di gare gravel ce ne son tante, ma al buio una sola ed è a Torino #gravelalbuio

… lo scorso anno saltai la primissima edizione per la classica sventurata sovrapposizione di eventi, ma quest’anno con testa e calendario liberi mi son tuffato nella notte per vivere una delle garette più divertenti di sempre!IMG_6397

L’appuntamento è a tarda sera, la partenza ancor di più… come le gare serissime (alla quale questa per nascita non appartiene) il ritrovo è in un punto, poi dopo un tratto neutro ci sarà la partenza vera e propria. Arrivo così al castello del Valentino che già un gruppetto è radunato e chiacchiera amabilmente. La notte ha già preso il posto della sera ed il fresco è godibile, non fosse per la comparsa delle prime inesorabili zanzare. L’iscrizione è facile, veloce e dal costo ridicolo, ma quel poco che ognuno paga lo dà volentieri per supporto a chi invece deve comunque dedicare una fetta non piccola del suo tempo a metter in piedi eventi come questo, quindi grazie per il lavoro ACT-420!

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Radunati tutti i partenti (una ventina, ma con prestigiosi ospiti da Milano) ci portiamo sul lungo Po, dato che una delle belle particolarità è che questa gara (corta rispetto alle gravel classiche, dato che parliamo di circa 30km) percorre tutte le stradine lungo i fiumi e canali torinesi, che sono ben più di quanto si possa pensare, quasi come una specie di Amsterdam con vista montagne.

Caso vuole che sia anche la notte della 24h di Le Mans e nemmeno a farlo apposta la partenza è proprio in vecchio stile endurance… tutte le bici in sfilata appoggiate al muro della ciclabile e noi rider indietro pronti per una mini corsetta…. VIA! Fortuna vuole che tutti hanno scarpe adatte anche a correre/camminare e nessuno ha quella classica andatura da paperotto a cui costringono le scarpe con tacchette classiche da strada. Per fortuna nessun intoppo ed accartocciamento e sfiliamo via subito ben sgranati.

Come dicono sempre i saggi: “una gara non è gara se non si scanna già dal primo metro!” ed in totale ossequio alla regola, sul primissimo tratto sterrato siamo già sopra i 30km/h, ci ricompattiamo in 7-8… siamo il gruppo di testa, ci sarà da divertirsi!

A meno delle criterium a scatto fisso (dove ovviamente il tracciato è arcinoto, corto ed abbastanza illuminato), non ho mai corso di notte, soprattutto mai su di un percorso di per se non banale come le strade bianche ed i sentieri sugli argini. La mia dotazione in quanto ad illuminazione è valida, su tutte la luce frontale messa sul casco sarà quella che mi caverà dai guai peggiori, semplicemente per il palese fatto di illuminare esattamente nella direzione in cui guardo. Le proporzioni, ombre e prospettive son però tutte diverse e “nuove” nonostante questo giro coincida in buona parte con uno dei miei percorsi preferiti di allenamento. Stanotte sembra tutto nuovo, avvolto da una sottile patina di fascino che mi fa rimbalzare in testa due semplici paroline. “che figata!”.

Il parco della Colletta scorre via in un sorso, quello che riesco a fare quando ci ritroviamo sul ponte della Stura, pronti a tuffarci nel secondo tratto, quello fino a San Mauro. Terreno insidioso questo, con una ciclabile che ha la prima parte in calcestruzzo sgranato e che mette a dura prova le bici ed i corridori a seconda di come si ha gestito la pressione delle gomme. Chi ha gonfiato molto, infatti, si trova con una buona scorrevolezza, ma con la bici nervosissima che salta sulle asperità del cemento, chi, invece, è stato più basso di pressione si ritrova con un mezzo lento ed impacciato, con in più l’insidia del poter pizzicare contro gli spigoli vivi che si presentano di tanto in tanto sulla pavimentazione.

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L’incredibile, stante il percorso ed il variegatissimo panorama di bici in gara (dalla scattofisso dura e pura, al cx, alla mtb nuova e a quella rediviva dagli anni 80, un arcobaleno in corsa sostanzialmente), è che nessuno di noi dovrà affrontare l’avvilente scocciatura di forare in gara, il che è cosa più che buona e parlo per esperienza!

