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2/6/2016 il giorno che il #Vigorelli di #Milano tornò dalla sua gente

… come d’incanto verrebbe da dire, ed invece no. Tutto grazie alla testardaggine, alla passione ed alle lotte di un piccolo gruppo di appassionati veri. Alcuni di loro si erano ancora emozionati a vedere i campioni di un tempo sfidarsi lì, e non ce la facevano a vederlo morire senza fare nulla. Altri, più giovani, scoperta la magia della pedalata continua, avevano voglia di provare a pedalarci dentro e sentire sulla pelle la carezza dell’aria del Vigorelli. Dopo anni di battaglie questo è successo, oggi, il 2 giugno dell’anno 2016.

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032Mi ritrovo per una volta ad entrare in una Milano ancora addormentata, ma non perché sia particolarmente presto, bensì perché oggi è giorno di festa per tutti, ma per noi ciclisti è un po’ più festa che per gli altri. Oggi è la giornata di riapertura (benché molto provvisoria) del velodromo Vigorelli di Milano, forse la più grande icona del ciclismo su pista mondiale.

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Siamo ancora in pochi, ma vedo già molte facce amiche, e subito saluto Dane, il Guerriero. E’ lui infatti uno degli artefici di questo successo del “ciclismo dal basso”, come lui stesso lo definirà dopo, durante la cerimonia ufficiale di inaugurazione. Insieme a quel comitato che invece di far parole e proclami come spesso accade, si è attivamente impegnato per anni. Prima con l’ottenimento del vincolo come patrimonio culturale ed architettonico della pista stessa (era vincolato infatti il solo edificio), poi con la richiesta, l’ottenimento, dei fondi per realizzare il completo restauro della pista nella sua geometria storica, recuperandone anche parte del legname originale.

Mi aspettavo un pienone di ciclisti, invece constato che non siamo molti, anche per la concomitanza con il ponte festivo e il poco preavviso ricevuto in merito all’evento.

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La vista del gigante in legno, con i suoi 397,27 metri, la larghezza di oltre sette metri e le due grandi paraboliche,  incute subito rispetto e un pizzico di timore reverenziale. Si vede subito che alla pista serviranno ancora alcune settimane di lavoro per essere completa: mancano le linee, la fascia di riposo, le progressive e tutto quanto serve per essere considerata un luogo per le competizioni.

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C’è però un fascino particolarissimo a vedere quel legno così, ancora grezzo e disuniforme, come se non avesse paura di nascondere i segni del tempo, così come sanno fare le signore di classe che non si coprono di trucco il viso ma lo sanno valorizzare per quello che è, e per quanto di intenso ha vissuto. Oggi il Vigorelli si mostra nella sua essenza a chi lo sa cogliere, a chi non ha paura di pedalare sulle sue pendici a 42° di inclinazione perché sa che con il dovuto mestiere, e rispetto, questa pista non ha mai tradito nessun corridore.

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Ed ora via, il “clack” secco dello scarpino sul pedale mi fa pensare a quando da ragazzino mettevo giù il gettone delle autoscontro ed il divertimento aveva inizio. Non siamo molto distanti da quel piccolo brivido, ma come spesso accade, ora il motore sono le mie gambe. I primi giri in quella che sarà la fascia di riposo mi fanno da subito giungere alle narici il profumo dell’abete rosso della Val di Fiemme, lo stesso utilizzato per la costruzione dei violini, e qui ci si sente davvero dentro la cassa armonica di un grande strumento, come solo gli artigiani italiani sanno realizzare.

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I chilometri ed i giri scorrono veloci (alla fine per me saranno quasi 50km in 87 giri totali), tra trenini ben organizzati e furiosi lanci sui 200 metri. Ogni tanto si sente scricchiolare qualcosa, quasi ci si trovasse a pedalare sul fasciame della chiglia di un galeone dei pirati. In effetti oggi un po’ pirati ci sentiamo tutti; giovani e meno giovani, così variamente assortiti da far risultare riduttiva la definizione di “ciclisti”. Siamo una sorta di tribù sui pedali, ognuno con la propria storia e le sue ambizioni diverse, ognuno con la sua bici, così personale e cucita addosso al proprio corridore, ma tutti con la voglia di essere oggi testimoni di una grande rinascita.

