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il mio #2012 in #bici e non…

beh oltre i soliti freddi numeri statistici su km e dislivelli vari, il mio 2012 in bici e non è stato davvero ottimo. Se avete voglia e pazienza vi racconto un po’ come è andata…

 

iniziamo col dire che da anni che facevo un anno intero senza farmi male, e questo già da solo basterebbe per farne un’ottima annata…

ho trovato maggiore equilibrio tra l’andare in bici e il condividere il tempo con la mia famiglia, la cosa mi fa stare immensamente bene

ho fatto il doppio del dislivello in salita sia del 2011 che del 2010… che magari inizio di nuovo a puntare a giri alpini lunghi e impegnativi per il 2013…

nonostante tutto mi sento molto migliorato in pianura, ma soprattutto dopo anni passati ad odiarla, ora mi piace pure quella. Fare qualche kilometro veleggiando attorno ai 40km/h è una sensazione bellissima

gare e garette escluse, mi son spostato per le città in bici per circa 2000km, il che porta a circa 140 litri di gasolio risparmiati…. più o meno 230€, non è tanto ma non è nemmeno pochissimo, e non voglio fare il conto della CO2 non immessa nell’atmosfera, ma sarebbe un dato interessante

ho vinto quattro gare, anzi garette per lo più tra amici. Ciò nonostante la sensazione è sempre bellissima, tutti almeno una volta nella vita dovrebbero vincere una gara e lo auguro a ciascuno di voi. Il dopo gara poi è sempre fantastico e proprio in queste (per ora) l’invidia non esiste ed è sostituita dalla birra gratis… speriamo resti tutto così

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ho fatto 210km tutti di un fiato, non mi capitava da tanto, farlo con una bici vecchia di 35 anni, sugli sterrati e senza il minimo inconveniente a reso ancora più emozionante il tutto

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ho fatto una gara di squadra, una crono, la cui durata è inversamente proporzionale alle emozioni che mi porterò dentro. Anche per non guastare lo splendido ricordo, per un po’ non credo ne farò altre

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ho pedalato a notte fonda nella mia città, scoprendo che è ancora più bella di quanto già conoscevo e facendomi stringere con essa un legame ancora più forte

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ho venduto una bici, e ancora me ne pento, benchè la usassi pochissimo

ho iniziato la realizzazione di una bici nuova, in acciaio e totalmente su misura: la qual cosa mi riempie d’entusiasmo che nemmeno un bambino (e tra poco sarà pronta!)

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ho conosciuto (tanti) nuovi amici, che poi si son rivelate persone straordinarie anche al di fuori dello stretto ambito ciclistico

ho rafforzato i legami con le persone che già conosco in ambito ciclistico, anche grazie ai vari social network, che se usati con la testa sono un valido strumento

ho fatto crescere questo blog, che un po’ mi rappresenta, e che alla fine sento sempre più mio

ho iniziato a scrivere per una rivista, cosa che fino a qualche anno fa pensavo non alla mia portata, ed invece siamo solo all’inizio dell’avventura

ho preso parte sin dal primo giorno a #salvaiciclisti e, anche se qualcuno sostiene che non serva a nulla, mi sento parte di un qualcosa di buono, ogni risultato raggiunto per quanto piccolo è significativo. Forse un domani avremo città degne di esser chiamate tali, vivibili e vicine all’ideale europeo che ho in mente

ho organizzato una gara, in un periodo dell’anno non certo ideale per gareggiare in bici, con un meteo che mi ha voltato le spalle. Nonostante questo vedere 20 partenti ad una piccolissima gara, con ragazzi arrivati apposta facendosi anche oltre 100km solo per essere lì a dare il meglio mi ha riempito di soddisfazione

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…eppure qualcuno si ostina ancora a dire che il mio è “un hobby”…

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Perchè in fondo ti odio anche un po’

Già, tutti ti amano, ma in fondo è ora di ammettere che ti odio, perchè in parte mi hai “rovinato” la vita.

Sin dai primi miei ricordi di bambino, ci sei sempre stat, sei entrata nella mia esistenza subdolamente, come un innocente giocattolo come tanti. Mi sembra ancora di vederti, nera e gialla, con quella tabellina portanumero lì davanti.

Da subito non ti ho considerata più di tanto, così preso da altri mille giochi rumorosi e colorati, ma già dopo poco hai iniziato a sedurmi, distogliendomi dal resto con quel tuo campanello cromato: mi sentivo in alto, giravo per casa sbattendo sui mobili e lasciando i segni sul pavimento incerato della casa dei nonni, scatenando le ire di mia nonna.

