non più naufragio, ma una infinita navigazione, nel mare della mia #eroica 2012

è possibile che lo stesso luogo, le stesse persone (all’incirca), e la stessa splendida manifestazione riesca a suscitare emozioni così diverse a distanza di un anno intero? beh, penso di sì, di mezzo ci sta la fatica, sempre uguale, ma sempre diversa….

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Inizia facile, con un appuntamento in cantiere al venerdì pomeriggio, in quel di Piacenza, il mio lungo viaggio, sia nella terra più bella d’Italia (ma è una mia personale e parziale opinione) sia anche un po’ dentro me stesso… la strada scorre veloce, facile sotto quattro buone ruote, l’idea comunque di spezzare in due parti il viaggio di andata si rivela estremamente azzeccata. Sabato mattina mi trovo già a parcheggiare nel limitare di quel piccolo capolavoro che è Gaiole in Chianti.

C’è fermento, quest’anno ci siamo davvero tutti qui, è il posto che “ci devi essere il primo weekend di ottobre” perchè anche se sotto ormai una spessa coltre di marketing virale e risalto mediatico fine a se stesso, riesci a respirare un’atmosfera che non ha pari. E inizi a salutare che sembra di essere quasi ad un matrimonio (il tuo); dove ora che hai fatto il giro a salutare tutti tocca ripartire quasi da capo per farci anche due parole… Dopo le formalità del ritiro pettorale per fortuna però resta spazio per assaggiare un buon bicchiere di Chianti e raccontarsi di bici con gli amici più cari, e fare un giretto di prova, tanto per “slegare la gamba” in vista del giorno dopo.

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Grazie ai ragazzi di Ravenna e Bologna ho trovato ospitalità in un grazioso albergo, ad una trentina di km da Gaiole, la sistemazione è più che ottima per il tempo che ci dovrò stare… La parte migliore al solito la cena, a base di carboidrati e risate, amabilmente mischiati tra loro.

029A tarda sera entra in scena uno dei riti per me più belli: attaccarsi il numero di corsa sulla maglia e sulla bici, momenti ogni volta carichi di significato, benchè sempre diversi. E poi un’ultima ispezione alla bici, passare la mano sui tubolari per controllare che non ci siano tagli o screpolature ed un po’ parlare a quei otto chili e mezzo di metallo e gomma, cuoio e stoffa, per chiedergli il favore di non far brutti scherzi domani, che già non sarà semplice di suo, senza guasti almeno ci si potrà concentrare solo sull’impresa.

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Ore 3:35, la sveglia suona, la sento (e di suo è già una notizia) poche cose da fare ma tutte importanti, mangiare, vestirsi, caricare tutto senza dimenticare qualche pezzo in stanza, e via: partire verso quello che è già un mini-traguardo… alle 5 meno qualcosa del mattino sono in piazzetta di Gaiole in attesa del mio turno al foglio firme, sorseggiando un provvidenziale tè caldo fornito dai ragazzi di le coq sportif (ah, grazie eh!). Incontro subito un veterano della manifestazione, quest’anno al foglio firme, ed inauguro quel foglietto a parte che raduna i partecipanti di fixedforum, può sembrare una stupidata, ma alle 5 del mattino no, resta una cosa importante e soprattutto motivante. Infatti gli prometto che se l’inizio è per il verso giusto questa volta si imbocca il bivio che porta al giro lungo, quello da 205km (e qualcosina in più ). Quello che ti dicono “se non fai quello almeno una volta non hai mai provato la vera <Eroica>” (e hanno ragione, tanto per dire…)

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E allora via, aiutato dall’unica attrezzatura moderna sulla bici, rappresentata dal led posteriore rosso e dal faro anteriore. Le prime pedalate su asfalto scorrono via come sul velluto, merito forse anche dei tubolari da 21mm che mi ritroverò ad elogiare più e più volte nel corso della giornata. Si arriva a quel castello di Brolio che lo scorso anno tanto mi emozionò e che ancora sa dare molto, ma la testa quest’anno ha un obiettivo ambizioso e forse un po’ più grande di me, dato che non sono uno di quelli che solitamente fa i classici giri lunghi e dislivelli himalayani, anzi, prediligo le sparate da un’oretta e qualcosa impostate come crono individuali, ma oggi tutto è diverso.