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Di seguito altre splendide foto di Emanuele Barbaro e Francesco Rachello ed alcuni link delle notizia sui media locali e non.

http://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2016/06/02/news/riapertura_vigorelli-141151914/#gallery-slider=141158572

http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2016/06/02/dopo-15-anni-riapre-vigorelli-a-milano_7b097311-7c2b-4b04-bd7a-330411a7762a.html

http://www.lastampa.it/2016/06/02/sport/ciclismo/la-rinascita-del-vigorelli-di-milano-ha-riaperto-lo-storico-tempio-del-ciclismo-su-pista-eP5ISwg6mZjKLRL670KG2O/pagina.html

http://www.metronews.it/16/06/02/vigorelli-bici-festa-sulla-storica-pista-milanese-le-foto.html

http://www.02blog.it/post/90637/la-festa-per-la-riapertura-del-vigorelli

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Saper fare tutto bene – OMNIUM race (e divagazioni varie su che cosa è una gara in #pista)

La primavera è sbocciata e oltre ai fiori si aprono anche i velodromi all’aperto. Una delle cose più divertenti ed allenanti, ma anche a loro modo difficili, è gareggiare in pista in una cosiddetta “riunione”. Ora vi racconto di cosa si tratta.

(lo stesso articolo lo potete trovare qui insieme a molte altre cose interessanti!)

A meno che non siate già dei pro della pista (e se mi leggete qui in tutta onestà ne dubito) vi segnalo che il bello delle gare amatoriali in pista è lo sfidarsi in 4-5 discipline diverse nell’arco di un pomeriggio o di una sera. La differenza con una gara secca su strada, mtb o ciclocross è che qui diventa fondamentale sapersi gestire nell’intero arco temporale dell’evento, dove non si può mai abbassare la tensione agonistica.

In breve, una omnium classica così come interpretata anche alle olimpiadi è composta da ben 6 prove in quest’ordine:

– Giro lanciato

– Inseguimento individuale

– Corsa a punti

– Corsa ad eliminazione

– Scratch

– Chilometro da fermo

Molto spesso però, nelle gare amatoriali la si riduce a 3 discipline: giro lanciato, corsa a punti (o scratch) ed inseguimento individuale. Il problema essenziale è che le tre discipline, benché si tratti sempre di ciclismo su pista, sono del tutto antitetiche tra loro: allenarne una sola significa perdere molta prestazione nei confronti delle altre. Analogamente, il giorno della gara, andare in fuori giri in una comporta letteralmente il “saltar per aria” nelle restanti. Oppure, cosa forse ancor peggiore dato che fa salire un rimorso notevole, risparmiarsi troppo all’inizio e avere risultati al di sotto delle proprie potenzialità per il timore di “bruciarsi” subito.

Come si può capire l’equilibrio è molto delicato, ritrovarsi a fine gara a fare i conti con un classifica impietosa o salire sul podio con una bella bottiglia di vino come trofeo sono due situazioni molto più vicine di quanto si possa pensare. Ora proviamo a raccontare qualcosa in più.

Una delle cose che ritengo importanti è una delle più semplici: arrivare in buon anticipo! Pare banale, ma non lo è. Si viaggia in auto sereni, senza correre che quello sarà da fare dopo (anche se abitate vicino al velodromo prima o poi la trasferta vi toccherà) ci si distende mentalmente e si pregusta il bello di essere in pista a sfidarsi. Non avere l’ansia di non fare in tempo causa traffico o di arrivare trafelati si porta via una grossa fetta di concentrazione mentale e purtroppo le gambe seguiranno i nervosismi della testa, evitate.

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Riscaldarsi senza spendere troppe energie. Il primo scoglio è sempre il giro veloce, la specialità più breve di tutto il ciclismo, ma non per questo la più semplice. Ci si deve arrivare con le gambe “calde a puntino” ma con ancora tutto il 100% della esplosività che possono dare. Lo sprint è la regina delle gare in pista e va sempre onorata. Scaldandosi sui rulli si deve cercare di salire man mano con il ritmo cardiaco e di dare una o due “sgasate” ad alta cadenza, di modo da avere il motore preparato a dare il massimo nel puro sforzo anaerobico. Infatti dopo il giro lanciato non ci si sente stanchi, non nel senso classico del ciclismo, l’errore peggiore però è dopo il giro lanciato rientrare e stare fermi, ecco quello è come spararsi nelle gambe. Indispensabile quindi riprendere subito a far girare le gambe e far riassobire lo sforzo muscolare. Ci va una buona dose di testa per agire in questo modo; di solito ci si ferma per parlare con gli avversari (che almeno nel “nostro” modo delle gare amatoriali in pista sono sempre anche amici e spesso veri maestri) o ci si siede e si beve qualcosa, dato che la giornata di gare è ancora lunga. Ecco, non fatelo e imponetevi questa piccola violenza di risalire sui rulli, in fondo bastano solo 10-15 minuti.

box2A proposito di rulli, specie nelle gare in pista sono un gran sostenitore dei rulli liberi, quelli a tre cilindri. Enormemente più pratici di quelli fissi a cavalletto, sono anche un vero viatico per chi vuole aumentare l’eleganza e l’efficienza della pedalata. Insegnano a stare in equilibrio, a “sentire la bicicletta sotto di noi e portano enormi vantaggi quando poi ci si troverà a pedalare in un folto gruppo su strada. Hanno anche un costo relativamente basso e si trovano abbastanza facilmente sull’usato, pensateci.