Poi mi hai portato fuori, avanti e indietro cento e cento volte ancora nel cortile di casa, e tu già sapevi che di lì a poco non avrei più opposto resistenza e tu avresti preso il sopravvento. Così hai voluto togliere le rotelline, ed io ho tolto i  primi denti sull’asfalto, ma avevi il potere su di me e io non capivo, non riuscivo ad allontanarmi da te.

Mi hai emarginato, quando tutti gli altri giocavano a pallone e tu non volevi, non mi lasciavi stare con loro, sempre io e te, tu ed io, noi due insieme, in giro per la strada, su e giù dai marciapiedi, ginocchia perennemente sbucciate.

Poi come se non bastasse sei arrivata dall’America per prenderti anche i miei sogni notturni, costringendomi a studiare per farmi promuovere a scuola, ti guadavo nei ritagli dei giornali, invidiavo chi già ti aveva, BMX maledetta, mi hai segnato li anni dell’infanzia.

Ormai mi sentivo un malato, mi sentivo un drogato, anche se non sapevo cosa volesse dire, non mi hai lasciato fare nulla e io non riuscivo a liberarmi di te. Nell’adolescenza un bagliore di speranza, il motorino, la salvezza. sono stati anni stupendi, fatti di motori, olio ricinato, mani sempre nere e marmitte aperte; finalmente stavo bene, avevo una compagna e ti vedevo solo la sera quando passavo dal garage, ma mi sentivo forte ed ero convinto di averti sconfitta.

Poi un giorno di un’estate come le altre, cedo alla curiosità e all’ammirazione per la passione di mio zio Paolo e provo a fare con lui un giro con la bici da corsa, esile leggera, con ancora quei tubi sottili e d’acciaio come non si usa più, così fuori moda ed anacronistica rispetto alle mountain bike che stavano facendo piazza pulita del mercato, coi i loro tuboni, molloni e gommone…ed invece tu con ruote troppo grandi e troppo sottili per potersi davvero divertire mi fai capire per la prima volta il significato di fuga, fuga dall’ordinario, fuga dal monotono scorrere del tempo sostituendolo con la tua vellutata scorrevolezza sul manto d’asfalto.

Così i sei ripresa il tempo perso, con gli interessi, hai destabilizzato il mio equilibrio, senza pietà, senza scrupoli facendomi ricadere nel tunnel, ma questa volta senza possibilità di uscita.

Ora passo settimane di giorni sempre uguali, aspettando un weekend che sembra non arrivare mai, cercando una nuova scusa da raccontare a mia moglie e ogni sera guardandoti nella penombra del garage. Sono sicuro ceh prima o poi la tua possessività mi metterà nei guai,  sempre che non l’abbia già fatto.

Quando poi stiamo insieme mi spingi a cercare un limite che una volta raggiunto si dimostra un miraggio, ed è sempre più in là, più in alto, più dannatamente affascinante da avvicinare.

Insomma, oggi ho finalmente trovato il coraggio di dirtelo, ti odio, ti odio con tutto me stesso, ti odio perchè ti sei presa gran parte del mio tempo, ti odio perchè so che ti prenderai anche il resto, ti odio perchè mi ha rovinato la vita…e per questo ti ringrazio.

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La scuola aiuta i giovani se riesce a in­segnare loro il senso critico.

Ok, mi ero ripromesso di non fare copia-incolla selvaggi e di non esagerare con il buonismo/idealismo, ma questo che ha scritto lorenzo (ne abbiamo fatta di strada da “sei come la mia moto” eh?) è davvero tanto significativo e vicino al mio modo di pensare che spero possa essere uno spunto per far riflettere. Tanto più che tra due anni mia figlia andrà a scuola.

Aggiungo di mio che vorrei che la scuola fosse un’occasione dove imparare a diventare persone migliori dei propri genitori e che non diventasse soltanto una precoce e spietata selezione del personale per le aziendedi domani.

Il testo:

” Quando nostra figlia è arrivata all’età della scuola io e mia moglie ne
abbiamo parlato e abbiamo deciso: scuola pubblica. Potevamo permetterci
di scegliere e abbiamo scelto. Abbiamo pensato che fosse giusto così, per lei. E’ nostra figlia ed è la persona a cui teniamo di più al mondo ma è anche una bimba italiana e l’Italia ha una Scuola Pubblica. Sapevamo di inserirla in una realtà problematica ma era proprio quello il motivo della scelta. Un luogo pubblico, che fosse di sua proprietà in quanto giovane cittadina, che non fosse gestito come un’azienda e che non basasse i suoi principi su una dottrina religiosa per quanto ogni religione venisse accolta.

Un luogo pubblico, di tutti e per tutti, scenario di conquiste e di errori, di piccole miserie e di grandi orizzonti, teatro di diversi saperi e di diverse ignoranze. C’è da imparare anche dalle ignoranze, non solo da saperi selezionati. La scuola è per tutti, deve essere per tutti, è bello che sia così, è una grande conquista avere una scuola pubblica, specialmente quella dell’obbligo.


