elogio del ciclocross

ovvero: come scoprire dopo anni che in certi casi a guidare la bici si deve ricominciare da zero…

Forse aveva ragione lo zio steve, che bisogna aver fiducia che prima o poi tutti i puntini si uniranno a creare un disegno unico, magnifico e completo nella sua organicità, ma fattostà che per caso l’anno scorso ho preso un mtb con le ruote grosse (aka 29er) senza sospensioni (già, sembra folle in un mercato dove anche le bici al supermercato sono biammortizzate) e soprattutto ad un solo rapporto, altra scelta per molti inconcepibile, visto il proliferare di anno in anno del grappolo di pignoni attaccato alla ruota posteriore di tutte le bici in commercio.

Capita poi anche che cambio vita e mollo il lavoro precedente per tornare (finalmente) a lavorare a Torino e capita che dopo quasi un anno da quella decisione un gruppo di folli appassionati decide di aprire la prima (e finora unica in Italia) pista permanente dedicata al ciclocross, attiva anche in orario serale con un buon impianto idi illuminazione.

Già proprio il ciclocross ci mancava, con quel vago sapore misto tra fango freddo e sudore, ricoperto da una patina di vecchiume che lo relega ai ricordi ingialliti del come eravamo negli anni ‘70, dove lo zingaro de Vlaeminck (e correte immediatamente a studiare se il nome non vi dice nulla!!) dopo le primavere passate a mietere vittime nelle campagne del nord, si prendeva anche le sue belle soddisfazioni in questa disciplina prettamente invernale.

Ed ecco che almeno 3 puntini si uniscono: bici adatta-buio invernale-ciclocross. Ci vado!!! Convinto (a torto) delle mie capacità di guida: insomma, dico,  è già un po’ che mi sfianco sui pedali, ho avuto la fortuna di provare anche tanti aspetti del ciclismo molto diversi tra loro, dalla strada alla pista, dalla mtb alle cronometro, dalle gare ufficiali su strade (quasi) chiuse alle gare in città dove l’unica regola è l’usare una bici per collegare tutti i (check) punti. [n.d.r.: sempre con scarsi risultati ovunque, sia ben chiaro a chi non mi conosce di persona…]

Arrivo, e per fortuna non sono da solo. Due ragazzi stanno già girando con delle normali mtb 26” , mi cambio ed entro sul tracciato, dopo 50 metri mi rendo conto di aver fatto i conti senza l’oste…

pista ciclocross di candiolo

La sensazione è stata paragonabile a quella di voler guidare con una honda goldwing dentro ad un supermarket…primo pensiero: “non si può fare!”. Curve sempre troppo strette, sembrano pensate per girarci a piedi altro che con una bici, per giunta con le ruote grosse/grasse, qualcuna è pure in contropendenza, poi ci sono due serie di “S” dove tribolo a non far toccare il manubrio ai paletti… Morale mi trovo quasi a fermarmi in curva, per poi dover necessariamente rilanciare ogni volta, con il risultato di sfiancarmi prima della fine del primo giro e la pista non è nemmeno un kilometro!!

KHS la mia 29er ss

La fortuna (altro puntino che si va ad unire) è stata quella di trovare un ragazzo che girava lì che si è preso la briga di mettermi sotto la sua ala e fare in modo di insegnarmi (veramente da zero) come si porta una bici dentro un campo da ciclocross. Sembrano banali per quanto son semplici le regole, ma solo provando e riprovando sono riuscito, dopo un’ora abbondante, a far in modo di trovarci anche del divertimento e non restare nel calvario di inizio sessione, e le regole in buona sostanza sono queste:

  1. guidare fluidi, far sempre correre la bici invece di frenare e rilanciare
  2. guardare sempre avanti, al di là degli ostacoli e dei paletti di contorno al tracciato (vale il caro vecchio detto “se guardi il fosso, vai nel fosso”)
  3. cercare di pedalare sempre (il che, verso la fine, mi ha quasi convinto che un tracciato del genere è fattibile anche in fissa)
  4. cercare il ritmo più che la spinta (ed in questo avere un solo rapporto si è rivelato molto utile)
  5. nelle curve più strette frenare solo pizzicando il posteriore per adeguare la velocità di ingresso nella curva ma continuando sempre a pedalare (vedi punto 3.), un po’ come si fa con gli scooter (o come fanno i rallysti bravi)

Dopo che giravo da un po’, e pensavo di aver preso un buon ritmo, è arrivato Marco,  il ragazzo che ha tracciato la pista, con una vera bici da ciclocross e con sulla gobba parecchi anni d’esperienza in materia e mi ha fatto capire che un conto è andare bene e divertirsi…ma da lì ad andare un po’ forte c’è ancora tantissima strada da fare.

