppo già dal terzo chilometro di gara o sovvertire le fasi di approccio ad una salita decisiva, arrivando ai piedi di essa come se il traguardo fosse lì e non dopo altri quattro o cinque colli di giornata. Alla fine nessuno è comunque demoralizzato dalla situazione, solo se ne prende atto con un po’ di disillusione. I tempi di Merckx sono davvero ormai tanto tanto lontani.

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Al mattino la sveglia suona molto presto ed io sono già sul piazzale retrostante l’hotel alle prime luci dell’alba. Sono in azione i meccanici con una gestualità e disciplina che mi affascina.

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Ricontrollano le bici, non minuziosamente (non ve ne sarebbe il tempo) ma in quei particolari essenziali che potrebbero far la differenza tra una vittoria ed un buon piazzamento, o anche solo tra la soddisfazione del corridore e la sua frustrazione e successiva insicurezza nelle prossime gare. Fatto da evitare con più attenzione che una sindrome da over training.

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Noto che l’equipaggiamento è molto simile per praticamente tutti gli otto atleti oggi impegnati in gara (portacolori azzurro oggi il solo Oscar Gatto) due tipi di telaio, uno aero ed uno più tradizionale, tutte ruote con profilo attorno ai 60mm, poichè con il vento previsto, osare oltre potrebbe esser controproducente. Per tutti cambio elettronico (la cui affidabilità è ormai fuori discussione) per finire freni tradizionali, come da regolamento UCI.

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Inevitabile scambiarci qualche battuta proprio su questo tema caldo che è l’impiego dei freni a disco. Se da una parte tutti sono convinti del consistente aumento delle condizioni di sicurezza ed affidabilità di un impianto del genere su di una bici da corsa (gomme permettendo, dato che si sta giustamente virando verso coperture da 28mm) d’altro canto nelle corse professionistiche sono tante le variabili che portano, ad oggi, a ritenerli ancora non impiegabili ad occhi chiusi. In primis il grande aggravio di lavoro che darebbero ai meccanici stessi soprattutto in fase di corsa, dove negli attimi concitati di un cambio ruote occorrerebbe svitare e sfilare il perno passante (in luogo di un rapido gesto del quick release), infilare e centrare con attenzione la ruota, avendo nel contempo massima cura che nè il meccanico nè il corridore stringano la leva del freno che potrebbe causare l’incollamento delle pasticche tra loro e dovendo, di conseguenza, procedere al successivo distacco delle stesse con un cacciavite, per poi rinfilare il perno e serrarlo. Attimi certo, ma che possono valere una gara e va considerato che non tutti gli atleti di una squadra possono avere l’intera bici a sostituzione in caso di un problema tecnico. Ultimo aspetto, che di fatto esula da considerazioni analoghe nel mondo amatoriale, è il dover considerare che le gare professionistiche su strada (quindi non mtb nè ciclocross dove il disco ha giustamente ormai preso il sopravvento) si svolgono per la maggior parte del tempo in configurazione di “gruppo compatto” andando ad esporre i corridori ad una probabilità molto più alta di collidere con un disco in rotazione in caso di caduta di gruppo. Aspetto quest’ultimo senza dubbio mitigabile con alcuni accorgimenti, ma di fatto non del tutto eliminabile.

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Rientro nell’hotel per la mia colazione e vedo anche gli atleti loro al tavolo. Matteo mi fa notare che, il giorno della gara, gli atleti hanno un tavolo a parte, solo per loro e nemmeno vicino a tecnici, massaggiatori o commissari tecnici. Questa scelta ha un motivo ben preciso: il cercare di far cementare il gruppo e dar loro l’opportunità di mettersi nella condizione di massimo agio, al fine di non dover trattenere la tal frase o battuta per timore di esser fraintesi da quelli che di fatto sono i loro superiori in ambito lavorativo. Meglio lasciarli ai loro discorsi, magari anche futili e lontani da strategie e tattiche di giornata ma essenziali per affrontare la corsa a mente libera.

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E’ tempo di muoversi ed in breve, complice il poco traffico del sabato mattina, stiamo già entrando in città. La scena meriterebbe la ripresa esterna di un drone con le tre macchine, un bus ed un camion di colore azzurro che si stagliano sulle policromie di grigio cittadino.  Stiamo andando ad una delle gare ciclistiche più famose ed importanti al mondo e trattengo a stento l’emozione, muovendomi continuamente sul sedile ed ammirando il foglio con lo schema dell’intero “peloton” di oggi e le annotazioni sulla mappa del tracciato per la gestione della corsa.

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L’arrivo al castello sforzesco è imponente, con tutte le squadre intente a scaricare le bici e a verificare gli ultimi dettagli prima delle operazioni di partenza. Gli atleti alla spicciolata escono dal bus dopo il briefing del direttore sportivo: si percepisce subito la tensione sui loro volti, così diversi da solo poche ore fa in hotel. Soprattutto sui più giovani si scorge una tensione governata a fatica, il loro compito sarà gravoso durante i quasi 300km di oggi e dovranno far sì che tutto giri a favore della squadra e dei loro uomini veloci o “finisseur” nel caso di un tipico attacco sull’ultima asperità del Poggio (fatto poi verificatosi in maniera eclatante quest’anno!).

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sanremo_valcava 038Piccolo attimo di mondanità con la sfilata al foglio firma e qualche battuta scambiata con gli intervistatori in inglese e italiano, poi via, tutti pronti ad incolonnarsi per la partenza. Come tutte le gare pro, i primi chilometri sono neutri, per dar modo al gruppo di assestarsi ed alle ammiraglie di sgranarsi correttamente.

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Non ci sono macchie uniformi delle squadre ma il gruppo al momento attende in una configurazione piuttosto variopinta. E’ anche l’unica occasione della giornata per i corridori di scambiare qualche battuta con altri amici atleti al di fuori della loro squadra, anche per spezzare la tensione dell’attesa.

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Tutto è pronto, lo speaker scandisce il countdown per la partenza ed i corridori iniziano ad impugnare il manubrio con fare più deciso…3…2…1….VIA! Inizia la trionfale sinfonia a-ritmica dei duecento “clack!” dei pedali, non si sganceranno prima di sette ore e spiccioli di gara.

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Benchè oggi il clima sia mite, ma molto ventoso, e che il tracciato non sia particolarmente duro nonostante la sua non indifferente lunghezza  (la maggiore di tutta la stagione, da sempre), sarà l’agonismo stesso degli atleti a render selettiva la corsa e a far primeggiare su via Roma a Sanremo solo chi sarà stato in grado di gestirsi al meglio e di attaccare nel momento chiave. Buona fortuna ragazzi!

PS: Trovate qui, sul blog di Garmin,  un riassunto di questo racconto.

Le foto brutte in questo articolo sono mie, quelle belle della inossidabile coppia di Tornanti.cc aka i miei amici Francesco ed Eloise.

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