 

Si passa poi alla corsa di gruppo, che sia a punti, scratch o eliminazione poco conta ai fini del corretto approccio, e nuovamente toccherà scaldarsi a dovere, non senza aver fatto anche un buon riferimenti di zuccheri. Sarà la gara più lunga di giornata ed essendo una corsa su pista chiaramente non si beve e non ci si alimenta in corsa. Sicchè ci si deve pensare prima, senza esagerare ma si devono avere le risorse per essere efficienti in tutto l’arco della gara anche perché tutte le corse di gruppo sono in crescendo: si parte ad una buona velocità e via via si va aumentando il ritmo. Per chi ha più set di ruote trovo utile fare questo riscaldamento con un pignone di uno o due denti in più di quello che si è usato nel giro lanciato. Infatti, per stare in corsa e non arrancare sugli scatti, quelli ripetuti nelle volate di una corsa a punti ad esempio, il segreto è di avere una buona agilità che consente accelerazioni molto più repentine e meno dannose per le gambe. Per questo molti corridori usano un dente in più anche in gara, ma scenderemmo in considerazioni un po’ troppo ampie per questo spazio.

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Finita la corsa di gruppo subito reintegrare zuccheri e liquidi ma soprattutto non abbassare la concentrazione! Il lavoro non è finito, spesso la disciplina di gruppo ci lascia svuotati di energie sia fisiche sia mentali data la battaglia sul filo di scie e scatti. Invece si deve cercare di dimenticare alla svelta ciò che è successo per concentrarsi sull’ultima disciplina, dove l’avversario sarà ancora più implacabile perché sarà il semplice ed inesorabile scorrere del tempo.

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Nuovamente ci si ritroverà sui rulli con un differente assetti di guida dato che entrano in gioco le prolunghe da crono. Si percepiranno così le diverse fasce muscolari che alimentano l’azione della pedalata, per fortuna ancora non troppo stressate dal lavoro svolto fino a qui. Per quanto possibile ci si deve concentrare sulla posizione da mantenere, sia sotto l’aspetto della compostezza sia, soprattutto, curando la respirazione e usando molto più il diaframma rispetto a quando si è soliti fare. Nell’inseguimento è fondamentale conservare un buon ritmo dall’inizio alla fine, stando molto concentrati nella guida per non sbandare e fare così più strada e non scomponendosi per non offrire il fianco alla malevola ed implacabile resistenza dell’aria al nostro incedere. Qui è la mente a farla da padrona, vuoi perché le gambe iniziano quasi da subito a fare male e a dar segnali di cedimento, vuoi perché i due terzi di gara ci hanno già fatto capire se è una buona giornata o meno. Serve tutta la concentrazione possibile per muovere il nostro corpo come fosse una macchina nata per pedalare. Sono pochi chilometri da affrontare ma mai come ora assumono la valenza di “eterni” nel passare sotto le nostre ruote. Non abbassate la guardia, non scomponetevi, è peggio calare leggermente il ritmo restando composti che muovere il busto ed aprire i gomiti o peggio alzarsi sui pedali a rilanciare, l’aerodinamica non perdona, così come il cronometro.

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A questo punto la fatica è compiuta, se nell’arco dei successivi 2-3 giorni non avete altre gare potete davvero rilassarvi, diversamente ancora qualche minuto a far frullare le gambe potrebbe salvarvi il prossimo appuntamento. Il bello ora è godersi le sensazioni che ci regala il nostro corpo. Sentirsi stanchi e soddisfatti per aver espresso tutto ciò di cui si è capaci ed assaporare il divertimento che c’è nella sana competizione tra avversari leali in pista ed amici quando si è giù dal sellino.

Vi aspetto alla prossima gara, non abbiate timore a sfidare prima di tutto voi stessi. La bici da pista già ce l’avete, giusto?

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La nuova stagione 2013 del #velodromo Coppi di #Torino @motovelocoppi #pista

I tempi sono maturi, una serie di dettagli è stato da poco chiarito e soprattutto la stagione è alle porte, nonostante il meteo provi ancora a dirci il contrario.

pic. by Mattia Ugrotto

pic. by Mattia Ugrotto

Anche quest’anno Torino ci offre una risorsa per poterci allenare, ma direi anche una bella occasione per poterci conoscere, pedalare, migliorare e scambiarci esperienze e storie che fanno del piccolo movimento della pista uno di quei classici “bei posti dove stare”, sentirsi a casa anche senza i muri intorno ed il soffitto sulla testa, ma circondati da un anello bianco e sinuoso, e sopra si noi la vista sulle colline torinesi.

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La possibilità di accedere alla pista da qui a fine ottobre 2013 è come di consueto legata a noi  nell’impegno con la società di gestione nel garantire una base di utenza per la copertura delle loro spese fisse, la società che gestisce l’impianto è privata e senza partecipazioni pubbliche del Comune, pertanto questo resta di fatto un punto non negoziabile.