Io li ho visti i paesi dove la scuola pubblica è solo una parola, si sta peggio anche se una minoranza esigua sta col sedere al calduccio e impara tre lingue. A che serve sapere tre lingue se non sai come parlare con uno diverso da te ? Il nostro presidente del consiglio dicendo quello che ha detto offende milioni di famiglie e migliaia di persone che all’insegnamento dedicano il loro tempo migliore, con cura, con affetto vero per quei ragazzi.


Tra le persone che conosco e tra i miei parenti ci sono stati e ci sono professori di scuola, maestre, ho una cugina che è insegnante di sostegno in una scuola di provincia. Li sento parlare e non sono dei cinici, fanno il loro lavoro con passione civile tra mille difficoltà e per la maggior parte degli insegnanti della scuola pubblica è così. Perchè offenderli? Perchè demotivarli? Perché usare un termine come “inculcare”? E’ una parola brutta che parla di un mondo che non deve esistere più. La scuola pubblica non è in competizione con le scuole private, non è la lotta tra Rai e Mediaset o tra due supermercati per conquistarsi uno spettatore o un cliente in più, non mettiamola su questo piano…


La scuola di Stato è quella che si finanzia con le tasse dei cittadini, anche di quelli che non hanno figli e anche di quelli che mandano i figli alla scuola privata, è questo il punto. E’ una conquista, è come l’acqua che ti arriva al rubinetto: poi ognuno può comprarsi l’acqua minerale che preferisce ma guai a chi avvelena l’acqua del rubinetto per vendere più acque minerali. E’ una conquista della civiltà che diventa un diritto nel momento in cui viene sancito. Ma era un diritto di tutti i bambini già prima, solo che andava conquistato, andava affermato.

La scuola pubblica va difesa, curata, migliorata. In quanto idea, e poi proprio in quanto scuola: coi banchi gli insegnanti i ragazzi le lavagne. Bisogna amarla, ed esserne fieri.”

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riassunto delle puntate precententi – parte I: come iniziare odiando milano per poi finire a trovare la sua anima

ok, il titolo è un po’ troppo new age, ma pressappoco è proprio andata così e le relazioni tra le persone, unita alla precarietà della mia posizione in milano hannno fatto il resto….beh, poi c’entrano anche le solite cazzo di bici, ma si sa…

(scritto in precedenza su fixedforum nel dicembre 2010)

Era nella’aria già da un po’, qualcuno già sapeva qualcosa..ma ora diciamo che ha una veste ufficiale, avendolo io letto su di un pezzo di carta firmato. In poche parole tra qualche settimana non sarò più un esiliato milanese, dopo quasi 8 anni di vagabondaggio per lavoro, ora è tempo di tornare a casa perché come diceva qualcuno (un certo militant A) “devo avere una casa per poter andare in giro per il mondo”.

Sono arrivato qui a milano che mi veniva il vomito solo all’idea, il concetto stesso di questa città (modaiol-aperitivosa) mi faceva venire gli sfoghi sulla pelle….poi è successo qualcosa, è successo grazie a questo (apparentemente) innocuo forum, fatto anche un po’ di storie personali e ho voluto buttarmici a capofitto nella vostra piccola grande comunità…ed ho trovato una seconda casa, seriamente. Mi avete fatto capire che questa città (come molte altre) ha mille facce, basta trovare quella giusta, quella che è più in sintonia con noi per trovarsi in un posto in cui si sta bene, magari non felici fino in fondo, ma almeno sereni.

Mi piace l’idea di aver dato la spallata a molti di voi ed avervi fatto dolcemente precipitare nel baratro di fatica che è il ciclismo in tutte le sue facce, sia essa fissa, corsa, crono, mtb, graziella …insomma…l’importante è pedalare (magari messi bene in sella:-D)

Di questa esperienza porterò segni indelebili…nella pelle (vero malnatt…) nelle ossa (caxxo) e anche molto più in profondità, il tempo per vivere le cose superficialmente era molto tempo fa…ora non più.

Se potessi vorrei abbracciarvi ad uno ad uno e dirvi grazie per quanto mi avete fatto sentire a casa, anche se casa non era, lo faccio così a mio modo, senza feste di addio che non mi appartengono (le feste in generale…potrete capire quindi com’è già in generale il mio umore in questo periodo che si avvicina…) potrebbe essere un arrivederci, magari non con tutti voi, magari per altri motivi, ma se il nuovo lavoro e gli impegni mi lasceranno sufficiente tempo (e penso sarà così) ho un po’ di cose per la testa che vorrei fare a torino, state collegati, ci divertiremo comunque (anche se oggi mi sa di no).

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