l’acciaio per il ciclisti del XXI secolo. Bike test: @TredDesign callithrix #bikeporn #steelisreal #Tred

Occasione di quelle ghiotte, dopo esserci conosciuti (e piaciuti) qualche mese fa al loro debutto nel campo delle bici da criterium a scatto fisso, ieri ritrovo l’intero (o quasi) catalogo bici della T-red bike in prova vicino a casa mia, da Mangone bike.  Ecco come è andata.

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Arrivo al parcheggio vicino al negozio, ammetto che non lo conoscevo prima di questa occasione, guardo all’insù e vedo un po’ dio nubi minacciose addensarsi sopra di me. Niente paura, oggi si testa una bici quindi più diverse e “meno ideali” sono le condizione e meglio è, da un certo punto di vista. Entro e ritrovo Erica e i ragazzi della T-red Design che stanno armeggiando sulle loro bici, tutte esposte di fuori dal negozio. Mi aggiro attorno a loro, c’è tutto il campionario dei quattro materiali dedicati al ciclismo (acciaio, alluminio, titanio e carbonio) ma vengo subito fulminato dalla bellezza delle saldature ad ottone (fillet brazed per i più tecnici) e non posso far altro che dire: “voglio questa”. Mia per un paio d’ore e pronta a farsi strapazzare, per quanto la mia mediocre gamba conceda, nelle strade che più conosco.

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Pochi attimi per montare i miei pedali e regolare la sella e via che si va. Da subito interviene la classica maledizione di ogni ciclista praticante, ovvero l’immancabile vento contro. Se poi uno, come nel mio caso, è nato e cresciuto in una valle non può far altro che adattarsi e gioire le rare volte in cui magicamente il vento è a favore. Non è il caso di oggi, anzi per magia sarà contrario anche al ritorno, ma non corriamo troppo.

L’adattamento alla bici, nonostante ci siano cose nuovissime per me e distanti dai miei canoni di bdc come il gruppo Shimano ed i freni a disco idraulici, è decisamente rapido. Mi sento da subito ben “dentro” il mezzo e non semplicemente “sopra” a pedalarci. Le proporzioni e le geometrie sono dichiaratamente pensate per le lunghe distanze e la massima versatilità e questo carattere viene fuori subito senza velleità diverse che non siano quelle per cui questa bici è nata.

callithrix

La forcella ha un’inclinazione piuttosto marcata ed è di tipo conico, questo mette in evidenza una grande stabilità e precisione di guida all’avantreno. Me ne accorgo subito provando a fare qualche rilancio in pianura: l’avvio del rilancio è molto rapido, si avverte la ottima rigidezza del nodo delle pedivelle e una grande efficienza del carro posteriore nel riportare tutto alla ruota. Questa prima sensazione molto sincera, con il crescere della velocità viene come leggermente attenuata dal lavoro dell’anteriore che tende a stabilizzare la bici sacrificando inevitabilmente quello che è l’effetto di un lancio in volata. Ma è comprensibile è giusto in questo caso, questa volutamente non è una bici da dare in mano ad uno sprinter!

La sicurezza con cui si affrontano le svolte o i curvoni veloci è eccellente, complici anche ruote al di sopra di ogni sospetto (full carbon a profilo differenziato 60-35mm) e tubolari top di gamma da 25mm.

Ma per me non può esistere test senza l’inscindibile binomio salita/discesa ed ecco che attacco le prime rampe del col del Lys per capire il comportamento in salita. Il primo approccio non è dei migliori, ma solo successivamente mi renderò conto che in realtà ero io a sbagliare, ora vi spiego. Per chi conosce la strada, l’avvio del Lys da Almese non ha rampe dalle pendenze proibitive e soprattutto non è costante, sicchè il classico gioco è quello di forzare sulle pendenze maggiori e rifiatare nei tratti a minor pendenza. Provo quindi ad agire nello stesso modo, cercando il classico rilancio da in piedi dove le pendenze aumentano. Se, come mostrato poco prima in pianura, la prima sensazione è di buona rigidezza del comparto posteriore  e di positiva resa generale, le geometrie fanno sì che questa non sia una bici da “attaccanti” sullo stile reso celebre da Pantani, tutto nervosismo e rilanci. Questa è una bici per lo stile (permettetemi il paragone) alla Ivan Basso, ovvero per chi riesce ad affrontare le salite con un ritmo via via crescente ma sempre progressivo.