Veniamo alle buone notizie. la pista già oggi è stata pulita e lavata, chi ha girato si ricorderà della patina nera sotto le piante che così poca fiducia dava al lanciarsi sulle paraboliche. Questo è già stato sanato e sin dal primo giro le nostre sottili gomme avranno un supporto in più, la scorrevolezza già è ottima, basti pensare alle condizioni del fondo a Dalmine per poterne esser più che contenti della pista Torinese.

Ulteriore buona notizia sono gli interventi di ristrutturazione profonda al quale la pista verrà sottoposta. Non si tratta di semplici riparazioni di buche, ma di vere e proprie sistemazioni delle zone ammalorate, con conseguente nuova pitturazione finale anche delle linee regolamentari, tutto ai fini di un allenamento più proficuo e, perchè no, delle belle simulazioni di gara alla quale prometto di dar qualche spinta io stesso, infondo basta poco: dei corridori, le regole classiche delle discipline, un traguardo e la voglia di misurarsi!

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Quanto scritto qui sopra potrebbe avere qualche ripercussione sulle giornate di accesso durante i lavori ma, altra buona notizia in via di conferma, il mese di agosto al posto della chiusura totale dell’impianto per 30 giorni, la pista sarà aperta e disponibile agli allenamenti per chi, come probabilmente molti di noi, non avranno in programma grandi viaggi e simili in agosto dato che, come si dice “c’è crisi”.

Per i tanti motivi che avete letto, qui si tratta di avvicinare quanta più gente possibile e fare in modo di impegnarci tutti per avere a disposizione quello che tutte le altre città d’Italia ci invidiano, un velodromo dentro il tessuto urbano, aperto e fruibile a tutti. Avremo quindi a disposizione un “open day” in pista per giovedì 18 aprile, dove potremo conoscerci, ritrovarci, scambiarci informazioni e soprattutto pedalare, insieme e forte!

Di seguito riporto le nuove regole per la campagna abbonamenti e gli eventuali conseguenti ingressi singoli:

  • L’abbonamento annuale costa € 105,00 ed è valido per 365 giorni e da’ diritto all’utilizzo della pista ed ai servizi (spogliatoio, doccia), mentre non sono inclusi i box per il rimessaggio, ad es. della bicicletta, che devono essere richiesti e pagati in direzione.
  • Gli orari di utilizzo della pista sono: dal Lunedì al Venerdì, dalle 09.00 alle 18.00.
  • A raggiungimento del 25° abbonamento, l’orario del GIOVEDI’ verrà prolungato fino alle 20.30 per l’utilizzo della pista, e alle 21.00 per permettere di fare la doccia e cambiarsi. A raggiungimento del 45° abbonamento, l’orario serale verrà esteso a due giorni alla settimana.In caso di illuminazione insufficiente, verranno accese le luci senza costi aggiuntivi. In caso di inutilizzabilità della pista per pioggia, la serata verrà ricuperata il Martedì della settimana successiva.
  • Per poter effettuare l’abbonamento, occorre essere tesserati per una qualunque Federazione che abbia quindi richiesto una visita medica. Qualora non si fosse tesserati per nessuna società, occorre dotarsi di una certificazione del proprio medico curante che attesti lo stato di buona salute per l’attività sportiva NON AGONISTICA. Occorre inoltre produrre tre fototessere.
  • Per i non tesserati è possibile avere anche la copertura assicurativa con ulteriori 10€ da sommare al costo dell’abbonamento (a mio avviso conviene pensarci molto seriamente a questo aspetto, a fronte del minimo incremento della quota annuale).
  • Hanno accesso alla pista sia, naturalmente, le biciclette da pista, sia le biciclette da strada che le biciclette reclinate. Con la bicicletta da strada è obbligatorio girare al di  sotto della riga azzurra. E’ FATTO OBBLIGO TASSATIVO L’UTILIZZO DEL CASCO PROTETTIVO e il rispetto delle regole della circolazione su pista.
  • E’ previsto, a raggiungimento di 25 abbonamenti, l’ingresso singolo al costo di € 10,00. Lo so è aumentato rispetto al 2012, ma considerate che è compreso l’uso di bagni, spogliatoi e docce calde (mica come a montichiari…). in fondo una lezione di spinning costa 15€ e ti fa divertire molto molto meno, inoltre 10 ingressi fanno un abbonamento, quindi valutate voi la convenienza sin da ora.
  • PER IL PAGAMENTO DELLA QUOTA è preferibile effettuare un bonifico bancario: il codice IBAN vi verrà dato su richiesta via mail a rikvolpe(at)gmail.com. Nella causale del bonifico occorre indicare chiaramente la voce ” abbonamento al Motovelodromo 2013”, il proprio nome e cognome ed un indirizzo di posta elettronica, al fine di poter ricevere conferma dell’avvenuta ricezione del denaro. SI RICHIEDE DI PAGARE CON QUESTA MODALITA’, AL FINE DI PERMETTERE UN IMMEDIATO CONTROLLO, DA PARTE DEL COMITATO “AMICI DELLA PISTA”, DEL RAGGIUNGIMENTO DELLE 25/45 QUOTE. Chi volesse può anche pagare tramite un accredito Paypal, specificando la causale come “donazione” di modo di non incorrere in tariffe aggiuntive, i dettagli vi verranno forniti sempre via mail rikvolpe(at)gmail.com
  • Poichè il Motovelodromo è scoperto, per ovvie ragioni di sicurezza non si può utilizzare la pista quando è bagnata.
  • Per qualunque informazione aggiuntiva che si desidera ricevere, è possibile contattarmi qui attraverso il blog o inviando una mail all’indirizzo rikvolpe(at)gmail.com o su facebook, mi trovate come Riccardo Volpe.