 

Anche per questo la voglia di provarci è tantissima, di farmi amministratore delegato di me stesso e far in modo di non bruciarmi nelle prime ore, dove la gamba gira bene e la voglia di pigiare un po’ a fondo è tanta. Invece no, tocca amministrarsi, tocca risparmiare ogni grammo di fatica perchè diventerà prezioso come l’oro quando arriverà il momento della verità, e arriverà di sicuro.

Continuo a pedalare e mi chiedo se per il 7 ottobre mattino sia ancora prevista l’alba sulla Toscana, dato che i km passano ma il buio resta sempre intorno. Passo intorno a Siena e se l’anno scorso l’avevo ben intravista, oggi è ancora tutta arrotolata come un gatto nel dormiveglia, che ha già aperto un occhio scintillante di luce, ma ancora sa che può permettersi qualche altro attimo di riposo.

Arriva l’alba e mi porta in dono il primo ristoro, che passa veloce. Cerco di dedicare un tempo sufficiente per mangiare qualcosa anche se non ho fame e sto attento a scegliere solo cose zuccherose e digeribili, lo so che lo spirito della manifestazione sarebbe quello di gozzovigliare un minimo, ma oggi il mio intento è nuovamente quello di sfidare me stesso. Abbassare la guardia già ora sarebbe come mettersi le scarpe nuove per giocare una partita di calcio importante… può andarti lo stesso bene, ma meglio non rischiare.

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Iniziano anche gli sterrati lunghi, quelli impegnativi che per fortuna ho imparato a conoscere lo scorso anno, che alla fine fanno dell’eroica quello che è ora noto in tutto il mondo, ed impari a guidarci dentro, a cercare sempre sempre la linea pulita, la traccia migliore già segnata dal passaggio di qualche centinaio di ruote, dove sai che i leggeri tubolari troveranno qualcosa che quasi li accarezza e che non li prende a schiaffi… che a furia di schiaffi il cedere e forare è un qualcosa da mettere in conto, ma meglio non prestare il fianco alla sfortuna (o all’incapacità di prevedere gli eventi come diceva un altro eroe, tal Enzo Ferrari). Anche le discese non sono un vero problema, fatto l’occhio alle temute “ondine” si trova anche qualche bella curva con un minimo di appoggio e mi ritornano nella mente tutte le lezioni imparate a suon di sdraioni durante il passato inverno a base di ciclocross, una vera palestra  a cielo aperto.

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I nomi dei paesi scorrono via come i ventiquattro fotogrammi al secondo di un film, Radi, Murlo, Piana, Bibbiano… via, come promesso al km 63+000 si arriva al bivio. Zero dubbi, si va su lungo… saranno quindici tratti di strada bianca in tutto, uno diverso dall’altro, ognuno con le sue insidie e con i suoi lati deboli su cui approfittarne e provare anche a divertirsi, talvolta superando altri e talvolta venendo superati da veri e propri talenti della bici, che poi si fa in fretta a riconoscerli, basta vedere quattro pedalate per distinguere chi la bici ce l’ha nel sangue e la sa portare come la dama in un tango, con delicatezza e decisione, con pugno di ferro racchiuso in un guanto di velluto.

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Senza troppe difficoltà ed affrontando alcune salite, lunghe e pedalabili come piacciono a me, si arriva al ristoro clou, quello di Asciano. Non è nemmeno l’una di pomeriggio e tutto mi fa ben sperare. La stanchezza già c’è  (siamo al km 143 su 205) ma le sensazioni sono ancora ottime e questa volta le famose salite del monte Sante Marie non  spaventano… semplicemente perchè decido di farle a piedi! La vocina del buon senso infatti suggerisce che è meglio evitare di farsi venire i crampi qui, dato che c’è ancora “del lavoro daffare” e ogni fatica risparmiata sarà una preziosa risorsa…poi la planata su asfalto fino a Pianelle mi regala attimi di puro piacere, con i tubolari che di nuovo grazie al loro profilo mi consentono di osare pieghe  che nemmeno con la bici da corsa buona e copertoncini dal costo più che doppio di solito oso.. e allora capisco che queste bici, vecchie di oltre trent’anni, son state pensate e costruite con una perizia ed una passione tali da renderle adatte ai più svariati utilizzi, contrapponendosi all’iper-specializzazione dei giorni d’oggi che, soprattutto la nostro livello di amatori, fa davvero sorridere (so di gente che ha una bici per le salite e una per le gare a circuito in pianura,  mentre su queste qui, fior di professionisti ci facevano stagioni intere di gare dal pavè ai grandi giri alle classiche autunnali…).