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Per fortuna che la seconda parte della salita è conformata in modo da fare emergere alla grande questo aspetto. Svolto infatti per la frazione di Celle dove, a meno del primissimo tratto dove ancora arranco, le pendenze di fanno più costanti e progressive. A questo punto innesto un rapporto che mi garantisca una pedalata agile e inizio a fare ritmo, come si dice in gergo. Ecco, è come se il telaio mi avesse sorriso e detto: “oh, hai capito finalmente da che verso prendermi, visto!?”. La bici quasi si trasforma, la posizione in sella data dalle geometrie è tale per cui sento tutte le fibre muscolari delle gambe collaborare insieme per dare trazione. Non si lavora di quadricipiti qui, ma tutta la muscolatura delle gambe è agevolata nel dare il suo contributo ed il risultato è ora un’ottima velocità nel salire sulle rampe! Le corone semi compatte 52-36 ed il vasto pacco pignoni danno un’ampia scelta di rapporti e trovo sempre quello adatto fino alla cima. La bici scorre benissimo e sento di avere ancora una buona riserva di potenza per forzare l’andatura, cosa che faccio nel tratto finale ma sempre da seduto e sempre con una buona agilità, il telaio mi asseconda alla grande.

 

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La seconda parte, non meno importante, è la discesa e qui parliamo di discesa tecnica, stretta e con asfalto in mediocri condizioni. La callithrix è dotata di impianto frenante a disco idraulico con rotori da 140mm di diametro, soluzione già ben orientata ad una bici da corsa stradale a differenza di quanto da me testato lo scorso anno. Permangono però alcune mie perplessità anche dettate dal mio personale modo di interpretare le discese. La frenata prima di un tornante o di una curva cieca è chiaramente molto pronta e avverto la grande riserva di potenza frenante, ma il feeling con il freno posteriore non arriva ed è difficile capire quando si è prossimi al bloccaggio. Oltre a questo, la mia classica abitudine (derivata dai tanti anni passati sulle moto) di entrare in curva con il freno posteriore ancora “pizzicato” per dare stabilità al mezzo qui ha un effetto quasi opposto e mi rendo conto dopo qualche tornata che la bici è molto più stabile e docile alla discesa in piega se i freni proprio non li tocco a bici inclinata. Chiaramente, non fraintendete quanto fin qui scritto, la bici è eccellente in discesa, tanto che poi il cronometro dirà che ho fatto uno dei migliori miei tempi su questa discesa, senza nemmeno forzare o prender rischi anzi, restando sempre molto “morbido” nella condotta.

Un punto a grandissimo favore è l’assorbimento delle asperità, sotto due diversi aspetti per altro. Il primo è il ridurre e di molto, complici anche piega e reggisella in carbonio di alto livello, tutte le vibrazioni trasmesse dall’asfalto che in questo caso è molto sgranato e provato da anni di bassa manutenzione; il grosso del lavoro però lo fa il telaio, progettualmente  perfetto per le nostre strade. Anche la scelta delle saldature ad ottone rende ancora più versatile la bicicletta, in grado di digerire letteralmente tutto quando gli viene proposto in termini di fondo stradale. Il secondo aspetto è l’ottimo assorbimento anche delle asperità secche come buche o stacchi di asfalto netti, questo emerge in modo ancora più netto in fase di frenata ad avantreno caricato, dove l’eventuale buca (e ne ho prese un tot mi o malgrado) non fa minimamente scomporre la bici e questo dona grande sicurezza e tranquillità a chi la conduce.

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L’ultima parte è il mio rientro a Rivoli, facendo tesoro di quanto imparato nei tratti precedenti, mi metto a pedalare di ritmo agile e costante, sentendo da subito la bici portarsi ad un’ottima velocità di crociera e, altra nota importante, non mi faccio mai impensierire anche dalle numerose folate di vento laterale, l’insieme dei profili differenziati dei cerchi e del telaio non rendono mai la bici troppo nervosa o instabile ed il controllo e semplice e preciso, un grande aiuto a chi vorrà fare molti chilometri in sella a questo acciaione di alto livello.

Arrivo infine al negozio senza essermi accorto di aver un po’ sforato i tempi concessi, ma mi perdonano subito e il resto della serata si svolge parlando di progetti futuri e degli incredibili episodi appena accaduti al tour de France. Rientro a casa ancora più convinto, se mai ce ne fosse stato bisogno, che anche in questi tempi moderni l’acciaio è ancora un nobile materiale per realizzare bici di altissimo livello. buone pedalate!

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