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e dopo aver assaggiato la #pista, se provassimo il #keirin ?

Visto che molti che ora leggeranno questo articolo probabilmente oggi hanno ancora quei bei residui di acido lattico nei muscoli che la pista regala. Ancora con le narici piene di quel sottile aroma dell’abete svedese dove ieri hanno solcato le nostre ruote, vi lascio di seguito il pezzo che avevo scritto per Cykeln Mag inerente al keirin, che magari vi ci appassionate e finite anche voi a sfidarvi sul filo dei 60km/h, buona lettura.

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Iniziamo a sgombrare il campo da un po’ di preconcetti e falsi miti: il keirin è la più giovane disciplina della pista, escludendo ovviamente la “combinata” omnium. Non solo, ma è anche in un certo senso “antiecologica”, dato che mette in campo (ok, in pista) anche un mezzo a motore, il derny, che altro non fa che portare i corridori ad una velocità piuttosto sostenuta senza farli faticare troppo…perchè? Presto detto. Il keirin è totalmente devoto alla spettacolarità, all’estremizzazione della volata furiosa, un assalto con il coltello tra i denti dove non servono solo gambe da velocista, ma spesso è vincente la combinazione letale tra lucidità e spregiudicatezza, il saper trovare quel varco impossibile che generalmente nessuno stradista riesce a vedere perchè molto spesso non c’è, o meglio nasce prima nella testa del pistard e solo dopo si tramuta in un corridoio che porta dritto alla vittoria.

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Facciamo prima una piccola spiegazione delle regole base, tanto per consentire (spero) a qualcuno di voi di provarci. Infondo basta poco, un velodromo, quattro corridori almeno ed un quinto che faccia il derny. Si sorteggia il primo che dovrà accodarsi al “motorino” e via via gli altri. Si parte e ci si mette in scia al derny (sia esso a motore o a pedali) per 1500 metri circa dove la velocità crescerà gradualmente. Qui si svolge la battaglia di nervi per la ricerca delle ruote migliori. Ci si studia, cercando di capire chi avrà l’ardire di iniziare per primo la volata una volta che il derny sarà uscito di scena. Poco spettacolare da vedere questa parte di gara ma dice moltissimo a chi è dentro la specialità, perchè un buon corridore è proprio in questi momenti che mette su i mattoncini che si riveleranno determinanti per vincere.

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Si arriva ai 50 orari prima che il derny esca dalla pista (se la provate tra voi anche i 40 son sufficienti, giusto per conservare la necessaria lucidità) e poi via, seicento metri di pura velocità. Non è una volata normale, non lo è mai. Quella distanza è troppa per un velocista puro e troppo poca per un inseguitore. Non si può partire presto, ma non si può nemmeno stare ad aspettare che qualcosa accada. Il bello è proprio quello: la totale imprevedibilità che il gioco delle scie riesce a determinare, la spregiudicatezza dei corridori con più potenza nelle gambe che provano a condurre dall’inizio alla fine si scontra con l’astuzia dei velocisti d’esperienza, in grado di mettere la ruota davanti di quel paio di spanne che fanno la differenza. In tutto ciò l’unica regola sacra è quella della linea rossa: chi è all’interno può essere superato solo fuori dalla fascia tra la corda e la linea rossa, quindi facendo più strada, per poi entrare in quel corridoio quando il vantaggio sia ampio di almeno una bicicletta. Ma, e qui sta il bello, non è detto che essere all’interno sia sempre un vantaggio! Spesso accade di essere sì alla corda, ma trovarsi chiusi tra gli altri corridori. E allora non conta più nulla, nè la gamba nè l’intuito, si può solo fare in modo che la prossima gara vada meglio.