Dal controllo di Vagliagli in poi arriva il momento della verità. I freddi numeri dicono che mancan “solo” una trentina di chilometri, ma saranno ancora quasi tutti sterrati e con ancora tanta tanta salita da fare, di quella tira e molla (o mangia e bevi come dicono i ciclisti) fatta apposta per spezzarti le gambe peggio di un colle alpino a duemila metri, che lì almeno prendi il tuo ritmo e vai su, come in un blues a 4/4, qui invece sei dentro una jam session jazz in 7/8 tutta sincopata e con cambi di ritmo improvvisi, non si pianifica più nulla, si va usando quello che è  rimasto dentro, poco, ma te lo devi far bastare, qui non c’è l’aiuto da casa, alla fine ci sono solo le tue gambe; anche se per la mente un grande appoggio è arrivato nell’aver trovato un’ottimo compagno di fatiche in un ex-corridore valtellinese, con tanti capelli argentati ma con ancora quelle movenze sui pedali che lo qualificano come cavallo di razza. L’età conta poco, l’attitudine è tutto (e lui quest’oggi ci metterà un’ora in meno di me…).

Il mio compagno di strada è al suo terzo lungo qui in terra di chianti e ben sa che una volta arrivati a Radda sarà quasi un unica discesa verso il traguardo… non ha mentito, le nostre bici ormai di un colore inevitabilmente “marrone terra di Siena” iniziano l’ultimo tratto verso l’abitato di Gaiole, si arriva dall’alto oggi, e a questo punto capisci che è fatta, che le gambe e la testa han tenuto, che la bici ancora una volta ha grato meglio di un orologio svizzero (ma di quelli buoni, tipo un Patek&Philippe, mica un volgarotto rolex…) e che anche quei bistrattati tubolari trovati per pochi euro al decathlon han fatto ancora un egregio lavoro.

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Vedi la scritta rossa su quel drappo bianco lì a sussurrarti. nel frastuono del paese in festa, che tu, sì proprio tu ce l’hai fatta: hai trotterellato per più di 200km tra le meravigliose colline toscane quasi senza sosta, per un giorno intero, lo stesso che nella routine quotidiana scorre via come un ruscello oggi è stato interminabile, ogni minuto scandito dall’infinito gesto del mulinare dei pedali, dallo scorrere di quella piccola striscia di gomma che ci lega indissolubilmente al suolo e si fa garante del nostro precario equilibrio che, come ha detto qualche d’uno, la vita è come andare in bicicletta: per stare in equilibrio ti devi sempre muovere.

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Al prossimo anno…

16 commenti

Archiviato in bici

16 risposte a “non più naufragio, ma una infinita navigazione, nel mare della mia #eroica 2012

  1. Ubaldo

    fantastico! Grazie per aver condiviso questo racconto

  2. Enzino

    Zio ladro che figata! Mi fai venire voglia di provarci, solo LUNGO ovviamente! Aspetta che raccolgo i pezzi per il ferro giusto e vedrai…prima o poi! Intanto, very very compliment’s!!

  3. io sto a rosicà, e tanto
    ti odio

  4. La mia prima Eroica, un’emozione unica, ancora mi soffermo nei ricordi di quei momenti unici. Quest’anno ho finito il 135km con una fatica immane nelle ultime salite, ma il prossimo anno arriverò meglio preparato per fare il 200km.
    Dovrò curare meglio i giorni precedenti (zero bici e mangiate stratosferiche in quel di Siena), niente colazione della partenza, niente acqua (!!!) fino al ristoro dei 50, e -per concludere- ho mangiato decisamente troppo in ognuno dei ristori incontrati.

    Non per trovare scuse ma curate queste cose, sono certo che fare i 205km sarà una goduria ed una esperienza stupenda, non vedo l’ora.

  5. Giovanni

    Personaggi ammirevoli, complimenti . Gianbellino

  6. Hai scritto le parole che non trovo per l’emozione che ho dentro.

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