Scavalchiamo il ponte di San Mauro e inizia il tratto gravel un po’ più impegnativo: stretto, dal fondo nella seconda parte smosso e pieno di buche le che piogge degli ultimi giorni, ma farei meglio a dire delle ultime settimane, ha ridotto ad enormi pozzanghere. Matteo, oggi in grande spolvero, ha un impianto luci superlativo e ci alterniamo davanti a far l’andatura in tacito accordo e divertendoci come non ci capitava dalle alleycat torinesi di molti anni fa, tutto questo già di per se rende strepitosa l’esperienza di questa notte.

Ma è superato il ponte su Po che la cosa si fa davvero seria. Siamo rimasti in sei, ora il buio attorno è totale, la vegetazione chiude il campo visivo già di per se ristretto (ah, son miope, tanto per metter un po’ di pepe al tutto…) e attraversiamo dei veri e propri acquitrini che ci fanno affondare ruote e scarpe per centimetri nel fango. Qui per la prima (e unica) volta, ho proprio paura di piantarmi e di perder il controllo della bici o non riuscir a tirar più su il piede che di tanto in tanto metto giù per stare in equilibrio. Fortunatamente non sono tratti lunghi e l’esser comunque in un piccolo plotoncino mi dà quel coraggio che serve per concentrarmi ancora di più nel non far cavolate e nel pedalare al meglio.

Stiamo ora costeggiando il canale Cimena. Qui, all’opposto di poco fa, il terreno è perfetto e si scorre via quasi a gas pieno, tanto che la frenata per uscire dalla ciclabile ed attraversare il paese è bella decisa e giocosamente rumorosa, come quando acceleravi per poi far la sgommata sul brecciolino con la Saltafoss!

Approfittiamo tutti della ciclabile asfaltata di San Mauro per tirare un po’ il fiato e preparare testa e gambe all’ultima parte di gara, quella dell’ingresso di nuovo in Torino. Passato il ponticello di legno è come se si fosse acceso dentro ciascuno un interruttore di sovra potenza, il chiaro della ghiaia di questo tratto aiuta nella navigazione e la gamba gira che è un piacere, in un attimo stiamo di nuovo costeggiando il Po nella suggestiva confluenza con lo Stura di Lanzo, quasi a formare una piccola laguna. Il parco del Meisino scorre via facile e finalmente arriva l’illuminazione pubblica a dare un conforto. Il bello è che a quest’ora della notte (ed è davvero tardi…) questi sterrati sono deserti e ci si può concentrare solo sulla scelta della linea migliore da tenere e sullo sforzo della pedalata. Matteo è rimasto leggermente indietro, mi ritrovo con Simo (il messenger) ed un ragazzo con una mtb piuttosto moderna.

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Quest’ultimo nonostante sia tecnicamente favorito con gomme large ed un ampio range di rapporti, deve cedere il passo ad un Simo letteralmente indiavolato che pedala, come sempre, la stessa bici che usa quotidianamente per lavorare: scattofisso, un freno, gomme buone ma non  certo oversize ed un generoso quanto (oggi)  inutile portapacchi frontale a fendere l’aria come i tipici “paravacche” dei fuoristrada veri. Riesco a tener la sua scia ma son davvero al limite anche della cadenza. Sono infatti costantemente sopra le 100rpm ed anche il cardio (lo scoprirò ben dopo ovviamente) dice che siamo in piena soglia anaerobica, ma il tutto è compensato dai galloni di adrenalina che stanno diffondendosi in tutte le fibre quindi non ci bado e passo oltre!

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L’ultimo tratto è di nuovo tecnico, in pratica quasi un single track che nonostante io conosca molto bene, offre di notte un profilo ben più inquietante del solito anche perchè, man mano che mi spingo avanti, la vegetazione si stringe sempre più attorno a me e, benchè non ne soffra, la sensazione di claustrofobia inizia ad insinuarsi dentro.

classifica

Per fortuna il tratto finisce un istante prima che il mio istinto mi faccia toccare i freni e mi viene in mente la frase dantesca: “e quindi uscimmo a riveder le stelle”, in questo caso sono i lampioni a led della ciclabile lungo corso Casale ma tanto basta per rasserenarmi l’animo e viaggiare dritto e felice verso l’arrivo, consapevole di aver fatto un ottimo lavoro in questa corsa che ha dato un taglio diverso ad un percorso di per se conosciuto ma che avvolto dalla notte mi ha saputo regalare emozioni uniche e del tutto nuove! Da provare, garantisco, ci si rivede tra un anno!

sebyno

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