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A volte però capita che sembri solo dall’esterno di trovarsi “incastrati” tra i corridori, mentre il varco è lì, si crea nelle prossime mosse dei compagni di volata, visibile qualche secondo prima solo a chi sa “sentire la pista”, analogamente ad un giocatore di scacchi che vede cinque, sei mosse avanti dell’avversario, così lo specialista del keirin capisce in anticipo i movimenti attorno a se e trova il modo di sorprendere tutti non con lo scatto imperioso e muscolare, ma con la stoccata talmente rapida e apparentemente folle da apparire chiara agli altri solo una volta messa in azione, quando ormai per tutti è troppo tardi. Per tutti tranne che per uno, perchè di fatto, anche se formalmente viene sempre celebrato il podio, nel keirin non ci sono piazzamenti, c’è un vincitore e gli altri che ci proveranno la prossima volta.

PS: per vedere come si fa chiedete ad un certo sir Chris Hoy, anche lui nato in un’annata piuttosto buona…

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infinito rettilineo ripiegato #pista #velodrome #ciclismi

vi allego qui, per chi non l’avesse ancora letto e per mia memoria, quanto avevo scritto per l’avvio del mio contributo in parole a CIKELN MAG, con la speranza di farvi avvicinare un po’ a quello straordiario universo parallelo che è il ciclismo su pista, sempre diverso ma in fondo sempre uguale a cento anni fa.

 

Proviamo ad iniziare dal fondo, da quello che può diventare il correre in pista, dove il far girare le gambe è solo una delle componenti dell’alchimia, ci si trova dentro il gruppo, così vicino agli altri corridori da sentirne la loro fatica e la tua testa pensa solo a concentrarsi per capirne le mosse.  Questo momento, l’anima della pista, è solo il traguardo di un percorso molto più lungo.

In tanti me lo chiedono e spesso è difficile trasmettere un insieme di emozioni con una frase, così a bruciapelo. Bene o male la domanda è sempre la stessa:  “caspita, mi piacerebbe provare ad andare in pista, ma com’è… bello?” Ovvio che la risposta sia sì e credo e credo che valga per chiunque a cui sia mai stato chiesto.

Ma dove sta la sostanza di girare in pista, il fare un esercizio di per se elementare come il condurre in un anello una bicicletta, con per di più l’ausilio di avere anche delle linee da poter seguire? Una roba a prova di idioti verrebbe da dire. E invece attraverso le sue discipline ed attraverso (soprattutto) alla disciplina che questa impone si apre un mondo che difficilmente lascia indifferenti, e altrettanto difficilmente si abbandona dopo il primo vero assaggio.

Innanzitutto disciplina, nel senso più nobile del termine, perché a differenza della strada che ha sì le sue regole, ma spesso interpretabili o piegabili al nostro volere, in pista no. In pista le regole non sono interpretabili; sono poche ma chiare e inviolabili, pena anche l’incolumità di colui che infrange.  Chi pensa di esserne superiore generalmente è solo un bravo pedalatore… da lì ad essere un ciclista su pista il passo non è mai così scontato (per arrivare ad essere pistard poi la strada è lunga ma non impossibile). D’altronde anche le componenti di una bici da pista sono poche, essenziali ma cruciali, pensate solo a cosa può succedere usando una catena difettosa quando si è lanciati a 50 orari su di una curva a 38° di inclinazione …  bene con lo stesso spirito gli ingranaggi del cervello devono girare costantemente anche loro “a scatto fisso” sempre in presa diretta con le gambe, le distrazioni non sono ammesse.

E’ così si inizia a capire di avere due buoni freni anche su di una bici da pista, fatti dalla gamba destra e da quella sinistra, si impara a capire che non sono  solo le mosche a vedono dietro la nuca, ma anche un buon ciclista su pista deve avere la capacità di avere il colpo d’occhio dietro di se ma sempre e comunque mantenendo costante la propria linea e la propria velocità durante un allenamento  o una gara di gruppo.  Che seguire una linea può non essere così facile o così comodo, ma solo imparando a trovare quel delicato equilibrio tra il guidare la bici ed il farsi portare dalle paraboliche si riesce ad essere redditizi nelle gare contro il tempo.

Si arriva quindi con naturalezza alle discipline della pista, le varie tipologie di gare, dove sta il vero spirito della pista: nessuno può pensare di allenarsi in pista senza avere un obiettivo di competizione. A qualunque livello esso sia, il gareggiare in pista dà un senso compiuto allo stare in pista, al misurarsi con i propri pari dato che il velodromo e le antiche arene sono simili in fin troppi aspetti. Non starò ad elencarvele qui, le discipline della pista sono vecchie di un secolo ormai e a molti saranno più che chiare. Il loro obiettivo principe è uno solo, portare all’estremo, al distillato puro di forza ed intelligenza sui pedali quello che nelle gare su strada è un completo calderone di tecniche, tattiche e capacità spesso innate dei corridori. In pista no, non ci si può improvvisare in gara, pena anche l’incolumità di chi ci gareggia a fianco. Le gare sono brevi, intense e ogni decisione deve essere presa nell’arco di un istante, la pedalata sempre composta, senza sbavature in perfetta simbiosi con la continuità che solo lo scatto fisso sa dare alla cinematica della bicicletta in movimento.