Insomma, son bastate solo 2 ore per far scoccare la scintilla ed ora che la fiammella è accesa sarà ben difficile da spegnere. Il campo è bellissimo ed è incredibilmente propedeutico alla giuda della bici in molte altre situazioni, non c’è nemmeno tanto l’inconveniente del freddo dato che non si passano mai i 15km/h, quindi del tutto analogo alla classica partitella di calcetto tra amici, che proprio mentre io giravo tra il fettucciato stavano disputando nel campetto limitrofo: a loro sembravo magari un criceto in gabbia….ma non sapevano che mi stavo divertendo molto più di loro!

PS: dimenticavo…ancora tutto da imparare quello che è uno dei tratti distintivi del ciclocross ovvero scendere al volo dalla bici (e fino a lì..) caricarsela sulle spalle, correre sugli ostacoli e ributtare giù la bici e salirci al volo, “ciau nè…”

18 commenti

Archiviato in bici

18 risposte a “elogio del ciclocross

  1. Ubaldo

    ehehe, come ti capisco.
    Oltre alla bici da corsa, faccio mtb da circa 12 anni e al momento possiedo la stumpjumper da 29″ front. Ed è stata single speed per una stagione.
    Ora sto cercando di venderla per farmi una ciclocross (anche a Bari c’è un tracciato, anche se al momento è carente di manutenzione).
    E’ una disciplina dal fascino antico, come dicevi tu, e molto, molto difficile! Tecnicamente è più dura della mtb, anche se lì ci son discese mozzafiato, ripidoni, ecc…
    Nel ciclocross è sempre un equilibrio difficile da mantenere, necessario per essere veloci!
    E poi capisco le difficoltà che hai avuto con la mtb: non tanto perchè 29er, anche le 26er faticano come agilità in quei tracciati. Serve il passo corto, le gomme strette e il movimento centrale bassissimo delle ciclocross.
    Pensa se ti fossi trovato nella situazione tipica del cx, il fango 😉

  2. Tiziano

    La fiammella è accesa ? E tu lasciale ardere 😉
    Bravo, complimenti.
    Saluti
    Tiziano

  3. Complimenti, sei il secondo nel giro di poco tempo che sento esaltato dal ciclocross… Al prossimo mi toccherà provare! 😉

  4. Benvenuto… all’inferno! Battute a parte, condivido le tue sensazioni e i tuoi pensieri. Da un paio di mesi sono in pieno trip per il cross, dopo essermi ben bene tritato con una vecchia mtb ho pescato una decathlon usata che mi accompagnerà per il resto della stagione. Domenica scorsa ho corso la prima gara: divertimento e sofferenza in ugual misura, un vero delirio! E domenica prossima si replica… A tutta!

  5. Ubaldo

    @riky76: piacere mio! Cmq, il vantaggio della 29 nel ciclocross è il grip, qui da noi qualcuno infatti corre le ciclocross con la 29 rigida e gomme da 1.9.
    @returncode: un barese? Come è piccolo il mondo!
    Tieni conto che la mia 29 la sto vendendo, se ci fai un pensierino, tienila in considerazione! Cmq, a Bari c’è il Mitolo, il campetto a lato di via Mitolo, che corre lungo la tangenziale, appunto, al quartiere Poggiofranco.
    E’ abbastanza lungo e ci sono più percorsi, anche più da mtb.
    Ora non so in che stato di manutenzione sia, ma visto che ci saranno le gare, può essere che abbiano iniziato a pulirlo.

  6. Allora ricky come procede con il ciclocross???

    • bene bene, fatto altre 2 sessioni di cui lì’ultima con gente che gareggia…nonostante mi abbiano letteralmente sverniciato, ho avuto modo di portargli via qualche segreto di guida e per me ora conta soprattutto far pratica ed imparare a girare la bici in spazi così ridotti!

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