Per quello alla fine, quando presto o tardi ci si ritroverà dentro un gruppo, magari in una corsa a punti o uno scratch, con spazi tiratissimi tra noi e gli altri corridori fino a percepire la loro fatica insieme alla nostra e ad avere una concentrazione tale da riuscire a intuire le mosse che i nostri avversari stanno per compiere… ecco che in quel preciso istante anche la pista per come è fatta inizierà a scomparire, a perdere addirittura di senso, per lasciare lo spazio ad un unico infinito rettilineo obliquo solcato dai corridori, in una sfida che difficilmente troverà dinamiche così intense in una comune gara su strada, ma che traccerà anche dei  segni indelebili nelle menti e nelle gambe di chi corre.

 

(al prossimo numero!)

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everything in its right place… #ciclismi #track

ovvero come fare tesoro di una gara in cui si arriva ultimi, senza addure scuse o giustificazioni, ma imparando quello che di buono hanno da insegnarmi le gare.

Angelo Ferrillo Photography

 

img0564obE capita così di ritrovarsi, ancora e di nuovo ad una riunione in pista (che non si dice “gara” ma “riunione” fa molto più tecnico e rende l’idea meglio…) questa volta il teatro delle operazioni è il mio velodromo all’aperto preferito, ovvero quello che ho ribattezzato “Fiorenzuola la bella”, dove per la prima volta, ormai qualche anno fa, fui lieto e felice di portare quelli che poi diventeranno tra i miei amici più cari a conoscere il mondo della pista ed infine ad innamorarsene per sempre.

 

014Ma non divaghiamo troppo (anche se è una delle mie attività preferite, il divagare). Arrivo sostanzialmente puntuale e stasera il programma è il mio preferito, ovvero proprio quello che dà mezzo-nome a questo blog, l’omnium: insieme di varie discipline (giro lanciato, 500m da fermo, scratch, IP sui 2000m ed eliminazione) con assegnazione di punteggi e classifica combinata finale; ecco ora lo sapete e potete anche tifare per il nostro Elia Viviani alle olimpiadi di Londra 2012… unico atleta a rappresentarci nel ciclismo su pista.

Quindi tutte le premesse per fare bene ci sono: mi piacciono le discipline della serata, sono tra amici (fondamentale), nel mio velodromo preferito e (attimo dello sborone) vengo di fatto da tre vittorie consecutive in garette molto più ufficiose ma anche divertenti dove conta sia la gamba che (al solito) la testa…

Dopo aver finalmente potuto abbracciare il mitico renatiello, persona con la quale mi vedo di persona per la prima volta, ma dopo anni di contatti sul web sembra esser mio amico da sempre (cosa che ultimamente capita con una certa, positiva, frequenza…), ci si inizia a scaldare. Scaldare per modo di dire, che ci saranno 30 gradi abbondanti e una signora umidità, non sono mai infastidito dal caldo, ma forse un po’ il clima ha giocato la sua parte… anche se faceva ovviamente caldo per tutti.

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Il patron della serata è Pierangelo Vignati, che anche lui conosco oggi per la prima volta e scopro essere persona dall’entusiasmo e voglia di fare uniche, miscelate ad arte con un vero talento organizzativo, fatto di cose semplici ma estremamente concrete…e qui ritorno a citare il mio amico Mattia:

“l’attività amatoriale del velodromo di Fiorenzuola è seguita da un solo volontario il quale riesce ad organizzare due sessioni di allenamento settimanali e una gara ogni mese; Montichiari con tutto lo staff e il supporto della Federazione ha organizzato una sola gara dall’inizio dell’anno e chiuso agli allenamenti da marzo”

Ed in effetti  “il vigna” detta subito le poche semplici ed essenziali regole: niente pause intermedie, <programma serrato e vedrete che facciamo tutto, ci divertiamo, ed andiamo a cena che non è nemmeno tardi>. Si rivelerà tutto esattamente come annunciato.

Inizio il mio lancio sui 200m con poca fiducia, mi sembra di non riuscire a spingere granchè, penso addirittura di fare i 200 metri in progressione (ma quando mai si è visto??) e così ottengo un tempo pessimo, forse il peggiore della mia ancora acerba carriera di pistard amatoriale un insipido 13,79”.

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Poco male, ci sono i 500m da fermo ora, non li ho mai affrontati però… e si vede, paura di esagerare in partenza e piantarmi, ed un finale senza fuochi d’artificio… altro tempo per nulla entusiasmante (43,95”) ma mi convinco di aver salvato la gamba, che corro subito a sciogliere sui rulli (rigorosamente liberi…)

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si riparte con lo scratch, gara semplice ma dai risvolti mai banali, non siamo in tanti ma tutti piuttosto agguerriti e, cosa importante, tutti all’incirca su livelli simili di condizione e prestazione atletica. Meglio, la si fa bella tirata e combattuta senza esser mollati lì dalla fuga al primo giro… sbaglio qualcosa ma non troppo, forse non tiro fuori quel pizzico di aggressività in più che avrebbe fatto (un po’) differenza… ma mi trovo comunque terzo, dietro l’inossidabile Pantosti e il sorprendente (almeno per me) renatiello…

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arriva il mio cavallo di battaglia: inseguimento individuale sui 2000 metri. Già partiamo con un altra (ennesima) novità, io stante la (relativamente) giovane età ho sempre fatto la prova sui 3000 e un kilometro in meno cambia tutto l’approccio alla disciplina… cosa che ignoro stasera (ma bravooo…) e mi metto a girare come se i giri da fare fossero i canonici sette e non cinque come in questo caso… morale il passo e buono ma non come dovrebbe e mi rendo conto che posso forzare ancora un po’ solo all’ultimo giro. Il tempo finalmente non è comunque da buttare anche se esser contenti è un’altra storia (2’45,25”).

Per l’inizio dell’eliminazione c’è da aspettare un po’, ma la cosa gioca a mio favore perchè l’approccio a questa gara mi ha da sempre messo in difficoltà. L’eliminazione è una gara strana ma estremamente propedeutica: è l’unica che ti fa davvero imparare ad acquisire il cosiddetto “senso della pista” ovvero la percezione istantanea su come si è posizionati rispetto al gruppo e come muoversi per restare in corsa, il tutto unito allo sviluppo di un colpo d’occhio immediato su cosa sta succedendo in gara. Si corre in funzione di cosa fanno gli altri, non di cosa si potrebbe fare. Senza le mosse giuste ci si trova automaticamente in coda al gruppo o, quel che è peggio, ci si trova chiusi senza la possibilità di accelerare in volata, quindi si viene eliminati non per non esser scattati, ma per la posizione sbagliata al momento sbagliato… Questa volta la gara non è divisa per fasce ma siamo tutti insieme e devo dire che è già solo un piccolo grande onore correre insieme a dei veri talenti del ciclismo… certo non saranno i pro e affini, ma si vede un eleganza sulle selle che ci sarebbe da filmare il tutto con una GoPro e rivedersi lo slowmotion per giorni e giorni… emozionante, bello esserci solo per gustarsi da spettatore privilegiato questo irripetibile film. Sarà che ero rimasto ad osservare i miei avversari, ma non serve nemmeno prender confidenza con la gara che sento echeggiare il mio cognome per il catino: “eliminato!”.

Bene, lezione imparata: a volte la differenza tra fare bene e fare malissimo è piuttosto sottile, basta perturbare la sintonia cuore-gambe-testa e si manda a pallino facile qualsiasi gara. Resta solo il tempo di ammirare il Vigna, che ad ogni giro azzecca alla perfezione chi sarà eliminato… il miglior bookmaker di sempre, che se ci fossero le scommesse di mezzo il tutto avrebbe il sapore di “combine” mentre invece chi parla lo fa perchè conosce alla perfezione questo mondo, il modo di correre e di gareggiare unico che avviene in questi infiniti rettilinei bianchi, ripiegati a forma di anello.

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Se volete provare ci si rivede il 2 agosto, tanto non venitemi a dire che avete anche i soldi per andare in ferie. Occhiolino

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vado al tempio

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non mi capita spesso di restare folgorato da un video sul web, ma questa volta complici tre lunghi inverni passati lì in quel catino ed alcune gare dove ho dato molto più di quanto pensavo il mio fisico fosse in grado di dare, beh, questa volta la commozione ha fatto da padrona…condivido ogni singola emozione dietro quelle parole in un minuto di semplice poesia.

http://vimeo.com/30125289

vado al tempio,
da chi chiede sacrifici e restituisce dolore
mi vuole prostrato e mi frusta le gambe e mi spezza le reni
mi chiama la notte, geloso, pretende la domenica e mi seduce nel tempo che resta
vado al tempio, dove svuoto la mente e ricolmo l’anima
prosciugo le forze e mi riempio di vita
mi faccio preghiera e ciclico mi ripeto
sono io, sfrecciando un suo maniacale pensiero, un giuzzo, un idea
vado al tempio dove aderisco alla terra
aggrappato ad un filo di gomma che rotola sotto di me
inseguo inaccessibili miraggi, che spero di non raggiungere mai
corro al tempio perché è qui che la mente si ferma….e respira.

dedicato a tutti i velodromi del mondo, che ognuno a suo modo è un tempio unico e irripetibile

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